La chiesa di Santa Caterina d'Alessandria detta anche localmente «Chiesa di Santa Caterina delle Donne»,. è un edificio di culto situato nel centro storico di Palermo.Abate Francesco Sacco, Dizionario geografico del Regno di Sicilia , Palermo, Reale Stamperia, 1800, p. 104. Unitamente al trecentesco monastero domenicano occupa l'area delimitata dalla strada del Cassaro (odierno Corso Vittorio Emanuele), da piazza Pretoria, da piazza Bellini, dalla Discesa dei Giudici e da Via Schioppettieri.
Storia Origini epoca sveva Col beneplacito dell'imperatore Federico II di Svevia, l'Ordine dei frati predicatori giunge in Sicilia, nella fattispecie a Palermo, mentre San Domenico è ancora attivo e ha appena costituito l'ordine in Francia nel 1216 - 1220. Nel 1217 i primi frati sono ospitati inizialmente dall'Ordine teutonico della Magione fondato da religiosi tedeschi, quindi ben visti agli occhi dell'Imperatore. Riparano brevemente nell'ex monastero delle suore basiliane presso la primitiva chiesa di San Matteo al Cassaro.
Sotto la direzione dell'ordine, nella sede del Cassaro è istituito il monastero femminile di Santa Caterina, grazie agli ingenti lasciti di Benvenuta Mastrangelo e di sua madre Palma de Magistro, sui terreni ove sorgeva anche il palazzo di Giorgio Antiocheno ammiraglio del re Ruggero II d'Altavilla..
1310 - 1312: il testamento di Benvenuta Mastrangelo prevede l'area per l'edificazione del nuovo edificio comprendente la primitiva chiesa di San Matteo al Cassaro e la chiesa di Santo Stefano d'Ammirato,Tommaso Fazello, Della Storia di Sicilia - Deche Due , Volume uno, Palermo, Giuseppe Assenzio - Traduzione in lingua toscana, 1817, pp. 454-455, 477 le rendite dei beni di Palermo, Salemi, Sciacca e Trapani necessarie per la realizzazione. Dispone il proprio monumento funebre nella primitiva «Cappella di Sant'Orsola» della chiesa di San Domenico e il futuro trasferimento dello stesso nell'erigenda chiesa del monastero di Santa Caterina..
Epoca aragonese
1407: il re Martino I di Sicilia constatato il generale rilassamento dei costumi e dell'osservanza delle regole dell'Ordine, modifica lo statuto prevedendo due nuovi responsabili in affiancamento alla badessa che rispondono direttamente al Capitolo della Cattedrale e ai giurati del Senato Palermitano.. 1532: l'istituzione perde col tempo la caratteristica peculiare d'assistenza rivolta alle classi femminili più deboli e svantaggiate quali le semplici donne meretrici, rivolgendosi in modo marcato alla clausura delle classi nobiliari, pertanto è previsto l'ingrandimento della struttura che prevede l'incorporazione della primitiva chiesa di San Matteo. Il culto di Santa Caterina d'Alessandria molto diffuso nel sud vede nella chiesa di Santa Caterina d'Alessandria di Galatina, in Puglia la sua massima espressione, dove è conservata una famosa reliquia, il dito di Santa Caterina, proveniente dal convento di Santa Caterina sul Monte Sinai. La chiesa di Galatina è un importante esempio con annessa tribuna ottagonale in fondo al coro, dove sono inseriti i mausolei dei committenti appartenenti alla famiglia Del Balzo Orsini, principi di Taranto e conti di Lecce.
Epoca spagnola
1566 - 1596: la ricostruzione avviene per opera della madre priora suor Maria del Carretto. Il progetto architettonico per molto tempo è stato attribuito all'architetto Giorgio di Faccio, studi più recenti dimostrano il coinvolgimento di architetti e costruttori quali il fiorentino Francesco Camilliani e il milanese Antonio Muttone, artisti già impegnati per la nuova rimodulazione di piazza Pretoria.. 1596 24 novembre: la nuova chiesa di Santa Caterina d'Alessandria d'Egitto è inaugurata nel giorno della ricorrenza della Santa Titolare.
XVIII secolo seconda metà circa: realizzazione della cupola opera di Francesco Ferrigno.
1664 16 marzo: solenne consacrazione da parte dell'arcivescovo Pietro Martinez y Rubio, regnante Filippo IV di Spagna (Filippo III di Sicilia) rappresentato dal viceré di Sicilia Francesco Caetani duca di Sermoneta.
1863: realizzazione del coro.
Durante i moti del 1820 - 1821, della Rivoluzione siciliana del 1848, della Rivolta della Gancia, dell'Insurrezione di Palermo del 1860 e della Rivolta del sette e mezzo del 1866 subì notevoli danni causa i bombardamenti dei Borboni, se ne vedono ancora le ferite sulle pareti che si affacciano sulla direttrice del Cassaro.
Epoca contemporanea
2014, Incuria e disinteresse hanno determinato pericolosi cedimenti e distacchi dalle superfici esterne del monumento che hanno dettato urgenti interventi di consolidamento e restauro. Dal luglio 2014 il monastero di Santa Caterina non accoglie più le monache dell'Ordine Domenicano e l'intera struttura, seppur di proprietà del Ministero dell'Interno dipartimento del patrimonio Fondo edifici di culto, è affidata alla Curia palermitana.
Esterno Facciata o prospetto meridionale Ingresso principale di Piazza Bellini.
Prospetto sud caratterizzato da scenografica scalinata a doppia rampa isoscele su piazza Bellini, il portale tardorinascimentale del 1685 è sormontato da un'edicola con timpano contenente una nicchia ove è collocata la statua marmorea di Santa Caterina d'Alessandria. Il portale è delimitato da colone scanalate con capitelli corinzi che sorreggono un architrave decorato. Sulla modanatura i contrafforti laterali delimitano eleganti volute che ornano l'edicola votiva centrale.
I due ordini sono divisi da una trabeazione riccamente decorata con festoni che incorniciano facce di putti alati, il primo livello è caratterizzato da due coppie di lesene per lato inframezzate da finestre. Nel secondo ordine solo due coppie di lesene delimitano un finestrone centrale. Due volute con riccioli raccordano i contrafforti laterali con la spessa trabeazione superiore. Una balconata chiude il frontone sovrastato da un medaglione nella parte mediana del timpano incompleto raffigurante gli attributi della santa titolare: la ruota dentata strumento del martirio, la palma del martirio, la spada del coraggio e della decollazione infine il giglio stilizzato simbolo di purezza.
Una targa commemora la madre priora suor Maria Vittoria Branciforti, è collocata per la consacrazione della chiesa. Sul portale d'ingresso è presente una raggiera con la raffigurazione di un cane che reca la fiaccola simbolo dei Domenicani.
Prospetto occidentale
Ingresso laterale sinistro di Piazza Pretoria corrispondente al braccio sinistro del transetto.
Prospetto ovest caratterizzato da scenografica scalinata a doppia rampa isoscele su piazza Pretoria, il portale tardorinascimentale è sormontato da timpano ad arco. Il portale è delimitato da colone scanalate con capitelli corinzi che sorreggono un architrave decorato con stile simmetrico e speculare da fregi d'acanto e putti danzanti che reggono uno stemma centrale. All'interno del timpano lo stemma coronato e ghirlande fitoformi.
I due ordini divisi da una trabeazione riccamente decorata con festoni che incorniciano facce di putti alati, il primo livello è caratterizzato da una lesena per lato. Nel secondo ordine altrettante lesene delimitano un finestrone centrale. Due volute con riccioli raccordano i contrafforti laterali con la copertura superiore. Interessante la prospettiva dei poderosi contrafforti a ricciolo del secondo ordine ricavate sui tetti delle cappelle laterali.
Interno Navata L'impianto è a unica navata con tre cappelle per lato, si sviluppa longitudinalmente ed è attraversato dal transetto su cui si innesta la cupola. Ciò che colpisce di più è la ricca decorazione dell'interno, ad unica navata, tipico dell'età della Controriforma. La decorazione degli spazi interni, così come per molte altre chiese palermitane, è costituita da un sontuoso apparato in marmi mischi e tramischi, stucchi ed affreschi che si fondono, in un'unica armonica lettura, con le strutture architettoniche portanti..
Nella controfacciata è allestito il coro sostenuto da 2 possenti colonne tortili di granito rosso. L'impianto ad aula consentiva alle suore di partecipare, non viste, ai riti liturgici dal coro sistemato all'ingresso e collegato tramite corridoi sopraelevati protetti da elaborate grate. Gli affreschi delle volte a crociera del sottocoro e delle pareti del coro sono opera di Francesco Sozzi e del cognato Alessandro D'Anna, rispettivamente figli d'arte dei famosi Olivio Sozzi e Vito D'Anna, eseguiti nel 1769.
Sulle pareti statue raffiguranti sante vergini fronteggiano statue di beate di stirpe reale. Sant'Agnese Segni di Montepulciano Santa Caterina da Siena Santa Caterina de' Ricci Beata Chiara o Sancia di Maiorca consorte di Roberto d'Angiò Beata Margherita di Ungheria Beata Giovanna del Portogallo
Di altissima qualità i riquadri a intarsio marmoreo alla base delle paraste della navata centrale: l'episodio di Giona e la balena, il Sacrificio d'Isacco opere di Giovanni Battista Ragusa, la Probatica Piscina, la Fontana, numerosi altorilievi in marmi mischi con episodi tratti dal Vecchio Testamento e medaglioni con le storie di Santa Caterina nelle pareti dell'area presbiteriale.
Tra gli artisti chiamati a decorare l'aula: 1744, Filippo Randazzo da Nicosia detto il Monocolo autore del Trionfo di Santa Caterina affresco sulla volta della navata e della Gloria delle Domenicane;. 1750, Francesco Ferrigno autore del progetto e direttore dei lavori nella realizzazione della cupola. 1751, Vito D'Anna autore del Trionfo dell'Ordine domenicano affresco che ricopre le superfici all'interno della cupola e delle Allegorie dei quattro continenti realizzate nei pennacchi di raccordo ai pilastri. XVIII secolo inizi, Giovanni Battista Ragusa autore delle statue addossate ai pilastri che reggono la cupola, raffiguranti i principali santi domenicani: San Domenico di Guzmán, San Pietro martire, San Tommaso d'Aquino e San Vincenzo Ferreri.. XVIII secolo, Procopio Serpotta è l'autore degli stucchi decorativi.
Cappelle lato destro
Stemma della nobile Famiglia Bruno.
Prima campata: Cappella dei Sette Dolori. Sono presenti i dipinti di Gesù sotto la croce al centro, la Deposizione di Cristo del XVII secolo della scuola del Ribera a destra, lUltima Cena a sinistra. Seconda campata: Cappella del Santissimo Crocifisso con reliquiario. Il dipinto dellAdultera a destra, la Lavanda dei piedi a sinistra; Terza campata: Cappella della Madonna del Carmine. Al centro la tela raffigurante la Madonna del Carmelo, la Trasfigurazione a destra, La Madonna intercede per le anime del Purgatorio a sinistra.
Cappelle lato sinistro
Stemma della nobile famiglia Amato con leone araldico.
Prima campata: Cappella dell'Immacolata Concezione. Tela dellImmacolata Concezione al centro, Adorazione a destra, Nascita della Vergine a sinistra. Seconda campata: Cappella del Rosario. Tela raffigurante Pio V benedice Andrea Doria a destra, Madonna a sinistra dipinti d'autori anonimi appartenenti alla scuola di Pietro Novelli. Terza campata: Cappella di San Domenico: Al centro il dipinto raffigurante Il massacro degli Albigesi, a destra la Madonna del Rosario, a sinistra Il rogo dei libri proibiti.
Altare maggiore
1725, Cappellone dipinto dai fratelli Paolo e Antonio Filocamo con l'affresco Esaltazione dell'Eucaristia realizzato nella volta del presbiterio e lEsaltazione dell'Eucaristia". L'altare maggiore è realizzato in pietre dure, agate grigie e verdi, con ornamenti in rame dorato su progetto di Andrea Palma, paliotto in pietre dure con sepolcro della madre badessa suor Maria del Carretto del 1598, colei che promosse i lavori di rinnovamento. Ai lati sono presenti due splendidi angeli lignei dorati con vesti e ali laminate in argento. Tabernacolo in ametista.