LAviazione Navale è dal 1956 la componente aerea della Marina Militare italiana, le cui origini risalgono al 1913. Comprende poco più di 4000 uomini e donne e circa cento aeromobili. Gestita dal Comando delle forze aeree (COMFORAER, guidato da un contrammiraglio), dipende dal Comando in capo della squadra navale.
Storia Le origini della aviazione navale in Italia sono fatte risalire al 1913, quando fu costituito ufficialmente il «Servizio Aeronautico della Regia Marina», che affiancata il Servizio Aeronautico del Regio esercito, ma la sua storia moderna ebbe inizio un decennio dopo la fine della seconda guerra mondiale, il 1º agosto 1956, quando alla Marina Militare furono consegnati gli elicotteri AB-47G che costituirono il 1º Gruppo elicotteri, con base all'eliporto allestito presso l'Arsenale militare marittimo di Augusta. Origini
Gli inizi di un'aviazione di marina risalgono ai primi anni del XX secolo, quando alcuni ufficiali della Regia Marina cominciarono a interessarsi alle prime possibili applicazioni di un mezzo aereo, prima attraverso dei palloni frenati, successivamente con i dirigibili e infine con la sperimentazione e l'uso dei primi aerei.
In questa fase pionieristica emerse la figura del sottotenente di vascello Mario Calderara, che nel 1909 prese alcune lezioni di volo da Wilbur Wright, in visita in Italia, conseguendo sul campo il brevetto di pilota e ottenendo nel 1910 il comando della prima scuola di volo italiana, ubicata all'aeroporto romano di Centocelle. Altra figura emergente di questa fase pionieristica fu quella del capitano del Genio navale Alessandro Guidoni, il cui nome è legato anche a una serie di progetti, in particolare modo quello delle «Navi Hangar».
Nel giugno del 1913, con un decreto ministeriale, fu costituito ufficialmente il «Servizio Aeronautico della Regia Marina», e il successivo 20 luglio fu nominato capo di stato maggiore della Regia Marina l'ammiraglio Paolo Thaon di Revel, sostenitore dell'Aviazione navale, che diede un notevole impulso allo sviluppo e al potenziamento del settore. La Marina commissionò anche la costruzione di una base aerea per idrovolanti, l'idroscalo di Orbetello.
Con l'evolversi dello sviluppo, il mezzo aereo fu ritenuto indispensabile per una più completa condotta delle operazioni in mare. Venne quindi a profilarsi l'esigenza di disporre di unità navali appositamente attrezzate al fine di usufruire al meglio delle potenzialità dei velivoli e per questo motivo, sin dal 1912, furono effettuate anche le prime prove relative alla sistemazione di aerei a bordo di unità navali con idrovolanti di tipo Curtiss, impiegati sulla corazzata Dante Alighieri, prima nave a imbarcare un idrovolante. In via sperimentale furono dotati di idrovolanti anche gli incrociatori corazzati Amalfi e San Marco.
A seguito delle esperienze fatte, la Regia Marina decise di trasformare l'incrociatore protetto Elba in nave appoggio idrovolanti, con la rimozione dell'intero armamento principale e la costruzione di ricoveri per alloggiare alcuni idrovolanti del tipo Curtiss «Flying Boat», da calare in mare per il decollo e recuperare al termine del volo tramite dei verricelli. L'aviorimessa era chiusa ai lati da teloni e poteva ospitare due aerei, mentre gli altri dovevano rimanere sulla piattaforma. La dotazione aerea era completata da un pallone frenato a bordo, mentre non era stato possibile ricavare uno spazio sufficiente per allestire una adeguata officina. LElba entrò in servizio come nave appoggio idrovolanti nel giugno 1914.
A queste unità ne fu affiancata un'altra, la nave mercantile Quarto, che fu acquistata della Regia Marina nel gennaio 1915 e ribattezzata Europa. I lavori di trasformazione di tale unità furono realizzati in pochi mesi all'Arsenale di La Spezia, con la nave che fu consegnata alla Regia Marina in prossimità dello scoppio del primo conflitto mondiale. Al termine dei lavori la nave era in grado di imbarcare quattro idrovolanti di medie dimensioni Macchi M.5.
Prima guerra mondiale
Lo scoppio della prima guerra mondiale diede un notevole impulso allo sviluppo dell'Aviazione navale. Il 24 maggio 1915, all’entrata in guerra dell'Italia, il Servizio Aeronautico della Regia Marina era così organizzato: 3 aeroscali per dirigibili a Ferrara (oggi Aeroporto di Ferrara-San Luca), Jesi e Campalto; stazione idrovolanti di Venezia con due aviorimesse (Sant'Andrea e Punta Sabbioni) con sei aerei di tipo diverso; stazione idrovolanti di Porto Corsini con quattro aerei Morane-Borel; stazione idrovolanti di Pesaro con due Flying Boats Curtiss; scuola di aviazione di Taranto con quindici aerei Curtiss; nave appoggio idrovolanti Elba a Brindisi con due idrovolanti Curtiss.
La Regia Marina aveva quindi a disposizione una trentina di idrovolanti (ma nessuno di essi era impiegabile con finalità belliche), due dirigibili e disponeva di 12 piloti di prima linea. Nel luglio 1915 fu trasferito alla Marina l'idroscalo di Grado, sull'omonima laguna, con la 253ª Squadriglia idrovolanti, che fu la base più vicina al fronte.
Con regio decreto del 7 settembre 1916 il Servizio Aeronautico della Regia Marina, inteso come unità militare aerea, fu posto alle dipendenze del Ministero della guerra, cosa che provocò le dimissioni dell'ammiraglio Thaon di Revel. La successiva mancata attuazione del decreto stesso fece però ritornare sulle sue posizioni l'ammiraglio, che riprendendo così il controllo della situazione, portò il Servizio Aeronautico a un livello di tutto rispetto. Per dare un ricovero ai dirigibili che avevano il compito di avvistare i sommergibili che tentavano di transitare attraverso lo stretto di Messina, fu anche costruito l'hangar dirigibili di Augusta che, tuttavia, fu ultimato solo nel 1920, a conflitto terminato.
Nell'ottobre del 1918, la Regia Marina disponeva anche di quattro squadriglie con i biplani Ca.44 (Ca.5), da 600 CV, e i grandi triplani Ca.40 (Ca.4) da 1 200 CV, con un carico bellico di 3 000 kg, per un peso totale di 6 500 kg.
Durante il conflitto il Servizio Aeronautico perse 121 uomini, ottenendo 405 decorazioni, tra cui due medaglie d'oro al valor militare, conferite ai tenenti di vascello piloti Giuseppe Garrassini Garbarino ed Eugenio Casagrande. Ebbe anche degli assi dell'aviazione come il tenente di vascello Giuseppe Miraglia e Orazio Pierozzi, Tenente di vascello che operò con gli idrocaccia da Brindisi per il contrasto all'aviazione austro-ungarica sul Mar Adriatico diventando l'ufficiale della marina italiana con il maggior numero di vittorie aeree nel conflitto.
Alla fine del conflitto disponeva di ben 25 dirigibili, 550 idrovolanti e 86 aerei da caccia.
Forza aerea della Marina Il 30 settembre 1920, lo stesso re Vittorio Emanuele III attribuì ufficialmente al Servizio Aeronautico la denominazione di «Forza Aerea della Regia Marina»Regio Decreto nº 1438 del 30 settembre 1920 concedendole la bandiera di guerra, che fu insignita della medaglia d'argento al valor militare «per l'intensa attività svolta con onore durante tutto il corso della Prima guerra mondiale».
Nel 1923 la nave da trasporto delle Ferrovie Città di Messina, appena varata, fu incorporata nella Regia Marina per fornire supporto logistico agli idrovolanti in dotazione alle navi da battaglia e agli incrociatori, con compiti di nave officina per l'assistenza e la riparazione degli aerei e nel contempo per trasportarli presso le squadre navali cui fornire supporto. I lavori di trasformazione, effettuati presso il Regio arsenale della Spezia, iniziarono il 24 gennaio 1925 e ribattezzata nave appoggio idrovolanti Giuseppe Miraglia entrò in servizio il 1º novembre 1927.
Nel 1923 fu costituita la Regia Aeronautica quale terza forza armata, mentre la Forza aerea della Regia Marina mantenne inizialmente la propria autonomia.
Dalla seconda metà degli anni venti la Regia Marina valutò l'opportunità di dotare le sue maggiori unità di velivoli di supporto per permettere il lancio degli aerei con la nave in moto, anche in presenza di onde di altezza tale da non permettere il decollo dalla superficie del mare. Furono installate delle catapulte, che erano delle strutture a traliccio, brandeggiabili o fisse, sulle quali scorreva un carrello di lancio al quale era fissato l'aereo, con il carrello che veniva accelerato mediante l'immissione di aria compressa all'interno di appositi cilindri di espansione. Dopo una serie di prove con vari idrovolanti, progettati per uso civile come i Macchi M.18, o i più specifici come i Piaggio P.6 e i CANT 25, negli anni trenta fu adottato il più moderno idrovolante da ricognizione marittima IMAM Ro.43, biplano biposto a galleggiante centrale in legno, che pur non essendo dotato di brillanti doti marine raggiungeva i 300 km/h e con circa 1 000 km di autonomia. di Sebastiano Tringali. Esso divenne la dotazione standard per tutte le maggiori unità della Marina, le cui ali potevano essere ripiegate all'indietro per permettere il ricovero degli aerei sulle navi.
Assorbimento nella Regia Aeronautica Con legge, nel 1931, la Forza Aerea della Regia Marina fu posta alle dipendenze di un generale della Regia Aeronautica, con gli ufficiali piloti della Regia Marina chiamati a svolgere funzioni di Osservatore dall'aeroplano, compito che manterranno anche quando una legge del 1937 assegnò definitivamente tutti i velivoli aerei militari alla Aviazione Ausiliaria per la Marina della Regia Aeronautica.
Seconda guerra mondiale Con lo scoppio della seconda guerra mondiale il Ro.43 era l'unico aereo imbarcato e sulle varie unità della Regia Marina erano pronti all'impiego 42 di questi idrovolanti che si trovarono a ricoprire anche l'improbabile ruolo di caccia, assolutamente inadeguato, essendo dotati questi aerei solamente di due mitragliatrici Breda-SAFAT da 7,7 mm, una fissa sul muso e una brandeggiabile in posizione dorsale. Una serie di deficienze strutturali rivelatesi a causa dell'intenso uso costrinsero alla progettazione di una seconda versione migliorata, che portò il numero totale degli esemplari prodotti a 194, ma che restava relegata al ruolo di ricognizione e di osservazione di supporto all'artiglieria navale. Rimanevano molto complesse poi le operazioni di reimbarco a fine missione che dovevano essere eseguite a nave ferma, e compatibilmente alle condizioni meteorologiche, tramite l'imbragatura del velivolo che veniva issato sul ponte con una gru, aumentando così però la vulnerabilità dell'unità navale impegnata all'operazione di recupero, tanto che alla fine si preferì che i velivoli rientrassero in un idroscalo costiero per effettuare successivamente il reimbarco con la nave in porto, consentendo in pratica, per ogni singola navigazione, l'utilizzo di ogni velivolo imbarcato per un'unica missione.
Con questi mezzi la copertura aerea si dimostrò inadeguata se posta in contrapposizione a quella della Mediterranean Fleet della Royal Navy che l'11 novembre 1940, nella cosiddetta notte di Taranto con gli aerosiluranti decollati dalla portaerei Illustrious mise fuori combattimento le corazzate Littorio, Duilio e Cavour. Alcuni mesi dopo nel marzo 1941, nella battaglia di Capo Matapan, altri aerosiluranti, decollati dalla portaerei Formidable danneggiarono la corazzata Vittorio Veneto che riuscì a rientrare a Taranto e soprattutto causarono indirettamente l'annientamento dell'intera I Divisione incrociatori, attardatasi per prestare soccorso ad alcune unità della stessa divisione danneggiata fu coinvolta in un violento combattimento notturno con la squadra principale britannica, guidata sul posto dalla ricognizione. Affondarono gli incrociatori pesanti Zara, Fiume e Pola (ovvero tutti gli incrociatori presenti) e i cacciatorpediniere della scorta Carducci e Alfieri (ovvero metà dei cacciatorpediniere presenti), causando la morte di 2023 marinai, di cui 783 del Zara, 813 del Pola, 211 dellAlfieri e 169 del Carducci.