Lapprendimento cooperativo (AC) è una modalità di apprendimento che si basa sull'interazione all'interno di un gruppo di allievi che collaborano, al fine di raggiungere un obiettivo comune, attraverso un lavoro di approfondimento e di apprendimento che porterà alla costruzione di nuova conoscenza.

L'apprendimento cooperativo è quindi una nuova visione pedagogica e didattica che utilizza il coinvolgimento emotivo e cognitivo del gruppo come strumento di apprendimento ed alternativa alla tradizionale lezione accademica frontale. Questa espressione, quindi, fa riferimento ad un insieme di principi, tecniche e metodi di conduzione della classe in base ai quali gli alunni affrontano lo studio disciplinare interagendo in piccoli gruppi, in modo collaborativo, responsabile, solidale e ricevendo valutazioni sulla base dei risultati ottenuti individualmente ed in gruppo.

Nell'AC l'apporto di ogni singolo studente permette di costituire una visione complessiva dell'oggetto di ricerca ed unitamente all'interazione consente di creare e d'innescare il senso di appartenenza, trasformando “l'io-individualista” in “noi-gruppo“ dando così, agli allievi, l'opportunità di affrontare insieme innumerevoli problematiche legate all'educazione, alla valorizzazione, all'apprendimento ed alla motivazione che, durante la normale lezione, molto spesso risultano essere un ostacolo al regolare svolgimento dell'attività. Per le sue valenze numerose istituzioni dell'educazione formale inseriscono percorsi di apprendimento cooperativo all'interno del proprio progetto educativo.

Secondo alcuni autori, nella cooperazione ciascun componente del gruppo esegue un compito specifico, mentre nella collaborazione ognuno lavora su tutte le parti del compito complessivo. La cooperazione è una situazione in cui gli attori con ruoli e funzioni, meglio definiti rispetto alla collaborazione, lavorano per uno stesso obiettivo; per esempio, costruire un testo a più mani. In generale, in rete le attività propriamente cooperative risultano più difficili di quelle collaborative poiché richiedono decisioni già assunte (ad esempio la scelta del tema del progetto, individuazione di un coordinatore, ecc.), definizione dei ruoli e strumenti tecnologici più strutturati: aspetti che, per essere decisi totalmente in rete, comportano un notevole numero di interazioni.

Storia L'AC deve le sue origini, verso la fine del Settecento, al sistema di mutuo insegnamento attuato dall'educatore inglese Andrew Bell e ripreso qualche anno dopo dal suo conterraneo Joseph Lancaster. Dagli inizi dell'Ottocento questo sistema prende piede in alcuni paesi europei quali la Gran Bretagna, la Francia, la Spagna, e, grazie a Federico Confalonieri, anche in Italia. Il sistema di mutuo insegnamento viene definito, nel 1820, dal pedagogo svizzero Grégoire Girard, quale metodo Bell-Lancaster ed identificato come "l'esatta divisione della scuola in più classi;…e lavoro simultaneo di tutte le classi, nello stesso locale e negli stessi momenti".

Il sistema di mutuo insegnamento giunge quindi anche oltre oceano negli U.S.A. dove, dal 1900, si sviluppa e amplia i propri orizzonti trasformandosi in Apprendimento Cooperativo grazie a due correnti di pensiero condotte dal pedagogista John Dewey e dallo psicologo Lewin i quali concordano sulla necessità, la rilevanza ed il valore dell'interazione e della cooperazione nell'ambito scolastico. Ad essi si uniscono anche i pensieri e gli studi svolti dallo psicologo e pedagogista svizzero Jean Piaget, e dallo psicologo russo Lev Vygotskij. Dagli anni sessanta molti altri pedagogisti, psicologi e filosofi approfondiscono ed effettuano studi per sviluppare l'apprendimento cooperativo ritenuto oramai elemento essenziale, non solo all'interno del sistema scolastico, ma anche all'interno di tutto il nostro sistema di interazione sociale.

Sorgono così centri in tutto il mondo che lentamente, grazie a ricerche, teorie e studi approfonditi, si sono trasformati in veri punti di eccellenza e di riferimento dell'apprendimento cooperativo:

negli U.S.A. con i fratelli David e Roger Johnson, Robert E. Slavin, Elliot Aronson, Spencer Kagan; in Israele con Shlomo Sharan; in Inghilterra con Helen Cowie e Jean Rudduck; in Italia con Mario Comoglio, docente all'Università salesiana di Roma, il quale sostiene, dopo diversi studi, effettuati anche negli USA, che l'apprendimento cooperativo è il nuovo modo di “fare scuola”. in Italia il professor Giorgio Chiari si occupa da molti anni di Cooperative Learning e ha pubblicato diversi libri sull’argomento

Teorie di riferimento L'AC fonda le sue radici procedurali nello sviluppo di alcune teorie:

Teoria dei Climi di Kurt Lewin in cui si sostiene che all'interno di un gruppo si creano delle relazioni, delle interdipendenze tramite le quali i soggetti agiscono. In base alla sensazione avvertita da ogni singolo individuo all'interno dell'ambiente di gruppo, si attiva una reazione che può essere vissuta come momento di apprendimento, di crescita, di mutamento. Tutto dipende e ruota attorno al rapporto fra dinamiche, interpretazioni e bisogni del gruppo. Viene ad instaurarsi così un'atmosfera sociale in grado di modificare il comportamento dei membri qualora si attivi, negli stessi, la sensazione di condividere lo stesso “destino”; si attua, pertanto, un arricchimento derivato dall'assumere un atteggiamento “democrative”Termine lewiniano che deriva dall'unione di democratic e directive ottenuto dal rapporto democratico fra i componenti, dall'utilizzo e dal rispetto delle normative e discipline sociali, unitamente alle regole dettate dal gruppo.

Teoria del Contatto di Gordon Allport secondo cui si attivano delle relazioni positive grazie alle interazioni fra i componenti del gruppo.

Teoria dell'Apprendimento Centrato sulla Persona di Rogers dove empatia, accettazione non giudicante e congruenza permettono di “mettersi nei panni dell'altro” , di accettarlo, anche con valori e comportamenti diversi dai nostri, ma senza mai dimenticare di essere sempre e comunque noi stessi anche quando stiamo con gli altri.

Teoria di Lev Vygotskij relativa alla Zona di sviluppo prossimale. Questa teoria, può essere contestualizzata a diverse forme di organizzazione dei soggetti, dalla scuola per i bambini, al gruppo di lavoro. L'autore non considera l'apprendimento come un'attività individuale, ma lo considera possibile solo grazie all'interazione e il confronto con altri. Il pensiero di Vygotskij si discosta dall'approccio Piagetiano il quale riteneva che lo sviluppo cognitivo del bambino, dovesse attraversare diversi stadi per maturare e formare le proprie conoscenze.

Teorie del Costruttivismo Sociale: si costruisce nuova conoscenza e si apprende in modo sociale a partire dalle conoscenze già possedute da ciascuno nel gruppo, attraverso un'osservazione ragionata di eventi e una rielaborazione comune. Costruzione di nuova conoscenza come processo dinamico aperto alla competizione intellettuale.

Teorie Motivazionali dove l'interazione e l'interdipendenza fra soggetti determinano dei risultati positivi e delle conclusioni superiori rispetto a quelle ottenute dal singolo individuo, tutto questo grazie alla correlazione di diversi aspetti quali gli obiettivi scolastici, la motivazione ad apprendere ed i processi interpersonali. Incontro, scambio e relazione con gli altri, sono elementi altamente motivanti per un soggetto perché permettono di ampliare e valorizzare la conoscenza di sé stessi, delle proprie capacità e di conseguenza di accrescere il desiderio di apprendimento ricavandone un'enorme gratificazione. Il soggetto è in simbiosi con il suo gruppo, ogni suo esito positivo determina un successo anche per il team quindi egli confida che anche i compagni facciano altrettanto, che si impegnino cercando di dare il massimo. Si innesca così l'atteggiamento “protosociale” successivamente generalizzato anche nei confronti di tutti i componenti del gruppo. Con l'AC viene soddisfatto il bisogno di stare con gli altri grazie ad un comportamento intrinsecamente motivato cioè interiorizzato perché vissuto come importante e significativo. Viene inoltre soddisfatto anche un bisogno individuale che vede, quale unico mezzo per raggiungere l'obiettivo, il proprio gruppo. Il team è il mezzo per conseguire il successo, quindi per ricevere un riconoscimento sociale derivato dall'applicazione, dall'impegno, dal sacrificio di ogni singolo individuo. Il totale degli elementi, vale più della somma delle singole parti ed è per questo che i membri del gruppo cercano di aiutarsi e di incoraggiarsi: vince uno, vincono tutti.

La metodologia cooperativa è stata efficacemente sintetizzata con l’espressione “affondiamo o nuotiamo insieme” (Johnson & Johnson). Anche se certamente non esaustiva, questa espressione traccia alcuni aspetti fondamentali del lavoro cooperativo a scuola e ci può aiutare anche a comprendere come mai oggi si ritiene che una didattica di questo tipo sia particolarmente efficace anche in classi complesse e difficili, multilivello e con alunni con BES (Bisogni Educativi Speciali).

Elementi costitutivi dell'AC Interdipendenza positiva Consiste nella consapevolezza, da parte dei componenti del gruppo, di essere legati reciprocamente da una dipendenza relazionale che risulta essere direttamente proporzionale al grado di coinvolgimento sentimentale e di utilità che lega gli uni agli altri. Nell'AC infatti l'attenzione a quest'elemento è fondamentale, gli appartenenti al gruppo hanno la percezione di essere collegati in maniera positiva in modo che il singolo non possa raggiungere i propri obiettivi senza il gruppo e viceversa. La coesione dei componenti, inoltre, diviene più solida, più autentica e quindi ottimale quando il gruppo stesso ha la possibilità di scegliere l'adesione dei propri membri. I fratelli David Johnson, Roger Johnson ed Edythe Johnson Holubec (considerati i pionieri del cooperative learning, università del Minnesota) ritengono l'interdipendenza positiva come il cuore dell'apprendimento cooperativo. Ciò che essa determina è la consapevolezza in ciascuno di essere parte fondamentale e indispensabile per il gruppo, con effetti positivi in termini di motivazione, impegno e nelle relazioni interpersonali.

Vi sono alcuni aspetti, comunque, che possono condizionare negativamente l'interdipendenza positiva e che si traducono in responsabilità e valutazione. Il singolo individuo è responsabile del proprio lavoro, necessario per raggiungere lo scopo comunitario prefissato, ma si sente ugualmente responsabile del compito svolto dai suoi compagni di gruppo, a maggior ragione se questi ultimi hanno ottenuto un esito negativo. Tutto questo viene infatti da lui vissuto come una sconfitta, una “punizione” o una “ingiustizia” .

Possiamo distinguere infine due diversi tipi di interdipendenza positiva: I.P. Oggettiva che si attua quando la difficoltà del compito comporta obbligatoriamente l'aggregazione in gruppo per poter conseguire l'obiettivo, che risulterebbe altrimenti impossibile per le singole capacità dei componenti. I.P. Soggettiva che si rileva quando i membri del gruppo avvertono e sono coscienti del reciproco legame che li unisce e che coordina i loro rispettivi sforzi nel raggiungere lo scopo.

Responsabilità individuale e di gruppo