La casherut (o kasherùt, , ) indica, nell'accezione comune, l'idoneità di un cibo a essere consumato dal popolo ebraico secondo le regole alimentari stabilite nella Tōrāh, come interpretate dall'esegesi del Talmud e come sono codificate nello Shulchan Arukh.
Il cibo che risponde ai requisiti di kasherut è definito kashèr (in ebraico כָּשֵׁר, , in questo senso "adatto alla consumazione"). A causa del gran numero di leggi che regolano la kasherut e della complessa casistica, per preparare un pasto kasher è necessaria una grande dimestichezza con le varie regole, per cui nei ristoranti kasher e negli stabilimenti industriali kasher è presente un sorvegliante (detto Mashghiah, משגיח) che ha il compito di vegliare sul rispetto di dette norme al fine di garantire al consumatore la kasherut del cibo.È opportuno segnalare il fatto che da qualche anno in Italia si sta diffondendo la pronuncia aschenazita kòsher [ˈkɔʃːer] al posto di quella tradizionale kashèr [kaˈʃːɛr]. Il suo arrivo dipende probabilmente anche dalla diffusione di ristoranti e negozi tipici, le cui insegne seguono modelli di marketing anglo-americano.
La maggior parte delle leggi fondamentali della kasherut deriva dalla Tōrāh, nei libri del Levitico e Deuteronomio. Dettagli e applicazione pratica, tuttavia, sono fissati nella legge orale (in ultimo codificata nella Mishnah e nel Talmud) ed elaborati nella letteratura rabbinica successiva. Sebbene la Torah non indichi il fondamento logico della maggior parte delle leggi kasherut, molte ragioni sono state proposte, comprese quelle filosofiche, pratiche e igieniche.
Il cibo, per essere consumato secondo le regole alimentari ebraiche, deve soddisfare vari criteri tra cui: la natura del cibo; la preparazione del cibo; per i cibi di origine animale, le caratteristiche dell'animale stesso.
Tra le numerose leggi che formano parte della kasherut ci sono le proibizioni della consumazione di animali impuri (come il maiale, i crostacei e i molluschi,Per quanto riguarda gli animali acquatici, si possono mangiare tutti quelli che hanno pinne e squame: sono quindi proibiti i molluschi, i crostacei, i frutti di mare e i pesci di dubbia conformazione, come la coda di rospo, che non presenta squame, o l'anguilla. la maggioranza degli insetti con l'eccezione di certe specie di locuste kasher), commistioni di carne e latte, e il comandamento della macellazione rituale di mammiferi e uccelli secondo una procedura chiamata shecḥitah. Esistono inoltre leggi che riguardano i prodotti agricoli che potrebbero incidere sull'idoneità degli alimenti di consumo.
Le limitazioni nell'uso di vegetali sono esplicitamente catalogate nella Torah e accuratamente descritte nella letteratura halakhica. Alcune di esse sono limitate al raccolto della Terra d'Israele: per essere atto al consumo, deve essere sottoposto a una serie di prelievi, denominati genericamente Terumot Vemaaserot; inoltre, il raccolto del settimo anno del ciclo sabbatico è soggetto a ulteriori restrizioni. Altre limitazioni riguardano anche i prodotti coltivati all'infuori della Terra d'Israele: per esempio, il divieto di mangiare il prodotto chadash (חדש, lett. "nuovo [grano]") delle cinque specie di cereali. Il divieto di Orlah vieta i frutti prodotti dall'albero durante i primi due anni (vigono regole speciali anche per il terzo anno). Una cura particolare viene portata all'eliminazione di vermi e altri intrusi dagli alimenti di origine vegetale.
Nel secolo scorso, si sono sviluppate numerose organizzazioni rabbiniche che certificano prodotti, produttori e ristoranti kasher, di solito con un simbolo (chiamato hechsher) per indicarne la relativa idoneità. Attualmente un sesto degli ebrei statunitensi (seconda popolazione ebraica più numerosa del mondo dopo Israele),American Jewish Committee, American Jewish Yearbook: The Annual Record of Jewish Civilization (annuale, 1899-2009+),testo completo in rete 1899-2007 - fonte primaria standard usata da storici e demografi. osserva la consumazione kasher, mentre molti altri si astengono da alcuni cibi non kasher, soprattutto dal maiale.
Spiegazioni Filosofiche La tradizione rabbinica divide le 613 mitzvot in tre gruppi: le leggi che hanno una spiegazione razionale e potrebbero probabilmente essere emanate dalla maggior parte delle società organizzate (mishpatim); le leggi che sono comprese dopo essere state spiegate, ma non sarebbero legiferate senza il comando della Torah (edot); le leggi che non hanno una spiegazione razionale (chuqqim). Alcuni studiosi ebrei dicono che la kasherut dovrebbe essere classificata come un insieme di leggi per le quali non vi è alcuna spiegazione particolare, poiché la mente umana non è sempre in grado di capire le intenzioni divine. In questa linea di pensiero, le normative alimentari sono state date come una dimostrazione dell'autorità di Dio, e l'uomo deve obbedire senza chiedere perché.William H. Shea, Clean and Unclean Meats, Biblical Research Institute], dicembre 1998 (archiviato da originale il 12/02/2008). Tuttavia, Maimonide reputava che agli ebrei fosse permesso di cercare le ragioni delle leggi della Torah.Mishneh Torah Korbanot, Temurah 4:13 (edd. Frankel: "Rambam L'Am")
Alcuni teologi hanno detto che le leggi della kashrut sono di carattere simbolico: gli animali kasher rappresentano virtù, mentre quelli non kasher rappresentano vizi. La Lettera di Aristea del II secolo a.C. asserisce che le leggi "sono state date... per stimolare pensieri caritatevoli e formare il carattere".Lettera di Aristea, 145–154. Tale opinione riappare nell'opera del rabbino Samson Raphael Hirsch (XIX secolo).
La Torah proibisce di "bollire il capretto (capra, pecora, vitello) nel latte materno". Sebbene la Bibbia non ne fornisca le ragioni, si presume che la pratica fosse percepita come crudele e insensibile. cit. Deuteronomio Rabbah 6:1
Il chassidismo afferma che la vita quotidiana sia ricolma di canali che connettono a Dio e la cui attivazione si ritiene aiuti ad attrarre la Presenza Divina nel mondo fisico; Il chassidismo sostiene inoltre che le leggi alimentari sono correlate al modo in cui tali canali, definiti scintille di santità, interagiscono con vari animali. Queste scintille di santità sono liberate ogniqualvolta un ebreo maneggia un oggetto per un motivo santo (che include il mangiare); tuttavia, non tutti i prodotti provenienti da animali liberano le loro scintille di santità. L'argomentazione chassidica asserisce che gli animali sono intrisi di segni che rivelano l'emissione di tali scintille e i segni sono espressi nella categorizzazione biblica di ritualmente puro e ritualmente impuro.Re'eh, rabbifriedman.org (archiviato da originale il 29/08/2007).
Secondo il teologo cristiano Gordon Wenham (n. 1943), lo scopo della kashrut era quello di aiutare gli ebrei a mantenere un'esistenza distinta e separata dalle altre popolazioni; egli sostiene che l'effetto delle leggi era di prevenire la socializzazione, il matrimonio (misto) con non ebrei, prevenendo così che l'identità ebraica si diluisse.Gordon J. Wenham, The Theology of Unclean Food, The Evangelical Quarterly 53, genn/marzo 1981, pp. 6–15. Wenham argomenta che, poiché l'impatto delle leggi alimentari era cosa pubblica, ciò ne rinsaldava l'attaccamento come richiamo alla loro condizione distinta di ebrei.
Sanitarie Ci sono stati tentativi di fornire un supporto empirico all'opinione che le leggi alimentari ebraiche hanno uno scopo o beneficio per la salute in generale, uno dei primi fornito da Maimonide nella sua Guida dei perplessi. Nel 1953, David Macht, ebreo ortodosso farmacologo e fautore della teoria della "lungimiranza scientifica biblica", condusse esperimenti di tossicità su molti tipi di animali e pesci. Tali esperimenti implicavano germogli di lupini alimentati con estratti di carne di diversi animali – Macht riferì che nel 100% dei casi, estratti di carne ritualmente impura inibivano la crescita della piantina più di quella alimentata da carni ritualmente pure. Queste spiegazioni sono comunque controverse. Lo studioso Lester L. Grabbe, commentando il Levitico su Oxford Bible Commentary, afferma che "una spiegazione ormai quasi universalmente respinta è che le leggi di questa sezione () abbiano l'igiene come loro base. Anche se alcune delle leggi di purità rituale all'incirca corrispondono alle idee moderne di pulizia fisica, molte di esse hanno ben poco a che fare con l'igiene. Ad esempio, non vi è alcuna prova che gli animali impuri siano intrinsecamente cattivi da mangiare o da evitare in un clima mediterraneo, come a volte affermato".The Oxford Bible Commentary, cur. J. Barton & J. Muddiman, Oxford: Oxford University Press, 2001, p. 99.
Cibi proibiti Le leggi della kasherut possono essere classificate secondo l'origine della proibizione (biblica o rabbinica) e se tale proibizione riguarda il cibo stesso o una commistione di cibi.Per questa sezione e rispettive elencazioni di normativa alimentare, si veda
I cibi proibiti biblicamente includono: Animali e volatili non kasher (basati su e ): i mammiferi richiedono certe caratteristiche identificanti (zoccoli fessi e ruminazione), mentre gli uccelli richiedono una tradizione che li indichi come consumabili. Il pesce deve avere scaglie e pinne (quindi, per esempio si escludono i Siluriformes, pesci gatto). Tutti gli invertebrati non sono kasher a parte certi tipi di locuste, sulle quali gran parte delle comunità non hanno una tradizione chiara. Nessun rettile o anfibio è kasher. Carogna (nevelah): carne di un animale kasher che non è stato macellato secondo le leggi della shechitah. Ferito (terefah, , lett. "lacerato" da bestia da preda): un animale con difetti o lesioni, come un osso fratturato o particolari tipi di infiammazioni polmonari (pleurite ecc.). Sangue (dam): il sangue dei mammiferi e pollame kasher viene rimosso con la salatura, mediante apposite procedure per il fegato, che è molto ricco di sangue. Grassi particolari (chelev, ): certe parti del grasso addominale di bestiame, capre e pecore, devono essere rimosse mediante un procedimento chiamato nikkur. Il nervo ritorto (gid hanasheh, ): il nervo sciatico, poiché secondo quello del patriarca Giacobbe fu danneggiato quando lottò con un angelo, non può essere mangiato e viene tolto col nikkur. Arto di un animale vivente (ever min ha-chai): in , Dio proibì a Noè e ai suoi discendenti di consumare l'arto strappato da un animale in vita. Quindi la legge ebraica considera questa proibizione applicabile anche ai non ebrei (gentili), e di conseguenza l'ebreo non può dare o vendere tale carne ai non ebrei. Cibo senza decima (tevel): i prodotti della Terra d'Israele richiedono l'asportazione di certe "decime", che in tempi antichi venivano date ai Kohanim (sacerdoti), ai Leviti e ai poveri (terumah, maaser rishon e maaser ani rispettivamente) o portate alla Città Vecchia di Gerusalemme per esservi consumate (maaser sheni). Frutta durante i primi quattro anni (orlah): secondo , la frutta di un albero nei suoi primi quattro anni di vita non può essere consumata (sia in israele che nella diaspora). Ciò si applica anche alla frutta della vite - uva e vino che ne derivi. A partire dal terzo anno, ai tempi del tempio di Gerusalemme, poteva essere consumata soltanto all´interno di Gerusalemme. Grano nuovo (chadash): in la Bibbia proibisce il consumo di grano di nuova crescita (piantato dopo Pesach l'anno precedente) fino al secondo giorno di Pesach; si dibatte se questa legge debba essere applicata a grano cresciuto fuori dalla Terra d'Israele. Vino di libagione (yayin nesekh): vino che potrebbe essere stato dedicato a pratiche idolatre.
Le commistioni proibite biblicamente includono: