La locuzione centro-destra nell'ambito della politica italiana indica le alleanze elettorali e di governo tra i partiti di centro e i partiti di destra.

La locuzione centro-destra comparve per la prima volta in Italia attorno al 1850, in seguito all'operazione detta del "connubio" operata da Camillo Benso, conte di Cavour nel Parlamento del Regno di Sardegna, che di lì a pochi anni sarebbe diventato il Parlamento del Regno d'Italia. L'operazione del "connubio" consisteva nel favorire un'alleanza politica fra la parte più progressista della Destra storica, il cosiddetto centro-destra, di cui il Cavour stesso era capo, e l'ala più moderata della Sinistra storica, il centro-sinistra, con a capo Urbano Rattazzi. Si è sostenuto che questa manovra politica contenesse in sé i fondamenti del trasformismo.

Con il termine centro-destra si è poi indicato, a partire dagli ultimi anni cinquanta, una formula di governo fondata sull'alleanza tra le forze di centro e della destra moderata (Democrazia Cristiana per quanto riguarda l'ambito centrista, Partito Liberale Italiano e Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica per quanto riguarda la destra), oltre ad indicare la collocazione di alcuni governi retti dalla Democrazia Cristiana, come il Governo Segni II e il Governo Tambroni, dei quali soltanto il primo ottenne l'appoggio esterno di liberali e monarchici ma entrambi si sostennero grazie a quello del neofascista Movimento Sociale Italiano.

Dal 1994 il termine centro-destra si riferisce a diverse coalizioni (tra cui La Casa delle Libertà), guidate fino al 2013 da Silvio Berlusconi.

Attualmente la coalizione comprende Fratelli d'Italia, la Lega, Forza Italia ed altri partiti minori, tra i quali Noi moderati, Coraggio Italia, l'Unione di Centro, Rinascimento e Democrazia Cristiana con Rotondi, e si trova al governo a seguito dell'esito delle elezioni del 2022, che hanno portato alla nascita di un esecutivo presieduto da Giorgia Meloni.

Storia

Nella Seconda Repubblica

I primi anni novanta furono caratterizzati dalla paralisi del sistema politico italiano e dallo scandalo Tangentopoli, che causarono una notevole perdita di consenso e di fiducia nei confronti dei principali partiti della politica italiana, come la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista Italiano, oltre a favorire l'avvio di una discussione su una possibile riforma del sistema elettorale in senso maggioritario.

L'esito dei referendum abrogativi del 1991 e del 1993 sulla legge elettorale portarono alla modifica del sistema elettorale proporzionale utilizzato fin dal 1946 (poi definitivamente abbandonato nel corso del 1993, in favore di un sistema elettorale prevalentemente maggioritario), nonché a un progressivo riassetto del sistema politico italiano.

Nelle elezioni amministrative del 1993, avendo perso notevole consenso la DC e il PSI, ebbero successo le coalizioni di sinistra, che furono contrastate nell'Italia settentrionale dalla Lega Nord, movimento federalista, indipendentista e secessionista (che vinse tra l'altro con Marco Formentini le elezioni comunali a Milano), e nella parte centrale e meridionale del Paese dal Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale. La destra missina ottenne molti consensi poiché era uno dei pochi partiti non coinvolti nell'inchiesta Mani pulite della Procura di Milano (nonostante il 12% dei parlamentari missini fosse comunque inquisito in processi relativi a tangenti) e poiché, nello sfaldamento del centro e in particolare della DC, gran parte degli elettori moderati ritenne la formazione di estrema destra preferibile rispetto alle sinistre.

I risultati di tutte queste consultazioni innescarono dibattiti tali da mettere in discussione le linee politiche tracciate dai partiti fino a quel momento. Il Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale decise di avviare un progetto politico, denominato Alleanza Nazionale, che associasse missini con esponenti di area conservatrice, considerati ormai privi di referenti politici, con l'obiettivo dichiarato di formare un polo nazionale di centro-destra. Questo progetto politico fu la risposta al progetto analogo e speculare di Alleanza Democratica, movimento politico ideato nel 1992 con l'obiettivo di formare un polo di centro-sinistra, avente tra gli esponenti di punta Mariotto Segni, uno dei principali fautori della nuova legge elettorale.

La DC, ormai in crisi, si divise al suo interno sulla linea politica da perseguire e sulle alleanze da cercare. Si delinearono due aree: un'area, rappresentata prevalentemente da Rosy Bindi, chiedeva un maggiore coinvolgimento delle associazioni nel partito e una maggiore vicinanza con AD e con il PDS, mentre l'altra area, rappresentata invece da Pier Ferdinando Casini e Clemente Mastella, chiedeva un partito vicino alle forze liberal-democratiche e alternativo al PDS; entrambe le aree volevano comunque una DC alternativa a Lega Nord e MSI-DN.

Il 23 novembre dello stesso anno a Casalecchio di Reno durante l'inaugurazione di un ipermercato, il presidente della Fininvest Silvio Berlusconi, imprenditore attivo in diversi settori tra cui quello televisivo, dichiarò ai giornalisti che se il centro moderato non si fosse riorganizzato, sarebbe intervenuto lui stesso in prima persona per tale scopo. Inoltre affermò, riguardo alle elezioni comunali di Roma, che, se avesse potuto votare, avrebbe scelto Gianfranco Fini candidato del MSI-DN. Il pubblico sostegno di Berlusconi ad un esponente importante di un partito neofascista come il MSI suscitò scalpore nonché interesse, dal momento che fino a poco tempo prima lo stesso imprenditore era noto per aver pubblicamente sostenuto le politiche del PSI e del segretario Bettino Craxi, suo amico personale.

Nei giorni successivi, il Movimento Sociale Italiano presentò ufficialmente il progetto chiamato "Alleanza Nazionale" e nacquero i primi circoli sul territorio, mentre l'11 dicembre il partito cambiò nome in Movimento Sociale Italiano - Alleanza Nazionale. Gli esponenti democristiani Casini e Mastella presentarono a dicembre il loro nuovo progetto volto a contrapporre il futuro PPI alla coalizione del PDS e per questo alleato della Lega Nord, di Segni ed eventualmente anche del MSI-DN.

Successivamente, il 26 gennaio 1994, Silvio Berlusconi annunciò la propria discesa in campo, avendo fondato nei mesi precedenti un nuovo movimento di centro-destra chiamato Forza Italia. Berlusconi cercò e stipulò accordi con la Lega Nord e con il Movimento Sociale Italiano - Alleanza Nazionale. Nel 1996 venne reso noto che l'alleanza tra Forza Italia e Lega Nord venne suggerita dall'ormai ex segretario del PSI Bettino Craxi, in un incontro avvenuto nell'aprile 1993 a cui erano presenti Berlusconi, Craxi e Ezio Cartotto, giornalista dipendente di Publitalia '80 e già consulente politico del Cavaliere nonché ex democristiano. Al suggerimento di Craxi, Berlusconi rispose che a suo parere andava valutato anche un accordo con il MSI, al che Craxi rispose con la tassativa affermazione: «Silvio, con i fascisti mai.»

Polo delle Libertà e Polo del Buon Governo

La nuova legge elettorale del 1993, la c.d. Legge Mattarella, prevedeva un sistema elettorale misto ma prevalentemente maggioritario, per la prima volta in Italia, e questo costrinse i partiti a creare delle coalizioni per poter vincere nei collegi uninominali della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica in vista delle elezioni politiche.

A tal fine si crearono quattro coalizioni di partiti: una di centro (Patto per l'Italia), una di centro-sinistra (Alleanza dei Progressisti), e ben due coalizioni di centro-destra. Le due coalizioni, distinte tra di loro ma che designavano entrambe Silvio Berlusconi come leader, furono chiamate Polo delle Libertà e Polo del Buon Governo e si presentarono rispettivamente nelle regioni del centro-nord e nelle regioni del sud. Questo poiché Forza Italia di Berlusconi e alcuni nuovi partiti centristi (il Centro Cristiano Democratico di Pier Ferdinando Casini e Clemente Mastella e l'Unione di Centro di Raffaele Costa) avevano stretto accordi elettorali sia con Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini che con la Lega Nord di Umberto Bossi, ma quest'ultimo pose il veto ad un'unica coalizione che vedesse assieme i due partiti nelle regioni del nord Italia, dove la Lega era candidata. Pertanto AN espresse al centro-nord dei propri candidati nei collegi unimoninali che si opponevano al Polo delle Libertà. Inoltre la Lista Pannella decise di giungere ad un accordo elettorale con il centro-destra appoggiando al centro-nord i candidati del Polo delle Libertà mentre nei collegi centro-meridionali, invece, si sarebbero presentati in competizione con il Polo del Buon Governo. In caso di vittoria del centro-destra, Pannella sarebbe stato nominato ministro degli Esteri nell'eventuale governo a guida Berlusconi.

Le elezioni politiche italiane del 27 e 28 marzo 1994 portarono ad una netta vittoria delle componenti di centro-destra. Nel maggioritario di Camera dei deputati e Senato della Repubblica la somma del Polo delle Libertà, Polo del Buon Governo, AN (da sola al centro-nord) e Pannella-Riformatori ebbe rispettivamente il 46,16% e il 42,66% delle preferenze superando di circa dieci punti percentuali la coalizione di centro-sinistra. Nella parte proporzionale della Camera, Forza Italia risultò il primo partito italiano con il 21,01% dei voti superando il Partito Democratico della Sinistra. Un notevole successo ebbero anche Alleanza Nazionale (13,47%), Lega Nord (8,36%) e Pannella-Riformatori (3,51%) per un totale del 46,35% delle preferenze. Pertanto il centro-destra ebbe la maggioranza assoluta dei seggi in parlamento (366 seggi su 630 alla Camera dei deputati e 156 seggi su 315 al Senato della Repubblica) e vinse la competizione in tutta l'Italia settentrionale e in alcune regioni del centro-sud (Lazio, Campania, Puglia e Sicilia).

Il nuovo parlamento elesse presidenti la leghista Irene Pivetti alla Camera e il centrista Carlo Scognamiglio al Senato, "rompendo" in questo modo una prassi che, dal 1976, aveva fatto eleggere presidente al Senato un esponente della maggioranza e alla Camera uno dell'opposizione.

A seguito della vittoria elettorale del centro-destra il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro conferì l'incarico di formare il nuovo governo a Silvio Berlusconi e l'11 maggio 1994 giurò il primo governo Berlusconi con ministri dei partiti vincitori delle elezioni (FI, Lega Nord, AN, CCD, UdC, Fondazione Liberaldemocratica) più alcuni indipendenti. Non entrò nella compagine di governo la Lista Pannella, per l'opposizione del CCD e di AN: venne allora deciso di nominare Emma Bonino a commissario europeo. Il nuovo governo ottenne la fiducia al Senato della Repubblica con 159 voti favorevoli, 153 contrari e 2 astenuti e alla Camera dei deputati, con 366 voti favorevoli e 245 contrari.