Biancavilla (Biancavidda in siciliano) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Catania in Sicilia.

Geografia fisica Il comune è situato alle falde dell'Etna, a 513 metri sul livello del mare, a nord-ovest della città di Catania, su un lastrone magmatico che strapiomba sulla valle del Simeto a meno di 4 km in linea d'aria dal fiume.

È un comune appartenente al Parco dell'Etna ed è adiacente a quello dei Nebrodi. In giornate terse il panorama permette di distinguere le colline dell'alto Calatino.

Territorio Il territorio comunale, ovvero la parte maggiormente abitata,Provincia Reg. Catania, pianificazione Territoriale, Cap. I-IX-XII. si estende lungo una zona di bassa montagna in una zona boscosa mentre tutto il territorio generalmente condivide la sommità dell'Etna in un punto geometrico teorico con altri nove comuni, in direzione sud-ovest, fino al fiume Simeto, e scorre come una lunga colata lavica dalla sommità dell'Etna con un dislivello complessivo di oltre 3.000 metri. Comprende ettari del Parco dell'Etna a cui partecipano altri 10 comuni pedemontani. Confina a nord-ovest con il comune di Adrano, a nord-est con Ragalna e Belpasso, a sud-est con quello di Santa Maria di Licodia e Paternò, a sud-ovest con il comune di Centuripe.

Clima

In base ai dati dell'Osservatorio astrofisico di Catania, il clima della cittadina è mediterraneo con caratteristiche continentali. La temperatura media nel mese di gennaio è di 4 °C, mentre nel mese di luglio è di 19 °C, con una media annuale di 12 °C.Medie che riguardano i confini urbani, poiché le differenze termiche rilevabili ai margini della piana di Catania e ai metri del cratere sono ovviamente considerevoli in tutte le stagioni. Biancavilla è caratterizzata da autunni relativamente miti e più piovosi a partire dalla fine di novembre, inverni freddi con occasionali precipitazioni nevose, primavere fresche e piovose e estati generalmente temperate. Le precipitazioni possono verificarsi anche durante la stagione estiva, in particolare all'inizio e alla fine della stagione.

Geologia

Ignimbrite di Biancavilla-Montalto

Nelle vicinanze dell'abitato di Biancavilla, all'interno del Vallone San Filippo, a contatto con i cumulo - duomi del Monte Calvario, è presente il deposito lavico noto come ignimbrite di Biancavilla-Montalto, formatosi nel periodo pleistocenico a seguito di numerose stratificazioni eruttive dell'Etna.

Fluoro-edenite e rischio cancerogeno Dalla fine degli anni '90 del Novecento, l'ISS ha avviato delle indagini a causa del riscontro di un elevato tasso di mesotelioma pleurico tra gli abitanti di Biancavilla. Una volta escluse le esposizioni professionali all’amianto da parte dei soggetti coinvolti, in un comune che all'epoca era prevalentemente dedito all'agricoltura, i ricercatori ipotizzarono una contaminazione a partenza dai materiali estratti dalla cava di Monte CalvarioSupplemento del notiziario dell'Istituto Superiore di Sanità. "Prevenzione della patologia da fluoro-edenite: il modello Biancavilla". Volume 28 - Numero 5, Supplemento 1 - 2015. - alla periferia sud-est dell'abitato - fino ad allora largamente impiegati per la costruzione di abitazioni e strade.

Il territorio del Monte Calvario si caratterizza per una roccia particolarmente friabile, dunque più facile da estrarre e lavorare, costituita da lava benmoreitica, ricca di fluoroapatiteNote: da S. Tagliani,(2006),Caratteri minero-genetici degli anfiboli fibrosi di interesse ambientale presenti nell'area di Biancavilla (CT, Italia), Univ. La Sapienza, Dip. Sci. Terra, Roma. Estese indagini laboratoristiche permisero di individuare nei materiali della cava un nuovo minerale anfibolico, denominato fluoro-edenite, nel 2001 approvato dalla New Minerals and Mineral Names dellInternational Mineralogical Association. Per le sue modalità di cristallizzazione di tipo asbestiforme, nel 2014 la IARC ha riconosciuto la fluoro-edenite come agente cancerogeno per l’uomo, inserendola nel Gruppo 1 (agenti sicuramente cancerogeni per l’uomo)International Agency for Research on Cancer. Volume 111: Fluoro-edenite, silicon carbide fibres and whiskers, and single-walled and multi-walled carbon nanotubes IARC Working Group. Lyon; 30 Sep–7 Oct 2014. IARC Monogr Eval Carcinog Risk Chem HumSoffritti M., Minardi F., Bua L., Esposti D., Belpoggi F.(2000),First experimental evidence of peritoneal and pleural mesotheliomas induced by fluoro-edenite fibres in Etnean volcanic material from Biancavilla (Sicily, Italy), European Journal of Oncology:

Dal 2001, con decreto ministeriale, Biancavilla è stata individuata come sito di interesse nazionale (SIN), una delle quattro aree della Regione Siciliana, dopo Milazzo, Gela e Priolo. Sono stati quindi avviati i lavori di bonifica e messa in sicurezza della ex-cava di Monte Calvario. Dal 2019, nell'ambito degli interventi previsti nel SIN, l'ASP di Catania ha inaugurato un ambulatorio di pneumologia e un punto informazione, al fine di promuovere misure di prevenzione primaria ed educare la cittadinanza sui rischi da esposizione a fluoro-edenite. Le misure di bonifica adottate hanno permesso di ridurre la concentrazione di fluoro-edenite nell’aria al di sotto della soglia di rischio indicata dall’OMS (1 fibra per litro d'aria). Tuttavia, si attende ancora il completamento dei lavori di bonifica per la restituzione dell'area agli usi civili.

Sismicità La mappa di pericolosità sismica considera l'area di Biancavilla come zona a "pericolosità alta". Il territorio etneo è interessato sia da terremoti vulcanici, associabili a movimenti di masse magmatiche, che da terremoti tettonici; questi ultimi possono a loro volta risentire del campo di sforzi indotto dal vulcano.

Alle ore 02:34 CEST del , la città è stata colpita da un terremoto di magnitudo 4.8, con epicentro localizzato in territorio di Santa Maria di Licodia, a circa 1 km da Biancavilla. Il sisma ha comportato numerosi danni ad edifici scolastici, chiese ed abitazioni private.

Precedentemente, eventi di pari gravità si erano verificati nel maggio 1898 (magnitudo 4.0), nell'aprile 1984 (M 3.5). L'evento di maggiore magnitudo in area etnea, coinvolgente Biancavilla, risale al 20 febbraio 1818 (M 6.3).

Origini del nome Un gruppo di esuli albanesi bizantini (o di rito greco), giunti in Sicilia nel XV secolo a causa delle pressioni turco-ottomane, decise di cercare riparo nel territorio ispanico-aragonese di Sicilia sulle falde dell'Etna, fondando nel 1488 una propria comunità nota inizialmente come "Terra di Callicari"In una lettera del 20 aprile 1542, con cui il vescovo latino permetteva al prete albanese Papodato Andrea di celebrare una messa cattolica secondo il proprio rito greco (bizantino), fuoriesce il nome "Casalis Callicaris".. Il centro fu poi chiamato o noto come "Casale dei Greci"Gli albanesi venivano scambiati abitualmente per greci per la lingua koinè greca utilizzata nel loro rito orientale e per questo chiamati erroneamente greco-albanesi, termine improprio ancora oggi spesso utilizzato., "Poggio Bianco" o in latino "Albavilla", per giunger poi, dal 1599, al nome di Biancavilla. Secondo alcuni il nome sarebbe un omaggio alla regina Bianca di Navarra, ma deriva in realtà dal colore bianco delle case che facevano contrasto col nero lavico della zonaPlacido Bucolo, Storia di Biancavilla, Adrano 1953, pp. 19-20.

Storia

Età antica Grazie all'abbondante presenza di sorgenti naturali e di grotte laviche, il territorio di Biancavilla fu abitato sin dal paleolitico superiore, dai Sicani prima, e dai Siculi dopo, come testimoniato dai reperti conservati presso il museo civico di Adrano ritrovati in diversi siti archeologici esistenti anche all'interno dell'attuale centro abitato, ma fu successivamente abbandonato.

Cultura di Castelluccio Nel territorio di Biancavilla, insieme a quelli di Adrano e Paternò, sono stati rinvenuti insediamenti della cultura di Castelluccio, risalenti all'età del bronzo antico.

Gli insediamenti castellucciani etnei presentano delle peculiarità rispetto ai più estesi siti del territorio sud-orientale dell'isola. La prima differenza sostanziale riguarda il tipo di sepolcri, come notò l'archeologo Bernabò Brea:

Altra caratteristica distintiva della civiltà castellucciana etnea riguarda i tipi delle ceramiche. Sono state rinvenute infatti delle "anforette biansate a profilo accentuatamente carenato con una leggera decorazione ad angoli e tazze-attingitorio carenate".

Nel territorio di Biancavilla sono state esplorate le seguenti grotte: Origlio I e II, Filiciosa, Pozzillo, Argentieri, Spartiviali, Via Scutari. Diversi reperti archeologici emersi dagli scavi, sono oggi esposti nel Museo Comunale di Adrano.

Età medievale

La fondazione dell'abitato risale al XV secolo, quando un gruppo di profughi albanesi di rito greco-cattolico provenienti dai Balcani (dall'Albania/Epiro e successivamente dalla Morea), guidati da Cesare Masi (Çezari Mëzi), ottennero il permesso di abitare nel sitoAssai prossimo all'antica città di Adernò (oggi Adrano)., dal conte Giovanni Tommaso Moncada, il quale chiese e ottenne nel gennaio 1488 la licentia populandi dai presidenti del Regno di Sicilia Santapau e Centelles. Detto privilegio venne confermato nel 1501 dal conte Guglielmo Moncada e nel 1502 dal figlio Antonio. Successivamente, nel 1504 i tre privilegi furono redatti in forma pubblica con un nuovo atto, firmato dal giudice Ferdinando Marchisio e dal notaio Luigi Passitano, mentre è datata al 1568 la conferma di D. Cesare, figlio di D. Francesco, primo principe di Paternò.

La colonia fu insediata nella zona allora chiamata Callicari o Pojo RossoFiladelfio Mugnos, Teatro genealogico delle famiglie nobili di Sicilia, Palermo, 1647. URL consultato 1º settembre 2010Comune di Biancavilla, La città e la storia - Sito Ufficiale - URL consultato il 1º settembre 2010, luogo probabilmente dell'antica Inessa. L'impiego della licentia populandi testimonia che il sito fosse precedentemente disabitato, a differenza di altre colonie albanesi di Sicilia professanti il rito greco. In pochi anni la colonia crebbe, grazie alle condizioni di privilegio concesse dai feudatari Moncada. Biancavilla fu sempre compresa nel feudo di Adernò e nel XVI secolo è citata col nome "latino" di "Casale dei Greci".

Gli albanesi, caratterizzati da rito greco-cattolico, portarono con loro l'icona della Madre di Dio dell'Elemosina, tuttora oggetto di devozione., e un reliquario d'argento con la statuetta e una reliquia di San Zenone. Non si conosce molto sull'attività civile e religiosa della colonia, poiché gli albanesi non lasciarono nessuno scritto, eccetto che mantennero il rito greco per circa più d'un secolo e che quando non esistette più un sacerdote per officiare il rito, veniva inviato annualmente un "papàs" da altre colonie albanesi in provincia di Palermo, per amministrare la Pasqua ai fedeli secondo i propri riti. La distanza da altri centri arbëreshë e le migrazioni di popolazioni di rito latino dai centri vicini, specie a seguito delle eruzioni etnee, portarono alla progressiva scomparsa di molte delle usanze e dei riti originariIl ricordo dell'origine albanese si riscontra oggi in alcune parole degli abitanti e in alcuni loro cognomi, nella toponomastica (es. Via Albania) e nella devozione dell'icona di Maria SS dell'Elemosina (Theotokos)..

Età moderna Il comune di Biancavilla sostenne nel 1760 una lite nella Regia Gran Corte contro Adernò e Centorbi per controversie su l'aumento del territorioPer questa lite si conservano nella Biblioteca Comunale di Palermo due Allegazioni manoscritte, una (fogli 1-20) col titolo: "Ragioni a favore dell'Università di Adernò contro le Università di Biancavilla e Centorbi" e l'altra (fol. 23-73) con titolo: "Ragioni sul punto della divisione del territorio in favore dell'Università di Adernò contro le Università di Biancavilla e Centorbi"..