La Pasquali Film è stata una casa di produzione cinematografica italiana in attività dal 1909 al 1924 (ivi compreso il periodo U.C.I. dal 1919 al 1924). Soprattutto negli anni antecedenti la prima guerra mondiale, diventò una delle aziende protagoniste dello sviluppo del cinema a Torino, affermandosi anche a livello nazionale come una delle principali imprese del settore.
Storia Origine e primo impianto (1909 - 1911) La "Pasquali Film" venne fondata a Torino da Ernesto Maria Pasquali, venticinquenne originario dell'Oltrepò Pavese che in precedenza, dopo aver conseguito il diploma di ragioneria, era stato commediografo sia drammatico che brillanteCfr. Roberto Chiti, voce Pasquali E. M. nel Filmlexicon degli autori e delle opere, Roma, edizioni di "Bianco e nero", 1961., poi giornalista presso la Gazzetta del Popolo e successivamente (1907) era passato alla "Ambrosio Film" con l'incarico di soggettista , affiancando in questa attività Arrigo Frusta, anch'egli proveniente dallo stesso quotidianoEnciclopedia dello spettacolo, voce Pasquali.. Ma, a differenza di Frusta, che restò legato alla casa torinese per diversi anni, Pasquali, una volta appreso il mestiere, volle rendersi indipendente, dando vita, alla fine del 1908, ad una propria azienda di produzione, aiutato in questo - come ricorderà quasi cinquant'anni dopo l'interessato - dallo stesso AmbrosioCfr. intervista di Franco Moccagatta ad Arturo Ambrosio, pubblicata in Cinema, 3ª serie, n. 169 del 1 luglio 1956..
L'intento era di partecipare alla stagione produttiva torinese che poi sarà definita il "cinema - eldorado": «nuovissima ed inesauribile miniera economica: i capannoni vetrati si moltiplicano nell'oltre Po, le sigle delle editrici si fanno sempre più numerose e le maestranze sono migliaiaMario Gromo, Ascesa del cinema subalpino in Scenario, giugno 1933.». Nel biennio 1908 - 1909 il settore fu interessato da una crisi, per quanto passeggera, che creò le condizioni per la nascita di nuove aziende cinematografiche, di cui la "Pasquali" fu a Torino la più importanteIl cinema muto italiano, vol. IIº, cit. in bibliografia, p.166..
L'atto costitutivo dell'azienda fu redatto il 20 dicembre 1908 ed inizialmente essa ebbe la forma di una società di persone denominata "Pasquali e Tempo", in quanto ne fece parte quale finanziatore Giuseppe Tempo, un farmacista amico di Pasquali, che apportò il capitale iniziale di 50.000 lire: a fronte di ciò gli venivano riconosciuti i 5/6 degli utili aziendali, mentre Pasquali veniva remunerato in base ai ricavi ottenutiFranco Prono, Gli atti di nascita del cinema a Torino in Le fabbriche delle fantasticherie, cit. in bibliografia, p.109..
Per avviare l'attività produttiva venne preso in affitto un fabbricato di 2 piani, modesto ma dotato di un vasto cortile in cui si costruì una piattaforma di legno che doveva funzionare quale "set". Il tutto si trovava in via Collegno 46, una zona urbana al tempo periferica ed alquanto degradata per la presenza di un mattatoio, delle carceri, di alcune piccole fabbriche e di una casermaLe case di vetro, cit. in bibliografia, p.165-166.. Si trattava di una sistemazione precaria, tanto che in una occasione l'impianto subì gravi danni a causa di un violento temporale che allagò l'area e distrusse le attrezzature all'apertoProlo, cit. in bibliografia, p.37.. Ciononostante da quella prima sede uscirono oltre 30 titoli di limitato metraggio, com'era il caso delle pellicole di quegli anni, basati su classici della letteratura o ispirate a personaggi storici, tutti diretti dallo stesso Pasquali. Tra essi le prime edizioni italiane dell'Ettore Fieramosca, del Capitan Fracassa e di Teodora, oltre ad un buon numero di "dal vero", di cui molti di ambiente alpinoLe imprese di produzione ...., cit. in bibliografia, p.455 e seg..
Crescita e trasferimento (1911 - 1912) Il favore incontrato dalle prime produzioni con il marchio "Pasquali" consentì di abbandonare l'inadeguata sede di via Collegno e di trasferire gli impianti in un nuovo complesso - una ex fonderia - situato in via Savonarola . Questa ubicazione viene sovente definita anche come via Brugnone, dato che a quel tempo le due vie erano quasi contigue, mentre adesso sono separate dalla ferrovia. Ma il successo produsse anche un secondo mutamento: Pasquali era adesso in grado di ripagare Giuseppe Tempo, che uscì dalla società (la separazione fu consensuale), e fondare il 1º luglio 1910 la "Pasquali e C s.a.s.", nuova forma giuridica della "Pasquali Film". Alla nuova impresa si associarono Mario Donn, di professione avvocato, ma anche membro di una importante famiglia di banchieriGiovanni Donn, padre di Mario, fece parte dal 1894 al 1914 del Consiglio d'Amministrazione della Banca d'Italia, di cui fu anche Vice Presidente. Cfr. La Banca d'Italia dal 1894 al 1913, Roma, Laterza, 1991, p.248., e l'imprenditore Guido Bricarello, rappresentante torinese dell'Agfa.
Nel nuovo stabilimento, che entrò in funzione all'inizio del 1911 la produzione decollò decisamente, orientandosi verso film di ambiente moderno, con trame poliziescheIl cinema muto italiano, vol.IIIº, cit. in bibliografia, p.63. In questo ambito ottenne un forte successo la serie del personaggio Raffles diretti e interpretati da Ubaldo Maria Del Colle, che comporterà un tale aumento degli ordinativi che l'azienda avrà difficoltà a soddisfare tutte le richieste, nonostante un considerevole aumento del personale tecnico e l'inserimento di nuove attrezzatureVita cinematografica, n. 10, giugno 1911..
Sul versante comiche, inizialmente affidate ad Émile Vardannes (Totò), nel dicembre del 1911 arrivava alla "Pasquali", proveniente dalla "Cines" dov'era "Tontolini", il comico francese Ferdinand GuillaumeVita cinematografica, n. 23 del 30 dicembre 1911. che a Torino diventò Polidor, dando vita ad una lunghissima serie di cortometraggi di 110 - 130 metri ciascuno, salvo rare eccezioni.
L'operatore Carlo Martelli venne inviato a compiere una lunga missione nel nord Europa, da cui tornò con riprese che costituirono la base di numerosi "dal vero" e, nel dare notizia di ciò, un giornalista in visita all'azienda illustrava la costruzione - resa necessaria dallo sviluppo della produzione - di un secondo teatro di posa scoperto ubicato al primo piano dell'edificio, in modo da poter utilizzare la luce naturale in qualsiasi orarioIl rondone [Alberto Cavallaro], Le nostre manifatture cinematografiche in Vita cinematografica, n. 16 del 20-25 settembre 1911..
Nello stesso anno 1911 Pasquali decise di allargare l'azienda verso Roma. Realizzò sulla via Nomentana un nuovo teatro di posa, attrezzandolo con un potente impianto di illuminazione di produzione Westinghouse di ben 60.000 candele e trasferendo nella capitale una troupe con due degli attori di punta della casa, la coppia artistica Tarlarini - CapozziVita cinematografica, n. 22 del 15 dicembre 1911.. Restano incerti l'effettivo periodo di utilizzo ed i titoli dei film realizzati in questa prima struttura romana della "Pasquali". Tuttavia l'azienda torinese manterrà per alcuni anni una presenza produttiva nella capitale, perché nel novembre 1913 rileverà dalla "Cines" (in affitto) gli stabilimenti ex Celio che vennero affidati in questo caso alla direzione di Umberto Paradisi. Si tratta di rapporti che hanno indotto ad ipotizzare una collaborazione tra le due aziende in funzione anti -"Ambrosio". Negli anni precedenti la guerra l'attività romana della "Pasquali" diventò così intensa che si parlò di un suo definitivo trasferimento, ma fu lo stesso Pasquali a smentire questa ipotesi, pur elencando i numerosi titoli realizzati nella filiale romanaAurelio De Marco, Una smentita ufficiale, intervista ad Ernesto Pasquali in La cinematografia italiana ed estera, n. 172 del 30 luglio 1914..
Gli "anni d'oro" (1912-1914) In circa tre anni la "Pasquali Film" era ormai diventata una delle aziende di punta della cinematografia italiana. I dati del 1912 sono evidenti: in un anno in cui uscirono complessivamente 815 titoli a soggetto, l'azienda torinese risultò la quinta per capacità produttiva con 65 pellicoleCfr. Il cinema muto italiano - i film degli anni d'oro - 1912, Roma C.S.C. - E.R.I., 1995.. Se però si considerano i soli lungometraggi, in un periodo in cui la produzione stava evolvendo (non senza qualche resistenza) in quel senso, la "Pasquali" fu, dopo la "Cines", la seconda editrice italiana con 21 titoli su un totale di 175Il cinema muto italiano, vol.IIIº, cit. in bibliografia, p.94.. Considerando anche il consistente apporto dei documentari, nel 1912 la "Pasquali distribuì oltre 100 titoli, raggiungendo il massimo risultato nella sua storia produttiva (vedasi grafico)Paolo Poncino, Le case di produzione torinesi del cinema muto in Studi piemontesi, n.2, novembre 1995., e situandosi in tal modo quale terza produttrice italianaProlo, cit. in bibliografia, p.145-155..
Anche nel 1913 la "Pasquali" restò la quarta produttrice in assoluto, ma la seconda come lungometraggi, cioè i prodotti che maggiormente contribuirono alla consacrazione internazionale del cinema italianoCfr. Il cinema muto italiano - i film degli anni d'oro - 1913. Roma, C.S.C.- ERI, 1994, p.3-8.. Lo sviluppo produttivo portò l'azienda, così come le altre principali produttrici italiane, ad una forte presenza internazionale: all'inizio del 1914 esisteva in Gran Bretagna un'agenzia diretta, la "Pasquali Film Co. Ltd" e nello stesso anno venne allestito un "set" in Spagna per realizzare dei film interpretati da Gustavo Serena e da Conchita LedesmaIl cinema muto italiano, vol.IIIº, cit. in bibliografia, p.135-138. Nel giugno 1913 risulta costituita una "Pasquali American Co." con uffici in New York ed a novembre una succursale a Berlino. Inoltre una articolata rete di distributori faceva arrivare i film dell'azienda torinese un po' ovunque nel mondo, dalla Francia al Brasile, dalla Russia alla Spagna all'Austria-Ungheria.
Lo sviluppo dell'azienda rese necessario un nuovo trasferimento. Già nel 1911 la "Pasquali" aveva avviato la realizzazione del suo terzo (ed ultimo) impianto produttivo, costruito su un'area di oltre 10.000 m² posta tra via Stupinigi e corso Lepanto (oggi Corso Unione Sovietica - Corso Bramante) e formato da due nuovi teatri di posa, il cui progetto venne firmato da Adolfo Pouchain, già amministratore (1906 - gennaio 1911) della "Cines", dalla quale era stato allontanato in modo bruscoCfr. Riccardo Redi, La "Cines", storia di una casa di produzione italiana, C.S.C. Roma, 1991, p.35., diventando fornitore dell'a "Pasquali" per lo sviluppo delle pellicoleInserzione in Vita cinematografica, numero speciale, dicembre 1914.. Si tratta di una possibile conferma della collaborazione tra le due aziende. Uno dei nuovi teatri era di fattura più tradizionale a vetri, mentre un secondo, molto più grande, era chiuso e dotato di sola illuminazione artificiale, il che rappresentava una novità tecnologica assoluta per l'Italia, dovuta alla personalità di Ernesto Pasquali, attento alle innovazioni della tecnica cinematografica. Le prospettive di crescita portarono nel 1912 a realizzare un terzo teatro di posa in una nuova ala del complessoNotizia in Vita cinematografica, n. 9 del 15 maggio 1912..