Ha ottenuto quattro David di Donatello, sei Nastri d'argento, un Globo d'oro e tre Grolle d'oro, oltre a due premi onorari: una Grolla d'oro e un Ciak d'oro alla carriera.
Nel contesto internazionale ha ottenuto un Prix d'interprétation féminine al Festival di Cannes 1994 per il ruolo di Caterina de' Medici in La Regina Margot, che le è pure valso, prima interprete non francese della storia, un Premio César per la migliore attrice non protagonista.
Ha recitato anche a Hollywood, esordendo accanto a Jack Lemmon in Come uccidere vostra moglie nel 1965. È poi apparsa con Tony Curtis e George C. Scott in Due assi nella manica e con Frank Sinatra e Anthony Franciosa in U-112 assalto al Queen Mary, oltre che in due film con Anthony Quinn, Il segreto di Santa Vittoria (film premiato con il Golden Globe come miglior film commedia o musicale) diretto da Stanley Kramer, e La 25ª ora.
Biografia I primi anni Virna Lisi nacque ad Ancona. Il nome di Virna Pieralisi avrebbe dovuto essere Siria; tuttavia l'ufficiale dello stato civile lo rifiutò, poiché la Siria non era una nazione alleata dell'Italia e poi quando nacque lei la normativa allora vigente impediva l'uso di alcuni tipi di nomi, tra cui quelli geografici. Il padre inventò su due piedi il nome Virna, scoprendo solo dopo che si trattasse di un nome realmente esistente; aveva un fratello e una sorella minori, Ubaldo ed Esperia. Dopo aver vissuto la sua infanzia a Jesi, suo padre Dario, commerciante di piastrelle di marmo, si trasferì per motivi di lavoro a Roma con tutta la famiglia.
Qui Virna fu scoperta dal cantante e attore Giacomo Rondinella (amico di famiglia dei Pieralisi), che la presentò al produttore cinematografico Antonio Ferrigno. Ferrigno la impegnò con un contratto quando Virna aveva 17 anni, nonostante l'iniziale contrarietà di suo padre. Cominciò così a muovere i primi passi nel cinema adottando lo pseudonimo Virna Lisi; nella prima metà degli anni cinquanta recitò con ruoli di rilievo in numerosi film del filone "strappalacrime", allora molto in voga tra il pubblico sebbene malvisto dalla critica cinematografica dell'epoca (che solo a partire dagli anni settanta inizierà a rivalutare in positivo queste pellicole, coniando il termine neorealismo d'appendice per riferirvici), diretti da registi specialisti di questo genere come Carlo Borghesio, Giorgio Pastina e Luigi Capuano. Grazie alla classe e al portamento, a inizio carriera fu anche modella, posando per lo stilista Vincenzo Ferdinandi.
Fu poi scritturata per commedie di successo come Le diciottenni (1955) di Mario Mattoli (remake di un film del 1941, Ore 9: lezione di chimica, sempre di Mattoli e interpretato da Alida Valli e Irasema Dilian), di cui fu protagonista accanto a Marisa Allasio.
L'anno successivo riuscì a dare prova delle sue capacità drammatiche in La donna del giorno (1956) di Francesco Maselli, in cui interpretò una ragazza che si affaccia al successo grazie alla pubblicità, pagandone le conseguenze. Due anni dopo, proprio grazie a una pubblicità, le arrivò la grande popolarità: il dentifricio Chlorodont la scelse infatti per interpretare i propri spot all'interno della storica rubrica televisiva Carosello, il cui slogan, Con quella bocca può dire ciò che vuole, ottenne molto successo e lo slogan divenne un tormentone di quegli anni.
Nel 1957 interpretò Elizabeth Bennet nello sceneggiato della Rai Orgoglio e pregiudizio, basato sull'omonimo romanzo di Jane Austen, diretto da Daniele D'Anza e interpretato accanto a Franco Volpi ed Enrico Maria Salerno. Nel 1959 interpretò la contessa Virginia Oldoini di Castiglione in un altro storico sceneggiato televisivo Rai: Ottocento, con Sergio Fantoni e Lea Padovani, diretto da Anton Giulio Majano, che, sempre nel 1959, la diresse anche al cinema come protagonista del melodramma in costume Il padrone delle ferriere, in cui recitò accanto ad Antonio Vilar.
La prima metà degli anni sessanta
Dopo un breve ritiro dalle scene a seguito del matrimonio, nel 1961 ricomincia dalla televisione dove recitò in alcuni dei più seguiti sceneggiati Rai dell'epoca, come Il caso Maurizius, Cenerentola e Una tragedia americana, rispettivamente tratti dalle omonime opere di Jakob Wassermann, Charles Perrault e Theodore Dreiser.
Dopo il successo ottenuto con gli sceneggiati, la Lisi tornò anche al cinema, dove fu protagonista di numerose commedie all'italiana di successo come Sua Eccellenza si fermò a mangiare di Mario Mattoli, in cui affiancò Totò, Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello; Un militare e mezzo di Steno, con Aldo Fabrizi, Renato Rascel e un giovanissimo Terence Hill, qui ancora accreditato con il suo vero nome, Mario Girotti; Il giorno più corto di Sergio Corbucci, in un cast che comprendeva in tutto 88 attori, tra cui Franco e Ciccio.
Nello stesso periodo recitò anche in numerosi spettacoli teatrali, diretta da grandi nomi del teatro italiano come Giorgio Strehler e Luigi Squarzina.
Cominciò a lavorare anche in diversi film francesi, ottenendo così molto successo e apprezzamento anche in Francia, recitando in Eva (1962) di Joseph Losey, in cui lavorò assieme a Jeanne Moreau e Stanley Baker, Il delitto Dupré e Il Tulipano Nero entrambi diretti da Christian-Jaque (il secondo interpretato insieme ad Alain Delon), e in un film della saga dell'agente segreto Francis Coplan (versione francese di James Bond) Agente Coplan: missione spionaggio di Maurice Labro.
Nello stesso periodo rifiutò proprio la parte della Bond girl nel film A 007, dalla Russia con amore (1963) al fianco di Sean Connery, parte che venne assegnata a un'altra attrice italiana, Daniela Bianchi. L'attrice ha dichiarato in seguito di essersi pentita di aver rifiutato la parte.
La seconda metà degli anni sessanta: gli anni a Hollywood
Dalla metà del decennio cominciò a comparire anche in pellicole d'autore e uno dei suoi ruoli più significativi fu quello di Milena, la cassiera del bar per cui perde la testa il ragionier Osvaldo Bisigato, interpretato da Gastone Moschin, in Signore & signori (1966) di Pietro Germi, film premiato con la Palma d'oro al Festival di Cannes del 1966.
Al pari di altre note attrici italiane come Claudia Cardinale e Sylva Koscina, nello stesso periodo venne chiamata a Hollywood, dove le major cinematografiche americane stavano cercando di lanciare una possibile erede di Marilyn Monroe. Notata da alcuni produttori americani durante le riprese del film Il tulipano nero, nel 1964 la Lisi venne invitata a sostenere un provino e, una volta scelta, firmò un prestigioso contratto in esclusiva di sette anni con la Paramount e si trasferì dunque a Los Angeles, ove la raggiunse in più occasioni il marito. Il suo primo film hollywoodiano fu nel 1965 la commedia Come uccidere vostra moglie di Richard Quine, interpretato accanto a Jack Lemmon, Terry-Thomas e Claire Trevor, che ottenne un grande successo (fu il maggiore incasso americano della stagione 1965-1966): rimase negli annali, all'inizio del film, la scena in cui la Lisi usciva all'improvviso dalla torta di una rumorosa festa di addio al celibato, e con indosso solo un bikini coperto di panna montata. Recitò poi in Due assi nella manica di Norman Panama, con Tony Curtis e George C. Scott, e U-112 assalto al Queen Mary di Jack Donohue, con Frank Sinatra ed Anthony Franciosa, entrambi film del 1966 e di buon successo. Il 18 aprile di quell'anno apparve insieme a James Coburn nella cerimonia di assegnazione dei premi Oscar (la prima trasmessa a colori), condotta da Bob Hope, in cui consegnò il premio per la migliore colonna sonora ad Alex North per il film Il dottor Zivago. Il 20 novembre di quello stesso anno apparve anche come "mistery guest" nel popolare quiz televisivo What's My Line? trasmesso sulla CBS. Sembrava l'inizio di una sfolgorante carriera negli Stati Uniti, ove la Lisi era acclamata soprattutto come icona di bellezza, ma i dirigenti della Paramount e lo star system hollywoodiano le imposero regole troppo restrittive, di fatto relegandola allo stereotipo della pin-up: bionda platinata, sexy e un po' svampita, in cui l'attrice marchigiana non si sentiva affatto realizzata e valorizzata come interprete.
Nel 1967 le fu assegnato il ruolo della protagonista nel film Barbarella diretto da Roger Vadim, ma la Lisi, riluttante all'idea di dover apparire vestita solo con un succinto bikini per l'intera durata della pellicola, si rifiutò d'interpretarlo e tornò in Italia, rescindendo il contratto con la Paramount (per cui dovette pagare una cospicua penale) dopo appena tre anni e altrettanti film realizzati; quel ruolo fu poi assegnato a Jane Fonda, all'epoca attrice agli esordi e non ancora famosa. Nello stesso periodo rifiutò pure di apparire nuda sulla copertina dell'edizione statunitense di Playboy, rinunciando a un compenso, si dice, di un milione di dollari. Fu proprio durante la sua parentesi hollywoodiana che Frank Sinatra (con il quale l'attrice aveva girato un film nel 1966) s'innamorò di lei, ma la Lisi, che all'epoca era sposata nonché madre di un bambino di 4 anni, rifiutò nettamente le sue avance.
Anni settanta e ottanta: successo di critica e pubblico
Tornata definitivamente a Roma nel 1967 riprese a lavorare a pieno ritmo, accanto ad attori famosi e alternando ruoli brillanti e drammatici, in vari film girati in Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna e anche in alcune produzioni hollywoodiane girate in Europa, come ad esempio La ragazza e il generale (1967) di Pasquale Festa Campanile con Rod Steiger, Il segreto di Santa Vittoria (1969), accanto ad Anthony Quinn, Anna Magnani e Giancarlo Giannini e diretto da Stanley Kramer (vincitore nel 1970 del Golden Globe come miglior film commedia o musicale), L'albero di Natale (1969) di Terence Young, in cui ebbe come partner William Holden, La statua (1971) di Rodney Amateau, con David Niven, Terry Gilliam e John Cleese, Giuochi particolari (1970) di Franco Indovina con Timothy Dalton, Il serpente (1973) diretto da Henri Verneuil in cui affiancò Yul Brynner ed Henry Fonda, e Barbablù (1972) di Edward Dmytryk, in cui recitò accanto a Richard Burton.
Nella metà degli anni settanta tuttavia, dopo aver interpretato, accanto a Franco Nero, il ruolo di Suor Evangelina nei film Zanna Bianca (1973) e Il ritorno di Zanna Bianca (1974), diretti da Lucio Fulci, e l'episodio La Canarina assassinata dello sceneggiato televisivo Philo Vance (1974), prodotto dalla Rai e interpretato accanto a Giorgio Albertazzi, decise di diradare gli impegni di lavoro per dedicarsi maggiormente alla famiglia.
Tornò pienamente in attività alla fine dello stesso decennio, interpretando una serie di ruoli più maturi e impegnativi che la fecero balzare agli onori della critica cinematografica (fino a quel momento abbastanza tiepida nei suoi confronti), nei quali rivelò una straordinaria capacità d'interprete, senza mostrare alcun disagio nell'apparire invecchiata e, spesso, imbruttita per esigenze di copione: nel 1977 recitò la parte di Elisabeth Nietzsche in Al di là del bene e del male di Liliana Cavani, accanto a Robert Powell, Erland Josephson e Dominique Sanda. «La Cavani mi ha spenta e ingrigita per il ruolo della sorella di Nietzsche», dirà l'attrice, «Era il 1977 e solo allora, dopo più di vent'anni di mestiere, la critica si accorse che sapevo recitare. Fui definita "una rivelazione, inaspettata, sorprendente"». Grazie a questa interpretazione ricevette il Nastro d'argento come miglior attrice non protagonista e la Grolla d'oro alla migliore attrice.