Questa voce raccoglie le informazioni riguardanti la Salernitana Calcio 1919 nelle competizioni ufficiali della stagione 2010-2011. Stagione

Avvenimenti Dopo due anni la Salernitana ritorna in Lega Pro Prima Divisione in seguito alla retrocessione avvenuta nel precedente campionato di Serie B. Il declassamento in terza serie complica ulteriormente la precaria situazione societaria dei campani, che lamentano un monte ingaggi improponibile per la categoria, specie in considerazione delle acclarate difficoltà economiche in cui si dimena il presidente Lombardi. L'esclusione immediata della società dal campionato aleggia minacciosa e appare come l'opzione più probabile; la situazione sembra ormai disperata. Ma l'alacre lavoro svolto dal direttore Salerno, che ottiene le liberatorie dai calciatori attraverso un piano di rateizzazione dei debiti con l'erario, consente l'insperata ammissione ai nastri di partenza. La stagione inizia subito in salita, in quanto il ritardo nella presentazione dei documenti, comporta una penalizzazione di tre punti a campionato in corso. Penalizzazione che subirà un ulteriore aggravio, durante lo svolgimento del torneo, arrivando a cinque punti, a causa della lacune economiche societarie. Ma è il male minore, poiché la stagione della Salerno rischiava di non avere proprio inizio. Precampionato e Calciomercato Nonostante la travagliata situazione societaria e la pochezza delle risorse a disposizione, il Diesse Salerno riesce ad allestire una squadra competitiva. Del gruppo della retrocessione vengono confermati i senatori Ciro Polito, Maurizio Peccarisi, Francesco Montervino, Dino Fava Passaro, Manolo Pestrin e Roberto Merino. A questi si aggregano prodotti del settore giovanile come Altobello, Franco, Falzerano e Orlando, nonché promesse dei vari settori giovanili italiani come Legittimo, Szatmari, Ragusa e Litteri e “marpioni” della terza serie come Murolo, Montella e Jaroslav Sedivec. In panchina, anche per ridestare un po’ di entusiasmo all’ambiente, viene chiamato il capitano della promozione in A del 1998, Roberto Breda. Per la seconda volta nella sua storia la Salernitana viene inserita nel girone A, il raggruppamento centro settentrionale della Lega Pro Prima Divisione, che é la nuova nomenclatura con cui viene chiamata la vecchia serie C1. Coppa Italia e inizio Campionato In Coppa Italia la presenza dei granata è estremamente fugace: al primo turno di qualificazione, giocato l'8 agosto, è eliminazione immediata, per mano dei pari categoria del Sud Tirol, che espugnano l'Arechi per 2-0 grazie ai goal dei fratelli Alfredo e Mariano Romano. Due settimane dopo scatta il campionato con la trasferta di Sorrento, dove la Salernitana si fa rimontare l'iniziale doppio vantaggio, impattando per 2-2. In ogni caso la squadra, allenata dall'ex bandiera e capitano Roberto Breda, si rende protagonista di un buon avvio di torneo, che raggiunge il suo apice nelle quattro vittorie consecutive riportate fra settembre e ottobre, che la innalzano nelle zone nobili della classifica. In particolare, il 10 ottobre, il blitz di Ferrara in casa della blasonata Spal (2-1, con gol partita di Gianluca Litteri all’87’) trascina la squadra di Breda in vetta alla graduatoria. La dirigenza coglie la palla al balzo e, per aumentare il tasso tecnico, venne ingaggiato lo svincolato Davide Carrus. Tuttavia a lungo andare i problemi relativi alla mancata corresponsione degli stipendi ai giocatori, finiscono per incidere negativamente sulle prestazioni della squadra, producendo un vistoso calo di risultati che ne determina l'arretramento a metà classifica. Inoltre a metà ottobre, anche in Coppa Italia Lega Pro la Salernitana subisce la stessa sorte già patita nel torneo tricolore maggiore, uscendo al primo turno contro il Barletta, questa volta dopo i tempi supplementari.

Dal mercato di gennaio al primo tentativo di cessione: la telenovela Joseph Cala Il girone di ritorno ha un inizio da incubo, con la rovinosa sconfitta interna contro il Sorrento, che espugna l'Arechi con un largo 4-1. La panchina di Breda comincia pericolosamente a scricchiolare e, a questo punto, è decisivo e risolutore l'intervento del direttore Salerno che si confronta con un faccia a faccia con il tecnico, convincendolo a cambiare modulo, passando dal 4-3-3 al più abbottonato 3-4-3. Sarà il punto di svolta della stagione. Intanto a gennaio è già tempo di pensare al mercato di riparazione e la dirigenza decide di privarsi di pezzi pregiati come Roberto Merino, al fine di arginare alla meno peggio le magagne economiche. Ma allo stesso tempo, bisogna anche cercare, per quanto possibile, di rinforzare la squadra per la volata playoff, coniugando le esigenze economiche con quelle tecniche. In quest'ultima operazione è ancora una volta abilissimo il direttore Salerno, che riesce a portare alla corte di Breda giovani talenti di buone prospettive come i brasiliani Fabinho e Jefferson (giunti in prestito dall'Udinese) e un portiere di grande esperienza come Caglioni, tutti elementi che forniranno un prezioso contributo alla squadra nella scalata alla zona play off, che viene riagguantata a inizio del mese di febbraio. Nello stesso mese si verifica un episodio del tutto singolare ed estemporaneo, allorquando la proprietà societaria transita provvisoriamente nelle mani dell'eccentrico imprenditore Giuseppe Cala, detto Joseph, originario di San Cataldo, in provincia di Caltanissetta, che ha fatto fortuna negli Usa. Il vulcanico personaggio si presenta alla piazza in maniera pittoresca, sfoggiando camicia sbottonata e panama e ostentando una parlantina fluente e colorita con un maccheronico accento italo-americano e spesso condita da strafalcioni grammaticali. Immediatamente lo stravagante personaggio polarizza l'attenzione di tutti gli organi televisivi e di stampa locali. Non passa giorno che non rilasci interviste, nelle quali si prodiga in promesse di grandi investimenti, assicurando la Serie A in tre anni e facendo anche trapelare l'intenzione di quotare la Salernitana alla Borsa di New York, dove peraltro è già negoziata la sua società, la Cala Corporation, attiva nel settore alberghiero. Tuttavia, al netto dei roboanti proclami di facciata, alla resa dei conti Cala si dimostra inconcludente ed irrisoluto, omettendo finanche di versare la somma pattuita per il passaggio societario, sicché dopo undici giorni il pacchetto azionario ritorna in possesso della Energy Sport (di proprietà di Lombardi) che esercita la clausola rescissoria per inottemperanza contrattuale. In seguito al deplorevole episodio, che il sindaco della città non esiterà a definire "vergognoso", lo scopo dichiarato di Antonio Lombardi sarà quello di "traghettare" la società verso la cessione a nuovi imprenditori. Intanto la Salernitana, superato un momentaneo periodo di sbandamento, continua a comportarsi bene in campionato, e all'inizio di marzo si riaffaccia in piena zona play off, agganciando il terzo posto. Nel frattempo, nel mese di aprile, il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca decide di venire in soccorso della Salernitana, offrendogli tre sponsor partecipati dal Comune ("SalernoEnergia", "Centrale del Latte", "Salerno Mobilità") e congelando la seconda tranche del debito che la società granata ha nei confronti dello stesso Comune. Il mancato ritorno in B e nuovo tentativo di cessione Sempre ad aprile, complice la sconfitta a Verona per 2-1 e i pareggi per 1-1 contro l', diretta concorrente per i play-off, e il Ravenna in trasferta, la Salernitana subisce il sorpasso in classifica dagli stessi scaligeri e si ritrova quinta a pari merito con la a quota 44 punti. Tuttavia nella domenica del 1º maggio i veronesi pareggiano in casa del Pavia e la Reggiana a Bassano del Grappa mentre l'Alessandria subisce una battuta di arresto con il , sicché la Salernitana, vittoriosa per 2-0 contro il Como (grazie alle reti di Fabinho e Aurelio), a due giornate dal termine del campionato si riappropria del quarto posto a sole due lunghezze dall'Alessandria terza in classifica. Quarto posto che viene blindato alla penultima giornata con il blitz esterno di Reggio Emilia propiziato da un guizzo del terzino Altobello. Sicché la sfida contro la già promossa capolista Gubbio, all'ultimo turno della regular season, diventa una semplice passerella, con i granata che comunque si tolgono la soddisfazione di battere la prima della classe con le segnature di Dino Fava e del giovane Montella, che sanciscono il 2-1 finale. La Salernitana ottiene così sul campo, malgrado le penalizzazioni e le travagliate vicende societarie, la qualificazione ai play off. Intanto il sindaco De Luca mostra di sostenere la causa granata impegnandosi in prima persona già da diverse settimane a cercare nuovi acquirenti per la società dopo la mancata cessione alla Cala Corporation. Si reca inoltre personalmente a far visita ai giocatori nel corso di un'amichevole (vinta 15-0, contro la polisportiva Valentino Mazzola di Capezzano) disputata alla vigilia della gara di andata dei playoff contro l'Alessandria. In virtù di tanto interesse nei confronti della principale squadra della città, i dirigenti della Salernitana manifestano il loro apprezzamento per l'impegno profuso dall'appena rieletto primo cittadino.

Il 29 maggio é la data fatidica in cui scattano i playoff: l'Arechi indossa il vestito buono della festa con circa ventimila spettatori accorsi sugli spalti ma non riesce a sospingere la Salernitana verso la vittoria sull'Alessandria, malgrado la doppia inferiorità numerica dei piemontesi per via delle espulsioni di Artico e Barbagli. Pertanto la gara di andata della semifinale dei play off si conclude con un 1-1, con la Salernitana costretta a inseguire e a rimontare l'iniziale vantaggio siglato dagli ospiti nel primo tempo con Marco Martini. La gara di ritorno in Piemonte, una settimana più tardi, si mette subito male per la Salernitana, che subisce lo svantaggio grazie ad un micidiale contropiede di Croce quando mancano trenta minuti dalla fine. Ma la reazione dei campani è rabbiosa e veemente e passa attraverso una doppietta di Carrus e il 3-1 finale siglato da Fabinho: il passaggio in finale è adesso cosa fatta, tra il tripudio e l'entusiasmo degli oltre mille tifosi al seguito e l'orgoglio di un'intera città per i propri beniamini. Tra la Salernitana e la serie B c'è ora solo il Verona, avversario di valore assoluto e con un organico di provata esperienza e caratura tecnica, ma i granata partono con il vantaggio della miglior posizione raggiunta durante la regular season. L'andata si gioca al Bentegodi,ed il 2-0 finale è scandito da due calci di rigore accordati con troppa leggerezza al Verona dall'arbitro Di Bello, la cui direzione di gara suscita più di qualche perplessità. Anche la partita di ritorno a Salerno sarà decisa dagli undici metri, ma in questo caso ci sarà un solo rigore realizzato dal salernitano Carrus. Il punteggio complessivo delle due partite premia quindi per 2-1 i veneti, che salgono in Serie B mentre la Salernitana deve rinfoderare le ambizioni. A campionato concluso proseguono le trattative per la cessione della società a una nuova cordata di soci, rappresentata dall'imprenditore di Pompei Cesarano. Tuttavia, arrivati al 1º luglio, non risulta ancora nessun accordo formale tra le parti interessate, e il futuro della Salernitana appare quantomai incerto e nebuloso. Nel frattempo, sembra arrivare una schiarita grazie all'approvazione di una delibera della giunta comunale per la concessione dello Stadio Arechi (requisito indispensabile per l'iscrizione al prossimo torneo di Lega Pro Prima Divisione). In più, il sindaco De Luca dichiara di aver chiuso un occhio relativamente ai debiti che la società granata ha nei confronti dell'amministrazione comunale.

La mancata cessione e il fallimento