Il Team Lotus è stata una scuderia attiva in tante e diverse competizioni automobilistiche, principalmente in Formula 1, campionato di cui fu una delle squadre più vittoriose e famose.

Il prestigio del Team Lotus è legato sia ai grandi successi ottenuti, sia all'aver legato il proprio nome ad alcuni tra i piloti più vincenti e talentuosi, sia soprattutto per il carisma e l'unicità del fondatore della squadra, Colin Chapman. L'origine del nome non è mai stata chiarita, ma si pensa che Chapman lo abbia scelto in onore della moglie Hazel, così affettuosamente soprannominata; egli inoltre inserì le proprie iniziali (CABC) nel logotipo della squadra.

La sua prima vittoria avviene nel GP degli Stati Uniti d'America del 1961, con Innes Ireland (l'auto costruita da Colin Chapman aveva già vinto 4 Gran Premi con la scuderia di Rob Walker, di cui la prima nel GP di Monaco del 1960), mentre il suo ultimo GP vinto è stato quello degli Stati Uniti del 1987, con Ayrton Senna. Anche a distanza di anni dal proprio ritiro, il Team Lotus rimane uno dei più prestigiosi e vincenti di sempre, con sette titoli costruttori e sei piloti.

Al team vanno attribuiti i meriti delle più grandi rivoluzioni tecniche della Formula 1: il telaio monoscocca (Lotus 25), il motore con funzione portante (Lotus 49), i radiatori laterali (Lotus 72), lo sfruttamento dell'effetto suolo (Lotus 78 e 79), le sospensioni attive (Lotus 91). La Lotus è stata inoltre tra i primissimi costruttori a sperimentare l'utilizzo dei materiali compositi, e anche la prima e unica squadra a portare sulla griglia di partenza una vettura con propulsione a turbina a gas e quattro ruote motrici (Lotus 56), con cui si portò in testa all'edizione 1968 della 500 Miglia di Indianapolis fino a pochi giri dal termine, quando fu costretta al ritiro da un guasto meccanico: da quel momento la USAC (Federazione automobilistica statunitense) proibì per sempre la partecipazione alla gara di queste auto.

Nessun'altra casa è stata così prolifica nel generare innovazioni tecniche rivoluzionarie e d'avanguardia, tanto che spesso i regolamenti furono cambiati ad hoc per limitare l'enorme incremento di prestazioni derivante da tali soluzioni, come avvenne nel caso del fondo profilato per l'effetto suolo (praticamente bandito nel giro di pochi anni) e più clamorosamente nel 1981, quando la Federazione Internazionale interpretò in modo controverso il regolamento tecnico per impedire la partecipazione al mondiale della futuristica Lotus 88, l'unica Formula 1 con doppio telaio (uno progettato per sostenere i carichi meccanici e l'altro per quelli aerodinamici).

Storia L'esordio La Lotus fa il suo esordio in Formula 1 nel 1958 al GP di Monaco, con i piloti Graham Hill e Cliff Allison. Quest'ultimo disputa una discreta stagione, con costanti piazzamenti in top 10 e un 4º posto in Belgio, che permette al team di guadagnare i suoi primi punti. Al contrario le prestazioni di Hill sono deludenti, in quanto riesce a terminare la gara in appena due occasioni, senza conquistare alcun punto. Durante l'anno fa il suo esordio in Formula 1 anche Alan Stacey, che corre il Gran Premio di Gran Bretagna.

Nel '59 Allison passa alla Ferrari. Al suo posto viene chiamato l'esordiente Pete Lovely, che alla gara inaugurale a Montecarlo non riesce a qualificarsi, e Chapman decide così di sostituirlo già al Gran Premio successivo con il britannico Innes Ireland, anch'egli all'esordio. La scelta si rivela subito azzeccata, in quanto quest'ultimo termina la sua prima gara al 4º posto, ottenendo 3 punti. Ireland conquista altri due punti all'ultima gara stagionale, terminata al 5º posto. Ancora una volta Hill disputa un'annata deludente, con appena due gare concluse e zero punti, risultati che lo convincono a cambiare aria e a passare in BRM l'anno successivo.

L'era Clark e i primi titoli Per il 1960 Chapman decide di schierare in numerosi Gran Premi ben tre vetture. Alan Stacey diventa il secondo pilota del team, mentre per il ruolo di terza guida vengono chiamati diversi piloti, tra cui i debuttanti John Surtees (sette volte campione del mondo nel Motomondiale, che aveva deciso di passare alle quattro ruote) e James Clark, detto ‘’Jim’’, entrambi destinati a diventare campioni del mondo negli anni successivi, scrivendo alcune delle più importanti pagine della storia della Formula 1.

Il team disputa una grande stagione grazie alla nuova Lotus 18, ottenendo il 2º posto in classifica costruttori e conquistando diversi podi con Clark, Surtees e Ireland, ma senza ottenere vittorie. La Lotus 18 diventerà comunque la prima vettura di Chapman trionfare in un Gran Premio di Formula 1 grazie alle due vittorie del leggendario Stirling Moss, quell'anno alla guida della monoposto con il Rob Walker Racing Team; nonostante ciò, essendo le due vittorie arrivate da un pilota di un team clienti, Colin Chapman non considerò mai sue quelle vittorie. La stagione è purtroppo ricordata anche per il primo, tragico incidente mortale per un pilota della Lotus: Alan Stacey, durante l'appuntamento in Belgio (ricordato come uno dei Gran Premi più tragici della storia della Formula 1), esce di strada a causa di un cedimento meccanico della sua macchina, che si ribalta diverse volte e prende fuoco. Il pilota, sbalzato fuori dall'abitacolo, muore sul colpo.

Nel 1961 Clark viene promosso a secondo pilota. La Lotus conferma la sua crescita con un altro campionato terminato al 2º posto, inoltre arriva la prima vittoria del team, grazie al trionfo di Ireland a Watkins Glen, al volante della nuova monoposto 21. Durante la stagione anche Stirling Moss porta la Lotus sul gradino più alto del podio, trionfando due volte con una monoposto 18. Per il Re senza corona sono le sue ultime due gare vinte in carriera (al termine della stagione subirà un incidente che ne forzerà il ritiro).

La svolta per la Lotus avviene l'anno successivo: nel 1962 Chapman sviluppa la nuova monoposto 25, costruita attorno a Jim Clark. Chapman raccontava di aver fatto sedere il pilota su un tavolone su cui erano disposti gli organi meccanici principali e imbastì le forme di conseguenza. Dotata di un motore Coventry Climax V8, la vettura aveva una bassa sezione frontale, grazie ai serbatoi portanti e la scocca, quasi "nuda". Lo scozzese volante si ritrova così al volante di una monoposto competitiva, con cui ottiene le sue prime tre vittorie in carriera, sei pole position e arriva a lottare per il titolo fino all'ultima gara con la BRM di Graham Hill. Alla fine però è quest'ultimo ad avere la meglio, grazie a una vettura meno veloce ma decisamente più affidabile, mentre Clark si deve accontentare del secondo posto. L’altro pilota Lotus, Trevor Taylor, inizia bene la stagione grazie a un secondo posto nella gara inaugurale, ma poi inizia a inanellare una serie di risultati negativi che gli impediscono di ottenere altri punti per il resto della stagione.

L'appuntamento con il titolo è soltanto rimandato: nel 1963 Chapman risolve i problemi di affidabilità della Lotus 25 e Clark domina il campionato con ben sette vittorie e altrettante pole position su dieci Gran Premi, diventando campione del mondo per la prima volta. La Lotus conquista così i suoi primi titoli piloti e costruttori, ottenuti entrambi con ben tre gare d'anticipo.

Nel 1964 Chapman decide di affiancare al pupillo Clark il debuttante Peter Arundell. Quest’ultimo ottiene fin da subito dei buoni risultati, tra cui due terzi posti nelle prime due gare, ma durante una gara di Formula 2 subisce un incidente che gli causa un grave infortunio, che lo costringe a saltare non solo i restanti appuntamenti del campionato, ma anche tutta la stagione successiva. Al suo posto verrà chiamato Mike Spence, il quale però non si rivelerà mai un sostituto all’altezza. Per Clark la stagione inizia nel migliore dei modi, con tre vittorie nelle prime cinque gare, ma col successivo passaggio alla nuova Lotus 33, vettura dal grande potenziale ma ancora poco competitiva, lo scozzese riesce ad andare a punti solamente nell’ultimo Gran Premio della stagione, ottenendo un anonimo quinto posto. Alla fine termina il campionato in terza posizione, dietro la BRM di Graham Hill e la Ferrari del neo campione del mondo John Surtees.

Il titolo viene riconquistato nel 1965 grazie a una ‘’33’’ più affidabile, che permette a Clark di dominare il campionato, vincendo sei delle prime sette gare, con sei partecipazioni vincenti consecutive (lo scozzese aveva deciso di non gareggiare a Montecarlo per prendere parte alla 500 Miglia di Indianapolis). Sia il titolo piloti che quello costruttori vengono vinti con ben tre gare d’anticipo.

L’anno successivo avviene un cambio di regolamento (passaggio dai motori 1500 a 3000 cm³) che coglie impreparata la Lotus, la quale non riesce a sviluppare la ‘’33’’ in modo da renderla competitiva. Nel finale di stagione i piloti passano alla 43, che utilizza il motore BRM a 16 cilindri. É su questa vettura che Clark ottiene l'unica vittoria in campionato, nel GP degli Stati Uniti. Al termine della stagione il rientrante Arundell non viene riconfermato.

Nel 1967 la Lotus forma quella che probabilmente è la coppia di piloti più forte dell'epoca: al fianco di Clark fa infatti ritorno nel team, dopo otto anni, Graham Hill, proveniente dalla BRM e campione del mondo nel '62. La stagione inizia in Sudafrica con la vecchia monoposto 33, ma entrambi i piloti sono costretti al ritiro. Al secondo appuntamento a Montecarlo viene invece utilizzato il modello 43, con cui Hill ottiene un buon 2º posto, mentre Clark ancora una volta non riesce a concludere la gara per dei problemi meccanici. La svolta per la Lotus avviene però al Gran Premio successivo: in Olanda fa il suo esordio la Lotus 49, spinta dal motore Ford Cosworth DFV, che avrebbe rappresentato la motorizzazione più diffusa degli anni '70 e della prima parte degli anni '80. La nuova vettura ideata dalla mente di Colin Chapman e Maurice Philippe si rivela più veloce della diretta rivale BT24 della Brabham, tanto da ottenere non solo la pole position in tutti i nove Gran Premi rimasti della stagione (sei con Clark e tre con Hill), ma anche quattro vittorie, tutte con Clark. La monoposto tuttavia è soggetta spesso a problemi di natura meccanica, costringendo al ritiro i due piloti in numerose occasioni e impedendo allo scozzese di tenere il passo delle meno veloci ma ben più affidabili Brabham. A vincere il titolo piloti sarà infatti Denny Hulme, seguito dal compagno di squadra Jack Brabham, mentre Clark si deve accontentare del terzo posto finale.

Le tragiche morti di Clark e Rindt