Una maschera è un oggetto o indumento utilizzato per coprire parzialmente o totalmente il volto, a fini protettivi, cerimoniali, di intrattenimento e spettacolo o di travestimento, eventualmente integrata da un costume.

Di solito segue la forma di un volto umano e presenta fessure per gli occhi, la bocca e il naso, e può essere fatta di cartapesta, plastica, legno o altri materiali. Maschere diverse hanno usi diversi, come proteggere il volto di un atleta o di un lavoratore in un'industria pericolosa, prevenire l'inalazione di tossine, riscaldarsi, divertirsi, nascondere il volto allo scopo d'impedire l'identificazione o di emulare un personaggio.

Origine del nome

Incerto l'etimo della parola: una prima ipotesi lo vorrebbe di origine preindoeuropea, da masca ("fuliggine", "fantasma nero")Dizionario Etimologico Italiano (DEI), Firenze, 1950–1957.. Una seconda ipotesi, non incompatibile con la prima, lo deriverebbe dal latino tardo e medievale masca ("strega", "demone")Ottorino Pianigiani, Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana (1907), voce “maschera”.Max Pfister, Lessico Etimologico Italiano (LEI).. In area piemontese e lombarda masca significa ancora oggi “strega”.

Si trova traccia dell'origine del termine nell'antico alto tedesco e nel provenzale masc, stregone. Dal significato originale si giunge successivamente a quello di fantasma, larva, aspetto camuffato per incutere paura. L'evoluzione linguistica portò probabilmente all'aggiunta di una ‘r’ facendo assumere al termine la forma dapprima di mascra e successivamente di mascaraFriedrich Kluge, Etymologisches Wörterbuch der deutschen Sprache..

Alcuni studiosi hanno suggerito una derivazione dell'etimo dalla locuzione araba maschara o mascharat, buffonata, burla, derivante dal verbo sachira, deridere, burlare, importata nel linguaggio medievale dalle crociate. Tuttavia tale vocabolo è già presente in alcuni testi anteriori alle crociateManlio Cortelazzo - Paolo Zolli. DELI: Dizionario etimologico della lingua italiana. Editore Zanichelli.

Il Dizionario etimologico italiano di Carlo Battisti e Giovanni Alessio lo riconosce come relitto del sostrato pregallico, riconducibile al termine baska da cui abbiamo il verbo francese rabacher (antico francese rabaschier), fare fracassoDizionario etimologico italiano. Battisti Carlo - Giovanni Alessi · Gruppo Editoriale Giunti. A cura di C. Battisti e G. Alessio. Firenze, 1975.

Si è dunque probabilmente giunti ad una sorta di processo di assimilazione all'interno del significante 'maschera' sia dell'aspetto primordiale di 'anima cattiva' o 'defunto', sia di un aspetto goliardico e festoso.

Storia

Preistoria Le maschere rappresentano una delle più antiche forme di espressione simbolica dell’umanità. Le testimonianze archeologiche più antiche finora conosciute risalgono al Neolitico preceramico B (circa 7000 a.C.) nel Levante meridionale, in particolare nell’area dell’attuale Israele e Cisgiordania. Queste maschere, scolpite in pietra calcarea, presentano volti stilizzati, occhi perforati e fori laterali che suggeriscono potessero essere indossate o fissate su supporti. Molti esemplari provengono dal deserto della Giudea e sono oggi conservati presso l’Israel Museum.

Secondo l’archeologo Ofer Bar-Yosef della Harvard University, queste maschere sono collegate ai culti degli antenati, pratica diffusa nel Neolitico del Levante, documentata anche dai celebri crani modellati in gesso ritrovati in siti come Gerico. La loro funzione sarebbe stata rituale e comunitaria, legata alla memoria e all’identità del gruppo.

Europa

Antica Roma Testimone illustre dell'utilizzo rituale della maschera è Virgilio, che in un passo delle Georgiche (Georgiche II, 380 sgg.), descrive le maschere indossate in onore di Bacco, in un clima celebrativo gioioso e spensierato, come “ora horrenda”.

Dai ritrovamenti archeologici si sa che nell'esercito romano erano in uso delle maschere facciali da parata; le maschere erano di metallo e avevano dei fori per occhi, naso e boccaBishop, M.C. & Coulston, J.C.N., Roman Military Equipment, Oxbow Books.. Nei tornei con i gladiatori venivano talvolta utilizzate le maschere. Dalle prove archeologiche risulta che queste non solo proteggevano, ma contribuivano anche a rendere più intimidatorio chi le indossava.

Tuttavia il rapporto fra maschera e morte si accentua nuovamente nel mondo ellenistico e all'interno dei culti misterici romani.

La maschera di Sileno, ad esempio, diviene uno dei simboli per eccellenza della morte iniziatica (cfr. affreschi della Villa dei Misteri a Pompei); all'interno del contesto greco-romano possiamo così ritrovare l'interrelazione fra sacro e profano, attuata per mezzo dell'uso teatrale della mascheraBeard, M., North, J., Price, S., Religions of Rome, Cambridge University Press.Burkert, W., Antichi culti misterici, Laterza..

Antica Grecia In Grecia, venivano utilizzate nelle rappresentazioni tragiche e comiche per identificare ruoli, emozioni e caratteristiche dei personaggi. Le maschere erano realizzate principalmente in lino, legno o cuoio e avevano un ruolo pratico nell’amplificazione della voce. A Roma, il teatro riprese e adattò queste tradizioni, mentre le maschere cominciarono a essere utilizzate anche nei giochi e nelle feste pubblicheCsapo, E. & Slater, W., The Context of Ancient Drama, University of Michigan Press.Green, J.R., Theatre in Ancient Greek Society, Routledge..

Medioevo Nella Venezia del Medioevo, durante le pestilenze, i medici erano soliti indossare una maschera il cui lungo naso veniva riempito di spezie a un doppio scopo: in primo luogo coprire i miasmi emanati dai corpi degli appestati e secondariamente offrire una difesa, seppur debole, dal contagio per l'inalazione dell'aria. Tale oggetto viene appunto definito "maschera dello speziale"Cipolla, C.M., Cristofano e la peste, Il Mulino.Slack, P., The Impact of Plague in Tudor and Stuart England, Oxford..

Nel Medioevo la Chiesa condannava le mascherate pagane, ma tollerava o rielaborava alcune forme simboliche: Drammi liturgici: rappresentazioni sacre dentro o fuori le chiese (misteri, miracoli, passioni), dove talvolta si usavano travestimenti per rappresentare demoni, angeli o personificazioni del male. Feste dei folli (diffuse in Francia e Europa centrale): celebrazioni in cui si sovvertivano temporaneamente gerarchie ecclesiastiche e sociali, con travestimenti grotteschi.

Solitamente i boia durante le esecuzioni indossavano cappucci o maschere.

Rinascimento Con il Rinascimento, l’uso della maschera si evolse soprattutto in ambito teatrale e mondano. In Italia, la Commedia dell’arte sviluppò un repertorio di maschere fisse, come Arlecchino, Pantalone e Colombina, ciascuna con caratteristiche riconoscibili e simboliche. Questo periodo vide anche la diffusione delle maschere nei balli aristocratici, come i celebri carnevali di Venezia, dove la maschera non era solo un oggetto teatrale ma un accessorio sociale che permetteva l’anonimato e l’incontro tra classi diverseTaviani, F. & Schino, M., Il segreto della Commedia dell’Arte, La Casa Usher.Richards, K. & Richards, L., The Commedia dell’Arte, Blackwell..

Visard

Una visard (o vizard) era una maschera ovale di velluto nero indossata principalmente dalle donne nel XVI secolo in Europa. Lo scopo principale di questa maschera era proteggere la pelle dal sole durante i viaggi, perché allora la pelle pallida era considerata un segno di status sociale elevato (mentre un’abbronzatura indicava che la persona lavorava all’aperto ed era quindi povera).

La visard non era sempre fissata alla testa con lacci o nastri: spesso chi la indossava teneva un piccolo perla o bottone tra i denti per mantenerla in posizione. Questa maschera comparve già nelle registrazioni inglesi fin dal 1377, usata anche negli spettacoli di corte, e divenne associata a modi particolari di coprire il visoSkiles Howard, "Henrician Masque", Peter C. Herman, Rethinking the Henrician Era: Essays on Early Tudor Texts and Contexts (University of Illinois, 1994), p. 23..

A Venezia la visard si trasformò in una variante chiamata moretta, una maschera senza apertura per la bocca che veniva tenuta in posizione con un bottone tra i denti: l’impossibilità di parlare aumentava il senso di mistero della donna che la indossava.

Nel corso del tempo, la visard fu usata da figure di rilievo (come alcune regine e nobildonne) e talvolta entrava nelle mode di corte, comparendo anche nei costumi per spettacoli e celebrazioni.

Età moderna e contemporanea Dal XVII secolo in poi, la maschera continuò a essere un elemento culturale in varie forme. In alcuni paesi europei, come Francia e Inghilterra, le maschere divennero parte dei balli in maschera e dei teatri d’opera.

La Maschera di Ferro (... – Parigi, 19 novembre 1703) fu un individuo la cui identità non è mai stata realmente accertata e del quale vi sono notizie storiche che dicono che fosse un prigioniero durante il regno di Luigi XIV di Francia. Il nome deriva dal fatto che portava sempre sul volto una maschera di velluto nero, assicurata da cinghie metalliche, che ne rendeva invisibili le fattezze. La maschera "di ferro" sarebbe stata usata solo in occasione di un trasferimento. Ispirò alcuni romanzi e in epoca moderna alcuni filmSonnino, P., The Search for the Man in the Iron Mask, Rowman & Littlefield.Funck-Brentano, F., L’Homme au Masque de Fer..

Nel XIX e XX secolo, il loro uso teatrale si affiancò a quello artistico e simbolico, con maschere impiegate nelle arti visive, nelle performance e in riti tradizionali locali. Oggi, le maschere continuano a essere utilizzate in festival, eventi culturali e rappresentazioni teatrali, mantenendo un legame con la tradizione storica europea.

Asia

Le maschere hanno avuto un ruolo centrale nelle culture asiatiche fin dall'antichità, con significati rituali, teatrali e sociali profondamente radicati. La loro funzione varia dalla celebrazione religiosa alla rappresentazione teatrale, passando per la protezione simbolica e l’espressione artisticaKersenboom, S., Nityasumangali: Devadasi Tradition in South India, Motilal Banarsidass.Vatsyayan, K., Traditional Indian Theatre: Multiple Streams, National Book Trust..

In molte culture asiatiche, le maschere erano strettamente legate ai rituali religiosi e alle cerimonie di protezione. In India, ad esempio, maschere di legno e metallo venivano utilizzate nelle danze sacre dedicate a divinità come Siva o Kālī, servendo a invocare spiriti benevoli o a scacciare le forze maligne. Analogamente, in Indonesia, le maschere sono state impiegate nelle tradizionali cerimonie balinesi e giavanesi, in particolare nelle rappresentazioni rituali legate al teatro Wayang Kulit.

La tradizione teatrale asiatica ha profondamente influenzato l’evoluzione della maschera. In Cina, le maschere erano fondamentali nell’opera di Pechino, dove il colore e la forma indicano il carattere e le qualità morali dei personaggiWichmann, E., Listening to Theatre: The Aural Dimension of Beijing Opera, University of Hawaii Press..

In Giappone, la maschera trova una delle espressioni più famose nel Nō, un teatro classico in cui le maschere in legno scolpito rappresentano divinità, spiriti o persone defunte, consentendo agli attori di trasmettere emozioni sottili attraverso movimenti e giochi di luceBrazell, K., Traditional Japanese Theater, Columbia University Press.. Soldati e samurai indossavano armature protettive dall'aspetto altrettanto feroce, che includevano anche maschere facciali. La protezione facciale nel contesto dei samurai è chiamata mengu o men‑yoroi (armatura del volto). Queste maschere potevano coprire tutta o parte del volto e venivano usate in battaglia insieme al kabuto (elmo). Il tipo più diffuso era il menpō, una maschera in ferro o metallo che copriva il naso, guance e mento, spesso con grinta o espressioni aggressive.