Santa Maria Immacolata all'Esquilino è una delle chiese di Roma, nel rione Esquilino, in via Emanuele Filiberto, numero civico 129.

Storia

La chiesa fu costruita tra il 1901 ed il 1914 per la Congregazione dei Frati della Carità, detti Padri BigiLa congregazione dei Padri Bigi, fondati da Ludovico da Casoria, si sciolse nel 1972.. I lavori di costruzione iniziarono effettivamente il 28 marzo 1901, essendo questa la data di prima compilazione del Giornale di Scavo della Soprintendenza Archeologica di Roma. La Congregazione dei Frati della Carità apparteneva al Terz‟Ordine di San Francesco e fu fondata a Napoli nel 1859 da padre Ludovico da Casoria (fonte: La Carità e l‟Orfanello). Il progetto dell'edificio è dell'architetto Antonio Curri di Napoli e la direzione dei lavori fu dell'ingegner Luigi Cortesi.

La prima messa fu celebrata in data 8 dicembre 1914, ma l'edificio religioso fu consacrato dal cardinal Luigi Traglia solo il 21 aprile 1942, come ricorda una lapide all'entrata.

La facciata è in stile neogotico. La sommità è a forma triangolare. Per questo motivo è detta “a capanna” ed è organizzata secondo un asse di simmetria verticale, con due torri laterali. È larga ventuno metri ed è alta, all’estremità della croce, poco più di ventidue metri. Sopra il portale d'ingresso vi è un mosaico dell'Immacolata avvolta in un mantello decorato da stelle. Più in alto è presente un rosone che si distingue per l’elegante composizione, formata da archi intrecciati e da sedici colonnine in pietra calcare di Lecce, poste a raggiera. La forma ricorda una ruota a raggi e il significato simbolico del cerchio, una linea senza inizio e senza fine, allude all’eternità. L'impianto spaziale dell'interno è strutturato secondo il modello architettonico di navate con cappelle passanti. La copertura è costituita da una serie successiva di volte, del tipo a crociera costolonata gotica, sorrette da murature di grande spessore e da pilastri a fascio. A loro protezione in anni successivi fu realizzato un tetto spiovente. Lo spazio che si venne a creare tra l’estradosso delle volte e detto tetto a capanna ha dato forma a un ampio vano. Questo sottotetto, illuminato solo da due finestre sul lato di Via Galilei, seppur quasi inaccessibile fu assai utile durante l’occupazione nazista nella Seconda Guerra Mondiale.

I dipinti interni non sono affreschi, ma pitture murali realizzate "a secco" utilizzando leganti di tipo proteico, per lo più uova. Ideatrice del lavoro pittorico figurativo fu l'architetto e pittrice perugino Gina Baldracchini che lavorò al fianco di Clelia Argentati, pittrice umbra originaria di Baschi (Terni). Lavorarono tra il maggio del 1925 e la fine del 1928. Già all'epoca, nella fantasia popolare, ciò fece identificare l'edificio sacro come la "chiesa delle pittrici" per dare importanza a queste due donne chiamate alla responsabilità di dipingere una chiesa "contemporanea" (fonte: La Carità e l‟Orfanello del 1925 - Anno LX - Volume LXXXV - Nei Nostri Istituiti - Roma).

Tutto l’impianto iconografico della Chiesa è costituito da immagini semplici, ma di grande impatto visivo.

Gina Baldracchini ha eseguito: il dono delle stimmate, la predica agli uccelli (1928), l’Incoronazione di Maria(1927), il profeta Isaia, Giuditta, il profeta Ezechiele (1928), la scena della Natività, l’Annunciazione, San Ludovico da Tolosa, Santa Chiara d’Assisi, Santa Elisabetta d’Ungheria e la beata Delfina di Signe.

Clelia Argentati ha invece eseguito la scena del Perdono di Assisi (1928), il Re David, Esther (1928), San Bonaventura da Bagnoregio (1928), San Elzeario di Sabra(1926), San Ludovico Re (1926), Santa Margherita da Cortona (1928), la Dormizione della Vergine con l’Assunzione di Maria (1928), la Visitazione (1926) e la presentazione di Gesù al Tempio (1926).

L‟idea di dipingere l‟intradosso delle volte di copertura con un cielo stellato di uno splendido blu cobalto fu di frate Angelico Calabrese, come scritto nelle pubblicazioni della Congregazione, in particolare nei fascicoli di La Carità e l‟Orfanello.

Lo spazio che esiste tra l'estradosso delle volte e il tetto esterno a capanna crea un ampio vano, mai rifinito. Questo sottotetto, illuminato solo da due finestre sul lato di Via Galilei, anche se quasi inaccessibile, è stato utilizzato dai frati Bigi durante l'occupazione nazista di Roma nella Seconda guerra mondiale, come nascondiglio per aiutare chi aveva bisogno di un rifugio (le persone nascoste dai frati per le quali si è trovata testimonianza storica certa, furono almeno dieci, come riportato anche da Andrea Riccardi nel suo L‟inverno più lungo: 1943-1944 Pio XII, gli ebrei e i nazisti a Roma, Edizioni Laterza, 2008).

Altre fonti ufficiali confermano la presenza di almeno 10 persone dopo l’8 Settembre (fonte: Rivista di storia della Chiesa in Italia - Anno LVIII - I° semestre 2004 - “Gli ebrei negli istituti religiosi a Roma (1943-1944) Dall’arrivo alla partenza” - Grazia Loparco Appendice - pagina 154).

Le navate laterali ospitano quattro altari, due per ogni navatella, tutti consacrati il giorno della festa di Santa Elisabetta d’Ungheria, il 19 Novembre del 1931, come riportato nelle iscrizioni delle targhe poste sul muro ai loro lati.

In controfacciata è collocato un organo di importanti dimensioni. L’organo è a canne in zinco verniciato, con le bocche disposte su più campate e allineate tra loro. Fu commissionato dai Bigi nel 1932 alla ditta dei Fratelli Migliorini di Roma.

Le vetrate sono solo sulla parete lungo via Galileo Galilei e sono in sufficiente stato di conservazione. Sono opera degli artisti della famiglia Giuliani. Il programma iconografico è di carattere cristologico e mariologico e riporta scene evangeliche. Sul lato opposto non entra luce naturale perché si tratta del muro di separazione con un altro ambiente interno ma anche su questo lato sembrano essere presenti delle vetrate artistiche, della stessa dimensione di quelle poste sul lato opposto. Non sono finestre, ma sono solo dei fogli dipinti che ripetono le stesse scene rappresentate nelle vetrate di fronte, poi ricoperti con vetri trasparenti

La chiesa è un luogo sussidiario di culto della parrocchia dei Santi Marcellino e Pietro al Laterano e anche una diaconia. Infatti papa Francesco l'ha istituita nel Concistoro del 28 giugno 2018 affidandola al cardinale diacono Konrad Krajewski.

Nell'edificio accanto alla chiesa (con ingresso da viale Manzoni 30), vi era la sede della Congregazione e, fino al 1975, una scuola gestita dai frati Bigi (il fabbricato fu venduto a privati alla fine degli anni '70 e dagli anni 2.000 l'edificio è un hotel). Tutto ciò conseguenza della soppressione della Congregazione dei Bigi tramite decreto del Presidente della Repubblica n. 341 del 1972.

Nel 2022 l'edificio è stato oggetto di restauro e rifacimento facciate con il ripristino del colore originario delle murature esterne

Note

Bibliografia Claudio Rendina, Le Chiese di Roma, Milano, Newton & Compton Editori, 2000, p. 217. Giuseppe Palmisciano, La Carità di Ludovico da Casoria. Chiesa, cultura e movimento cattolico a Napoli dopo l'Unità d'Italia - Il Pozzo di Giacobbe - 2018. Domenico Repice e Antonino Contaldi, La chiesa delle pittrici - Edizioni Chillemi - Maggio 2023 La Carità e l‟Orfanello, cronache, articoli e aneddoti, fascicolati anno per anno dal 1897 al 1952 conservati presso la biblioteca delle suore Elisabettine di Roma Via Appio Claudio, 10 e presso Biblioteca Universitaria di Napoli (Scheda 646) - Catalogo dei periodici (NA0070) Fogli n. 823 e 824 del faldone 1 dei Giornali di Scavo archeologico dell‟E-book: Giornale degli Scavi che si eseguiscono negli anni 1873-1935 e da Tav VI della carta archeologica - Archivio Storico a Palazzo Altemps - Ministero per i Beni e le Attività Culturali Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma. Andrea Riccardi, L‟inverno più lungo: 1943-1944 Pio XII, gli ebrei e i nazisti a Roma, Edizioni Laterza, 2008 Angelo Piperno, I racconti di Barotto- Volume II° - Editore La Giuntina Firenze - 1987 La Carità e l’Orfanello, cronache, articoli e aneddoti, fascicolati anno per anno dal 1897 al 1952 conservati presso la biblioteca delle suore Elisabettine di Roma Via Appio Claudio, 10 e presso Biblioteca Universitaria di Napoli (Scheda 646) – Catalogo dei periodici (NA0070)

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