Aprutium è l'antico nome di quella zona del Teramano da cui deriva il termine attuale per indicare la regione Abruzzo, circa dall'VIII secolo a.C. al V secolo a.C., prima della dominazione romana. Secondo l'ipotesi più accreditata, il termine deriverebbe da Praetutium, la terra dei Praetutii, o Pretuzi, che fu chiamata poi dai Romani Petrutia o Praetutia, nei pressi dell'attuale Teramo (Interamnia Urbs o Interamnia Praetutiorum).

Storia Epoca preromana: dal secolo VIII al secolo V a.C. Nella regione di Teramo, un insediamento del I millennio a.C. e delle costruzioni d'epoca italica del III-II secolo a.C. sono stati oggetto di scavi. Le tracce più antiche si riferiscono alla periferia della città, nel quartiere Madonna della Cona, dove fu rinvenuta, tra l'altro, una sepoltura con pugnale e alabarda.

Allo sviluppo dell'antico insediamento sembra abbiano contribuito gli Etruschi e anche i Fenici che avrebbero fondato un emporio commerciale.

In quest'epoca erano già sorte Truentum (poi Castrum Truentinum e oggi Martinsicuro, centro liburnio e poi piceno e romano, Palma Picena (Tortoreto) e Castrum Novum (Giulianova) ed erano già state edificate le Necropoli di Atri, Civitella del Tronto e Montorio al Vomano.

I Pretuzi e l'agro pretuziano

Secondo lo scrittore romano Sesto Giulio Frontino l'antica Petrut o Pretut crebbe in dimensioni e importanza fino a divenire la capitale del Praetutium e conciliabulum dei Pretuzi.

Lo storico Niccola Palma nella Storia ecclesiastica e civile della Regione più settentrionale del Regno di Napoli (1832), ipotizza le varie origini del popolo pretuziano, immaginando che le popolazioni migranti provengano dagli Etiopi o dai PersianiN. Palma, Storia ecclesiastica e civile della Regione più settentrionale del Regno di Napoli. Vol I., Napoli 1832, p. 7, successivamente cita i Troiani e i Greci, per poi arrivare alla derivazione osca della popolazione picena. Citando ovviamente la prima fonte di Frontino, il Palma arriva alla conclusione che il nome romano di Teramo: Interamnia "Praetuttiorum" (cioè "città tra due fiumi"), fosse stata una derivazione di indubbia inflessione latina da parte dei nuovi conquistatori.N. Palma, Ibid. Citando Plinio il Vecchio: Quinta regio Piceni est, quondam uberrimae mutitudinis. CCCLX Picentium in fidem p. R. venere. orti sunt a Sabinis voto vere sacro. tenuere ab Aterno amne, ubi nunc ager Hadrianus et Hadria colonia a mari VI. flumen Vomanum, ager Praetutianus Palmensisque, item Castrum Novum, flumen Batinum, Truentum cum amne, quod solum Liburnorum in Italia relicum est, flumina Albula, Tessuinum, Helvinum, quo finitur Praetutiana regio et Picentium incipit (Naturalis Historia, III, 110), le coste dell'Adriatico teramano furono conquistate dai Liburni, soprattutto l'antica Truentum (Tortoreto alta), successivamente l'agro Pretuziano andò in mano ai Siculi, poi dagli Umbri, e dai Galli. Il Palma attribuisce con sicurezza la presenza dei Siculi nell'agro pretuziano per via di una contrada chiamata Sicilia, e per via della stessa Valle Siciliana alle pendici di CastelliN. Palma, Storia ecclesiastica e civile..., p. 9.

Epoca romana: dal secolo V a.C. al secolo V d.C.

295 a.C. Nella Battaglia di Sentino i Romani sconfissero la Confederazione italica (Sanniti, Etruschi, Umbri e Galli). Con questa battaglia ebbe termine la Terza guerra sannitica. 290 a.C. Il territorio Sabino e il territorio Pretuzio furono occupati militarmente dalle legioni comandate dal Console Manio Curio Dentato.

Nel periodo romano, in un primo tempo il Pretuzio è acquisito alla Tribù Velina. Il territorio dell'attuale provincia era diviso, da sud a nord, in Ager Hatrianus, Ager Praetutianus, Ager Palmense.

Quinta Regio: il Piceno Alla città di Teramo, venne dato il nome latino di Interamnia Praetuttiorum, secondo alcuni "semplice traduzione" del toponimo "Petrut". In epoca Augustea, Interamnia fu ricompresa nella Quinta regione: il Piceno (la VI regione era l'Umbria e la IV era il Sannio). La città conobbe in quei secoli un periodo molto florido, come testimoniano le rovine dell'Anfiteatro, del Teatro e delle Terme, ecc.

Interamnia fu: Conciliabulum: luogo di riunione e di mercato (cfr Frontino); Praefectura iure dicundo; Municipium, dopo la Guerra Sociale; Colonia sillana. Perse in quest'epoca lo statuto di Municipio, ad opera di Silla per la sua partecipazione alla Guerra Sociale (91-88 a.C.), e lo riacquisì in seguito per volontà di Cesare;

Medioevo Le prime forme di evangelizzazione nell'Aprutium avvennero grazie a Sant'Emidio di Ascoli Piceno. Tuttavia il Pretuzio non aveva ancora un vescovo ufficiale, a differenza delle neocostituite diocesi dei Marsi, di Forcona (L'Aquila) e di Penne. Il pontefice Gregorio Magno in una lettera del 299 d.C. lamentava l'assenza di un pastore nell'"Aprutium" (da notare la storpiatura dell'antico toponimo, che piano piano diventerà l'attuale "Abruzzo"). Una leggenda vuole che il cristianesimo a Teramo venne avviato dalla presenza di San Pietro apostolo, in viaggio per Roma. Si hanno notizie più sicure riferibili all'epoca dell'apostolato di Sant'Emidio d'Ascoli, che viaggiò sicuramente nel Pretuzio, andando per Penne sino a Chieti, così come è documentata la presenza di San Feliciano da Foligno, che si spinse nel cuore dell'Abruzzo, tra L'Aquila (allora Amiternum) e Sulmona.

Nel V secolo la prima sede vescovile teramana fu a Truentum, alla vigilia dell'invasione dei Goti, con l'amministrazione retta da un uomo che era sia cardinale sia barone delle terre (document. 483 d.C.). Documentato un tal vescovo Vitale, per poco tempo ebbe la signoria di Truento, a causa del turbolento clima politico, per cui non riuscì a organizzare un'amministrazione salda e duratura. Cosicché dopo pochi anni di mandato, la diocesi si spostò a Interamnia, che presto venne ricostruita dopo le distruzioni arrecate dagli invasori. Ciò avvenne grazie al papa Gregorio Magno che tra il 599 e il 601 mandò una serie di lettere ai signori di Teramo, citando un tal Conte Anio, all'epoca del dominio longobardo, affinché si costituisse una diocesi nell'agro pretuziano. Anche qui ormai il termine latino è caduto, per lasciar posto alla nuova dicitura "Castro Aprutiensis".

L'imperatore Adriano durante il suo mandato riordinò l'amministrazione imperiale in 17 province, suddividendole in 3 classi: il Piceno rientrò nella "prima classe", amministrata da un console, mentre dal punto di vista religioso, la diocesi costituitasi, andò a comporre la "Diocesi Italica, o milanese, perché aveva sede a Mediolanum.Scongiurata l'invasione di Attila nel centro-sud italico grazie a San Leone Magno pontefice, nel 455 d.C. anche il Pretuzio subì l'orda dei Vandali che saccheggiò e distrusse. Il nuovo sovrano Teodorico, dopo la presenza di Odoacre che nel 476 fece cadere l'Impero Romano d'Occidente, mantenne le leggi del Codice Teodosiano riguardo l'amministrazione delle province, da questo momento chiamate "Comitati".

Dalle testimonianze di PalmaN. Palma, Storia ecclesiastica e civile..., Vol I, p. 70, Teramo risultava già nel VI secolo circa ricostruita più volte, per non parlare della ricostruzione totale dopo il saccheggio di Roberto di Loritello del 1156. Gli strati di ricostruzione arrivavano in certi casi anche fino a 48 palmi di profondità, come nei casi del fondaco di Piazza Cittadella (1817) e della torre del convento dei Cappuccini. Secondo il MuziiM. de' Muzii, Storia di Teramo, Dialogo I furono i Goti a radere al suolo Teramo, anche se per il Palma fece confusione tra Visigoti e Ostrogoti, confermando che i Goti entrarono a Teramo nel 545 dopo il sacco di Ascoli.

Nell'anno 410 va registrata una prima distruzione di Teramo effettuata da parte dei Visigoti di Alarico I. Molto incerte tuttavia le notizie relative a questi anni: si presume che la presenza dei Goti nel territorio di Interamnia si sia protratta fino a circa il 552-554. Dopo la fine della guerra gotica, nel 553, si passò sotto il dominio dei Bizantini. Teramo fu ricompresa nel Marchesato di Fermo, soggetto all'Esarcato greco di Ravenna. La città era governata da un Conte che dipendeva dal Marchesato di Fermo.

Il territorio del Praetutium romano corrisponde più o meno a quello all'epoca di Niccola Palma, ossia all'attuale provincia di Teramo, e lo stesso fu durante la trasformazione in gastaldia longobarda, e poi in territorio dei Patrizi teramani, che lottarono per secoli contro il ducato di Atri. L'antico toponimo storpiato in Aprutium per Teramo, alla fine andò a includere tutto l'ex territorio italico dell'agro, con l'eccezione della terra d'Ascoli a nord della Vibrata, mentre a sud del Vomano, il territorio vestino di Penne subì altra sorte. Con il governo di Federico II di Svevia nel 1233 il nome Aprutium andò a estendersi a tutte e tre le province create dagli ex gastaldati longobardi, ossia l'Abruzzo Citeriore di Chieti, l'Abruzzo Ulteriore di Teramo e Penne, e l'Abruzzo Ulteriore di Sulmona, dato che L'Aquila nacque solo nel 1254.Le grandi contrade di Teramo erano San Giovanni a Scorzone, San Niccolò a Tordino, Sant'Atto, Sant'Angelo a Marano, San Lorenzo a Salino, e Contrada Santi Sette Fratelli, per il convento, al confine con Giulianova.

Nell'ambito religioso, il termine Aprutium entrò subito nei documenti più antichi, come quelli del 1076 e del 1105, che citano la Cattedrale di Santa Maria Aprutiensis. Per differenziare il territorio del contado "aprutiense" nei documenti, dal toponimo della città madre, così come dalla sede diocesana, spesso venne aggiunta l'apposizione "Civita", soprattutto dal VI secolo, quando s'insediarono i Longobardi.

L'annessione dell'agro Pretuziano nel Giustizierato d'Abruzzo Nell'ambito della guerra normanna del 1156, quando il conte Roberto II di Loritello si ribellò al re Ruggero di Sicilia, Teramo venne saccheggiata, incendiata, e demolita in gran parte delle mura e delle case. Non rimase in piedi quasi nessun edificio, se non le rovine romane, la chiesa di Santa Croce, la Casa Urbani, e la Torre Bruciata dell'antica cattedrale di Santa Maria Aprutiense.

Guido II vescovo di Teramo, e Guglielmo I si adoperarono molto per la ricostruzione e il ripopolamento della città, e il progetto urbanistico riguardò quello di ricostruire due grandi quartieri a Occidente, limitandosi a ricostruire le case distrutte dei due quartieri di San Leonardo e Santa Maria. Si svilupparono così i quartieri di San Giorgio e Santo Spirito, lungo la direttrice del Corso di Porta Romana. Il lavoro di Guido II fu portato avanti nel 1170 dal sedicesimo vescovo Dionisio, che instaurò un programma più vasto di ricostruzione, incentivando soprattutto il settore economico per i commerci; non mancarono dunque, come si desume dalla Cronica di Carpineto, numerose ambasciate a Palermo. Morto nel 1202, a Dionisio succedette Attone I, che governò la Chiesa di Teramo per molti anni, durante tutto il mandato di Guglielmo II, e il XII secolo, morendo nel 1187.