L'opera di Montesquieu si sviluppò nel contesto del movimento intellettuale e culturale noto come Illuminismo ed è considerato fondamentale il suo contributo alla teoria della separazione dei poteri. È anche ricordato per aver incluso il dispotismo come una classificazione a sé stante delle forme di governo, accanto a repubblica e monarchia .

Da giovane appassionato di scienza, pubblicò anonimamente Lettere persiane (1721), un romanzo epistolare che offre una divertente satira della società francese del periodo della Reggenza, vista attraverso gli occhi di viaggiatori persiani immaginari. Il romanzo mette in discussione diversi sistemi politici e sociali, tra cui quello persiano.

Viaggiò poi in Europa e trascorse più di un anno in Inghilterra, dove osservò la monarchia costituzionale e parlamentare che aveva sostituito la monarchia autocratica.

Tornato al suo castello di La Brède, si dedicò alle sue opere principali, che univano storia e filosofia politica: Considerazioni sulle cause della grandezza dei Romani e della loro decadenza (1734) e Lo spirito delle leggi (1748), in cui sviluppò il suo pensiero sulla distribuzione delle funzioni statali tra i suoi vari rami, in seguito definito "principio di separazione dei poteri".

Montesquieu, come John Locke, è uno dei pensatori che si sono occupati dell'organizzazione politica e sociale su cui si basano le moderne società liberali. Il suo pensiero deve essere inquadrato nello spirito critico dell'Illuminismo francese, evidente in tratti come la tolleranza religiosa, l'aspirazione alla libertà e il suo concetto di felicità in senso civico, sebbene si distinguesse dagli altri autori dell'epoca per la sua ricerca di una conoscenza più concreta ed empirica in opposizione all'astrazione dominante e al metodo deduttivo. Le sue idee, in particolare per quanto riguarda la separazione dei poteri, hanno contribuito a definire i principi delle moderne democrazie occidentali.

Biografia

1689-1712: Infanzia, giovinezza e studi

Charles-Louis de Secondat nacque da un'illustre famiglia di giuristi appartenente alla nobiltà di toga aquitana, in particolare della provincia della Gironda. La sua famiglia era di origine ugonotta. Figlio di Jacques de Secondat, barone di Montesquieu (1654-1713), e di Marie-Françoise de Pesnel, baronessa di la Brède (1665-1696), venne alla luce nel castello di La Brède, nell'allora circondario di Bordeaux. Suo padre era un soldato con una lunga ascendenza nobiliare che comprendeva la discendenza da Richard de la Pole, pretendente della Casa di York alla corona inglese. Sua madre, Marie Françoise de Pesnel, morta quando Carlo aveva sette anni, era un'ereditiera che portò il titolo di baronia di La Brède alla famiglia SecondatSorel, A. Montesquieu. London, George Routledge & Sons, 1887 (Ulan Press reprint, 2011), p. 10.. I suoi genitori scelsero quale suo padrino un mendicante affinché egli ricordasse che i poveri sono suoi fratelli. Il fatto fu registrato negli archivi parrocchiali: "Oggi, 18 gennaio 1689 è stato battezzato nella nostra chiesa parrocchiale il figlio di M. de Secondat, nostro signore. Egli fu tenuto al fonte battesimale da un povero mendicante di questa parrocchia, di nome Charles, allo scopo che il suo padrino gli rammenti per tutta la vita che i poveri sono nostri fratelli. Che il Buon Dio ci conservi questo bambino."

I primi anni di vita di Montesquieu furono un periodo di significativi cambiamenti governativi. L'Inghilterra si era dichiarata monarchia costituzionale in seguito alla Gloriosa rivoluzione (1688-1689) e si era unita alla Scozia nell'Unione del 1707 per formare il Regno di Gran Bretagna. In Francia, il regnante Luigi XIV morì nel 1715 e gli succedette il piccolo Luigi XV, che aveva solo cinque anni. Queste trasformazioni nazionali ebbero un grande impatto su Montesquieu, che vi fece ripetutamente riferimento nelle sue opere.

Dopo la morte della madre fu mandato al Collegio cattolico di Juilly, una prestigiosa scuola per i figli della nobiltà francese, dove rimase dal 1700 al 1711Sorel (1887), p. 11..

1713-1719: L'eredità ed il titolo di barone di Montesquieu

Suo padre morì nel 1713 e divenne un pupillo di suo zio, il barone di MontesquieuSorel (1887), p. 12.. Nel 1714, entrò in Magistratura come consigliere laico del Parlamento di Bordeaux. Mostrò una preferenza per il protestantesimo. Nel 1715 il matrimonio con Jeanne de Lartigue, dalla quale ebbe tre figli. La moglie proveniva da una ricca famiglia ugonotta neo-nobiliareSorel (1887), pp. 11–12.. Nel 1716 morì lo zio paterno, da cui ereditò il titolo nobiliare, il patrimonio e la carica di Président à mortier dello stesso ParlamentoSorel (1887), pp. 12–13..

Nel 1716 divenne presidente dell'Accademia scientifico-letteraria di Bordeaux, scrivendo e trattando temi disparati. Di questo periodo sono infatti saggi come Sur le système des idées (1716), Sur la différence des gémes, Sur la politique des Romains dans la religion (1717), Recherche de l'essence des maladies en général (1717), Sur la cause de l'écho (1718), Sur la transparence des corps (1720), Sur la pesanteur des corps (1720). Con sincero atteggiamento illuminista cfu sempre molto critico verso la religione considerandolo come instrumentum regni. Nel suo Dissertation sur la politique des Romains en matière de religion (1716) assumerà quell'atteggiamento critico e di forte condanna verso ogno forma di remissività nei confronti della Chiesa e dello Stato. Nonostante la marginale importanza in ambito scientifico di questi studi, alcuni ricercatori hanno osservato la loro rilevanza nella formazione del Montesquieu, dandogli quell'impostazione strutturale e linguistica da geometra e naturalista, che ritroveremo poi in molte delle sue opere più famose.

1720-1734: Lettere persiane

Pur avendo raggiunto una discreta notorietà, Montesquieu abbandonò ben presto la professione forense per dedicarsi allo studio e alla scrittura. Raggiunse il successo letterario con la pubblicazione delle sue Lettere persiane (in francese: Lettres persanes) del 1721, una satira che rappresentava la società vista attraverso gli occhi di due persiani in visita a Parigi, criticando abilmente le assurdità e la natura grottesca della società della Reggenza e delle credenze religiose della Francia e dell'Europa, con profonde riflessioni filosofiche unite a uno spirito irriverente e spesso ironico e satirico. Nel libro apparivano poi chiare le prese di posizione contro le teorie politiche di Thomas Hobbes, opponendo alla sua visione dello stato di natura come bellum omnium contra omnes (guerra di ciascuno contro tutti), la visione della naturale socievolezza degli uomini, delineando anche un'analisi comparativa delle forme di governo che precede lo sviluppo dei suoi lavori successivi. L'opera divenne immediatamente un classico.

Nel 1722, si recò a Parigi ed entrò a far parte dei circoli mondani con l'aiuto di amici, tra cui il Duca di Berwick, che aveva conosciuto quando Berwick era governatore militare a Bordeaux. Qui conobbe anche il politico inglese Visconte Bolingbroke, le cui opinioni politiche si rifletterono in seguito nelle analisi della Costituzione inglese da parte di Montesquieu. Nel 1726 con lo sguardo orientato a verso Parigi, cedette il suo incarico annoiato dal parlamento. Più tardi, nonostante alcuni ostacoli, fu eletto all'Académie Française nel gennaio del 1728.

Nell'aprile del 1728, con il nipote di Berwick, accompagnato da Lord Waldegrave, Montesquieu intraprese un grande viaggio in Europa, durante il quale tenne un diario. I suoi viaggi attraversarono l'Austria, la Slovacchia, l'Ungheria, una breve visita in Germania e un anno di permanenza in Italia. Si recò poi in Inghilterra alla fine di ottobre del 1729, in compagnia di Lord Chesterfield, dove fu iniziato alla Massoneria presso la Horn Tavern Lodge di Westminster. Secondo un'altra fonte, invece, fu iniziato nel 1720 e nel 1725 fu tra i fondatori della prima loggia pariginaWilliam R. Denslow, Harry S. Truman, 10,000 Famous Freemasons, 1957. Rimase in Inghilterra fino alla primavera del 1731, quando tornò a La Brède. Esteriormente sembrava sistemarsi come uno scudiero: modificò il suo parco secondo la moda inglese, fece ricerche sulla propria genealogia e affermò i suoi diritti signorili. Ma era costantemente al lavoro nel suo studio, un terreno fertile per le idee che conteneva una collezione di libri storici di 3000 volumi. Queste fonti, insieme alle sue riflessioni sulla geografia, sulle leggi e sui costumi che furono ispirate e influenzate dai suoi viaggi, divennero le fonti primarie per le sue principali opere di filosofia politica di quel periodo, come il suo capolavoro Des l'Esprit des Lois.

1734-1755: Il ritorno al castello De la Brède e Lo spirito delle leggi Di ritorno al castello De la Brède, nel 1734, pubblicò, a coronamento dei suoi viaggi, una riflessione storica intitolata Considerazioni sulle cause della grandezza dei Romani e della loro decadenza (in francese: Considérations sur les causes de la grandeur des Romains et de leur décadence). Nell'opera Montesquieu rileggeva gli eventi storici della Roma antica, in aperta opposizione alla visione provvidenzialista di Jacques Bénigne Bossuet, riportando gli eventi in una dimensione umana e naturale.

In questi anni partecipò alla movimento dei Philosophes pubblicando il suo Saggio sul gusto per lEncyclopédie. Raccolse poi numerosi documenti per preparare Lo spirito delle leggi (in francese: De l'esprit des lois). Lo spirito delle leggi fu pubblicato anonimo nel 1748 grazie anche all'aiuto di Mme de Tencin. Tale capolavoro ebbe un successo enorme. L'opera ebbe rapidamente un'influenza profonda sul pensiero politico in Europa e in America. In Francia, il libro fu accolto con entusiasmo da molti, ma fu denunciato dalla Sorbona e, nel 1751, dalla Chiesa cattolica inserendolo nell'Indice dei libri proibiti. Ricevette i massimi elogi da gran parte del resto d'Europa, in particolare dalla Gran Bretagna. A seguito degli attacchi che il suo libro subì, Montesquieu pubblicò nel 1750 la Défense de l'Esprit des lois (Difesa dello spirito delle leggi).

Montesquieu fu considerato un paladino della libertà nelle colonie britanniche del Nord America. Secondo un'indagine sulle opere di fine Settecento del politologo Donald Lutz, Montesquieu era l'autorità più frequentemente citata in materia di governo e politica nell'America britannica coloniale pre-rivoluzionaria, più citata dai padri fondatori americani di qualsiasi altra fonte, fatta eccezione per la Bibbia Dopo la Rivoluzione americana, la sua opera continuò a esercitare una forte influenza su molti dei padri fondatori americani, in particolare su James Madison della Virginia, il "Padre della Costituzione". La filosofia di Montesquieu, secondo cui "il governo dovrebbe essere istituito in modo che nessun uomo debba temere l'altro", ricordò a Madison e ad altri che una fondazione libera e stabile per il loro nuovo governo nazionale richiedeva una separazione dei poteri chiaramente definita ed equilibrata.

Dopo la pubblicazione di Lo spirito delle leggi Montesquieu fu circondato da un vero e proprio culto. Egli continuò i suoi viaggi in Ungheria, in Austria e in Italia, dove soggiornò un anno e nel Regno Unito, in cui si fermò per un anno e mezzo. Afflitto dalla quasi totale perdita della vista, morì nel 1755 a causa di una forte infiammazione.

Gli è stato dedicato un asteroide, 7064 Montesquieu.

Filosofia e pensiero Filosofia della storia

Come filosofo della storia di Montesquieu tendeva a considerare secondario il ruolo delle singole persone e dei singoli eventi. Nelle Considerazioni sulle cause della grandezza dei Romani e della loro decadenza, espose la visione secondo cui ogni evento storico particolare era guidato da un movimento generale:

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