Turano (Törà o Türà in dialetto bresciano) è una frazione del comune di Valvestino, nella omonima valle in provincia di Brescia.

È il capoluogo comunale, sede del municipio e il comune ebbe nome Turano fino a quando nel 1931 cambiò il nome con l'attuale. Fino al XIX secolo fu sede del Consiglio generale della Val Vestino che riuniva in assemblea i rappresentanti delle cinque comunità di Armo, Bollone, Magasa, Moerna, Persone e la stessa Turano.

Origine del nome Diverse le ipotesi avanzate sull'origine del nome e secondo alcuni storici il toponimo deriverebbe da Turan, tradotto in "la Signora", la divinità etrusca dell'amore e della fertilità corrispondente alla dea Venere dei Romani. Infatti per costoro i toponimi che mostrano radici di "tiv" o "tur" sarebbero collegabili a nomi di divinità etrusche così come per la frazione di Turano di Fivizzano. Per altri invece il toponimo è di epoca romana riconducibile alle parole latine "Tres amnes" (tre fiumi), data la confluenza dei tre torrenti che scorrono ai suoi piedi, il Magasino, il Personcino e l'Armarolo. o dal gentilizio latino "Tur(r)ius" o "Turus" col suffisso aggettivale -anus che indica una proprietà fondiaria o ancora da "Turris amnis" che significa letteralmente "torre del fiume"Le stesse ipotesi sono state avanzate per i toponimi dei comuni di Turano Lodigiano e Tirano.. Quest'ultima ipotesi, è suffragata da un'antica tradizione popolare locale, trascritta anche da Claudio Fossati (1838-1895) in una pubblicazione del 1894 e dal figlio Donato nel 1931., che ha sempre indicato sul Dosso di Turano la presenza di ruderi di una torre fortificata di origine romana che dominava appunto la Valle e i cui materiali furono usati nel 1240 dal ghibellino Bonifacino da Bollone per edificare, sempre nello stesso luogo, un fortilizio e nei primi anni del 1900 gli ultimi resti furono adoperati per l'edificazione della casa Andreoli, oggi ex ufficio postaleVito Zeni, La Valle di Vestino - Appunti di storia locale, Fondazione Civiltà Bresciana, 1993.. Arnaldo Gnaga nel suo "Vocabolario topografico-toponomastico" sostiene che il toponimo è da ricercarsi nella presenza celtica difatti esso deriverebbe dal gentilizio "Thorius" o da "taur" che significa monte o altura per indicare un paese sorto su un'alturaArnaldo Gnaga, Vocabolario Topografico-toponomastico della Provincia di Brescia, Ateneo di Brescia, 1936..

Due ultime ipotesi sono avanzate da Carlo Battisti, secondo il quale l'origine è invece da ricercarsi in un gentilizio barbarico, col significato quindi di "terreno di Turano", poiché "il suffisso -anum permette di pensare con una certa probabilità a un fundus appartenente ad un indigeno romanizzato". e da Lino Franceschini per il quale il toponimo Turano conservando l'etimo di base indoeuropeo di "tir" (che corrisponde a "terra" in latino), un riferimento alla sfera della proprietà terriera, sarebbe una variante, come Tirano, Tirolo (località a sud del lago di Garda e del comune di Bolano, in provincia della Spezia), Terlago e Terento, del termine lituano "tyrulia" (vasto e profondo pantano) e del lettone "tirelis", "tirulis" (zona ricca di pantani e acquitrinosa) da cui prende il nome Tyrole, un vasto territorio acquitrinoso in Curlandia, regione della LettoniaLino Franceschini, La toponomastica dell'Alto Adige, 2003..

Il toponimo di Turano è attestato per la prima volta il 15 novembre 928, quando Nokterio, vescovo di Verona, cedeva, con testamento, la giurisdizione e la proprietà della chiesa di "sanctae Mariae de Turano", unitamente ad altre trentine di Bondo, Breguzzo e Bolbeno, al Capitolo stesso.

Presumibilmente ha la stessa origine il toponimo del fondo agricolo Cortörà sito nella vicina Magasa, che è un composto di "cor", che significa corte agricola, fondo, e dell'antico proprietario "Törà", ossia Turano oppure lo Spias dei Törà a Malga Bait nella parte superiore dell'antico abbeveratoio. Nel 1913 il glottologo Carlo Battisti riportò nella sua ricerca sul dialetto della Val Vestino che gli abitanti del luogo venivano soprannominati: "Molète", arrotiniDie Mundart von Valvestino. Ein Reisebericht, Vienna, A. Holder, 1913..

Storia

Turano trova la sua origine probabilmente in epoca pre-romana come piccolo insediamento di popolazioni “reto-celtiche”: Stoni o Galli Cenomani.

Nella frazione si trova la pieve di San Giovanni Battista, le cui prime notizie risalgono al 928Il documento che per primo cita il nome di Turano è il testamento del vescovo veronese Nokterio. Secondo una tradizione locale trascritta dallo storico padre Cipriano Gnesotti, frate cappuccino di Storo, nel 1166 vi sostò, esule da Roma, papa Alessandro III che concesse alla popolazione della Val Vestino l'indulgenza plenaria del "Perdono" nell'ultima domenica di agosto..

Capoluogo della Valle, Turano fu sempre al centro delle vicissitudini storiche che la travagliarono. Così avvenne il 24 agosto 1796 nel corso dell'invasione napoleonica d'Italia, quando circa 80 soldati francesi provenienti dall'accampamento di Storo della divisione del generale Sauret, giunti a Moerna da Bocca Cocca, scesero, a suon di tamburo e tromba, a Turano imponendo ai rappresentanti di Valle il pagamento della "tassa di guerra" consistente in 2.000 lire venete in contanti e altre 3.000 lire in grani e bestiame. In compenso rilasciarono passaporti al pubblico e al privato di poter "a man salva" introdurre in Valle le mercanzie e generi alimentari necessari al sostentamento della popolazioneBrescia, rassegna mensile illustrata, officine grafiche lombarde..

La Val Vestino, qualche secolo dopo, non fu pure immune al fenomeno del terrorismo politico che negli anni settanta imperversò in Italia. Nel 1979, nel corso di un'operazione di polizia, fu scoperto a Turano un covo dell'organizzazione Prima Linea che portò all'arresto di quattro esponenti e al sequestro di esplosivo e materiale documentarioLuigi Dello Preite, "La vita. Che meraviglia", 2014..

Sede del Consiglio generale della Val Vestino fino al XIX secolo, Turano fu parte in causa nelle grandi contese confinarie della valle: il suo procuratore Giovannino del fu Domenico rappresentò le comunità valvestinesi nel compromesso arbitrale del 1405 sul monte Tombea, e nella canonica della chiesa di San Giovanni Battista fu stipulata, il 31 ottobre 1511, la più grande divisione terriera mai avvenuta in valle. Nel 1752, con il trattato di Rovereto, il territorio di Droane fu riassegnato al comune di Turano e alla contea di Lodrone.

Fino al 1918 il confine di Stato correva poco a valle dell'abitato, lungo il torrente Toscolano in località Lignago, dove sorgeva il casello di dogana della Patoàla: la posizione fece del paese uno snodo del contrabbando fra il Trentino e la Riviera di Salò. Il 25 maggio 1915 Turano fu occupata senza combattimento da reparti di fanteria del Regio Esercito provenienti da sud, dalla valle del Toscolano e dal monte Vesta.

Monumenti e luoghi d'interesse

La chiesa di San Rocco Fu edificata fra il 1580 e il 1º giugno 1599 e dedicata al Santo che protesse la Val Vestino dalle ricorrenti pestilenze. Fu ampliata nel 1835 e conserva una pala d'altare attribuita al pittore veneziano Stefano CelestiStudi romagnoli, a cura della Società di studi romagnoli, 2003, pag. 20.Arte cristiana, a cura della Scuola beato angelico, Società amici dell'arte cristiana, volume 79, numeri 742-747, Milano 1991.. Sorge sul dosso Castel e per la sua costruzione furono adoperate le pietre dell'antico castello edificato dal milite ghibellino Bonifacino da Bollone.

La casa e la famiglia Marzadri

Casa Marzadri è l'antica residenza della nobile famiglia Lodron, feudatari della Val Vestino per circa sette secoli. L'edificio fu adibito anche a Dazio lodroneo e fu acquistato nel corso del XVIII secolo dalla benestante famiglia Marzadri, che oggi estinta, è stata una delle più antiche e importanti non solo di Turano, ma di tutta la Val Vestino. Secondo i ricercatori il cognome Marzadri-o dovrebbero derivare dal termine dialettale trentino e veneto marzadr o marzar (merciao), cioè venditore ambulante di articoli di merceria come aghi, spilli, filati, nastri e bottoni.

Quella dei Marzadri fu una casata di maestri, sacerdoti e in special modo di notai che diede un grande contributo allo sviluppo sociale valvestinese.

Tra i vari esponenti si ricorda il notaio Giovanni Pietro Marzadri che esercitò tra il 1739 e il 1770, una certa Marzadri, madre del noto bandito Eliseo Baruffaldi, morì assassinata il 29 giugno 1603 e il sacerdote don Giovanni Antonio Marzadri (Gargnano, 1568 ca.-Salò, 4 luglio 1609), figlio di Tommaso di Turano e imparentato con la famiglia di Eliseo Baruffaldi per via materna. Costui, ex rettore della Pieve di San Giovanni a Turano dal 1594 al 1603, fu bandito dai territori della Serenissima il 19 agosto 1603 dal provveditore veneto di Salò, Filippo Bon, per aver commesso omicidi e nefandezze varie, tra le quali fu implicato nell'assassinio della madre di Eliseo Baruffaldi. Rivale della banda di Giovanni Beatrici detto Zanzanù di Gargnano, fu da costui il 19 dicembre 1608 assediato nel campanile di Pieve di Tremosine e poi, grazie all'intervento della popolazione locale, fu salvato e consegnato alla giustizia. Interrogato dal provveditore ammetterà di essere un bandito e fu giustiziato sulla pubblica piazza di Salò nella mattina del 4 luglio 1609. Altro sacerdote della casata Antonio Marzadri (1721-1803) arrestato dal Consiglio di Trento nel 1798 per tradimento di Stato.

I Marzadri divennero nei secoli talmente benestanti che erano giunti al punto di chiamarsi “signori della villa di Turano e di Pomarolo”, in Val Lagarina, luogo, ove una parte di essi, da tempo si era trasferita in cerca di nuove opportunità lavorative.

È difatti a Brancolino e Rovereto che un ramo della famiglia Marzadri, quella appunto dei Parisi, fece fortuna primeggiando nell'arte della produzione e del commercio della seta. Lo stesso imperatore Francesco Giuseppe premiò la nascente casata con il titolo baronale, e oggi la famiglia Parisi, divisa a sua volta in molti discendenze, gestisce avviate case di spedizioni a Vienna, a Trieste, a Venezia e a Treviso..

La segheria veneziana di Cola

La segheria fu costruita nel 1913 da Stefano Viani di Turano in prossimità del torrente Toscolano in località Cola nelle vicinanze dell'ex Bersaglio di tiro, ed è stata la seconda segheria meccanica della Val Vestino dopo quella detta Pomelli già operativa nel 1875 nella valle del Droanello difatti fino ad allora i tronchi venivano lavorati manualmente, con un "segone a due manici". La segheria fu acquistata dalla società Feltrinelli di Gargnano insieme agli altri due impianti, uno al Molino di Bollone e l'altro a Moerna, contribuendo in modo determinante allo sfruttamento economico delle risorse forestali della Valle. Essa rimase in funzione fino agli anni Cinquanta, quando venne definitivamente sostituita dalla segheria elettrica posta a fianco, gestita fino agli anni Ottanta da Bruno Donati, un ex segantino dei Feltrinelli. Acquistata nel 1991 dall'Azienda Regionale delle Foreste della regione Lombardia, è stata ricostruita dall'ERSAF nel 2013.