Lentini è un comune italiano di abitanti del libero consorzio comunale di Siracusa, in Sicilia.
Cittadina barocca di fondazione sicana, in antichità fu colonia greca e romana (Leontinoi, di cui conserva ancora ingenti resti archeologici), ed è stata annoverata un tempo come uno dei più importanti centri culturali, religiosi (essendo stata anche sede del vescovato) e agricoli (soprattutto per la rinomata produzione di grano in età antica e di arancia rossa in tempi più recenti) dell’isola, distinguendosi durante il periodo antico - fino al dominio romano - rimanendo una delle più influenti città dell'isola anche nei periodi bizantini e svevi, per poi avere un periodo di declino protrattosi fino ai giorni nostri.
Situata nella Piana di Catania, alle pendici dei Monti Iblei e in vicinanza del Lago di Lentini, è rinomata per la produzione dell'Arancia Rossa di Sicilia (IGP) (insieme ai comuni limitrofi di Carlentini e Francofonte), nonché per il tipico pane di Lentini (u pani ri Lintini in siciliano), generalmente costituito da un impasto di acqua e farina di grano duro.
Geografia fisica Territorio
Il territorio comunale di Lentini si estende per ed è situato a circa a nord-ovest di Siracusa. Il centro abitato sorge a , sulle prime propaggini collinari poste al margine meridionale della piana di Catania.
Lentini corrisponde all'antica Leontinoi, una delle prime colonie greche della Sicilia, della quale conserva notevoli resti archeologici. Poco a nord-ovest dell'abitato si estende la conca dell'antico lago di Lentini, meglio noto come Biviere di Lentini e citato anche da Giovanni Verga nella novella La roba. Il bacino, un tempo interamente prosciugato, è stato successivamente ricostituito nel sito originario. Il mare, in corrispondenza del golfo di Agnone Bagni, dista circa dal centro abitato.
Il paesaggio del territorio lentinese è caratterizzato soprattutto dalla presenza di numerosi agrumeti, elemento che ha contribuito alla diffusione dell'appellativo di «Città delle arance», legato all'elevata produzione di Arancia Rossa di Sicilia (IGP).
Il territorio comunale è inoltre attraversato dal 15º meridiano est, assunto come linea di riferimento per il fuso orario dell'Europa centrale (UTC+1).
Clima
Lentini presenta un clima mediterraneo semi-arido, molto vicino ai climi delle coste nordafricane e della California meridionale. Gli inverni sono particolarmente miti, con temperature che superano frequentemente i 20 °C. La stagione estiva, estesa indicativamente da aprile a ottobre, è lunga e torrida, mentre autunno e primavera presentano temperature elevate ma una maggiore frequenza di precipitazioni. Il clima è inoltre caratterizzato da un'elevata insolazione durante tutto l'anno, condizione che rende il territorio particolarmente soleggiato anche nella stagione invernale.
Classificazione climatica: Zona climatica: C Gradi giorno: 915
Origini del nome Il nome Lentini deriva dall'antica denominazione della città, attestata in greco come Λεοντῖνοι (Leontînoi) e successivamente in latino come Leontini, forma dalla quale si è sviluppato il toponimo moderno. Il sito era abitato dai Siculi prima dell'arrivo dei coloni calcidesi, i quali, secondo la ricostruzione riportata dall'Enciclopedia dell'Arte Antica, ne grecizzarono il nome in Leontînoi; dalla nuova denominazione fu quindi ricavata l'immagine del leone, adottata come parasemon, ossia emblema distintivo della polis, e raffigurata nella monetazione cittadina.
L'etimologia più remota del nome non è tuttavia indicata univocamente. Nella documentazione del Comune di Lentini il toponimo greco Leontinoi è messo, «con molta probabilità», in relazione con Léon, nome attribuito in greco a una baia situata a nord di Siracusa.
Storia
Le origini di Lentini sono legate all'antica Leontinoi (), il cui sito era già occupato da una comunità sicula prima dell'arrivo dei Greci. Secondo la tradizione riportata da Tucidide, nel 729 a.C., sei anni dopo la fondazione di Naxos, un gruppo di coloni calcidesi guidati da Teocle si insediò nel luogo, espellendo i Siculi e dando origine alla polis greca di Leontinoi. La fondazione rientrava nell'espansione coloniale di Naxos nella fertile pianura della Sicilia orientale, che nello stesso periodo portò anche alla fondazione di Katane.
La posizione nella fertile pianura e il controllo di un territorio agricolo particolarmente produttivo favorirono lo sviluppo della città, che dovette tuttavia confrontarsi ripetutamente con le altre potenze della Sicilia orientale. Agli inizi del V secolo a.C. Leontinoi fu assoggettata da Ippocrate di Gela e successivamente dai Dinomenidi di Siracusa; nel 476 a.C. Gerone I vi trasferì gli abitanti di Katane e Naxos. Recuperata l'indipendenza nel corso del V secolo a.C., la città cercò nell'alleanza con Atene una protezione dall'espansionismo siracusano. Nel 427 a.C. il retore leontino Gorgia fu inviato come ambasciatore ad Atene per chiedere aiuti militari contro Siracusa, episodio che contribuì alla fama dell'oratore nel mondo greco.
Dopo ulteriori periodi di autonomia e di soggezione a Siracusa, alla fine del V secolo a.C. Dionisio I occupò e fortificò Leontinoi, utilizzandola anche come centro di raccolta dei cereali prodotti nel suo territorio. La città entrò successivamente nell'orbita del regno siracusano di Gerone II; vi fu ucciso Geronimo, ultimo sovrano della dinastia, durante le convulse vicende che accompagnarono la seconda guerra punica. Nel 214 a.C. Leontinoi fu conquistata dai Romani, iniziando da allora un progressivo declino politico, mentre il territorio agricolo dei cosiddetti Campi Leontini conservò la propria rilevanza produttiva.
In età tardoantica e medievale l'insediamento continuò a essere abitato. Durante il dominio bizantino Lentini fu sede vescovile; nell'848 venne occupata dai musulmani e passò successivamente sotto il dominio normanno. Nel XII secolo fu restituita al demanio regio.
La città conobbe una fase di decadenza nel corso del XVI secolo, aggravata dalle epidemie e dal terremoto della Val di Noto del 1542. Una distruzione assai più grave fu provocata dal terremoto del Val di Noto del 1693, che devastò Lentini insieme a numerosi centri della Sicilia sud-orientale. A differenza di altri abitati ricostruiti in nuovi siti, Lentini fu riedificata per volontà della popolazione nello stesso luogo.
Nel corso del XX secolo l'espansione urbana si sviluppò progressivamente verso nord rispetto al nucleo storico, mentre l'area dell'antica Leontinoi, immediatamente a sud dell'abitato moderno, mantenne la propria rilevanza archeologica. Le aree archeologiche di Leontinoi, Monte San Basilio e Megara Hyblaea sono oggi comprese nel Parco archeologico di Leontinoi e Megara, istituito dalla Regione Siciliana nel 2019. Il 16 gennaio 1900 nacque a Lentini il matematico Giuseppe Giuga, noto in particolare per la congettura di Agoh-Giuga. Nel 1965 Giovanni Falcone, da poco entrato in magistratura, fu nominato pretore di Lentini, ricoprendo nella città uno dei suoi primi incarichi giudiziari.
Simboli
Stemma Lo stemma presenta uno scudo sannitico di azzurro nel quale sono raffigurati una torre merlata e, ai suoi piedi, un leone d'oro. Lo scudo è timbrato dalla corona propria delle città e accompagnato esteriormente da un ramo d'alloro e da spighe di grano, legati da un nastro tricolore.
La presenza del leone nella simbologia cittadina ha origini antiche. Già nella monetazione della greca Leontinoi l'animale costituiva il parasemon (), ossia l'emblema distintivo della polis; secondo la ricostruzione archeologica, il motivo fu associato al nome grecizzato della città e compare sulle monete leontine. La documentazione del Comune ricorda analogamente il leone quale simbolo dell'antica città e la sua presenza sulle dracme coniate a Leontinoi.
Gonfalone Il gonfalone consiste in un drappo di colore azzurrino-verde recante al centro lo stemma civico. Lo scudo, di azzurro più intenso rispetto al drappo, è sormontato dalla corona turrita; gli ornamenti esterni e gli elementi metallici dell'asta sono dorati.
Onorificenze
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose
Chiesa madre di Santa Maria la Cava e dei Santi Alfio, Filadelfo e Cirino, già cattedrale, edificata nel XVIII secolo in stile barocco. Costruita dopo il terremoto del 1693 e attribuita all'architetto Vella da Malta, presenta un impianto basilicale a tre navate e una facciata settecentesca articolata su tre ordini. La porta centrale, in legno, reca i simboli della passione dei santi martiri Alfio, Filadelfo e Cirino e gli stemmi del papa, del viceré, del vescovo Trigona e della città di Lentini. Nell'abside sinistra è conservata un'icona bizantina della Madonna Odigitria, detta «del Castello», risalente al XII secolo; nella navata destra si trovano tre arcosoli paleocristiani identificati come i sepolcri dei martiri Alfio, Filadelfo e Cirino. La chiesa conserva inoltre il fercolo argenteo ottocentesco di sant'Alfio e tele del XVII e XVIII secolo. Nella sagrestia si trova un armadio ligneo intarsiato raffigurante le sante lentinesi Tecla e Giustina.
Chiesa della Santissima Trinità e San Marziano, dichiarata monumento nazionale e costruita sulle rovine del cinquecentesco palazzo La Palumba. Conserva un pavimento settecentesco in ceramica di Caltagirone e gli affreschi della volta di Sebastiano Lo Monaco, tra cui la Gloria della Santissima Trinità, con le raffigurazioni di , Santa Chiara, San Benedetto da Norcia e San Francesco d'Assisi. Vi si trovano inoltre tre dipinti di Giuseppe Velasco, la Santissima Trinità e San Marziano, la Gloria di Santa Chiara e la Crocifissione, nonché un polittico della scuola di Antonello da Messina, con pannelli raffiguranti San Benedetto da Norcia, la Trasfigurazione, Santa Scolastica, la Natività, San Pietro Apostolo e San Paolo Apostolo. Il tabernacolo dell'altare maggiore è realizzato in lapislazzuli.
Santuario diocesano dei Santi Martiri Alfio, Filadelfo e Cirino, comunemente noto come chiesa della Fontana. Sorge nel luogo tradizionalmente identificato con il martirio dei santi Alfio, Filadelfo e Cirino e fu ricostruito nel 1805 sopra un pozzo nel quale, secondo la leggenda, sarebbe stata gettata la lingua di sant'Alfio. Conserva tele negli altari laterali, tra cui una raffigurante il martirio dei tre santi, e statue seicentesche in gesso dei martiri nell'altare maggiore.
Chiesa di San Francesco all'Immacolata, costruita nel XVIII secolo. Conserva un leone crinito di epoca romanica, un Cristo alla colonna, la lapide sepolcrale della regina Maria del 1402 e un simulacro della Beata Vergine Maria Immacolata, portato in processione l'8 dicembre.
Chiesa di San Luca, edificata nel XVIII secolo. Conserva una grande Crocifissione della seconda metà del XVI secolo, attribuita alla scuola del Tintoretto e precedentemente collocata nella chiesa del convento dei Frati Minori Cappuccini; un San Francesco orante della scuola di Bassano e la Nascita della Vergine del Gramignani, datata 1760.
Chiesa della Santa Croce, dedicata a Maria Santissima delle Grazie del Battifolle. Distrutta dal terremoto del 1693, fu ricostruita nel 1705 e dedicata alla Santa Croce. Presenta una pianta rettangolare priva di abside e fu ristrutturata negli anni cinquanta del XX secolo. All'interno sono conservati una statua della Madonna Addolorata e un crocifisso nel quale sono incastonate alcune reliquie della Santa Croce.
Chiesa di San Francesco di Paola, edificata nel XVIII secolo con pianta a croce greca. Conserva un antico organo a mantice, posto alla sommità di una scala, e opere provenienti da chiese distrutte dal terremoto del 1693, tra cui una statua seicentesca di san Sebastiano. A sinistra dell'altare maggiore si trova una roccia recante alcune impronte che, secondo la tradizione, sarebbero state lasciate dai santi Alfio, Filadelfo e Cirino quando Lentini fu liberata dalla peste per loro intercessione.