La devanàgari (देवनागरी, IAST: devánāgarī, sanscrito: ; detto anche nāgarī) è un alfasillabario ("abugida") usato in diverse lingue dell'India (sanscrito, hindī, marāṭhi, kashmiri, sindhi, nepalese). È una scrittura sillabica dove ogni lettera contiene già una vocale inerente scevà, che può essere modificata in altre vocali tramite l'utilizzo di segni diacritici che precedono, succedono o sottostanno alla lettera principale. L'alfabeto bengalese e il suo funzionamento deriva dalla devanagari.

Origini L'alfabeto devanagari compare attorno all'VIII secolo, come ulteriore evoluzione della scrittura brahmi, la cui presenza è attestata nella regione della valle dell'Indo sin dal V secolo a.C., probabilmente un adattamento indiano delle scritture semitiche, penetrate in India attraverso la Mesopotamia.

Lettere e gruppi di lettere irregolari, pronuncia, numeri Nella scrittura devanagari ogni simbolo rappresenta una consonante seguita da una a molto breve (tranne che, in taluni casi, in fine di parola): per esempio, il simbolo द si trascrive "da" e va letto /da/ in sanscrito (nel moderno hindi la vocale usuale è invece una vocale neutra di timbro leggermente velare detta scevà), /ə/.

In generale, le lettere sono sormontate da una linea orizzontale (denominata śirorekhā) che si scrive per ultima: per prime si scrivono le lettere, i matra e i diacritici. In corrispondenza di alcune lettere può spezzarsi, quindi non necessariamente è sempre continua. Il punto fermo, come grafia e durata consiste in una linea verticale (।), idem in bengalese. Se le linee verticali sono due, la pausa è più lunga (॥). Tuttavia la doppia riga si trova solo nei testi poetici: la riga singola (daṇḍa, "bastone") segnala la fine di una semistrofa, la doppia riga segnala la fine di una strofa.

La vocale che accompagna la consonante può essere un'altra se è presente un simbolo chiamato matra: ad esempio, prendendo sempre come riferimento il simbolo द, "da" /də/, quando esso viene scritto दे (notare la linea obliqua presente sopra il simbolo), si trascrive "de" e va letto /de/. Esistono forme isolate e matra per vocali brevi e lunghe. Poiché la lunghezza della vocale ha valore distintivo in hindi e sanscrito, bisogna far sentire la differenza tra breve e lunga.

Nella tabella sotto riportata i matra sono i simboli rappresentati vicino a un cerchio tratteggiato, indicante la posizione del simbolo rispetto al matra.

Oltre che come matra di una consonante, una vocale può essere anche presente nella forma indipendente quando si trova all'inizio di una parola o accanto ad un'altra vocale (ad esempio, la /e/ da sola o a inizio parola o affiancata da un'ulteriore vocale in forma di matra si scrive ए).

Quando sopra una lettera con vocale qualunque viene posto un diacritico a forma di punto, lanusvāra ं , si vuole indicare che dopo la vocale si aggiunge una consonante nasale (n,m e simili) che si assimila con la consonante che viene dopo (vedi più avanti per la lista completa).

Se invece si trova un diacritico a forma di semicerchio chiamato candrabindu/anunāsika (mezzaluna) ँ , la vocale va pronunciata nasalmente, rilassando il velo palatino (cioè la parte morbida del palato) e facendo passare il suono attraverso il naso. Una parola indiana può iniziare e finire per vocale nasalizzata (es. ऊँट /ũ:ṭ/ "cammello" e माँ /mã:/ "mamma") e una delle tipiche posizioni in cui è possibile reperire la mezzaluna nelle parole hindi è proprio la seconda, specie se la parola non finisce in scevà.

Dunque, in base alla presenza di uno o dell’altro diacritico, avvengono due fenomeni distinti e riconoscibili. Tuttavia in ortografia capita che i due diacritici vengano usati senza distinzione e/o ne venga usato uno solo per entrambi. Ciò tuttavia non crea problemi nella pronuncia perché la nasalizzazione avviene in contesti diversi dall’aggiunta della consonante nasale: se una vocale, lunga o breve, è seguita o meno da una consonante che si articola in un certo modo (indifferentemente dal luogo di articolazione e dall’aspirazione presente o no), si avrà l’uno o l’altro fenomeno. Per le regole, vedi più avanti.

Nella traslitterazione la presenza di entrambi i diacritici in tutti i casi si indica soltanto con la lettera modificata "ṃ" tra vocale e consonante: ufficialmente, solo in alfabeto AFI viene indicata con esattezza la lettura completa. Lì, oltre che a disambiguare che consonante nasale è aggiunta, nel caso della nasalizzazione si scrive una tilde sopra la vocale (es. /ə̃/). La conoscenza delle regole quindi aiuta a capire la pronuncia esatta della traslitterazione, che non fornisce tutte le informazioni.

Tuttavia, con altri sistemi di traslitterazione, nel caso della nasalizzazione sulla vocale si segnala la pronuncia nasale con una tilde e non si usa “ṃ”, superflua.

Per disambiguare una consonante priva di vocali, sia a breve/scevà che matra, si inserisce sotto il simbolo un piccolo tratto obliquo chiamato virāma, ्. Non sempre viene scritto, quindi alcune parole possono avere una lettura ambigua, che si sbroglia o con un dizionario o con alcune regole di caduta del fono scevà (vedi sotto). Tuttavia, anch'esse non hanno una predittività assoluta.

Di seguito sono indicate le vocali dell'alfabeto devanagari con il loro simbolo d'inizio parola, il segno diacritico con una consonante a caso, la प् (/p/), la pronuncia (della vocale a sé stante e della consonante /p/ con la vocale) nell'alfabeto fonetico internazionale (AFI) con l'equivalente traslitterato nell'International Alphabet of Sanskrit Transliteration (IAST, molto usato) e nell'Indian languages transliteration (ITRANS), e gli equivalenti approssimativi di pronuncia in italiano:

Vocale indipendenteDiacritico isolatoSegno diacritico con "प्"PronunciaPronuncia con /p/Traslitterazione IASTTraslitterazione ITRANSDescrizione अ - - -प (o ) (o )aascevà sempre breve a prescindere (oppure a italiana molto breve, con posizione della lingua centrale) in sanscrito, hindi e marathi. In nepali, la vocale solitamente si pronuncia /ʌ/ ("o" con le labbra non arrotondate). Tutte queste lingue imparentate usano il medesimo alfabeto con delle variazioni in pronuncia. L'alfabeto bengalese deriva pure dalla devanāgarī resa fortemente calligrafico e la sua vocale inerente è una "o" chiusa (अ - অ) आापाāAvocale aperta centrale non arrotondata lunga: come a in casa. Le vocali lunghe si differenziano dalle brevi in quanto dalle brevi si formano le lunghe aggiungendo un tratto (un ricciolo o una cresta) in più o variando in blocco tutta la posizione della breve, come in /i:/ e /u:/ (vedi sotto) इिपिiivocale chiusa anteriore non arrotondata breve: come una i italiana breve. Poiché è l'unico matra che si trova davanti alla consonante, per non sbagliare a leggere è necessario vedere immediatamente che consonante segue. ईीपीīIvocale chiusa anteriore non arrotondata lunga: come i italiana. Graficamente, è il matra di /-i/ ribaltato verticalmente (tuttavia il gancio in alto non cambia orientamento). Un terzo modo di traslitterare la vocale è con "ee" in lettura inglese (ex. "sweet, meet, sheep"), inconfondibile con la /e:/ lunga, "ai" (vedi sotto). उुपुuuvocale chiusa posteriore arrotondata breve: come u dell'italiano ऊूपूūUvocale chiusa posteriore arrotondata lunga: come u in tubo. Graficamente, è il Matra di /-u/ completamente ribaltato. Tuttavia, la posizione resta sempre in basso. Un terzo modo di traslitterare la vocale è con "oo" in lettura inglese (ex. "moon, soon, shoot"), inconfondibile con la /o:/ lunga e aperta, "au" (vedi sotto) एेपेeevocale semichiusa anteriore non arrotondata lunga: come e chiusa dell'italianoऎ ॆपॆ////ĕĕequivale alla /e/ e si può trovare raramente in dei prestiti dal kannaḍa, malayalam e telugu (tutte e tre, insieme al tamil, sono lingue dravidiche). La crestina del diacritico è ondulata rispetto a quello della /e/ autoctona ऐैपैaiaiin sanscrito, dittongo: come ai in zaino; in altre parlate si può sentire /əi/. In hindi invece rappresenta la /ɛ:/ o /æ:/, una "e" lunga e con la bocca molto aperta ऍ ॅ पॅ////êêÈ una /ɛ/ molto aperta ma breve, detta "candra e", "e lunare": il diacritico ha la forma di una falce o di una mezzaluna, tuttavia si traslittera con l'accento circonflesso. Si trova in prestiti marāṭhi ओोपोoovocale semichiusa posteriore arrotondata lunga: come la o chiusa dell'italiano. Il matra si distingua da quello della /a:/ perché quest'ultimo fa da base per uno o due riccioli.ऒॊपॊ////ŏŏÈ una "o" breve e aperta, usata talvolta nei prestiti di altre lingue dravidiche.ऑॅपॉ////ôôè lo stesso identico suono, ma è utilizzata in prestiti inglesi. Si traslittera con un accento circonflesso, come con la "e lunare" औौपौauauiIn sanscrito, dittongo: come au in causa. In hindi, è una o arrotondata ma molto aperta e lunga ऋृपृṛRin sanscrito "pseudo-vocale" vibrante alveolare sillabica breve: come una r italiana, ma in contesto consonantico. In hindi questa lettera rimane nell'ortografia di parole sanscrite e si pronuncia /ɾɪ/, con la "r" monovibrante: è quindi diventata una sillaba vera e propria. In marathi si pronuncia /ɾu/ e, in bengalese, /ri/. Il matra di questa sillaba si differenzia da quello di /u/ ( ु) perché quest'ultimo è orientato al contrario e ha la forma più allungata. Assomiglia ad un falcetto rispetto al ricciolo arcuato di /ɾɪ/ ( ृ ) ॠॄपॄṝRRin sanscrito "pseudo-vocale" vibrante alveolare sillabica lunga: come la precedente ma vibra a lungo. In hindi è in disuso. ऌॢपॢḷLRin sanscrito "pseudo-vocale" sillabica approssimante alveolare laterale breve: come una l italiana, ma tra consonanti. In hindi è in disuso. ॡॣपॣḹLRRin sanscrito "pseudo-vocale" sillabica approssimante alveolare laterale lunga: versione più lunga della precedente. In hindi è in disuso.

Le consonanti possono essere sorde o sonore, aspirate o non aspirate, cacuminali/retroflesse e non. Se l'aspirazione (importante in quanto ha valore distintivo tra foni) è in una consonante sonora (es. b, d, g, j, ecc.), essa si sonorizza.

Alcune di esse, con l'eccezione della ṅ, ḷh, una forma di "v" e "r" e "y" e "n" (ङ , ऴ , व़, ऱ, य़, ऩ /ŋ/, /ɭʱ/, /v/, /r/, /j/, /n/) e della ɽ e ṛh (ड़, ढ़ /ɽ/ e /ɽʱ/), sono prestiti dall'alfabeto persiano (la 7° lettera è dall'inglese) e sono contrassegnati con un punto, la nuqtā, sotto una lettera sanscrita dalla pronuncia/posizione della lingua simile. Tuttavia alcuni parlanti potrebbero sostituirle con altri suoni nativi (ad esempio, togliendo la nuqtā dalla consonante per riottenere il suono hindi di partenza), con l'eccezione della 7ª e 8ª lettera, molto usate e scritte sempre col punto in basso.

Per creare le consonanti doppie/geminate (come nell'italiano "carro") e tutti i gruppi consonantici si utilizzano le congiunzioni/legature ortografiche. In base al tipo di lettera, a volte esiste un modo alternativo di affiancare insieme due o più lettere, oltre alla semplice fusione diretta. Sebbene le liquide, nasali, sibilanti e vibranti aspirate (es. /mha/, /mhe/, /lhi/, /ʃho/ /rhu/ ecc.) non abbiano una forma di scrittura a sé come succede per le altre consonanti aspirate, esse si creano con i cluster. Solo quattro gruppi consonantici sono completamente irregolari. Per alcune regole di scrittura, vedi sotto.

Per la traslitterazione si è utilizzato il sistema hunteriano, sviluppato da William Wilson Hunter nel 1868. A questo sistema si può affiancare la traslitterazione del sistema vocalico della IAST. Si ricorda nuovamente che la vocale usuale è lo scevà breve, di timbro neutro, e che la linea orizzontale sopra le lettere e diacritici si tende a tracciare per ultima.

ConsonantePronunciaTraslitterazioneDescrizione semplificataक/kə/KA, kaC di cane / K di koalaक़/qə/QA, qaC di cane / K di koala pronunciata con la radice della lingua contro il velo (la parte morbida del palato).