Laccòlito (ripreso dal greco ἁκόλουθος, pronuncia: akòlutos, derivato da akóloythos, ossia compagno di viaggio, derivato di kéleythos sentiero,Moretti & Frascati, . Il Moroni, op. cit., p. 59, dice che il nome di "accoliti" fu dato dagli antichi Greci a coloro si dimostrarono fermamente invariabili nelle loro risoluzioni. reso in latino tardo acòlythus, corrispondente nel significato al latino sequens o comes: seguace, attendente) è un ministro di culto in aiuto del diacono e a servizio del sacerdote all'altare e nelle processioni e in altri atti di culto in alcune Chiese cristiane: nella Chiesa cattolica, nelle Chiese della Comunione anglicana, nelle Chiese luterane, in alcune Chiese metodiste e nelle Chiese armeneCfr. Filippo Oppenheim, op. cit., p. 198.. Il termine indica propriamente colui che ha ricevuto laccolitato e anche i ministranti, che svolgono alcune delle funzioni dell'accolito istituito od ordinato. Si distingue quindi l'accolito istituito od ordinato dall'accolito facente funzioni. Quest'ultimo non ha tutte le facoltà dell'accolito istituito od ordinato. In alcune Chiese ortodosse il termine accolito indica i ministranti.
Nella Chiesa cattolica Nella Chiesa cattolica la disciplina concernente l'accolitato varia secondo le tradizioni delle diverse Chiese particolari.
Chiesa latina Nella Chiesa latina, prima della riforma attuata da Paolo VI nel 1972, l'accolitato era il quarto e ultimo degli ordini minori, che venivano conferiti a un chierico. Infatti fino al 1972 si diventava chierici con il sacro rito della tonsuraCfr. Anonimo, ., amministrato prima del conferimento di qualsiasi degli ordini minori o maggiori, a differenza della situazione nei primi secoli cristiani, quando erano considerati chierici tutti quelli che eseguivano funzioni, anche non liturgiche, a servizio della ChiesaCfr. Boudinton, .
Dal 1º gennaio 1973, data dell'entrata in vigore della Lettera Apostolica in forma di motu proprio Ministeria quaedam del 15 agosto 1972, l'accolitato non è più considerato un ordine minore ma un ministero laicaleVedi Paolo VI, , n. II. e, dato che ora si diventa chierici non con il rito della tonsura ma con l'ordinazione diaconale (ordinazione che segue il conferimento dell'accolitato), l'accolito non è membro del cleroVedi Paolo VI, , n. I..
È compito dell'accolito curare il servizio dell'altare, aiutare il diacono e il sacerdote nelle azioni liturgiche, specialmente nella celebrazione della Santa Messa; inoltre, distribuire, come ministro straordinario, la Santa Comunione in mancanza di ministri ordinari o quando essi siano impediti o in numero insufficienteVedi Paolo VI, , n. VI..
Chi è destinato al diaconato e al presbiterato deve anteriormente ricevere ed esercitare per un periodo appropriato il ministero dell'accolitatoVedi Paolo VI. , n. X.. Questo ministero può essere affidato anche a chi non è candidato al sacramento dell'OrdineVedi Paolo VI, , n. III. e possiede l'età minima e gli altri requisiti determinati dall'ordinario del luogoVedi per esempio per la Diocesi di Brindisi-Ostuni: Caliandro, e abbia avuto una specifica formazioneVedi per esempio le disposizioni del Vicariato di Roma, .
La candidatura all'accolitato è ammessa dal proprio ordinario (vescovo diocesano o per gli istituti clericali di perfezione dal superiore religioso competente: superiore maggiore o provinciale). Il conferimento del ministero viene essere effettuato dallo stesso ordinario o da un altro mediante il rito liturgico approvato dalla Santa SedeVedi Paolo VI, , n. IX..
Con la Lettera Apostolica in forma di motu proprio Spiritus Domini del 10 gennaio 2021 nella Chiesa latina al ministero dell'accolitato possono accedere indistintamente uomini e donneVedi Francesco, , 26 gennaio 2022..
Storia Età antica Fuori di Roma, in particolare nella diocesi di Milano, in Francia e Spagna, l'accolitato per molto tempo non fu considerato un ordine minore.
Probabilmente, nella storia della Chiesa, la figura dell'accolito apparve per la prima volta nell'oscuro brano riguardante la vita di papa Vittore I (189-199), erroneamente attribuito da Lucio Ferraris (I, 101) a papa Pio I (140-155), che menzionava dei sequentes, forse con i compiti degli accolitiCfr. Duchesne, , pp. 137 [426 del PDF], citato da Oppenheim, op. cit., p. 198 («Hic fecit sequentes cleros») e 161 [450 del PDF].. In ogni caso, il primo documento autentico ed esistente in cui si fa menzione degli accoliti è una lettera, scritta nel 251, da papa Cornelio a Fabio, vescovo di Antiochia, in cui il papa elencava precisamente i gradi del clero romanoCfr. Eusebio di Cesarea, , libro VI, XlIII, pp. 215-216 del PDF.. In quel periodo, a Roma, divisi secondo le 7 regioni dell'Urbe, c'erano 46 sacerdoti, 7 diaconi, 7 suddiaconi, 42 accoliti e 52 tra esorcisti, lettori e ostiari. Papa Caio o Gaio (283-296) cita gli accoliti nell'elenco degli ordini ecclesiasticiPapa Gaio utilizza ancora il termine sequens per indicare gli accoliti nell'elenco degli ordini ecclesiastici (ostiarius, lector, exorcista, sequens, subdiaconus, diaconus, presbiter, episcopus); cfr. Duchesne, Liber..., op. cit., vol. I, p. 161 (450 del PDF).. È degno di nota che 250 anni più tardi il Constitutum Silvestri, un documento databile intorno al 501, informa che a Roma durante il pontificato di Silvestro I (314-335) vi erano 45 accolitiCfr. Mansi, , Cfr. Meehan, op. cit.. Papa Fabiano (236-250), il predecessore di Cornelio, aveva diviso Roma in sette distretti o regioni ecclesiastiche, mettendo un diacono a capo di ognuna. A questa divisione amministrativa, presto seguì una redistribuzione del clero cittadino. Gli accoliti romani erano soggetti al diacono della regione o, in caso di sua assenza o morte, all'arcidiacono. In ogni regione erano presenti un diacono, un suddiacono e, in base al documento di cui sopra, probabilmente, 6 accoliti. Gli antichi documenti ecclesiastici portano a ritenere che il suddiacono fosse una sorta di capo accolito o "arciaccolito". In seguito, verso la prima metà del X secolo si incontra il termine di arciaccolito in Liutprando di Cremona con il significato di una "dignità" nella Chiesa metropolitana di CapuaCfr. Liutrprando di Cremona, op. cit., VI, 6.. Si possono quindi vedere i ministeri del suddiacono e dell'accolito come uno sviluppo di quello del diacono. Inoltre, queste tre categorie di chierici differiscono dagli altri ordini minori per il fatto che sono tutte legate al servizio presso l'altare, mentre le altre (ostiari, lettori, esorcisti) non lo sono.
Le epistole di san Cipriano dimostrano ampiamente che oltre che a Roma, anche a Cartagine, alla metà del III secolo, erano presenti degli accolitiCfr. Cipriano, op. cit., Lettere 7, 28, 34, 52, 59, 78, 79. Successivamente a Cartagine gli accoliti furono chiamati ceroferarii: «a deportandis cereis, quando legendum Evangelium est, aut sacrificium offerendum; tunc enim accenduntur luminaria ab eis, et deportantur» (Isidoro di Siviglia, De ecclesiasticis officiis, 2, 24; PL 83, 793; Etymol. VII, 12, 29).. Da questi dati non si può concludere che in quell'epoca tutte le Chiese occidentali, particolarmente quelle più piccole, abbiano avuto accolitiCfr. Duchesne, Origines..., op. cit, p. 332.. A partire dal secolo IV gli accoliti sono frequentemente citati in documenti epigrafici e letterariCfr. Oppenheim, op. cit., p. 198 che cita: DACL, i, col. 350ss; Liber Pontif., I, p. 223, note 6 e 7; De Rossi, Bull. ser. I, I (1863), p. 25; E.F. Le Blant, Inscrip. chrét. de la Gaule, I, Parigi, 1856, p. 77, n. 56).. Eusebio citava gli accoliti presenti al Primo concilio di Nicea (325) non come preposti al servizio presso gli altari, ma come persone facenti parte del seguito dei vescoviCfr. Eusebio di Cesarea, , III, 8.. Gli Statuta Ecclesiae Antiqua, spesso considerati decreti del cosiddetto Quarto sinodo di Cartagine (398), ma in realtà risalenti alla fine del V o alla prima parte del VI secoloCfr. Duchesne, , dimostrano che questo ordine era conosciuto anche nella provincia ecclesiastica di Arles in Gallia, dove furono emanati questi decretiCfr. Duchesne, Origines..., op. cit, p. 350.. Dando credito ai desideri del vescovo Bennadio, predecessore di Remigio di Reims, si potrebbe concludere che a Reims, nel V secolo, non esistevano accoliti: infatti, egli enumerava tutte le categorie di chierici ad eccezione di questaCfr. Flodoard, , . Nell'epigrafia cristiana delle Gallie si fa menzione, per quanto è noto, di un solo accolito presente a Lione nel 517Cfr. La Blant, op. cit., epigrafe 36, pp. 77-78. e, in generale, nei primi cinque secoli, si trovano poche epigrafi che fanno riferimento ad accoliti. Nella Collectio Canonum Hibernensis l'accolito non veniva riportato tra i sette gradi ecclesiastici, ma posto, con il salmista ed il cantore, al di fuori della gerarchia ordinariaCfr. Collectio Canonum Hibernensis, , pp. 26-27. I sette gradi degli ecclesiastici sono citati in quest'ordine: ostiario, esorcista, lettore, suddiacono, diacono, sacerdote, vescovo..
Nel sesto canone dei summenzionati Statuta, i doveri degli accoliti vengono specificati conformemente a quanto scritto da Giovanni il Diacono nella sua lettera a Senarius«La lettera del diacono Giovanni a Senario sottolinea che gli accoliti, diversamente dagli esorcisti, hanno la facoltà di portare i sacramenta e di servire i sacerdoti» (Pellegrini, op. cit., p. 530). Vedi il testo nella lettera di Joannes Diaconus, Epistola.., op. cit., in Migne, op. cit., vol. LIX, col. 405: «Acolythi autem exorcistis hoc ordine differunt, quod exorcistis portandi sacramenta, eaque sacerdotibus ministrandi negata potestas est»..