Apprese l'arte dal padre Francesco dai Libri, abile miniatore, ma molto probabilmente frequentò anche la bottega di Domenico Morone, dove strinse amicizia con il figlio Francesco, con cui collaborò in età adulta a diverse commissioni. Già in giovane età si distinse nella produzione di miniature, soprattutto per il convento di Santa Maria in Organo a Verona. Secondo il racconto di Giorgio Vasari, sorprese i suoi contemporanei quando all'età di circa 25 anni realizzò per la stessa chiesa la pala d'altare Deposizione dalla croce, opera profondamente influenzata dallo stile di Andrea Mantegna. Tale influsso si ritrova anche nei suoi lavori successivi, dove si notano anche richiami ai modelli veneziani di Bellini e Montagna. A partire dagli anni 1510 le sue tele si arricchirono anche di suggestioni lombardo-romane, introdotte in città da Giovan Francesco Caroto.
Un tratto distintivo dei suoi lavori è costituito dai paesaggi che incorniciano le scene principali, resi con minuziosa cura per i dettagli. Esempi eloquenti di questa sua maestria si ritrovano nel Presepe dei conigli e in Gesù e la Samaritana al pozzo. Tale attenzione al paesaggio deriva dalla sua formazione come miniatore, attività che peraltro non abbandonò mai nel corso della sua carriera, affiancandola alla realizzazione di grandi tele.
Superato un periodo di incertezza stilistica che caratterizzò il finire degli anni 1520, tornò a ispirarsi ai modelli mantegneschi che avevano improntato le sue opere giovanili, giungendo così a eseguire alcune delle sue tele più pregiate, tra cui la Madonna dell'Ombrellino e la Madonna della Quercia, risalenti rispettivamente al 1530 e al 1533 e oggi conservate entrambe al museo di Castelvecchio di Verona.
Biografia
Nascita e formazione come miniaturista
Figlio secondogenito di Francesco dai Libri, celebre miniatore veronese, e di Granata, Girolamo nacque presumibilmente a Verona nel 1474 circa. La data di nascita è stata desunta da un'anagrafe del 1492 in cui è riportato avere diciott'anni, correggendo quanto scritto da Vasari nelle sue Le Vite che la fissava al 1472. La prima notizia di una famiglia dai Libri a Verona risale a un estimo della contrada di San Vitale del 1433, in cui si menziona il nonno di Girolamo, tale Stefano dai Libris di Francesco, di professione calligrafo o miniatore (da cui derivò il cognome dai Libri), probabilmente attivo nello scriptorium dell'abbazia di San Zeno. Pertanto, la famiglia di Girolamo era dedita da almeno due generazioni all'arte della scrittura e dell'ornamento dei manoscritti...
Girolamo trascorse la giovinezza a Verona, in contrada San Paolo, dove imparò l'arte insieme al fratello Callisto, con cui collaborerà in seguito. Fu il padre, molto apprezzato e conosciuto in tutto il territorio della Repubblica di Venezia, a istruirlo. Di questo periodo restano numerose testimonianze della produzione miniatoria della bottega di famiglia, alla quale Girolamo contribuì attivamente nelle svariate commissioni per i monasteri cittadini di San Bernardino, di San Giorgio in Braida e, soprattutto, per il convento di Santa Maria in Organo. Furono proprio i padri olivetani che officiavano in quest'ultimo convento a commissionare per primi opere al solo Girolamo, come attestano i ripetuti pagamenti «al fiolo de maestro Francesco miniador» registrati a partire dal 1495. È probabile che il giovane Girolamo abbia frequentato anche la bottega del maestro Domenico Morone, dove strinse una duratura amicizia con il figlio Francesco, con cui collaborò in seguito alla realizzazione di diverse opere..
Una delle prime opere conosciute di Girolamo è una miniatura della Natività realizzata intorno al 1490. Questa miniatura, unica di provenienza veronese, fa parte di un complesso di diciassette corali realizzati dalla bottega di Jacopo Filippo d'Argenta di Ferrara per l'antifonario n. 2 del convento di San Francesco d'Assisi di Brescia (oggi conservato presso la Pinacoteca Tosio Martinengo). Questo ha fatto supporre agli storici che in giovane età Girolamo abbia soggiornato per un periodo a Ferrara; questa ipotesi è avvalorata dalle influenze ferraresi riscontrabili in alcune sue miniature, oggi conservate al museo di Castelvecchio di Verona e al Metropolitan Museum di New York.
I felici esordi con le grandi pale d'altare
Dopo la sua formazione come miniatore nella bottega paterna, Girolamo iniziò a dedicarsi anche alla pittura di dipinti di grandi dimensioni, tuttavia senza mai tradire le sue origini rimanendo, di fatto, «miniatore per tecnica e per spirito».. La sua opera di esordio sembra essere la pala d'altare raffigurante la Deposizione dalla croce, dipinta per la cappella dei Da Lisca nella chiesa di Santa Maria in Organo a Verona (poi spostata all'inizio del XVIII secolo nella chiesa di Santo Stefano Protomartire di Malcesine). Giorgio Vasari, nelle sue Le Vite, la descrive come un'opera risalente all'adolescenza (« [...] d'anni sedici fece in S. Maria in Organo...»), tuttavia la datazione più plausibile colloca la realizzazione intorno al 1500, quando l'artista aveva circa 25 anni. Vasari non manca di elogiare la tela, raccontando che quando «fu scoperta e messa al suo luogo con tanta maraviglia d'ognuno, che tutta la città corse ad abbracciare e rallegrarsi con Francesco suo padre»..
Nella Deposizione traspaiono chiaramente sia la formazione di Girolamo come miniaturista sia il profondo influsso che dovette avere sul giovane artista veronese la Pala Trivulzio di Andrea Mantegna, all'epoca collocata sull'altare maggiore di Santa Maria in Organo. Dello stile del celebre pittore mantovano Girolamo dai Libri rimarrà sempre debitore per tutta la sua carriera..
Subito dopo la Deposizione, dai Libri continuò a lavorare presso gli olivetani di Santa Maria in Organo. Questa volta, su commissione della famiglia Maffei per la loro cappella, dipinse il cosiddetto Presepe dei conigli, oggi conservato al museo di Castelvecchio. Stilisticamente affine alla pala dei Da Lisca, l'opera ha come soggetto una Natività arricchita, secondo le parole di Vasari, da «pastori e paesi et alberi bellissimi. Ma sopra tutto sono vivi e naturali due conigli, lavorati con tanta diligenza che si vede, non che altro, in loro la divisione de' peli». Il disegno del coniglio in primo piano servì da modello a frà Giovanni da Verona, che lo intagliò nel 1501 sul leggio ancora oggi presente nel presbiterio della chiesa... Nonostante la somiglianza, sono state comunque notate alcune differenze tra l'animale rappresentato nella tela e quello intagliato sul leggio: le zampe del primo sono leggermente divaricate mentre quelle del secondo sono unite, inoltre in quello intagliato è presente una pezzatura marrone sulla nuca, che è invece assente in quello di Girolamo, che appare completamente bianco.. Della tela è stato osservato come il «rigido impianto, la descrizione minuziosa delle concrezioni rocciose e della flora denunciano uno stile in formazione». Nello stesso periodo (1500-1505) è possibile collocare anche il dipinto Arianna abbandonata sull'isola di Nasso, oggi di proprietà del Rijksmuseum di Amsterdam..
Qualche anno più tardi, probabilmente poco dopo il 1505, dai Libri realizzò una Madonna in trono con Bambino, i Santi Tommaso d'Aquino e Agostino e donatori per l'altare Centrego (dal nome della famiglia committente) della basilica di Santa Anastasia, sempre a Verona... L'opera si inserisce armoniosamente nell'architettura della cornice intagliata e dell'altare. La critica si è divisa sulle fonti di ispirazione della pala: alcuni studiosi ipotizzano che Girolamo si sia ispirato a modelli veneziani (in particolare alle opere di Giovanni Bellini, ma anche di Bartolomeo Montagna), altri invece sottolineano gli influssi della Pala di San Zeno di Andrea Mantegna, soprattutto nell'atteggiamento della Madonna, e del probabile maestro del giovane dai Libri, Domenico Morone (tanto che nel Sette-Ottocento l'opera era attribuita a suo figlio Francesco Morone). Si noti che la cappella in cui si svolge la "sacra conversazione" presenta i lati aperti su due esigui brani di paesaggio, una caratteristica piuttosto ricorrente nella scuola veronese di pittura e, in particolare, nella produzione di dai Libri. Altri elementi distintivi di questa tela, che diverranno frequenti nell'opera del pittore, sono l'albero solitario posto sopra le figure principali e la disposizione delle mani dei protagonisti..
Anni 1510: la peste e le nuove influenze
Verso la fine del primo decennio del Cinquecento, Girolamo si sposò con una donna di cui non si conosce il nome. Ella morì poco dopo il matrimonio, lasciando al pittore due figli: Chiara (nata nel 1507) e Francesco (nato nel 1509). Secondo Vasari, Francesco divenne a sua volta un pittore di rilievo, ma nessuna sua opera è giunta fino a noi. Recenti studi hanno ipotizzano che la moglie del pittore sia morta a causa della peste che colpì Verona tra il 1510 e il 1512, successivamente alla guerra della Lega di Cambrai e alla disfatta veneziana nella battaglia di Agnadello..
Negli stesso anni si assistette ad un cambiamento nello stile di Girolamo dai Libri, che si orientò «verso una pittura caratterizzata da un fare più morbido e levigato, dovuto a una più viva attenzione per l'ambiente belliniano, cimesco e antonelliano», e che fu influenzato dallo stile lombardo e romano portato a Verona da Giovan Francesco Caroto, che nei suoi viaggi aveva avuto modo di conoscere le diverse correnti pittoriche diffuse nella penisola. Il primo esempio di questo nuovo stile di dai Libri è la tela dei Santi Rocco, Sebastiano e Giobbe per la chiesa di San Tomaso Cantuariense. Lo storico dell'arte Mauro Lucco ha ipotizzato una datazione di poco posteriore al 1510, mettendo in relazione la presenza di San Rocco, protettore dalle pestilenze, con l'epidemia che aveva colpito Verona in quegli anni. Una datazione ancora più tarda è invece da escludere, in quanto la tela presenta ancora i chiari influssi del Mantegna, caratteristici della produzione giovanile di Girolamo...
Sempre nello stesso stile e sempre collegabile alla peste per la presenza del santo taumaturgo, è la pala Madonna con il Bambino e i santi Rocco e Sebastiano, commissionata per l'altare di famiglia dei Maffei (e per questo conosciuta anche come Madonna Maffei) della chiesa di San Giacomo alla Pigna e dal 1812 collocata nelle collezioni civiche (oggi presso il museo di Castelvecchio). Alcuni critici hanno visto in quest'opera anche l'influenza di Bartolomeo Montagna.. Senza la figura di san Rocco, ma certamente collocabile nella medesima fase della produzione di Girolamo dai Libri, è anche la pala Vergine tra i santi Bartolomeo e Zeno dipinta su probabile commissione di Bartolomeo Bonalini per la cappella di famiglia in Santa Maria in Organo e ora in mostra alla Gemäldegalerie di Berlino. Sempre dello stesso periodo è anche una Madonna col Bambino, ora al museo di Castelvecchio, la cui rappresentazione della Vergine sarà poi usata come modello per alcune opere successive..
L'apice della produzione