La lingua georgiana appartiene alla famiglia caucasica meridionale o cartvelica. Sebbene alcune delle sue caratteristiche siano simili a quelle delle lingue slave (ad esempio la presenza della categoria dellaspetto nel sistema verbale), in linea di massima la grammatica georgiana è notevolmente diversa da quella delle lingue indoeuropee. Tra le sue peculiarità più vistose si trovano una forte tendenza all'agglutinazione, la presenza di ergatività scissa (o, secondo altre analisi, di un allineamento attivo), un sistema di concordanza verbale polipersonale e non da ultimo un sistema di numerazione parzialmente vigesimale.

Il georgiano ha il suo proprio alfabeto. In questa pagina verrà usata estesamente la traslitterazione ufficiale con lettere latine.

Sistema dei casi Il georgiano ha sette casi grammaticali, che possono essere suddivisi in nucleari e non nucleari.

I casi nucleari sono: il nominativo (sakhelobiti brunva); l'ergativo (motkhrobiti brunva "caso narrativo"Il nome narrativo è dovuto al fatto che questo caso trova maggiore impiego nel marcare il soggetto di certi verbi all'aoristo, che è il tempo più utilizzato nelle narrazioni al passato. L'ergatività del georgiano è irregolare su più livelli; si veda la sezione "Allineamento morfosintattico".); il dativo o accusativoIl motivo di questa oscillazione nelle grammatiche è che il georgiano impiega questo caso sia per indicare il complemento oggetto, sia per indicare l'oggetto indiretto di un'azione. Si veda la sezione "Allineamento morfosintattico". (mitsemiti brunva).

I tre casi nucleari vengono impiegati collettivamente per indicare il soggetto, il complemento oggetto e il cosiddetto oggetto indiretto di un'azione, secondo modalità peculiari per ciascuna famiglia verbale.

L'espressione oggetto indiretto è utilizzata per includere un ampio spettro di possibili significati. L'oggetto indiretto può essere il destinatario dell'azione (complemento di termine) o semplicemente il suo beneficiario; spesso viene espressa una sfumatura possessiva del soggetto nei confronti di tale oggetto.. Ad esempio (l'oggetto indiretto è stato evidenziato in grassetto):

dzmas ts'erils gaugzavnis. "Manderà una lettera a (suo) fratello." das sachukari uq'ida. "Comprò un regalo per (sua) sorella." gasul ts'els bebia momik'vda "L'anno scorso è morta mia nonna."Si confronti l'espressione "mi è morta la nonna".

Poiché l'uso dei casi nucleari è strettamente legato a quello del verbo, essi saranno trattati più estensivamente insieme a quest'ultimo e poi anche nella sezione sull'allineamento morfosintattico.

I casi non nucleari sono:

il genitivo (natesaobiti brunva), che esprime il complemento di specificazione. Ad esempio:

Sakartvelos resp'ublik'a (lett.) "Georgia-GEN repubblica" "la repubblica di Georgia"

lo strumentale (mokmedebiti brunva), che esprime il complemento di mezzo o strumento. Ad esempio:

p'urs ch'ris danit (lett) "pane-DAT taglia coltello-STR" "Taglia il pane con il coltello"

l'avverbiale (vitarebiti brunva), che viene impiegato per indicare una modalità, trasformando gli aggettivi in avverbi, o una qualità, nei predicativi del soggetto e dell'oggetto.. Ad esempio:

kartulad lap'arak'ob? (lett.) "georgiano-AVV parli?" "Parli il georgiano?"

k'atsis k'vla tsodvad itvleba (lett.) "uomo-GEN uccisione-NOM peccato-AVV è considerato" "L'omicidio è considerato un peccato."

il vocativo (ts'odebiti brunva), che si utilizza quando ci si rivolge a qualcuno. Ad esempio:

Zurab, rogora khar? (lett.) "Zurabi-VOC, come sei?" "Zurabi, come stai?"

Sostantivi I sostantivi georgiani possiedono le categorie grammaticali del numero e del caso, ma non del genere. Inoltre, come in russo o in latino, non esistono articoli; pertanto, ad esempio, la parola st'umari si può tradurre come "ospite", "l'ospite" o "un ospite".

Per declinare un sostantivo è essenziale sapere come termina la sua radice. In particolare, esistono tre modelli di declinazione: Declinazione delle radici in consonante; Declinazione delle radici in vocale: Modello troncante (vocali -a e -e); Modello non troncante (vocali -o e -u).

I modelli troncante e non troncante si differenziano nei casi genitivo e strumentale: nel primo la vocale della radice cade e vengono aggiunte rispettivamente le desinenze -is e -it; nel secondo la vocale viene conservata e le desinenze sono -s e -ti (ciò rende il genitivo identico al dativo nei temi non troncanti).

La tabella sottostante elenca i suffissi per ogni caso con accanto l'esempio relativo.

 Radice in consonanteEsempio: k'ats- ("uomo")Radice in vocale (troncante)Esempio: mama- ("padre")Radice in vocale (non troncante)Esempio: Sakartvelo- ("Georgia")NOM -i k'ats-i -Ø mama -Ø SakartveloERG -ma k'ats-ma -m mama-m -m Sakartvelo-mDAT -s k'ats-s -s mama-s -s Sakartvelo-sGEN -is k'ats-is -is * mam-is -s Sakartvelo-sSTR -it k'ats-it -it * mam-it -ti Sakartvelo-tiAVV -ad k'ats-ad -d mama-d -d Sakartvelo-dVOC -o k'ats-o! -Ø mama! -Ø Sakartvelo!

(* Si verifica il troncamento della vocale della radice.)

Alcune osservazioni e particolarità: Tutti i sostantivi georgiani al nominativo devono terminare in vocale. Ciò si applica anche ai prestiti da altre lingue; ad esempio, la parola "computer" diventa k'omp'iut'eri . La -i al nominativo dei temi in consonante è una desinenza e quindi non fa parte della radice. Esistono tuttavia pochissimi temi con radice in vocale -i; si tratta perlopiù di prestiti e nomi propri; ad esempio, chai "tè", giorgi "Giorgio". Quando la radice del sostantivo finisce in a/e(/o) + m/n/l/r può verificarsi la sincope della vocale nei casi GEN, STR e AVV.Questo fenomeno è molto simile, se non analogo, a quello della vocale mobile delle lingue slave. Ad esempio, mts'erali "scrittore", GEN mts'erlis, STR mts'erlit, AVV mts'erlad.Quando subisce sincope la vocale o, può avvenire l'inserzione di una -v- epentetica. Ad esempio, p'amidori "pomodoro", GEN p'amidvris. In alcuni contesti vengono utilizzate le forme estese dei casi DAT, GEN, STR e AVV, ottenute tramite l'aggiunta del suffisso -a alle desinenze descritte sopra.. La voce aris, terza persona singolare del presente del verbo "essere", può essere espressa anche tramite il clitico -a.Tale clitico non si può però impiegare nelle frasi negative, che richiedono la forma completa: ar aris "non è". Quando questo viene aggiunto a un sostantivo nei casi DAT, GEN, STR o AVV, il sostantivo prende le forme estese.Più in generale, quando la -a viene aggiunta a una parola che non è un sostantivo e che termina per consonante, si verifica l'inserzione di una -a- epentetica. Ad esempio, da ak "qua" si ottiene akaa "è qua". Nei nomi propri, il vocativo prende solitamente la desinenza -Ø, ossia coincide con la radice. Ad esempio, Zurabi, vocativo Zurab. I nomi propri con tema in radice i- mantengono di conseguenza la i- anche al vocativo: Giorgi, vocativo Giorgi.

Pluralizzazione Il plurale si ottiene aggiungendo il suffisso -eb alla radice del sostantivo. A questo seguono poi i suffissi del caso visti in precedenza (in particolare quelli delle radici in consonante).Si tratta di un meccanismo tipico delle lingue agglutinanti. Lo stesso avviene, ad esempio, in ungherese.

La declinazione del plurale è quindi uguale per tutti i sostantivi ed è indipendente da come termina la radice al singolare. Per completezza si riporta la seguente tabella, con il plurale di k'atsi "uomo".

 PluraleEsempio: k'atseb-NOM -i k'atseb-iERG -ma k'atseb-maDAT -s k'atseb-sGEN -is k'atseb-isSTR -it k'atseb-itAVV -ad k'atseb-adVOC -o k'atseb-o!

Il suffisso -eb determina troncamento soltanto nei temi in -a (ma non in quelli in -e). Ad esempio dzma "fratello" plur. dzmebi ma khe "albero" plur. kheebi.

Esso determina invece sempre sincope della vocale della radice laddove questa si verificasse anche al singolare. Ad esempio, mts'erali "scrittore" plur. mts'erlebi.

Alcune osservazioni e particolarità: Il suffisso plurale non viene usato quando il sostantivo è preceduto da un quantificatore, come ad esempio q'vela "ogni", bevri "molti", ramdenime "alcuni" o tsot'a "pochi". Tra i quantificatori rientrano anche i numerali. Ad esempio khuti k'atsi "cinque uomini" (lett. "cinque uomo") e non *khuti k'atsebi.. Più in generale, i sostantivi al plurale prendono gli aggettivi al singolare.Si veda la sezione "Aggettivi". Il verbo concorda nel numero con un soggetto plurale solo se questo è animato, altrimenti va al singolare. Ad esempio, gak'vetilebi momzaddeba "le lezioni saranno pronte" (lett. "le lezioni sarà pronta")..

In certi contesti formali viene impiegato il cosiddetto plurale antico (in inglese, stylistically marked plural)... Si tratta di un modello di declinazione tipico della vecchia lingua letteraria georgiana e non comprende forme per lo STR e per l'AVV. La tabella seguente mostra la declinazione del plurale antico di k'atsi "uomo".

 Plurale anticoEsempio: k'ats-NOM -ni k'ats-niERG -t(a) k'ats-t(a)DATGENVOC -no k'ats-no!

Ad esempio, sabch'ota k'avshiri "unione sovietica" (lett. "unione dei soviet").

Al contrario del plurale regolare, nel plurale antico: le desinenze vengono aggiunte alla radice senza troncamento né sincope; la concordanza verbale è sempre al plurale, a dispetto dell'animatezza del sostantivo.

Posposizioni e spazi morfemici del sostantivo Le "preposizioni" impiegate dal georgiano si differenziano da quelle dell'italiano, in quanto vengono sempre poste dopo il sostantivo a cui si riferiscono;.Esistono anche alcune preposizioni propriamente dette, ma sono molto poche e tendono ad essere calchi dal russo, entrati nella lingua durante il periodo sovietico. ciò è una conseguenza della tendenza più generale del georgiano a ramificare a sinistra.Si veda la sezione #Ramificazione a sinistra.

Quando le "preposizioni" seguono i sostantivi anziché precederli, vengono chiamate posposizioni. Le posposizioni georgiane più comuni sono clitiche e vengono scritte attaccate al sostantivo.

Ciascuna posposizione richiede un caso specifico del sostantivo.Si comportano così anche le preposizioni delle lingue indoeuropee che fanno uso dei casi, tra cui il tedesco, il russo o il latino. Se il sostantivo è accompagnato da un aggettivo, quest'ultimo sarà concordato con esso nel caso retto dalla posposizione. In particolare: le posposizioni clitiche possono reggere il DAT, il GEN o l'AVV; le posposizioni non clitiche reggono sempre il GEN (ad eccezione di shua e shoris "tra", che reggono il DAT).

Soltanto una posposizione può reggere il NOM (-vit "come", ma solo quando il tema del sostantivo è in consonante); nessuna posposizione regge l'ERG, lo STRSi veda però dopo la nota sulla posposizione -dan. o il VOC.

In alcuni casi, le posposizioni possono prendere il caso esteso del sostantivo (la -a viene inserita tra il suffisso del caso e la posposizione). Possono anche essere seguite da -a, la forma clitica della terza persona singolare del verbo "essere".

La tabella seguente comprende tutte le posposizioni clitiche e alcuni esempi di posposizioni non clitiche:

Posposizione Significato italiano Caso-shi ¹ in, a, verso DAT-ze ¹ su DAT-tan ² a, vicino DAT-vit come DAT est. (/NOM solo se radice in cons.)-tvis per GEN/GEN est.-k'en verso GEN/GEN est.-gan da (una persona o cosa) GEN/GEN est.-dan ³ da (un luogo) GEN-mde ⁴ fino a, così lontano come AVVshua tra DATshoris tra DATgamo a causa di GENgarda eccetto GENgareshe senza GENmier da, vicino GENmagivrad invece di GENmiukhedavad nonostante GENts'in prima di, di fronte a GEN

¹ Quando -shi e -ze vengono aggiunte al sostantivo, il suffisso del DAT -s viene soppresso.

² La forma -tan ertad (in cui la posposizione è seguita dall'avverbiale del numerale erti "uno") significa "insieme con".Si confronti la locuzione latina ūnā cum + ablativo, con lo stesso significato.