La Mini è un modello di automobile, rivisitazione in chiave moderna dell'omonimo modello del 1959. Viene prodotta a partire dal 2001 dalla casa automobilistica britannica Mini sotto l'egida del costruttore tedesco BMW, si tratta di una vettura rientrante nel segmento B.

Genesi Le concept E1 e ACV30

All'inizio del 1994 BMW acquisì dalla British Aerospace il Gruppo Rover, proprietario tra gli altri del marchio Mini. La casa automobilistica tedesca già dai primi anni Novanta stava cercando di ampliare la propria gamma di auto con l'aggiunta di una superutilitaria, realizzando una serie di concept car, tra cui l'auto elettrica E1, che più si avvicinava al segmento della Mini.

Dopo l'acquisizione di Mini, i vertici della casa automobilistica tedesca insistevano sul fatto che il futuro modello compatto del gruppo dovesse avere caratteristiche iconiche di BMW (come ad esempio la trazione posteriore) per sostenere gli standard e l'immagine del marchio tedesco; tuttavia, il marchio Mini non aveva alcuna di queste caratteristiche, così BMW vide questo come un'opportunità per creare un'altra vettura compatta, di livello premium ma a un prezzo ragionevole: cominciarono così a prendere forma i progetti della futura gamma BMW Serie 1 e di una nuova gamma a marchio Mini.

In questo periodo anche Rover stava lavorando autonomamente all'erede della storica Mini. La prima proposta fu la ACV30, presentata durante il Rally di Monte Carlo 1997; il nome del concept era la sigla di «Anniversary Concept Vehicle», mentre il «30» commemorava i trent'anni trascorsi dalla prima vittoria Mini al rally monegasco avvenuta nell'edizione del 1967. La vettura era una coupé a due posti dotata di un motore posteriore prodotto da Morris Garages.

Pochi mesi più tardi, Rover svelò un altro studio sulla nuova Mini: stavolta si trattava di due concept car diverse, chiamate Spiritual e Spiritual Too, rispettivamente a tre e a cinque porte. I veicoli rappresentavano, stavolta, un tentativo più realistico di creare una moderna Mini e sono coincisi con la creazione ufficiale da parte di BMW del "progetto Mini". Queste due vetture tuttavia non andarono oltre lo stadio di prototipo.

Il modello definitivo Nel 1998 BMW incominciò a dare indicazioni precise circa la creazione della nuova Mini. Il primo aspetto preso in esame riguardò il design scelto tra quindici proposte di stile diverso: cinque di esse venivano dal Centro Stile BMW in Germania, altre cinque dal BMW Designworks in California, quattro da Rover e una da uno studio esterno in Italia. Il progetto prescelto venne da BMW Designworks e portava la firma di Frank Stephenson. Il suo progetto che posizionava la nuova Mini tra le city car, lasciava libero il segmento superiore alle nuove Serie 1 e si inseriva quindi perfettamente nei precedenti piani della casa automobilistica per le vetture compatte.

Pochi mesi dopo, a prendere in mano la situazione, fu chiamato Gert Volker Hildebrand, già designer di Volkswagen e Mitsubishi. Si dichiarava entusiasta di quanto fatto fino quel momento da Stephenson: «ha fatto un lavoro superbo. La nuova vettura fonde i tre archetipi del corpo umano: un solido corpo maschile, sensuali curve femminili e persino alcuni elementi arrotondanti tipicamente infantili». Ai primi due spetta l'attirare il pubblico maschile, al terzo di conquistare quello femminile. Dopo il lancio della nuova Mini, Stephenson ha commentato: «volevamo che la prima impressione sulla macchina fosse: "non può essere che una Mini"».

Originale è anche l'interno della nuova Mini, sebbene la strumentazione e i comandi siano ispirati al vecchio abitacolo. Fa discutere la distribuzione e lo sfruttamento degli spazi interni, considerate le poche soluzioni studiate per migliorare il comfort del passeggero, poiché la nuova Mini, pur presentata come una 4 posti, è in realtà una 2+2 che, paradossalmente, è il vero punto d'incontro con la progenitrice Mini nonostante una maggiore lunghezza e ingombro.

Moderna è la razionalità diffusa a ogni livello, tesa a evolvere la Mini degli anni 60, ma anche a renderla più esclusiva e délite. Il peso della vettura impone l'utilizzo di motori di alta cilindrata, ed è per questo che la casa madre ha adottato per la prima volta anche dei motori turbodiesel. La geometria delle sospensioni è configurata secondo la struttura a ruote indipendenti MacPherson all'avantreno e uno schema a bracci multipli (triple-link) al retrotreno.

Prima serie (R50/R52/R53, 2001-2006)

La prima generazione fu introdotta nel 2001, e fu il primo modello introdotto da Mini dopo che il modello originale del 1959 uscì di produzione. Le dimensioni aumentano notevolmente, e vi sono alcune differenze estetiche tra le diverse versioni, come le modanature cromate della versione Cooper (non disponibili sulla One), o il doppio scarico centrale della Cooper S. La vettura fu disegnata dalla matita di Frank Stephenson. Questa generazione aveva tre nomenclature diverse:

R50, per le versioni One e Cooper in carrozzeria hatchback a 3 porte; R52, che designava la versione cabrio; R53, per le versioni più sportive Cooper S e John Cooper Works.

Inizialmente, la Mini montava il 1.6 4 cilindri Pentagon di origine Chrysler-Rover, costruito in Brasile dalla Tritec, dotato di iniezione elettronica e sedici valvole comandate da un solo albero a camme. Le versioni One (da 90 CV) e Cooper (115 CV) erano aspirate, mentre la più sportiva Cooper S era sovralimentata tramite compressore volumetrico, ed era capace di 163 CV. Il prezzo di partenza della Mini era di € 14.551 per la One base e € 16.051 per la One de luxe con climatizzatore, radio, plancia silver lucido e fendinebbia di serie.

Nel 2003 la gamma si arricchì con la One D, mossa da un 1.4 4 cilindri turbodiesel common rail di origine Toyota, capace di 75 CV. L'anno dopo arrivò anche la Mini Cabrio con tetto apribile in tela, nelle versioni One de luxe, Cooper e Cooper S, con gli stessi motori (escluso il 1.4 turbodiesel) e le stesse potenze della versione hatcback. L'anno successivo arrivarono le versioni John Cooper Works, che permisero di alzare la potenza dei motori della Cooper e della Cooper S (quest'ultima fino a 200 CV). Questo kit prevedeva una nuova testata che aumentava il rapporto di compressione, la riprogrammazione della centralina del motore, e la sostituzione dell'impianto di scarico originale con uno in acciaio inox.

Restyling

Tra la fine del 2004 e l'inizio del 2005 ci fu un leggero restyling delle vetture, dove cambiarono il disegno dei fari e dei paraurti anteriori e posteriori, gli interni erano stati migliorati e alla lista degli optional si aggiunsero un nuovo volante tre razze e il cockpit chrono pack, che sostituisce il tachimetro con indicatori di pressione, temperatura olio e motore; esclusivi per la Cooper S erano invece i pannelli della plancia in tinta carrozzeria.

I motori erano rimasti gli stessi, ma con alcuni aggiornamenti: alla Cooper S venne aumentata la potenza fino a 170 CV e venne montato un cambio dai rapporti più corti, che resero la Mini molto più scattante di prima, strappando un buon 7,2 secondi nello 0–100 km/h, con una velocità massima di 222 km/h. Il kit JCW portava l'auto a 211 CV con uno 0–100 km/h pari a 6,5 secondi e 230 km/h, grazie all'aggiunta di iniettori maggiorati e uno speciale filtro dell'aria. La Cooper rimase a 115 cavalli, ma adesso montava un cambio Getrag (non più Midland, poiché fu riscontrata una notevole fragilità su quest'ultimo). La One D, infine, subì il restyling degli interni e il motore fu portato a 88 CV. Ricevette anche i nuovi fari anteriori e posteriori ma non i nuovi paraurti.

Nel 2006 venne prodotta, negli stabilimenti delle carrozzerie Bertone di Grugliasco (TO), la Mini GP in serie limitata a 2000 esemplari, il vero nome era Mini Cooper S John Cooper Works GP kit, con 218 CV. Questa serie speciale potenziata e alleggerita (con solo 2 posti) aveva un alettone in fibra di carbonio e cerchi in magnesio da 18", ed era in grado di raggiungere velocità oltre 240 km/h con uno 0–100 km/h in meno di 6,3 secondi. Tutti gli esemplari sono numerati sul tetto e nella targhetta interna, realizzati in colore speciale Thunder Blue con tetto argento. Essa fu la prima ad adottare gli specchietti rossi come sinonimo di sportività.

Seconda serie (R55/R56/R57, 2007-2013)

Nell'ottobre 2006, sotto l'ala di BMW, la Mini viene rilanciata sul mercato. La nuova generazione si basa su una nuova piattaforma che ne aumenta la lunghezza di 60 millimetri, cambiamento motivato dalle nuove normative europee nei crash test pedonali. Lo stile non è molto diverso da quello precedente, limitandosi a piccoli cambiamenti all'esterno e all'interno; gli interni vengono ridisegnati esteticamente ma non ampliati per spazio.

Al fine di contenere i costi di produzione, viene adottato un nuovo motore sviluppato da BMW in collaborazione con PSA Peugeot Citroën: un 1.600 cm³ quattro cilindri a iniezione diretta, in versione aspirata e turbo. Le potenze sono di 120 cavalli (Cooper) e 175 cavalli (Cooper S).

Per la versione One, è stato introdotto un 1.400 cm³ da 95 cavalli dotato del sofisticato Valvetronic. La Cooper D, novità di questa nuova serie, è dotata di un motore 1.6 cm³ (1.560 cm³) DV6TED4 di origine PSA-Ford da 109 cavalli. Viene finalmente risolto il problema legato al rapporto peso/potenza, che si rifletteva principalmente sui consumi, ora più moderati. Ancora invariate le versioni cabrio.

Non è difficile captare le differenze, per quanto minime, tra la prima serie e la seconda. La differenza principale sta nell'anteriore: la calandra è in stile "single frame" e si prolunga anche sul paraurti (la prima serie invece, sul paraurti, aveva solo una finta calandra). La panca posteriore con una seduta più profonda migliora, se pur di poco, l'abitabilità. Inoltre i fari anteriori, che sulla prima serie facevano parte del cofano motore mostrandosi come un tratto distintivo, adesso sono parte della vettura. Il cambio automatico, ora disponibile su tutti i modelli a benzina, non è più di tipo CVT, come quello precedentemente montato sulle prime MINI, ma si tratta di un vero e proprio cambio automatico con ingranaggi epicicloidali e convertitore di coppia. I modelli con tale accessorio variano nel peso (maggiore) e nelle prestazioni (consumi, velocità max, accelerazione), sensibilmente sfavorevoli rispetto al cambio manuale di serie. Questa serie fu sviluppata e disegnata in collaborazione con la Italdesign di Giorgetto Giugiaro.

Motorizzazioni Modello Disponibilità Motore Cilindrata(cm³) Potenza Coppia Massima(Nm) Emissioni CO2(g/km) 0–100 km/h(secondi) Velocità max(km/h) Consumo medio(km/l)1.4 One 75dal 2007 Benzina 139755 kW (75 CV)12012713,217518,91.4 One 95dal 200772 kW (95 CV)14010,918517,51.6 One 55 kWdal 2010159855 kW (75 CV)13,217518,51.6 One S73 kW (98 CV)15310,51861.6 Cooperdal 200790 kW (122 CV)1609,12031.6 Cooper Sdal 2006128 kW (175 CV)2401367,022817,21.6 John Cooper Worksdal 2007155 kW (211 CV)2601656,523814,11.6 D OneDiesel156066 kW (90 CV)2159911,418426,31.6 D Cooper80 kW (109 CV)2401049,919525,6dal 2010159882 kW (112 CV)270999,719726,32.0 D Cooper Sdal 20071995105 kW (143 CV)3051148,121523,3

Restyling 2010