Vita e opere Giovanni Gonnelli nacque a Gambassi il 4 aprile 1603Archivio Storico Diocesano di Volterra, Libri parrocchiali, Gambassi, Santa Maria a Chianni, 236, Libro del Battesimo, 1586-1607, c. 105r. A torto, alcuni storici spostano la data della sua nascita al 1610, ritenendolo cieco nel 1630, «all'età di vent'anni»: cfr. Stefano Ticozzi, Dizionario degli architetti, pittori, scultori, intagliatori in rame e in pietra (1830) e Filippo de Boni, Biografia degli artisti (1852)., figlio di Dionigi, di professione bicchieraio, e di Maria Maddalena LottiIl padre, personalità di rilievo nella comunità gambassina, muore nel 1630 (Archivio Storico Comunale di Montaione, Comune di Gambassi, Deliberazioni e partiti, 94, c. 161v), mentre la madre, originaria di Castelfiorentino, è ancora viva nel 1636 (, p. 262, nota 2).. La madre di Gonnelli era originaria di Castelfiorentino ed era nipote di Giovanni d’Ottavio Lotti, parroco di Tresanti, il quale potrebbe aver facilitato l’introduzione del giovane artista negli ambienti fiorentini. Giovanissimo, su sollecito del padre che sembra avesse intuito le potenzialità artistiche del figlio, si trasferì a Firenze dove iniziò a lavorare nella bottega dello scultore Chiarissimo Fancelli, allievo di Giovanni Caccini, e in seguito in quella del più celebre Pietro Tacca, pp. 620-621.. Gonnelli iniziò la sua formazione nella bottega di Tacca, in Borgo Pinti, nel 1616, la quale apparteneva precedentemente allo scultore fiammingo Giambologna.
Alla corte dei Gonzaga Fu, in un primo tempo, non ancora cieco, chiamato a Mantova dai Gonzaga che lo nominarono scultore di corte. Proprio in questo periodo s'ammalò e divenne completamente cieco, probabilmente durante l'assedio di Mantova del 1630. Nella Vita dello scultore, scritta da Filippo Baldinucci, si cerca di spiegare l'improvviso incidente, apparentemente senza spiegazione, con i «patimenti dell'assedio» o «a cagione dell'umidità» del clima di MantovaIvi, p. 621..
Alla corte dei Medici Tornò a Gambassi, forse perché non ritenuto in grado di mantenere la propria carica. Ma la manualità che aveva appreso come scultore, con un metodo da lui inventato, usando della cera per fare le fattezze del personaggio che doveva rappresentare, poté continuare a lavorare. Gran parte della sua produzione artistica è costituita da figure in terracotta, modellate abilmente con l'uso delle mani. Con questo metodo fu chiamato a lavorare a Firenze dove fu molto apprezzato sia come scultore che come personaggio con delle facoltà particolari.
A Firenze si conservava già un busto di Cosimo II de' Medici, fatto, quando era ancora vedente, al tempo del suo alunnato presso il Tacca, e restaurato dallo stesso scultore in tempo di cecità. Fu chiamato dal granduca Ferdinando II de' Medici per fare un suo busto in terracotta, e un altro gli fu commissionato dal nobile Lorenzo Usimbardi. Fu talmente apprezzato che Ottavio Rinuccini, poeta e librettista della Camerata de' Bardi scrisse ben due odi per la nascita di una figlia dello scultore.
Nell’agosto del 1636, Gonnelli controfirmò a Castelfiorentino l’atto di vendita di una casa che apparteneva alla madre. Secondo Baldinucci, a questa primo soggiorno fiorentino (1633-1636) sembra risalire l’esecuzione della Testa di sant’Antonio da Padova e di un Santo Stefano in stucco intelaiato, un tempo conservato nella chiesa di Santo Stefano al Ponte. A questa stessa fase risalirebbe, inoltre, anche Bacco, conservato per un certo periodo a Gambassi, «nel terreno della sua casa» natale, e un Cristo Morto, opera che rimase tuttavia incompiuta, ma fortemente apprezzata dal Poccetti.
Alla corte del papa
Forse per questo motivo papa Urbano VIII della famiglia Barberini lo volle a Roma, nel 1637, dove il Gonnelli plasmò un busto del papa, che si trova nei Musei Vaticani. Oltre il busto del papa, «fra le altre persone di conto, ch'egli ritrasse in Roma fu Gio. Francesco di Giustiniano [...] e il Cardinale Pallotta»Ivi, p. 625..
Nel Museo del Prado a Madrid, un dipinto di Jusepe de Ribera è intitolato al Cieco da Gambassi (Il Tatto), e anche il pittore Livio Mehus, durante il suo soggiorno a Firenze fece un suo ritratto, oggi conservato in una collezione privata.
Purtroppo la maggior parte delle opere del Cieco da Gambassi, come usava firmarsi nelle sue sculture, sono divise in varie collezioni e oggi irreperibili o disperse.
Vista la fattura delle sue opere, che potevano competere con quelle di altri scultori "vedenti", erano stati sollevati dei dubbi sulla sua cecità e Gonnelli quindi fu sottoposto a delle prove. A Roma un alto prelato lo sfidò a comporre una terracotta in una stanza completamente buia. Il Gonnelli passò la prova dimostrando la sua buona fede e la straordinarietà delle sue capacità.
Un'altra prova fu quella di cui ci narra sempre il Baldinucci, è riferita al Cardinal Pallotta che lo vide comporre un busto della sua innamorata e in seguito moglie (si sposarono a Gambassi il 16 gennaio 1641Archivio Storico Diocesano di Volterra, Libri parrocchiali, Gambassi, SS. Iacopo e Stefano, 255, Libro di matrimoni e cresime, 1577-1676, c. 71rv.; cfr. anche , p. 113.) Elisabetta Sesti. Lo scultore, pur senza la modella rimasta a Gambassi, fece un ritratto "a memoria". Stupito il Cardinale compose questo motto:
Dal matrimonio con Elisabetta Sesti nacquero cinque figli; tuttavia, solo Caterina Angela sopravvisse fino all’età adulta. Caterina sposò in seguito Lorenzo Barluzzi, funzionario alla corte del principe Francesco Maria de’ Medici.
Il 28 marzo 1637 Gonnelli chiese la cittadinanza volterrana, che gli fu concessa il successivo 22 aprileArchivio Storico Comunale di Volterra, filza D nera 31, c. 579. Con lettera da Roma del 12 maggio 1637, ringraziava per la cittadinanza concessa, , pp. 157-158., come confermano le firme apposte dopo tale data, in cui compare spesso l’appellativo «Volterranus».
Le testimonianze relative all’attività dell’artista successive a questa data risultano estremamente frammentarie. Sulla base delle opere attribuibili a questo periodo, tra cui il Ritratto di Innocenzo X Pamphilj (ca. 1650), si ritiene che l’artista abbia compiuto una serie di viaggi tra la Toscana e il Lazio. Secondo quanto attestano le Vite di Raffaello Soprani e Giuseppe Ratti, inoltre, Gonnelli soggiornò per qualche tempo in Liguria, durante il quale eseguì, per la cappella del Palazzo Reale di Genova, un Busto di san Giovanni Battista, oggi perduto.
Gonnelli morì improvvisamente a Roma, nel 1656. Si presume che la sua morte improvvisa possa essere stata provocata da un avvelenamento.
La testimonianza più importante sullo scultore è la Vita scritta da Filippo Baldinucci in Notizie de' professori del disegno da Cimabue in qua, pubblicata nel 1681, opera comunque non priva di inesattezze. Baldinucci dipinge la figura di Gonnelli come un personaggio vivace e raffinato, un dandy ante litteram «di bello e gioiale aspetto, di costumi amorevoli, e di grata e sollazzevole conversazione». Amava mostrarsi vestito «nobilmente», per le strade di Firenze, «sempre appoggiato al braccio di un suo assai civile servitore», e non rinunciava mai a vivere «con onorevolezza e decoro». Secondo Baldinucci, Gonnelli aveva una forte inclinazione per le passioni amorose: prima del matrimonio, infatti, l’artista condusse una vivace vita sentimentale, costellata da «avventure galanti». Amava cantare e suonare la chitarra in compagnia di amici, arrivando persino a danzare con le sue compagne, nonostante la sua cecità.
Questa visione dell’artista, tuttavia, contrasta fortemente con l’immagine di eroe epico, tramandata da Livio Mehus nel noto Ritratto del Cieco di Gambassi. Mehus, il quale conobbe probabilmente l’artista a Firenze o Roma, trasforma erroneamente Gonnelli in una sorta di «figura allegortica che svolge un concetto morale».
Opere artistiche
Opere certe e attribuite Ritratti: Autoritratto, collezione privata, Sesto Fiorentino (fino al 1942, oggi disperso), terracotta firmata «GIOVANNI GAMBASSI CIECHO FECE», foto Busto di Urbano VIII, Pinacoteca di Palazzo Barberini, Roma, terracotta (1637) firmata «GIO. GAMBASSI CIECO FE[CE]», foto Busto di Urbano VIII, Biblioteca Vallicelliana, Roma (oggi disperso), terracotta (1637) firmata «IOANNES GAMBASSIUS CIVIS VOLATERRANUS CAECUS FECIT», p. 127, nota 22. Busto di Innocenzo X, Biblioteca Vallicelliana, Roma, terracotta firmata «IOANNES GAMBASSI CIVIS VOLATERRANUS CECUS FECIT»L. von Pastor, Storia dei papi dalla fine del Medio Evo [...], XIV/1, Storia dei papi nel periodo dell'assolutismo dall'elezione di Innocenzo X sino alla morte di Innocenzo XII (1644-1700), Roma 1932, p. 25, nota 3, on line , forse foto Busto del granduca Cosimo II, Pinacoteca e Museo civico, Volterra, terracotta attribuita, p. 128, n. 2.29; , pp. 145-146, foto a p. 156, foto Busto del granduca Cosimo II, Christie's, Londra (2013), terracotta attribuitaNel 1968 era apparso alla Sotheby di Londra (, p. 128, n. 2.29)., foto 1, foto 2 Busto del canonico Francesco Chiarenti, Museo del vetro, Gambassi Terme, terracotta firmata e datata «GIOVANNI GAMBASSI CIECO FECE L'ANNO 1640» e sul fronte «FRANCISCUS CLARENTUS CANONICUS 1640», foto Busto maschile, Galleria Cesati, Milano (2010), terracotta firmata e datata «IOANNES GAMBASSIUS CIVIS VOLATERRANUS CAECUS FECIT 1646», foto Opere sacre: Santo Stefano, chiesa di Santo Stefano al Ponte, Firenze, foto a p. 154., statua policroma in stucco su supporto ligneo andata quasi distrutta nell'attentato del 1993, detto la strage di via dei Georgofili, che ha coinvolto anche la chiesa, foto Deposizione, chiesa di San Piero a Monticelli, Firenze, terracotta attribuita, foto Madonna col Bambino, San Giovanni e San Bartolomeo, chiesa di San Bartolomeo a Casanova, Terricciola, terrecotte attribuite San Bernardino, San Francesco e San Rocco, chiesa della Santissima Annunziata, Capannoli, terrecotte attribuite, foto Statua nella chiesa di San Francesco, Colle di Val d'Elsa, terracotta attribuita San Girolamo e San Francesco, chiesa di San Girolamo, Volterra, terrecotte attribuite, foto Gruppo dell'Addolorata, cappella presso la Cappuccina, San Gimignano, terracotta attribuita, foto Busto di santo, Victoria & Albert Museum, Londra, terracotta attribuita, foto Busto di santo, Victoria & Albert Museum, Londra, terracotta attribuita, foto
Opere citate nelle fonti : Ritratto del granduca Cosimo I Autoritratto, cfr. forse Ritratti, n. 1 Ritratto di Urbano VIII (Roma), cfr. Ritratti, n. 2 o 3 Ritratto di Francesco Gualdi (Roma, 1636) : Ritratto del granduca Cosimo II, cfr. Ritratti, n. 5 o 6 Ritratto di Urbano VIII (Roma), cfr. Ritratti, n. 2 o 3 Ritratto del cavalier Gualdi (Roma) Inventario Attavanti 1656, p. 59.: «due teste di terra, fattura del Cieco da Gambassi» (Castelfiorentino) «Ritratto del Serenissimo Granduca di Toscana, Ferdinando, di terra, opera del Cieco di Gambassi» (Castelfiorentino) : due Busti di Cosimo II (Gambassi), cfr. Ritratti, nn. 5 e 6 Bacco (Gambassi) Cavaliere volterrano «in atto di caccia» (Gambassi) Busto di Sant'Antonio da Padova (Gambassi), cfr. Opere sacre, forse il n. 9 o 10 Ritratto del granduca Ferdinando II (Firenze) Ritratto di Lorenzo Usimbardi (Firenze) Santo Stefano (Firenze), cfr. Opere sacre, n. 1 Cristo morto (Firenze) Ritratto di Urbano VIII (Roma), cfr. Ritratti, n. 2 o 3 Ritratto di Giovan Francesco di Giustiniano (Roma) Ritratto del cardinale Pallotta (Roma) Ritratto di Elisabetta Sesti, futura moglie (Roma) : Ritratto del granduca Cosimo II (Castelfiorentino), cfr. Ritratti, n. 5 o 6 Ritratto «d'una Donna da esso Scultore amata» (Castelfiorentino) Ritratto di Urbano VIII (Roma, 1636), cfr. Ritratti, n. 2 Ritratto del duca di Bracciano (Roma) Federici, pp. 245-246. Ritratto di Francesco Gualdi (Roma, 1636) Ritratto di Nicolas-Claude Fabri de Peiresc (Roma, 1637)
Note
Bibliografia