Come il padre Vespasiano e il fratello Tito, fu un buon amministratore. Rafforzò la burocrazia imperiale affidando importanti incarichi a esponenti dell'ordine equestre e riducendo l'importanza dei liberti. Rinvigorì l'economia coniando monete di migliore qualità rispetto a Nerone e Vespasiano e concesse ai soldati il primo aumento di stipendio dai tempi di Augusto. Con un importante provvedimento Domiziano si dimostrò attento alla situazione produttiva dell'Impero e in particolare dell'Italia. Emanò un decreto che vietava l'aumento della coltivazione della vite in Italia e imponeva la distruzione di metà delle coltivazioni nelle province. La decisione, pare, fu presa per convertire terreni alla coltivazione di cereali, in modo tale da evitare rischi di carestia.

In concreto si trattò di un provvedimento protezionista che favorì i produttori italici di vino, quando l'economia italica iniziava a declinare di fronte alla concorrenza delle province. Non mirò all'espansione dell'Impero, ma a difendere i confini costituendo gli Agri Decumates, territori colonizzati alle frontiere del Reno e della Rezia, rafforzandone le difese. Si appoggiò sulla popolazione urbana, sui piccoli coltivatori e sull'esercito, comprendendo i difetti della diarchia, cioè di un governo diviso tra l'autorità dell'imperatore e quella di un Senato aristocratico geloso delle proprie prerogative, ma incapace di governare.

Si fece chiamare o venne chiamato dagli adulatori dominus et deus (signore e dio),Secondo alcuni studi moderni, questo epiteto non fu invenzione di Domiziano, ma dei suoi adulatori; comunque, l'imperatore apparentemente non fece nulla per contrastare la piaggeria (). In maniera opposta, invece, si attestano gli autori antichi (; ; ). ma rimase nel solco della tradizionale cultura romana e non riuscì o non volle sciogliere il nodo. della divisione dei poteri, pur ingaggiando un'aperta lotta con l'aristocrazia. Di carattere solitario e diffidente, eccentrico, col tempo divenne paranoico. Dopo la fallita insurrezione di Lucio Antonio Saturnino e diverse congiure contro la sua persona, accentuò la repressione, instaurando un regime di terrore cui pose fine un complotto del Senato, con il suo assassinio.

Biografia Origini familiari e adolescenza Domiziano nacque il 24 ottobre 51 a Roma, in un luogo della VI regione (Alta Semita) chiamato Malum Punicum, il melograno, dove farà poi costruire il Tempio della Gens Flavia. I genitori Vespasiano (9-79), allora console e la madre Flavia Domitilla (ca 15-69), avevano già altri due figli: Flavia Domitilla minore (38-69) e Tito (39-81). Ricevette l'educazione riservata ai giovani della classe senatoriale: studiò retorica, letteratura (pubblicando anche qualche scritto), legge e amministrazione. Nella sua biografia Svetonio lo descrive come un adolescente istruito ed educato, dalla conversazione elegante.

Vespasiano, impegnato dal 67 nella repressione della rivolta giudea, nel 69 fu proclamato imperatore contro il regnante Vitellio dalle sue legioni, alle quali si unirono quelle stanziate nelle regioni danubiane che, al comando di Marco Antonio Primo, entrarono in Italia e, sconfitto l'esercito di Vitellio a Bedriaco, presso Cremona, avanzarono verso Roma attestandosi a Otricoli in attesa di rinforzi dalla Siria. Vitellio abdicò il 18 dicembre, ma i suoi veterani di Germania non accettarono la resa e presero d'assalto il Campidoglio dove il prefetto Tito Flavio Sabino, fratello di Vespasiano, si era rifugiato con le sue coorti e con Domiziano: questi scampò alla strage, travestendosi da sacerdote di Iside, e si nascose nella casa al Velabro di Cornelio Primo, un cliente di suo padre.. Secondo un'altra versione, invece, Domiziano si sarebbe rifugiato presso la madre di un suo amico..

La pretura Il 20 dicembre Antonio Primo entrava a Roma, impadronendosene e uccidendo Vitellio; il giorno dopo il Senato proclamava Vespasiano imperatore e console con il figlio Tito, mentre Domiziano era eletto pretore con potere consolare.; ; . Quando giunse a Roma, Gaio Licinio Muciano, il legato della Siria che aveva appoggiato il pronunciamento di Vespasiano, presentò alle truppe Domiziano come Cesare e reggente fino all'arrivo di Vespasiano, e il giovane principe pronunciò loro un discorso.. Gli storici dell'epoca sostengono che il diciottenne Domiziano fu preso da questo momento dall'ambizione del potere,; . ma nei fatti il governo fu comunque esercitato da Muciano.. Domiziano fece una buona impressione ai senatori per la modestia e la grazia del comportamento e la moderazione delle iniziative: propose la riabilitazione di Galba e rifiutò di rivelare i nomi dei delatori del precedente regime, invocando la necessità di sopire gli odi e le vendette.

Si limitò a revocare i consoli ordinati da Vitellio ma, per evitare disordini, mantenne al pretorio i suoi legionari, congedandoli con onore solo in un secondo tempo.. Si dice che Domiziano sia stato insofferente del predomino esercitato da Muciano e per questo motivo divenisse amico dei suoi avversari politici, Antonio Primo, il vincitore di Vitellio, e il prefetto del pretorio Arrio Varo. Muciano fece quest'ultimo prefetto dell'annona, concedendo la prefettura del pretorio a un amico di Vespasiano, Marco Arrecino Clemente.Arrecino Clemente era il fratello di Arrecina Tertulla, la prima moglie di Tito (). Intanto, una coalizione di tribù germaniche – i Batavi, i Canninefati e i Frisi – si erano uniti alla rivolta di Giulio Civile, mentre Treveri, Lingoni, Vangioni, Tribochi, Ubii e altre popolazioni sottraevano in Gallia vasti territori al dominio romano. Fu l'armata di Petilio Ceriale. a schiacciare quest'ultima rivolta, senza bisogno dell'intervento di Domiziano che, sperando di dimostrare le sue capacità di Cesare, dall'Italia aveva superato le Alpi insieme con Muciano.

Poiché la rivolta di Civile non destava particolari timori, Muciano, molto dubbioso delle capacità militari del giovane principe, si fermò a Lione con Domiziano. e insieme tornarono, di lì a poco, a Roma.Flavio Giuseppe volle rendere omaggio a Domiziano inventando che i barbari, «presi da sgomento alla notizia del suo arrivo, si arresero, trovando che per liberarsi dal loro terrore, fosse meglio tornare nuovamente sotto lo stesso giogo, evitando un disastro. Dopo aver ristabilito l'ordine in Gallia, facendo in modo che fossero praticamente impossibili nuovi disordini, Domiziano tornò a Roma carico di gloria» (). Nel 70 Domiziano fece in modo di provocare il divorzio di Domizia Longina allo scopo di sposarla. Il marito Lucio Elio Lamia non riuscì a contrastare i desideri del principe, e così Domizia divenne nuora dell'imperatore. A dispetto dell'avventatezza iniziale, questa alleanza fu vantaggiosa per entrambe le parti. Domizia Longina era l'unica figlia del generale Gneo Domizio Corbulone, una della vittime del terrore neroniano, ricordato come valoroso comandante e politico onorato. Essi ebbero un figlio nel 71 e una figlia nel 74, ma entrambi morirono giovanissimi.; ; .

Con l'arrivo in ottobre di Vespasiano, Domiziano dovette rinunciare a ogni impegno di governo e si dedicò agli otia letterari, diversamente dal fratello Tito che, più anziano e con una ormai lunga esperienza nel campo politico e militare – aveva appena portato a termine la repressione della rivolta giudaica – fu associato dal padre all'impero.Tito fu «l'associato, anzi il tutore dell'impero» (). La costituzione non prevedeva del resto che un imperatore avesse più di un associato. Tuttavia Vespasiano era intenzionato a lasciare l'impero alla sua discendenza e poiché Tito non aveva figli maschi, dovette prendere in considerazione la possibilità che Domiziano succedesse un giorno a Tito.. Domiziano fece parte dei collegi sacerdotali, dal 72 poté essere effigiato nelle monete, dal 74 battere anche moneta, portare la corona d'alloro e ottenere l'incisione del suo nome nei monumenti pubblici accanto a quelli del padre e del fratello.; , ; .

I consolati

Durante il regno di Vespasiano, Domiziano fu console per sei volte, anche se «ne esercitò uno solo ordinario perché Tito gli cedette il posto e chiese per lui questo onore»:. la prima volta, dal 1º marzo al 30 giugno 71, quando raggiunse l'età canonica di venti anni, insieme con Gneo Pedio Casco e poi con Valerio Festo; ottenne l'unico consolato ordinario il 1º gennaio 73 mentre gli altri consolati suffetti caddero nel 75, nel 76, nel 77 e nel 79, anno della morte del padre.: questa iscrizione del 79 recita: IMP CAESAR VESPASIANVS AVG PONTIF MAX TRIB POT VIIII IMP XIIX P P COS IIX DESIG VIIII / IMP T CAESAR AVG F COS VI DESIG V[II] / DOMITIANVS CAESAR AVG F COS V DESIG VI [...]. Con tutto ciò, rimase escluso dall'attività politica e militare. Vespasiano non accettò, malgrado le insistenze di Domiziano, l'invito di Vologase I, re dei Parti, di inviargli come alleato un esercito comandato da uno dei suoi figli.; .

Domiziano ripiegò allora sulla poesia, forse scrivendo sulla recente battaglia avvenuta in Campidoglio,. 7. e sulla presa di Gerusalemme,. guadagnandosi le lodi cortigiane di Quintiliano: «gli dei hanno ritenuto che fosse troppo poco per lui essere il più grande dei poeti. Cosa vi è di più sublime, di più dotto, di più armoniosamente bello delle sue poesie composte nell'ozio in cui si è confinato nella sua giovinezza, dopo averci fatto dono dell'Impero? Chi potrebbe cantare meglio la guerra di colui che la fece così gloriosamente? A chi dovrebbero mostrarsi più benigni gli dei che presiedono agli studi? I secoli futuri parleranno meglio di me; ora la sua gloria poetica è eclissata dalla fama dei suoi altri talenti»..

Alla morte di Vespasiano, il 23 giugno 79, Tito rimase unico imperatore e, come il padre, escluse Domiziano dagli affari di Stato, non associandolo all'Impero né concedendogli limperium proconsulareEra il potere di comando su tutte le province dell'Impero. né la tribunicia potestas,: Domiziano appare CAES DIVI F DOMITIANVS COS VII PRINC IVVENTVTIS: la tribunicia potestas è il diritto di veto assoluto sugli atti dei magistrati. ma lo dichiarò suo successore, gli fece ottenere il consolato ordinario nell'80 e gli propose anche di sposare la sua unica figlia Giulia.. Domiziano rifiutò tuttavia di separarsi da Domizia, ma Giulia, dopo aver sposato il cugino Tito Flavio Sabino, divenne sua amante. Tito morì di febbri malariche ad Aquae Cutiliae il 13 settembre 81, quando con lui si trovava Domiziano:Molti storici non mancano di insinuare che Domiziano lo avesse fatto avvelenare (; ; ; ). partito subito per Roma, si fece acclamare imperatore dai pretoriani, ai quali distribuì, come tradizione, la stessa somma che essi avevano ricevuto da Tito. Il giorno dopo il Senato gli concesse il titolo di Augusto e di padre della patria; poi vennero il pontificato, la tribunicia potestas e il consolato.

Il principato (81-96) Personalità di Domiziano

Come nel caso di Tiberio, Domiziano è stato in parte riabilitato dall'odierna storiografia, sfumandone almeno i connotati più positivi. Infatti, la dinastia flavia, provenendo dal ceto medio-basso, era sempre stata vista con diffidenza dall'aristocrazia, che per dodici anni era stata controllata dall'accorta diplomazia di Vespasiano e del figlio maggiore Tito. Domiziano decise invece di tornare alla politica popolare dei Giulio-Claudi, rafforzando i propri privilegi per contrastare l'opposizione dei patrizi, ammantandosi di un'aureola divina e pretendendo di essere chiamato «signore e dio nostro». Come Caligola e Nerone ammirava infatti la monarchia teocratica ellenistica, provando un certo disprezzo verso la nobiltà senatoriale.