La Corsica (Corse in francese, Corsica in còrso, Córsega in ligureMario Niccolò Conti, Amedeo Ricco, Dizionario spezzino (primo contributo alla definizione del patrimonio lessicale), La Spezia, Accademia lunigianese di scienze Giovanni Cappellini, 1975.) è un'isola del Mar Mediterraneo e una collettività territoriale unica francese con capoluogo Ajaccio. La collettività include due dipartimenti, cinque circondari (arrondissement), 60 cantoni e 360 comuni.

Il territorio della collettività coincide quasi interamente con l'omonima isola, quarta per estensione nel Mar Mediterraneo (dopo Sicilia, Sardegna e Cipro). Separata dalla Sardegna dal breve tratto delle Bocche di Bonifacio, emerge dal Mediterraneo come una grande catena montuosa ricca di foreste, segnando il confine tra la sua parte occidentale, il mar Tirreno e il mar Ligure. Benché politicamente parte della Francia sin dal 1769, l'isola rientra nella regione geografica italiana e ha legami storici con l'Italia anche in ambito linguistico e culturale.De Agostini Ed., L'Enciclopedia Geografica - Vol. I - Italia, 2004, p. 78

È nota per essere stata il luogo d'esilio di Seneca (41 - 49 d.C.), per la vicenda della Repubblica corsa di Pasquale Paoli e per essere il luogo natale di Napoleone Bonaparte, nato ad Ajaccio nel 1769 tre mesi dopo l'invasione militare francese.

Storia

Preistoria

Risalgono a circa il 9000 a.C. (Romanelliano) i primi giacimenti di pietre scheggiate e gli abbozzi scultorei finora ritrovati in Corsica. Significativo fu il ritrovamento di uno scheletro femminile (la dame de Bonifacio) datato al VII millennio a.C. presso la città omonima. I maggiori contatti sembrano provenire sia dalla Toscana sia dalla Sardegna. Nelle fasi successive si sviluppò in Corsica una civiltà megalitica di rilievo, che lascia sull'isola dolmen (stazzòne, trovati presso Cauria e Pagliagio), menhir (stantare) e le originali statue-menhir, concentrate soprattutto a Sud, nel sito di Filitosa e in quello di Funtanaccia, nei pressi di Sartene, ma presenti anche al Nord, presso San Fiorenzo.

Nella seconda metà del IV millennio a.C., la Corsica fu investita da una corrente culturale chiamata cultura di Arzachena, nota anche come aspetto culturale corso-gallurese, secondario al complesso culturale conosciuto come cultura di Ozieri ed esteso su tutta la Sardegna. Nell'età del bronzo si sviluppa, nel Sud, la civiltà torreana. Di questa cultura restano oggi numerose torri megalitiche con struttura simile a quella dei nuraghi sardi. In questo periodo prese forma il popolo che i Greci chiameranno Κὁρυιοι, Còrsi, attestati anche nella Gallura e forse di ascendenza ligure.

Storia pre-romana

Intorno al 660 a.C. si accertano i primi contatti commerciali tra gli Etruschi e le popolazioni dei Vanacini, stanziati nella zona di Capo Corso.

Nel 565 a.C., viene fondato dai Greci focei l'emporio di Alalia, presso il sito dell'attuale località di Aleria. I Greci chiamarono l'isola dapprima Kalliste e in seguito Cyrnos,Strabone, Geografia, V, 2,7. Cernealis, Corsis e Cirné.

I Greci resistettero poco, nel 535 a.C., a seguito della battaglia di Alalia, furono a loro volta scacciati da una coalizione etrusco-cartaginese formata su un patto appositamente stipulato e che, dopo il conflitto, prevedeva in caso di vittoria la spartizione delle due isole su cui era stata conquistata l'influenza: la Sardegna ai Cartaginesi, la Corsica agli Etruschi.Teofilo De Negri, Storia di Genova, Giunti, 2003, ISBN 88-09-02932-1 Alla loro presenza è attribuito il toponimo di Tarco nella costa sud orientale, che richiama la città di Tarquinia.

Seguirono le incursioni dei Sicelioti di Siracusa che, nel V secolo a.C., fondarono un leggendario Portus Syracusanus e, di nuovo, quelle dei Cartaginesi (IV secolo a.C.). Il Portus Syracusanus è stato classicamente individuato nel sito dell'attuale Porto Vecchio.

Nell'Antica Roma

Il dato sul primo serio interessamento di Roma all'isola risale a una spedizione finalizzata alla fondazione di una città intorno al IV secolo a.C., che si concluse con un nulla di fatto.Teofrasto, Hist. plant., V 8, 2.

Avvenne nel 348 a.C.Datazione approssimata secondo le cronologie di Tito Livio e Diodoro Siculo la stipulazione di due trattati con Cartagine riguardanti Sardegna e Corsica, ma se rispetto alla prima isola i passaggi dei trattati sono ben chiari,Ad esempio sull'espresso divieto imposto ai Romani di fondare città in Sardegna e in Africa i patti sulla seconda sono tutt'altro che nitidi. Si fece largo la convinzione tra i Romani della legittimità di controllare la Corsica, che tempo prima Cartagine aveva pattuito con gli Etruschi, e da questi il controllo dovesse essere trasmesso ai Romani.

La situazione rimase di stallo sino allo scoppiare della prima guerra punica, che con la vittoria romana consegnerà Sardegna e Corsica ai Romani.

Malgrado la sottomissione Corsi e Sardi furono per quasi un secolo un problema per Roma, erano frequenti rivolte e non era facile mantenere il controllo sulle due isole.

Mario fondò la città di Mariana nel 105 a.C., da questo momento iniziò la colonizzazione vera e propria e sull'isola fiorirono ville rustiche e suburbane, villaggi e insediamenti di ogni tipo, incluse le terme di Orezza e Guagno.

Analogamente a quanto avveniva in altre province (la Corsica era amministrativamente associata alla Sardegna con la riforma di Ottaviano Augusto del 4 a.C.), i Romani si guadagnarono il rispetto e la collaborazione dei capi locali (a cominciare dai Venacini, tribù del Capo Corso), riconoscendo loro funzioni di governo locale e apportando ricchezza con la messa a profitto delle terre sfruttabili in collina e lungo le coste.

Seneca passò dieci anni in esilio in Corsica a partire dal 41 al 49 d.C.

Probabilmente per la sua natura selvaggia, l'isola divenne infatti regolare meta d'esilio e rifugio di cristiani, che probabilmente vi diffusero la nuova fede.

Come altrove in Occidente, l'organizzazione romana in Corsica cadde con l'invasione dei Vandali provenienti dall'Africa nel V secolo, dopo oltre 700 anni di dominio.

Medioevo

Alto Medioevo (476-1000)

Durante gli sconvolgimenti che accompagnarono la fine dell'Impero romano d'Occidente, la Corsica fu contesa tra tribù di Vandali e di Goti finché il re dei Vandali Genserico se ne assicurò il pieno controllo nel 469 d.C. La potenza vandala nel Mediterraneo fu poi distrutta dal generale bizantino Belisario, la Corsica venne così accorpata alla Prefettura del pretorio d'Africa,Treadgold, History of the Byzantine state and society, pag. 185 sotto l'Impero bizantino.

Nel 725 i Longobardi, sotto il re Liutprando, conquistarono l'isola sottraendola ai Bizantini e la annetterono al Regno dei Longobardi.Nel 774, Carlo Magno scese in Italia e annientò i Longobardi guidati da Adelchi, assoggettando anche l'isola corsa al Sacro Romano Impero.

Sul finire dell'VIII secolo ebbero inizio le incursioni dei Mori, che si ripeteranno numerose volte e marcheranno un tratto significativo della storia dell'isola, testimoniato dalla stessa bandiera.Pietro Martini, Storia delle invasioni degli Arabi e delle piraterie dei barbeschi in Sardegna, Tip. A. Timon, 1861 I Mori riuscirono solo una volta a prendere il controllo dell'isola, nell'810 la Corsica venne infatti quasi interamente assoggettata per un breve periodo.Annali Francesi, pag. 508, secondo il relato di Pietro Martini, Storia delle invasioni degli Arabi e delle piraterie dei barbeschi in Sardegna, Tip. A. Timon, 1861 Per il resto si trattò di incursioni volte al saccheggio più che a una vera e propria conquista, salvo qualche fortezza sotto il dominio arabo.

Al fine di tentare di porre fine a tale stato di cose, nell'828 la difesa dell'isola fu affidata a Bonifacio II, conte di Lucca, che condusse insieme con il fratello Beretario e altri nobili toscani una vittoriosa spedizione punitiva direttamente contro i porti nordafricani; sulla via del ritorno Bonifacio costruì una fortezza presso la punta Sud della Corsica, fondando così il nucleo fortificato della città di Bonifacio, affacciata sullo stretto che separa la Corsica dalla Sardegna (battezzato infatti Bocche di Bonifacio). La guerra contro i Saraceni, che avevano ben presto ripreso i loro attacchi, fu proseguita dal figlio di Bonifacio, il marchese di Toscana Adalberto I. Tuttavia i Saraceni riuscirono a conservare alcune basi sull'isola sino al 930.

Nella Repubblica di Pisa (1073-1284)

Papa Gregorio VII nel pieno della lotta per le investiture con l'imperatore Enrico IV, nel 1073 non prese direttamente il controllo dell'isola, ma ne affidò l'amministrazione al vescovo di Pisa, Landolfo, investito della carica di legato pontificio per la Corsica.

A seguito di tale evento, il titolare della cattedra arcivescovile pisana divenne anche primate di Corsica e di Sardegna, carica conservata a livello onorifico sino ai giorni nostri. Pisa, con il suo porto, intratteneva già da secoli stretti rapporti con l'isola, espandendovi la propria influenza politica, culturale ed economica.

All'amministrazione vescovile seguì inevitabilmente l'autorità politica dei giudici della Repubblica di Pisa, destinata in breve tempo a far rifiorire la Corsica e segnarla profondamente.

Pisa perderà di fatto il controllo dell'isola in seguito alla disastrosa disfatta nella battaglia della Meloria (1284) contro Genova.

Inizierà così per la Corsica una lunga stagione dettata da un sostanziale vuoto di potere, durante il quale Pisa, Genova e la Corona d'Aragona si contesero l'influenza sull'isola.

Nella Corona d'Aragona (1295-1347)

Nel 1295 papa Bonifacio VIII sancì nel trattato di Anagni la nascita del Regno di Sardegna e Corsica, che consegnò al re Giacomo II di Aragona (impegnato nel frattempo nella Reconquista in Spagna). la Corsica venne così accorpata ai Domini aragonesi. Gli Aragonesi si insediarono effettivamente nel neonato regno solo nel 1324. Sotto il dominio d'Aragona viene utilizzata, così come per la Sardegna, il vessillo della Testa di moro come bandiera, simbolo delle Crociate e della Reconquista.

Tardo Medioevo ed Età moderna

Nella Repubblica di Genova (1347-1755) e il breve Regno di Corsica (1736)

Nel 1347 il barone corso Sambucuccio d'Alando convocò un'assemblea di tutti i baroni e i caporali dell'isola. L'assemblea deciderà di staccarsi definitivamente da Aragona e porsi sotto la protezione di Genova, offrendo alla Repubblica ligure la sovranità totale sull'isola. Aragona non vide di buon occhio l'iniziativa dei corsi, ma non mise in atto provvedimenti per diverso tempo.

Approfittando dal caos generale causato dalla peste nera, il barone Arrigo della Rocca, con l'appoggio delle truppe aragonesi, nel 1372 prese il controllo quasi totale dell'isola, lasciando solo il Nord estremo e poche piazzeforti marine al controllo genovese. Il "colpo di Stato" spinse i baroni assoggettati ad appellarsi a Genova, che pensò di risolvere il problema investendo del governatorato dell'isola una sorta di compagnia commerciale detta «Maona», formata da cinque persone, e tentando di coinvolgervi lo stesso Arrigo, ma senza risultati. Nel 1380, perdurando le tensioni, quattro dei cinque membri della Maona rassegnarono le dimissioni, lasciando il solo Leonello Lomellini a esercitare le funzioni di governatore. In tale veste Lomellini fondò, nel 1383, la città di Bastia, destinata a divenire il nucleo più importante della dominazione genovese e la capitale dell'isola (sino allo spostamento ad Ajaccio su iniziativa di Napoleone Bonaparte).

Fu solo nel 1401, a seguito della morte di Arrigo, che l'autorità genovese fu ristabilita su tutta l'isola.