Con la cessazione dei combattimenti, l'Austria-Ungheria era ormai disgregata in due entità differenti, sia Austria che Germania erano senza imperatore. Inoltre i problemi che le nazioni sconfitte avrebbero dovuto affrontare erano enormi: combattere le forze rivoluzionarie di sinistra e il militarismo di estrema destra e rivitalizzare l'economia distrutta. Ma anche per le nazioni vincitrici gli impegni della pace rappresentavano un peso gravoso: mantenere la promessa di una vita migliore fatta ai soldati che tornavano dai campi di battaglia e gestire le controversie territoriali dei nuovi stati sorti dalla caduta degli Imperi centrali non fu impresa affatto semplice, considerando poi le conseguenze che ogni decisione avrebbe potuto avere..

Fine dei grandi imperi centrali e nuove identità nazionali Dalle rovine dei quattro imperi sconfitti emersero diversi nuovi stati. Il 1º dicembre 1918, tre settimane dopo la fine della guerra, a Belgrado venne proclamato il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni che racchiudeva molte minoranze etniche, tra cui tedeschi, bulgari, italiani e ungheresi. In teoria, secondo il piano di Wilson e secondo quanto previsto dalla neocostituita Società delle Nazioni, ciascuna di queste minoranze sarebbe stata meglio protetta di quanto non lo fosse stata sotto l'impero prima della guerra.. Il 13 dicembre il presidente Wilson arrivò in Europa; ora la sua visione di una nuova Europa sarebbe stata messa alla prova al tavolo della conferenza di pace di Parigi, ed esaltata o offuscata dai suoi trattati..

I quattordici punti di Wilson

Nel 1914, mentre l'Europa era vicina alla prima guerra mondiale, il presidente degli Stati Uniti d'America Thomas Woodrow Wilson disse che «l'America apparirà in piena luce quando tutti sapranno che essa pone i diritti umani sopra ogni altro diritto e che la sua bandiera non è solo dell'America ma dell'Umanità».. In tal modo Wilson recepiva le convinzioni e le idee dei movimenti pacifista, progressista e internazionalista statunitense e, sebbene nei casi pratici non esitasse a favorire l'uso della forza, come durante la Rivoluzione messicana, lontano dai confini statunitensi e in Europa si presentava come un "paladino della pace, delle soluzioni arbitrali per ogni conflitto, dell'opposizione alla diplomazia segreta, della predicazione per la nascita di una grande organizzazione internazionale capace di dare valore di norme di diritto internazionale ai principi dell'internazionalismo". Nel gennaio 1917, quando ormai la guerra era scoppiata da anni, Wilson ribadì il suo pensiero di fronte al Senato, dichiarando che la pace doveva essere "basata sull'uguaglianza delle nazioni, sull'autogoverno dei popoli, sulla libertà dei mari, su una riduzione generalizzata degli armamenti" e senza vincitori, poiché una pace imposta ai vinti avrebbe comportato un'altra guerra..

Queste parole non si sarebbero mai tradotte in fatti concreti se gli Stati Uniti non fossero già stati la prima potenza economica mondiale e se non fossero entrati in guerra. Quando questo avvenne, tra il 6 e il 7 aprile 1917, la proposta wilsoniana dovette poi misurarsi, oltre che con le potenze impegnate nei combattimenti, anche con Lenin e la Rivoluzione d'ottobre, che predicavano sì un nuovo ordine internazionale, ma fondato sull'alleanza dei lavoratori invece che su intese fra governi. L'8 novembre il Congresso panrusso dei Soviet licenziò il «decreto per la pace» nel quale chiedeva ai popoli di tutti i Paesi in guerra e ai rispettivi governi «l'immediata apertura di negoziati per una pace giusta e duratura», dal carattere essenzialmente eversivo, dal momento che si rivolgeva prima di tutto ai popoli, come premessa per la rivoluzione proletaria.. Esattamente due mesi dopo, l'8 gennaio 1918, Wilson rispose con quattordici punti dove riunì gli obiettivi di guerra statunitensi: fine della diplomazia segreta, libertà di navigazione e libero commercio, limitazione agli armamenti, avendo l'accortezza di far precedere questi quattordici punti con un preambolo in cui era scritto che gli Stati Uniti non entravano in guerra per interessi propri, quanto piuttosto per rendere più sicuro il mondo e le nazioni..

Wilson pretese dagli Alleati che la resa della Germania fosse basata sui quattordici punti. Stessa cosa per il punto di partenza dei negoziati di pace..

La conferenza di Parigi e i trattati di pace

La conferenza di pace iniziò a Parigi il 18 gennaio 1919. Erano presenti i delegati di trentadue tra nazioni e gruppi nazionali che chiedevano l'indipendenza dei loro Paesi, ma i veri protagonisti dei negoziati per la stesura dei trattati di pace furono i rappresentanti di Francia, Gran Bretagna, Italia e Stati Uniti, rispettivamente Georges Clemenceau, Lloyd George, Vittorio Emanuele Orlando e Woodrow Wilson. Le potenze sconfitte non vennero ammesse ai lavori.. In primo luogo Wilson ottenne la discussione del patto istitutivo della Società delle Nazioni, un'organizzazione internazionale il cui compito sarebbe stato quello di prevenire o risolvere pacificamente i conflitti avvalendosi di sanzioni economiche o militari. Grazie all'accordo tra Stati Uniti e Regno Unito, avvenuto prima della conferenza per facilitare le discussioni, fu inserita nello statuto della Società delle Nazioni la formula del "mandato", cioè dell'amministrazione delle ex colonie tedesche e di parti dell'Impero ottomano, con cui poterono essere soddisfatte le esigenze coloniali francesi, giapponesi, belghe e britanniche (comprese quelle dei Dominion)..

Questa prima contraddizione del "wilsonismo" venne alla luce anche nelle altre questioni più importanti discusse alla conferenza di pace, vale a dire la questione tedesca (confini, disarmo e riparazioni), del lascito dell'Impero austro-ungarico e di quello ottomano, nonché nel riconoscimento giuridico dell'occupazione giapponese di Tsingtao,. mentre venne applicato per la questione dei confini orientali italiani (Orlando in aprile lasciò per un certo periodo la conferenza per protestare contro Wilson e contro il rifiuto di accettare le richieste italiane in relazione alla città di Fiume e alla Dalmazia). In definitiva, prevalsero i rapporti di forza del "vecchio" ordine internazionale, come dimostrarono i vari trattati di pace con le potenze sconfitte..

Il trattato di Versailles del 28 giugno 1919 regolava, tra le altre cose, le modifiche territoriali imposte alla Germania: restituzione alla Francia dell'Alsazia e della Lorena, apposizione della Saar sotto controllo internazionale, fino ad un plebiscito da tenere nel 1935 con cessione della proprietà delle miniere di carbone alla Francia, smilitarizzazione e occupazione della Renania per un arco di tempo variabile dai cinque ai quindici anni, cessione dei distretti di Eupen e Malmedy al Belgio, convocazione di un plebiscito nello Schleswig per deciderne le sorti (la parte settentrionale preferì stare sotto la Danimarca, quella meridionale optò invece per la Germania), assegnazione della Slesia settentrionale alla neonata Polonia, sottrazione della città di Danzica (diventata una "città libera" amministrata dalla Società delle Nazioni) e separazione della Pomerania dalla Prussia Orientale mediante la creazione di un "corridoio" da cedere alla Polonia, che così guadagnava uno sbocco sul Mar Baltico. Inoltre, la Germania perse tutte le colonie (affidate con la formula del "mandato" alle potenze vincitrici), venne abolita la coscrizione obbligatoria, fu posto un limite di 100.000 unità all'esercito (privato inoltre dell'artiglieria pesante e dell'aeronautica). mentre la flotta, che non poteva più possedere sommergibili, era già stata internata nel porto scozzese di Scapa Flow, dove si era autoaffondata il 21 giugno.

La condizione più gravosa fu comunque il pagamento delle riparazioni di guerra, fissate in seguito nell'enorme cifra di 132 miliardi di marchi oro, il cui principio era in contrasto con le idee wilsoniane e il cui ammontare complessivo fu la causa di numerose dispute durate fino agli anni trenta, nonché origine del rifiuto del popolo tedesco, anche quello più disponibile a rendersi conto della sconfitta, di accettare un trattato ingiusto ed eccessivamente oneroso, tanto più che la delegazione tedesca non poté partecipare alla sua stesura, ottenendo solamente di poter mettere nero su bianco le sue obiezioni.. In Germania il trattato di Versailles fu subito osteggiato da una forte spinta revisionistica..

Il trattato di Saint-Germain-en-Laye del settembre 1919 riguardava l'Impero austro-ungarico, sostituito a novembre dalla Repubblica dell'Austria tedesca, lo stesso mese in cui la Repubblica di Weimar prendeva ufficialmente il posto dell'Impero tedesco. L'Austria perse gran parte dei suoi territori e rimase circoscritta al solo territorio abitato da popolazioni di lingua tedesca, che nel complesso occupavano circa un quarto del vecchio impero. Il Trentino-Alto Adige, Gorizia, Trieste e l'Istria andarono all'Italia, la Boemia, la Moravia e la Slovacchia vennero fuse a formare la Cecoslovacchia, la Bucovina passò alla Romania, parte della Carinzia fu divisa fra l'Austria e il nuovo Regno dei Serbi, Croati e Sloveni da un plebiscito e anche il Burgenland fu spartito con l'Ungheria, divenuta indipendente, sempre in seguito ad un plebiscito. L'esercito venne ridotto a 30.000 soldati e un articolo del trattato, rafforzato da un altro articolo del trattato di Versailles che esplicitava la stessa cosa, vietava l'annessione alla Germania (Anschluss).

Il trattato di pace con la Bulgaria, ovvero il trattato di Neuilly, venne firmato il 27 novembre 1919. Esso prevedeva la perdita della Tracia occidentale, ceduta al Regno di Grecia, con il relativo sbocco sul Mar Egeo, la cessione di alcune province minori al Regno dei Serbi, Croati e Sloveni e la restituzione della Dobrugia Meridionale alla Romania.

Dopo la fine della breve Repubblica Sovietica Ungherese di Béla Kun, sconfitta dai romeni e dai cecoslovacchi,. le sorti dell'Ungheria vennero stabilite dal trattato del Trianon (4 giugno 1920), che prevedeva la cessione del Banato alla Romania (che ottenne anche parte della Transilvania) e al Regno dei Serbi, Croati e Sloveni (a cui andò anche la Croazia e la Slavonia). Una forte minoranza ungherese rimase nei confini cecoslovacchi, nella Rutenia subcarpatica,. mentre un'altrettanto forte minoranza tedesca abitava nei Sudeti..

Uno dei trattati più complessi e severi fu quello di Sèvres, firmato il 10 agosto 1920. Con esso l'Impero ottomano] perdeva tutti i territori esterni all'Anatolia settentrionale e alla zona di Istanbul: Siria, Palestina, Transgiordania e Iraq vennero affidati a Francia e Gran Bretagna, che ne fecero dei "mandati", affermando il loro potere con la forza (guerra franco-siriana);. Smirne, dal 1917 affidata all'Italia, passava ora per cinque anni sotto l'amministrazione provvisoria della Grecia (in attesa di un plebiscito), che ottenne anche la Tracia e quasi tutte le isole egee; l'Armenia diventò indipendente e il Kurdistan ottenne un'ampia autonomia; i Dardanelli rimanevano sotto l'autorità nominale del sultano Mehmet VI, ma la navigazione venne posta sotto il controllo di una commissione internazionale, che per garantire la libertà di navigazione aveva sotto controllo anche delle strisce di territorio sia sulla costa europea che su quella asiatica. L'intento della commissione era di chiudere gli stretti ad ogni aiuto destinato ai rivoluzionari russi e aprirli alle forze controrivoluzionarie.. Ancora, Gran Bretagna, Francia e Italia presero in gestione le finanze imperiali. È da dire, comunque, che il trattato di Sèvres fu il primo ad essere completamente messo in discussione.