Selkis (originariamente Selket, ma anche Serket, Selqet, Selkit, Serqet) era una divinità egizia appartenente alla religione dell'Antico Egitto. Deificazione dello scorpione, era dea della fertilità, della natura, degli animali, della magia, della medicina e della guarigione delle punture da animali e insetti velenosiVeronica Ions, Egyptian Mythology, Paul Hamlyn ed. (1973). pp.81, 116.. Era anche connessa all'oltretomba, in quanto si riteneva sorvegliasse una delle quattro porte del Duat, l'aldilà egizio; inoltre era patrona di uno dei quattro vasi canopi del corredo funebre, quello contenente le viscere del defuntoGuy Rachet, Dizionario della Civiltà egizia, Gremese Editore, Roma (1994). ISBN 88-7605-818-4. pp.284-5..

Nome La puntura dello scorpione induce una paralisi, ed è per questo che il nome di Selkis, ellenizzazione dell'originale egizio SelketRachet (1994), p.284., potrebbe essere tradotto come Colei Che stringe la gola. Una traduzione alternativa è Colei Che permette alla gola di respirare.

Iconografia Era rappresentata come donna con uno scorpione stilizzato sul capo o, più raramente, come scorpione con il volto di donna. Lo scorpione è uno dei più antichi simboli egizi, presente già nell'Egitto predinastico, precisamente nella cultura Naqada III (3300 a.C. - 3060 a.C.Natale Barca, Sovrani predinastici egizi, Ananke (2006). p. 102.).

Selkis nei corredi funerari Al pari di Iside, Selkis poteva essere rappresentata in scultura, pittura o rilievo, accanto ai sarcofagi o alle casse per vasi canopi, con le braccia aperte in un gesto di protezionecur. Regine Schulz & Matthias Seidel, Egitto: la terra dei faraoni, Gribaudo/Könemann (2004) p.226-7. (talvolta dalle braccia aperte partivano lunghe ali che avvolgevano completamente nel loro abbraccio i quattro lati del sarcofago: è il caso del sarcofago in granito in di Horemheb nella tomba KV57 della Valle dei ReSchulz & Seidel (2004), p.227.). In tale posa, ma senza ali, compare in una famosa statuetta aurea facente parte della grande ed elaborata cassa per i vasi canopi, in legno e oro, che racchiudeva un'altra cassa in calcite, la quale a sua volta conteneva i canopi del faraone TutankhamonSchulz & Seidel (2004), p.236.. In tale celebre statua, Selkis indossa un lungo e aderente abito plissettato e una parrucca a borsa sormontata dall'usuale scorpione. Inoltre, insieme a Iside, Nefti e Neith, compare ai quattro angoli del sarcofago stesso del giovane faraone, così come sulla succitata cassa canopica più interna, scolpita in un singolo blocco di calcitePierre Montet, Eternal Egypt, Phoenix Press, London 2005. ISBN 1-89880-046-4. p.138..

Ruolo Non esistono miti o racconti specifici sulla dea Selkis, al contrario della maggior parte delle divinità egizie, così come non sono mai stati trovati templi a lei dedicati. In quanto protettrice contro il veleno degli animali e il morso dei serpenti, gli egizi credevano che Selkis proteggesse la barca solare di Ra, durante la traversata dell'oltretomba, dagli attacchi dell'enorme serpente Apopi, malvagia incarnazione del caosOxford Encyclopedia of Ancient Egypt, vol. 3, p. 269., venendo talvolta rappresentata nelle scene della cattura di Apopi. Siccome la maggior parte degli animali velenosi è anche mortale, Selkis era pure annoverata fra le divinità funerarie, essendo connessa, in particolare, ai veleni e alle sostanze che causano l'irrigidimento del corpo. La sua tutela si estendeva alle tende in cui i sacerdoti imbalsamatori operavano. Inoltre, insieme a Iside, Nefti e Neith, aveva il compito di proteggere uno dei vasi canopi: quello dalla testa di falco, dedicato a Qebeshenuf, che conteneva gli intestini. Amuleti di Selkis potevano essere inseriti fra le bende della mummia per proteggere il corpo dai pericoli dell'aldilà così come da quelli terreniSchulz & Seidel (2004), p.473.. In aggiunta, Selkis era adorata come dea fertilità, in quanto patrona delle lontanissime sorgenti del NiloIons (1973), p.116.. Possedeva inoltre poteri taumaturgici, esercitati tramite maghi e incantatori denominati incantatori di Selkis, Gli appartenenti alla sua classe sacerdotali erano invece tutti medici: mentre, per esempio, i sacerdoti di Sekhmet erano specializzati nella frattura delle ossaMontet (2005), p.147., quelli di Selkis curavano le persone punte da animali velenosi o in generale avvelenate.

Rapporto con Iside Nel costante evolversi del pantheon egizio, questa divinità predinastica finì con l'essere assimilata a Iside, dapprima a livello iconografico o con rapporti di parentela e, infine, col ridurla a un mero aspetto della stessa Iside, il cui culto era divenuto preponderante. Selkis era frequentemente descritta come un'aiutante di Iside nello svolgimento dei riti funebri per Osiride e nell'educazione del piccolo Horus.

Storia Le specie di scorpioni più pericolose si trovano nel Nord Africa e la loro puntura può risultare letale. Per questo motivo, Selkis venne reputata da subito una divinità importante e necessaria, eletta da alcuni faraoni come loro protettrice. La sua stretta connessione con i più antichi sovrani d'Egitto implica che ne fosse anche patrona: è soprattutto il caso di re Scorpione I e di Scorpione II (ca. 3100 a.C.). È menzionata nei Testi delle piramidi, risalenti all'Antico Regno (ca. 2680 - 2180 a.C.Malek, Jaromir. 2003. "The Old Kingdom (c. 2686–2160 BCE)". In The Oxford History of Ancient Egypt, ed. Ian Shaw. Oxford-New York: Oxford University Press. ISBN 978-0192804587, p.83). Una formula protettiva proveniente da tale corpus (PT 555) così recita:

Note

Bibliografia Margaret Bunson, Enciclopedia dell'antico Egitto, Fratelli Melita Editori, ISBN 88-403-7360-8 von Känel, Frédérique (1984). Les prêtres-ouâb de Sekhmet et les conjurateurs de Serket. Presses Universitaires de France. Mario Tosi, Dizionario enciclopedico delle divinità dell'antico Egitto, vol.I, Ananke, ISBN 88-7325-064-5

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