Origine Pietro, secondo la Cronaca piniatenseLa Cronaca piniatense è una cronaca storiografica, voluta dal re d'Aragona, Pietro IV, del regno di Aragona, dalle sue origini comitali sino alla Corona d'Aragona (1336, morte di Alfonso IV di Aragona) era il figlio maschio primogenito del re di Aragona e conte di Barcellona, re di Valencia e di Maiorca, signore di Montpellier, del Carladès e di altri feudi dell'Occitania Giacomo I e della seconda moglie la principessa ungherese Iolanda, che ancora secondo la Cronaca piniatense era figlia del re di Ungheria Andrea II e nipote dell'imperatore di Costantinopoli (la madre era Iolanda di Courtenay, figlia di Pietro II di Courtenay, imperatore latino di Costantinopoli). #ES Foundation for Medieval Genealogy : KINGS of ARAGON 1137-1410 - Infante don PEDRO de Aragón. Giacomo I era figlio del re d'Aragona e conte di Barcellona, Gerona, Osona, Besalú, Cerdagna e di Rossiglione, Pietro II il Cattolico e della signora di Montpellier, Maria, sia secondo la Cronaca piniatense, che secondo Alberico delle Tre Fontane.

Biografia Ancora secondo la Cronaca Piniatense Pietro era il figlio secondogenito, in quanto il primogenito di Giacomo I il Conquistatore era Alfonso, fratellastro di Pietro, figlio della prima moglie di Giacomo I, Eleonora di Castiglia (1202-1244) mentre Giacomo e Sancho erano fratelli di Pietro, figli di Giacomo I e della sua seconda moglie, Violante.

Nel 1241, secondo il Diccionario biográfico español, Real Academia de la Historia a Pietro furono destinati i regni di Valencia e Maiorca e tutte le signorie al nord dei Pirenei, mentre al primogenito Alfonso andava il regno d'Aragona. Nel 1242, alla morte di Nuño Sánchez d'Aragona senza discendenza, come conferma la Ex Gestis Comitum Barcinonensium, Pietro divenne Conte di Cerdanya e Conte di Rossiglione. Un nuovo progetto di spartizione del regno (Corona d'Aragona), del 1243, come riporta la Gran enciclopedia catalana prevedeva che Pietro, alla morte del padre, ottenesse anche tutte le contee di Catalogna. Nel 1257, mentre Alfonso era governatore d'Aragona, il padre, Giacomo I, lo nominò procuratore per la Catalogna, e Pietro iniziò ad usare il titolo di erede della Catalogna in tale veste partecipò alle campagne contro i nobili ribelli catalani, nel periodo tra il 1258 e il 1261, combattendo con rigore l'anarchia feudale.

Il suo fratellastro, Alfonso, morì, senza eredi, a Calatayud nel Marzo 1260, pochi giorni dopo essersi sposato con Costanza di Béarn e fu inumato nel monastero di Santa María de Veruela, come riportano gli Anales de la corona de Aragon. Nel 1262, il padre, Giacomo I, fece un testamento, in cui nominava Pietro suo erede principale, destinandogli i regni d'Aragona e Valencia e le contee catalane, mentre al fratello Giacomo destinava il regno di Maiorca, le Contee di Rossiglione e di Cerdagna e le altre signorie al nord dei Pirenei, che Pietro non accolse troppo favorevolmente, ma accettò con un certo rancore.

Il 15 luglio 1262, a Montpellier, come riportato nelle Cronache catalane del secolo xiii e xiv, di R. Muntaner, Volume 1, Pietro sposò Costanza II di SiciliaCostanza di Hohenstaufen anche detta "di Sicilia", non deve essere confusa con Costanza d'Altavilla, anch'essa detta di Sicilia, bisnonna di Costanza di Hohenstaufen., figlia del re di Sicilia ManfrediManfredi era figlio illegittimo dell'imperatore Federico II di Svevia e zio del precedente re di Sicilia, Corradino di Svevia, che, otto anni prima, aveva spodestato.Nel 1266 Manfredi, alla battaglia di Benevento contro Carlo I d'Angiò, oltre che il regno perse la vita, mentre le più influenti famiglie siciliane come i Lauria, i Lanza e i Procida si rifugiarono in Aragona. e di Beatrice di Savoia (1223-1259), come riporta anche la Bartholomæi de Neocastro Historia Sicula.

Pietro partecipò alla campagna di Murcia, soprattutto nella sua prima parte (1265 e inizio 1266).

Nel 1272, suo padre, Giacomo I, fece testamento, riportato nello Spicilegium sive collectio veterum aliquot scriptorum, Volume 3, dove conferma la volontà di dividere il regno tra Pietro e Giacomo come già espresso nel 1262; forse fu la causa che lo allontanò dal padre per cui fu privato di ogni carica e reddito, finché non si riconciliò con lui l'anno successivo.

Nel 1275 partecipò alla repressione della rivolta del fratellastro Ferran Sanxis barone di Castro e di altri nobili e Pietro ordinò l'uccisione del fratellastro riportata dalla Descripción de Pomar de Cinca y de la muerte de Don Fernán Sánchez de Castro, hijo ilegítimo de Jaime I el Conquistador.

Dopo un regno di sessantatré anni morì a Valencia il 27 luglio 1276, suo padre, Giacomo I, in cui, secondo i due testamenti citati, lasciava a Pietro, i Regni di Aragona e di Valencia e le contee catalane, mentre all'altro figlio, Giacomo ereditò il Regno di Maiorca, che comprendeva anche Minorca (Isole Baleari), Ibiza e Formentera (isole Pitiuse) e la signoria di Montpellier. In novembre Pietro fu incoronato a Saragozza, come Pietro III.

Appena salito al trono, Pietro dovette domare le rivolte dei moriscos del regno di Valencia che si conclusero nel 1277, con la conquista della città di Montesa.

In quel periodo, dopo la morte (1275) dell'erede al trono di Castiglia Ferdinando de la Cerda, figlio di Alfonso X e di sua sorella Violante, quest'ultima chiese al re di proteggere e custodire in Aragona, nella fortezza di Xàtiva, i figli di Ferdinando, gli "Infanti de la Cerda", Alfonso e Ferdinando, cosa che Pietro fece, mentre la vedova e madre degli infanti, Bianca di Francia, riparava invece presso il fratello Filippo l'Ardito, re di Francia, come riporta la storica britannica, Hilda JohnstoneHilda Johnstone, "Francia: gli ultimi capetingi", in Storia del mondo medievale, vol. VI, 1999, pag. 573.

A seguito dell'imposizione dell'imposta sul bestiame, i nobili catalani si ribellarono: la rivolta si infiammò soprattutto nelle contee di Urgell, di Foix, di Pallars e di Cardona, oltre che nella Baronia di Erill, e condusse nel 1280 all'assedio di Balaguer, alla cui caduta l'opposizione feudale catalana fu definitivamente sconfitta, anche con l'aiuto del fratello Giacomo II, secondo La web de las biografias.

Pietro III, che mirava a riconquistare alla moglie il regno di Sicilia, grazie a Giovanni da Procida, trovò un ricco alleato in Michele VIII, come riporta lo storico medievalista britannico, Charles Previté-OrtonC.W. Previté-Orton, L'Italia nella seconda metà del XIII secolo, in Storia del mondo medievale, vol. V, 1999, pag. 237, e, siccome, anche Papa Niccolò III non vedeva di buon occhio la crescita del potere di Carlo I d'Angiò in Italia e anche nobili e uomini di spicco siciliani erano in contatto e tramavano a favore di Pietro che preparò una grande spedizione marittima (la cui destinazione era sconosciuta). Nonostante la morte di Niccolò III, sostituito da Martino IV (1281), un francese che doveva la sua elezione a Carlo d'Angiò, Pietro continuò e il 6 giugno 1282 l'armata lasciò Portfangós, presso Tortosa, due mesi dopo i Vespri siciliani. La spedizione fece scalo al porto di Maó, da dove avrebbe dovuto dirigersi verso la costa tunisina, in aiuto di Ibn al-Wazīr, signore di Costantina. Ma, mentre la flotta era in navigazione, Ibn al-Wazīr fu decapitato. Nonostante questo contrattempo, Pietro II sbarcò a Collo e vi si fortificò; inviò un'ambasceria al papa chiedendo sussidi per intraprendere una crociata contro i Mori, che gli fu negata. Nel 1282, dopo che i siciliani avevano inutilmente offerto al papa la loro confederazione repubblicana di liberi comuni in feudo al PapaBenigno e Giarrizzo, Storia della Sicilia, cit., p. 1., inviarono una delegazione in Nordafrica che, di fronte all'assedio di Carlo d'Angiò a Messina, offrì a Pietro l'ambita corona del Regno di Sicilia, in quanto marito di Costanza, legittima erede del regno normanno. Pietro accettò ed il 31 agosto sbarcò a Trapani, con 600 armigeri e 8.000 almugaveri (fanteria da guerriglia che sarebbe divenuta famosa per coraggio e crudeltà); Carlo I d'Angiò, che il 25 luglio aveva messo l'assedio alla città di Messina, dopo lo sbarco aragonese tentò un ultimo vano assalto a Messina e poi si ritirò.C.W. Previté-Orton, L'Italia nella seconda metà del XIII secolo, in Storia del mondo medievale, vol. V, 1999, pag. 238. All'occupazione della Sicilia da parte di re Pietro seguì quella di Malta, Gozo e Gerba. Pietro il 26 settembre sbarcò in Calabria, dove gli almugaveri, anche siciliani, fecero solo azioni di guerriglia senza reali conquiste territoriali. Alla fine dell'anno si era determinato uno spaccamento del Regno di Sicilia in due parti, la Sicilia (l'isola) in mano agli Aragonesi ed il resto del regno, sul continente, in mano agli Angioini.

Dopo essersi proclamato re di Sicilia (con l'antico titolo federiciano Pietro I Rex Siciliae, ducatus Apuliae et principatus Capuae) nominò, sempre nel 1282, Ruggiero di Lauria capo della flotta e Giovanni da Procida Gran Cancelliere del regno aragonese di Sicilia. Al contempo, promise che la successione tra regno aragonese e regno siciliano sarebbe stata separata.

A seguito di tutto ciò, nel novembre dello stesso anno, fu scomunicato dal papa Martino IV, che non lo riconobbe re di Sicilia, anzi lo dichiarò decaduto anche dal regno di Aragona che offrì al futuro conte di Valois, Carlo terzogenito (secondogenito vivente) del re di Francia, Filippo l'ArditoHilda Johnstone, Inghilterra: Edoardo I e Edoardo II, in Storia del mondo medievale, vol. VI, 1999, pp.682. Pietro, allora lasciata la moglie Costanza in Sicilia come reggente, nel maggio del 1283, rientrò in Aragona, anche per preparare una tenzone da in territorio neutrale (Bordeaux, che apparteneva al re d'Inghilterra), che prevedeva 100 cavalieri per parte (che non si fece mai), con Carlo I d'Angiò.

Nel luglio del 1283 gli Angioini tentarono un'invasione della Sicilia, concentrando una flotta a Malta, ma l'ammiraglio Ruggiero di Lauria sventò il tentativo sorprendendola e distruggendone una parteC.W. Previté-Orton, L'Italia nella seconda metà del XIII secolo, in Storia del mondo medievale, vol. V, 1999, pag. 239.

Nel 1284 il papa Martino IV, oltre all'assistenza spirituale (scomunica e crociata contro la Sicilia) diede una consistente somma di denaro a Carlo I d'Angiò che preparò una flotta in Provenza che avrebbe dovuto unirsi a parte della flotta che l'attendeva nel porto di Napoli e poi incontrarsi ad Ustica con il resto della flotta composto da trenta galere con l'armata italo-angioina, proveniente da Brindisi. Ma il 5 giugno la flotta siciliano-aragonese, sotto il comando di Lauria si presentò dinanzi al porto di Napoli e il principe di Salerno, il figlio di Carlo I, Carlo lo Zoppo, disobbedendo all'ordine del padre di non muoversi, prima del suo arrivo dalla Provenza, uscì dal porto con la sua flotta napoletana, per combattere il Lauria che lo sconfisse e fece prigioniero lui e parecchi nobili napoletani. Quando Carlo I arrivò a Gaeta e seppe della sconfitta maledisse il figlio, ma dovette rinunciare all'invasione della Sicilia, assediò invano Reggio e poi, per riorganizzarsi, si ritirò in Puglia dove, a Foggia, il 7 gennaio 1285, morì.

Sempre nel 1284 il signore di Albarracín Juan Núñez I de Lara si alleò con il re di Francia Filippo e si ribellò all'autorità di Pietro III, che però lo sconfisse, stroncando la ribellione.