Gli Etruschi (in etrusco: 𐌀𐌍𐌍𐌄𐌔𐌀𐌓 ràsenna, 𐌀𐌍𐌔𐌀𐌓 rasna, oppure 𐌀𐌍𐌑𐌀𐌓 raśna) sono stati un popolo dell'Italia antica vissuto tra il IX secolo a.C. e il I secolo a.C. in una zona denominata Etruria, corrispondente all'incirca alla Toscana, all'Umbria occidentale e al Lazio settentrionale e centrale, con propaggini anche a nord nella zona padana, nelle attuali Emilia-Romagna, Lombardia sud-orientale e Veneto meridionale, all'isola della Corsica, e a sud, in alcune aree della Campania.
La fase più antica della civiltà etrusca è la cultura villanoviana, attestata a partire dal X secolo a.C., che deriva, a sua volta, dalla cultura protovillanoviana (XII - X secolo a.C.). Sull'origine e la provenienza degli Etruschi è fiorita una notevole letteratura; tuttavia il consenso tra gli studiosi moderni è che gli Etruschi fossero una popolazione autoctona. La civiltà etrusca ha avuto una profonda influenza sulla civiltà romana, fondendosi successivamente con essa al termine del I secolo a.C. Questo lungo processo di assimilazione culturale ebbe inizio con la data tradizionale della conquista della città etrusca di Veio da parte dei Romani nel 396 a.C.La datazione del 396 a.C. è convenzionale ed è il risultato della combinazione tra l'elenco dei magistrati romani fornito da Tito Livio (Ab Urbe Condita, V, 19, 1-2, ed. R.M. Ogilvie, Oxford Classical Texts, 1974) e il sistema di datazione olimpico/ateniese fornito da Diodoro Siculo (Bibliotheca Historica, XIV, 93, 1, ed. F. Vogel - C.T. Fischer, Bibliotheca Teubneriana, 1893).. e terminò nel 27 a.C., primo anno del principato di Ottaviano, con il conferimento del titolo di Augusto.
Etnonimo
Nella propria lingua gli Etruschi si designavano come Rasenna o, nella forma sincopata documentata nelle iscrizioni a partire dal V secolo a.C., Rasna (con la variante Raśna). La forma Rasenna è trasmessa da Dionigi di Alicarnasso, che la collega al nome di un condottiero eponimo.Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, I, 30, 3.Non sembra trattarsi di una voce greca, dato che la formazione in -enna è ritenuta propria dell'ambiente etrusco e italico (cfr. Carlo Battisti, Per lo studio dell'elemento etrusco nella toponomastica italiana, in Studi Etruschi, vol. 1, 1927, pp. 327-349); la critica recente riconduce inoltre Rasna a una sincope di Rasenna (cfr. Giuliano Bonfante, Il nome degli Etruschi, in Studi Etruschi, vol. 65-68, 2002, pp. 203-204). Nelle iscrizioni la forma rasna ricorre in contesti per lo più politico-istituzionali, come nei sintagmi tular rasnal ("confine del popolo") e meχl rasnal ("comunità del popolo"), a documentarne l'uso come nome collettivo. Massimo Pallottino ha ipotizzato che rasna equivalga al latino populus; Helmut Rix ha proposto di riconoscere nel sintagma meχ rasnal l'equivalente etrusco del latino res publica, con rasna nel senso di "popolo" (nell'accezione originaria, la sfera dei portatori d'armi). L'etimologia ultima della parola resta comunque incerta.
I Greci designavano gli Etruschi come Tyrrhēnoí (attico ), Tyrsēnoí (ionico ) o Tyrsānoí (dorico ): dalla forma attica derivarono il latino Tyrrheni e Tyrrhenia, e quindi l'italiano "Tirreni".Strabone, Geografia, V, 2, 2. In latino gli Etruschi erano chiamati Tusci o Etrusci (da cui "Etruschi" ed "Etruria"). Tutte queste denominazioni poggiano sulla radice turs-; le forme latino-italiche presentano un ampliamento in -k- (*tursko-), attestato in umbro nelle Tavole eugubine (turskum nomen, "il nome etrusco") e alla base del latino Tusci.L'umbro turskum è una delle attestazioni del tema *tursko-, accanto al latino Tusci e all'etrusco Tursikina, e non l'origine delle forme latine. L'origine dell'etnonimo resta incerta, ma è opinione prevalente che il nome sia stato dato agli Etruschi dai Greci e si sia formato in ambito egeo.Nella ricostruzione prevalente l'eteronimo si formò in ambito egeo e fu poi esteso dai Greci d'Occidente a designare gli Etruschi d'Italia. In questo quadro la storiografia ricorre talora alle espressioni "Tirreni d'Oriente" e "Tirreni d'Occidente": non per distinguere due popoli diversi, ma per indicare gli Etruschi in due momenti del contatto con i Greci, quello egeo (in cui il nome sarebbe stato coniato) e quello italico (a cui sarebbe stato successivamente esteso). Si tratta dunque di etichette di valore cronologico e geografico, non etnico. La natura di questo rapporto, e in particolare l'identità delle popolazioni egee designate come Tirreni, restano oggetto di un dibattito aperto da decenni: si veda la voce Tirreni. Si tratterebbe dunque di un nome attribuito agli Etruschi da altri popoli, distinto dall'autonimo Rasna.
Un'ipotesi etimologica antica e di lunga fortuna, già accennata da Dionigi di Alicarnasso e ripresa in tempi recenti da Giuliano e Larissa Bonfante, connette la radice turs- al greco ("torre", a sua volta ritenuto prestito da una lingua mediterranea preindoeuropea), interpretando i Tusci come "costruttori di torri"; si tratta però di un accostamento privo di riscontri fonetici regolari, che lascia scettica buona parte della linguistica storica attuale.L'ipotesi risale almeno a Dionigi di Alicarnasso (I, 30) ed è ripresa da Giuliano Bonfante, Larissa Bonfante, The Etruscan Language. An Introduction, Manchester University Press, Manchester, 2002, p. 51; la derivazione del greco da una lingua "mediterranea" è formulata da Paul Kretschmer (1934) e riproposta da Robert Beekes. Per la critica agli accostamenti basati sulla sola somiglianza fonetica cfr. de Simone 2011, cit.
La più antica menzione letteraria dei Tirreni si trova in Esiodo (Teogonia, vv. 1011-1016). La più antica attestazione del nome è però di tipo indiretto: secondo la maggior parte degli studiosi essa è offerta dal gentilizio Tursikina, inciso sulla fibula aurea di Castelluccio di Pienza, nel territorio di Chiusi. Il gentilizio riflette la radice turs- dell'etnonimo e presuppone un antenato del proprietario che, soggiornando a lungo fuori dall'Etruria, era stato designato con il nome che le popolazioni vicine usavano per gli Etruschi.La connessione fra Tursikina e l'etnonimo, sostenuta tra gli altri da Heurgon, de Simone, Benelli e Marchesini, non è unanime: la respinge ad esempio Giuliano Bonfante (Il nome degli Etruschi, cit.), secondo cui l'etrusco *turse- non sarebbe documentato. La fibula, in passato datata all'ultimo quarto del VII secolo a.C., è stata successivamente assegnata da Adriano Maggiani al secondo quarto dello stesso secolo.
Storia
Origini
Sull'origine e la provenienza degli Etruschi è fiorita una notevole letteratura, non solo storica e archeologica. Le notizie che ci provengono da fonti storiche, a partire dal V secolo a.C., ovvero 500 anni dopo le prime manifestazioni in Italia della civiltà etrusca, sono infatti piuttosto discordanti, cosa che dimostra come sull'argomento non vi fosse tra i Greci un'identità di visioni. Considerate le strette relazioni commerciali e culturali tra Greci ed Etruschi è verosimile ritenere che gli stessi Etruschi non possedessero una propria tradizione su un'eventuale provenienza da altre aree del Mediterraneo o d'Europa; se tale tradizione fosse esistita, gli storici latini e greci l'avrebbero certamente riferita.
Nell'antichità furono elaborate diverse tesi, riassumibili in tre filoni principali: il primo che sostiene la provenienza orientale dal Mar Egeo, Tessaglia in Grecia o Lidia in Anatolia, riportata da Ellanico di Lesbo ed Erodoto,Erodoto, Storie, I, 94, 5-7Dionisio di Alicarnasso, Antichità Romane, 1, 28, 3 storici greci vissuti nel V secolo a.C.; il secondo che sostiene l'autoctonia degli Etruschi elaborata dallo storico greco Dionigi di Alicarnasso vissuto nel I secolo a.C.,Dionisio di Alicarnasso, Antichità Romane, I 26-30. e il terzo che sostiene la provenienza settentrionale elaborata sulla base di un passo di Tito Livio che mette in collegamento gli Etruschi con le popolazioni alpine, in particolare i Reti.Tito Livio, Ab Urbe condita, V, 33, 11.
L'archeologo Massimo Pallottino, riprendendo idee già sviluppate da studiosi delle generazioni precedenti, tra cui Bartolomeo Nogara, nell'introduzione del suo manuale Etruscologia, pubblicato per la prima volta nel 1942, e poi nel volume L'origine degli Etruschi, del 1947, fece notare come il problema dell'origine della civiltà etrusca non andasse incentrato sulla provenienza, quanto piuttosto sulla formazione. Pallottino evidenziò come, per la maggior parte dei popoli, non solo dell'antichità ma anche del mondo moderno, si parli sempre di formazione, mentre per gli Etruschi ci si è posti il problema della provenienza. Secondo Pallottino, la civiltà etrusca si formò in un luogo che non poteva che essere quello dell'antica Etruria; alla sua formazione contribuirono indubbiamente elementi autoctoni ed elementi culturali orientali e greci, per via dei contatti di scambio commerciale intrattenuti dagli Etruschi con gli altri popoli del Mediterraneo. Nella civiltà etrusca che andava sviluppandosi, lasciarono quindi la propria impronta i commercianti orientali (si pensi al periodo artistico cosiddetto orientalizzante) e i coloni greci che approdarono nel Meridione d'Italia nell'VIII secolo a.C. (l'alfabeto stesso adottato dagli Etruschi è chiaramente un alfabeto di matrice greca, e l'arte etrusca è influenzata dai modelli artistici dell'arte greca).
Come ha osservato l'etruscologo Enrico Benelli, Pallottino non fu tuttavia un autoctonista in senso stretto: la sua posizione ammetteva, accanto alla base locale predominante, la possibilità del concorso di componenti diverse, compresa una limitata presenza orientale, e respingeva soltanto l'idea di una migrazione di massa dall'Oriente. L'autoctonismo più netto che oggi prevale negli studi è opera della generazione successiva, gli archeologi che hanno ricostruito la preistoria e la protostoria dell'Italia, a partire da Renato Peroni, e poggia non su posizioni di principio ma sull'evidenza materiale restituita dagli scavi. Peroni ha mostrato che tutti i principali centri occupati nel Bronzo recente dell'area medio-tirrenica continuano a esserlo nel Bronzo finale e che le connessioni nella produzione ceramica e metallurgica tra i due periodi sono strettissime, sicché non vi è alcuna traccia di rottura culturale intorno al 1200 a.C.; a suo giudizio la continuità insediativa dell'Etruria può essere fatta risalire ancora più indietro, fino ai gruppi locali della cultura del vaso campaniforme, a partire dal 2300 a.C. circa. Su queste basi vi è oggi consenso tra gli archeologi nel ritenere che i Protoetruschi si siano formati nell'ultima fase dell'età del Bronzo, all'interno della cultura protovillanoviana, e che la successiva cultura villanoviana dell'età del Ferro rappresenti la fase iniziale della civiltà etrusca.
La critica moderna ha inoltre ridimensionato il valore storico delle tradizioni antiche. Dominique Briquel ha mostrato come i racconti sull'origine degli Etruschi, in particolare quello della migrazione dalla Lidia riferito da Erodoto, non siano il ricordo di un evento reale ma costruzioni elaborate in ambiente greco, prive di valore documentario per ricostruire le effettive origini del popolo etrusco.
Sono stati dunque gli studiosi di preistoria e protostoria a chiudere archeologicamente la questione: tutte le evidenze raccolte dall'archeologia preistorica e protostorica, dall'antropologia e dall'etruscologia sono favorevoli a un'origine autoctona degli Etruschi. Archeologicamente e linguisticamente non sono state infatti trovate prove di una migrazione dei Lidi o dei Pelasgi in Etruria. Studi recenti di linguistica hanno dimostrato una consistente affinità della lingua etrusca con la lingua retica parlata nelle Alpi.