Dulce et decorum est (latino: "È dolce e dignitoso [morire per la patria]") è una poesia scritta dal poeta Wilfred Owen nel 1917, durante la prima guerra mondiale, e pubblicata postuma nel 1920, conosciuta per le orribili immagini e per la condanna della guerra. È stata abbozzata a Craiglockhart nella prima metà dell'ottobre 1917 e rivista più tardi, probabilmente a Scarborough o a Ripon, tra il gennaio e il marzo del 1918. I primi manoscritti sono datati 8 ottobre 1917 e indirizzati a sua madre, Susan Owen, col messaggio:

Dedica Attraverso la poesia, e in maniera accentuata in particolare nell'ultima strofa, c'è un rimando a una lettera di Jessie Pope, una civile che faceva propaganda per la Grande guerra incoraggiando i giovani ad arruolarsi.

La prima bozza della poesia, infatti, era indirizzata a Pope. In una revisione successiva il riferimento fu tolto, aggiungendo a certain Poetess ("Una certa poetessa"). Infine Owen decise di indirizzare la poesia a un pubblico più vasto.

Le parole dulce et decorum est sono citate nel romanzo A Place to Come To di Robert Penn Warren in relazione con l'interazione tra il protagonista e un ufficiale tedesco prigioniero della prima guerra mondiale.

Titolo Il titolo deriva dal verso Dulce et decorum est pro patria mori del terzo libro delle Odi del poeta latino Orazio, a sua volta ispirato dal poeta greco Tirteo, che viene definito "vecchia bugia" da Owen.

Il testo

Commento

La poesia può essere suddivisa in tre sezioni, ognuna corrispondente a una strofa: La prima strofa delinea l'ambientazione. Il poeta partecipa egli stesso all'azione, e ciò può essere facilmente intuito dall'uso della prima persona plurale. La scena è ambientata su un campo di battaglia particolarmente fangoso, fatto che non fa che aumentare la fatica dei soldati, i quali si stanno ritirando. Ognuno pensa a salvarsi: zoppi, feriti e addirittura ciechi, che pure potrebbero avere numerose difficoltà ad avanzare, spinti sicuramente dalla paura di morire, arrancano nel fango cercando di salvarsi. La seconda sezione rappresenta il momento più drammatico dell'azione: i nemici decidono infatti di fare uso di letali gas per sfoltire le file nemiche. Alcuni fra i compagni del poeta avvisano gli altri del fatto, ma alcuni non riescono a indossare in tempo le maschere anti-gas, e il poeta descrive la morte di uno di costoro, paragonando la nebbia prodotta dei gas a un mare verde nel quale il malcapitato sembra affogare, senza possibilità di scampo. Eventi del genere erano molto comuni al tempo della Grande guerra: le maschere antigas erano ancora molto rudimentali e difficili da indossare, e, anche quando ci si riusciva, spesso difetti di fabbricazione permettevano comunque al gas di filtrare. La scena è talmente drammatica che il poeta ammette che, anche ora che nella relativa tranquillità in cui può scrivere la poesia, si figura ancora l'immagine del soldato che si contorce. Infine, l'ultima sezione rappresenta un monito, velato da un'amara ironia, rivolto contro le autorità, gli intellettuali, i media, tutti coloro che in patria incitavano i giovani alla guerra, descrivendola come un evento glorioso ed epocale: se tutti costoro, dice Owen, potessero vedere ciò che egli ha veduto, quando invece invitano al conflitto restandosene tranquilli a casa, non direbbero ai figli l'antica bugia: che è dolce e decoroso morire per la patria. Il componimento presenta tutte le caratteristiche stilistiche tipiche della poetica di Owen: l'utilizzo di uno schema rimico irregolare, un linguaggio semplice e quotidiano e l'impiego di una sintassi piana ed estremamente scorrevole.

Note

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Categoria:Componimenti poetici di autori britannici