Il planetary romance è un filone della narrativa fantascientifica che ambienta le avventure su un pianeta diverso dalla Terra e come tema generale si concentra sull'esplorazione e la scoperta delle meraviglie di questo pianeta esotico e spesso primitivo, che presenta caratteristiche fisiche, flora, fauna e culture distintive. Alcune storie sono ambientate in un futuro in cui il viaggio interplanetario è un'esperienza comune; altre invece, in particolare i primi esempi del genere, invocano tappeti volanti, proiezioni astrali o altri mezzi immaginari come espediente narrativo per raggiungere l'altro pianeta. In entrambi i casi, è l'avventura sulla superficie del pianeta a essere al centro della narrazione, non il mezzo di trasporto.

Prototipi e caratteristiche Come suggerisce il nome stesso del genere, il planetary romance è un'estensione a un'ambientazione planetaria dei romanzi d'avventura e pulp del tardo Ottocento e degli inizi del Novecento. La narrativa popolare (pulp romance) di scrittori come H. Rider Haggard e Talbot Mundy rappresentava personaggi audaci in un ambiente esotico e "mondi perduti" come regioni inesplorate dell'America meridionale, Africa, Medio o Estremo Oriente; una variante era ambientata in luoghi storici o immaginari dell'antichità e del medioevo, contribuendo in qualche modo allo sviluppo del moderno genere fantasy.

Nel planetary romance le trasformazioni della space opera sono applicate al genere dell'avventura romanzataIl termine 'romance' in inglese non è esattamente traducibile come "romanzo", in quanto sta a indicare le forme narrative di carattere eroico e mitico, propense all'utilizzo dell'allegoria e densamente affollate di elementi fantastici, mentre le narrazioni in cui la rappresentazione della vita e la cornice sociale sono realistiche vengono invece indicate con il termine 'novel'. Cfr. . popolare: il prode avventuriero diventa un viaggiatore dello spazio, spesso proveniente dalla Terra, la quale sta a rappresentare l'Europa moderna e l'America settentrionale (concepite come centri di tecnologia e colonialismo). Gli altri pianeti (spesso, agli albori del genere, Marte e Venere) rimpiazzano Asia e Africa come luoghi esotici, mentre ostili tribù di alieni e le loro decadenti monarchie sostituiscono gli stereotipi occidentali di "razze selvagge" e "dispotismo orientale". Per quanto il planetary romance sia stato usato dagli scrittori come mezzo per esprimere una grande varietà di posizioni politiche e filosofiche, un soggetto costante è l'incontro tra civiltà aliene, la loro difficoltà a comunicare e i frequenti disastri che ne conseguono.

L'espressione "planetary romance" risale almeno al 1978, quando Russell Letson, nell'introduzione a una ristampa del romanzo La rotta verde (Green Odyssey, 1957) di Philip José Farmer, lo definì esplicitamente:

Primi esempi otto-novecenteschi Tra i prototipi ottocenteschi del filone - per lo più ambientati su Marte - si ricordano Across the Zodiac (1880) di Percy Greg, che impiega l'"apergy" (una forza antigravitazionale) per il viaggio verso il pianeta rosso. Un altro antecedente diretto è Lieut. Gullivar Jones: His Vacation (1905) di Edwin L. Arnold, in cui un ufficiale raggiunge Marte su un tappeto volante e vive un'avventura con una principessa, un tema sviluppato anni dopo, con maggiore successo, da Burroughs. Nella stessa linea si collocano i Romances of the Planets di Gustavus W. Pope (Journey to Mars, 1894; Journey to Venus, 1895).

Ai primi del Novecento si colloca A Voyage to Arcturus (1920) di David Lindsay, prima che fantascientifico, viene considerato un romanzo filosofico, nel quale il pianeta straniero è un pretesto per l'esplorazione di temi filosofici, come molte altre opere analoghe.

Edgar Rice Burroughs e le storie "sword and planet"

Il primo scrittore a conquistare un ampio mercato per questo genere di storie fu Edgar Rice Burroughs, di cui apparvero le prime opere del ciclo di Marte (Barsoom) nella rivista pulp The All-Story nel 1912. Sebbene la scrittura di Burroughs non fosse del tutto originale, rese popolare il concetto di avventura su altri pianeti nel contesto della narrativa popolare dell'epoca.

Il pianeta Barsoom (Marte) di Burroughs manifestava un colorato e caotico miscuglio di stili culturali e tecnologici che è tipico del planetary romance classico. Tra i dispositivi avveniristici ricorrono il "motore al radio" (radium engine) e i velivoli sostenuti dall'"ottavo raggio" che conferisce galleggiabilità. L'ambientazione include cavalleria marziana, un sistema sociale di tipo dinastico con imperatori e principesse. Il contenuto delle storie del ciclo di Barsoom è improntato alla narrativa di cappa e spada: nei romanzi compaiono frequentemente duelli all'arma bianca e sono descritti combattimenti in arene, fughe rocambolesche e scontri con creature mostruose, motivo per cui per queste opere è stata coniata a posteriori l'etichetta "sword and planet" (per affinità con "sword and sandal" dei film mitologici d'avventura).

Questi romanzi appartengono tanto alla fantascienza quanto al fantay, anche se gli elementi del fantastico "puro" e del soprannaturale sono ridotti o ricondotti a spiegazioni interne all'universo diegetico: su Barsoom ricorrono facoltà come la telepatia, usata per azionare congegni tramite onde del pensiero nel romanzo A Princess of Mars; parallelamente, culti e presunte divinità vengono demistificati come credenze superstiziose o imposture nella narrazione.

L'universo di Dune di Frank Herbert e Guerre stellari di George Lucas sono debitori di questa tradizione di saldatura dell'avveniristico al medioevale, con cavalieri/ordini, principati e codici d'onore in chiave tecnologica.

Le storie di Burroughs, grazie al loro successo, ebbero numerosi imitatori, tra cui Otis Adelbert Kline, che nei cicli venusiano (trilogia di Grandon di Venere) e poi marziano (dilogia dello Spadaccino di Marte) riprese consapevolmente il modello del planetary romance avventuroso. Anche lo stesso Burroughs tornò sulla sua stessa formula con il ciclo di Venere (Carson di Venere) negli anni trenta. Nel 2007 la statunitense Paizo Publishing ha lanciato l'imprint Planet Stories, dedicato alla riproposta di classici della science fantasy e del planetary romance; tra i titoli figurano anche riedizioni dei romanzi marziani di Kline.

I pulp e la codificazione del filone (1926–1939)

La pubblicazione dei pulp magazine di fantascienza a partire dal 1926, con il lancio di Amazing Stories ad aprile, aprì un nuovo mercato per i racconti d'avventura ambientati su altri mondi, che conobbe una forte espansione nel corso degli anni trenta.

Tra i nuovi periodici specializzati si distinse Planet Stories (dal 1939), progettato per pubblicare esclusivamente narrativa interplanetaria di taglio avventuroso. Nello stesso anno fu avviata anche Startling Stories (Standard/Better Publications), testata sorella di Thrilling Wonder Stories con l'impostazione del "romanzo completo" per fascicolo. In parallelo, riviste del fantastico già esistenti come Weird Tales alternavano, sin dagli esordi, racconti di weird-science e di investigazione scientifica al più consueto fantasy e horror.

Uno degli autori di spicco del filone fu C. L. Moore, con il ciclo dell'avventuriero Northwest Smith, inaugurato dal racconto Shambleau uscito su Weird Tales (novembre 1933), alle pp. 531–550 dell'annata numerata in continuo. Nelle storie di Moore l'azione di "cappa e spada" è secondaria rispetto alle tensioni psicologiche e al tema del timore e del fascino dell'ignoto, spesso con una componente esplicitamente erotica.

Robert E. Howard si confronta col genere in Almuric (1939), romanzo con un'impostazione marcatamente avventurosa, ambientato su un pianeta alieno dominato da società tribali e da un ambiente ostile, in cui il conflitto fisico e la sopravvivenza assumono un ruolo centrale; l'opera trasferisce sullo scenario planetario modelli narrativi affini a quelli della narrativa eroica e pulp, con un protagonista terrestre che impone la propria superiorità fisica in un mondo esotico e primitivo.

Stanley G. Weinbaum contribuisce al filone con Un'odissea marziana (A Martian Odyssey, 1934), racconto spesso citato come uno dei primi esempi di avventura planetaria a introdurre una rappresentazione più articolata dell'alterità aliena: l'esplorazione di Marte non si limita allo scenario esotico, ma ruota intorno all'incontro con una civiltà radicalmente diversa, descritta con attenzione biologica e culturale, anticipando temi che diventeranno centrali nel planetary romance più maturo.

Anni quaranta e cinquanta: maturazione del filone

Negli anni quaranta e cinquanta uno dei contributi più significativi al filone venne da Leigh Brackett, autrice regolare di Planet Stories e Thrilling Wonder Stories, dove affinò una narrativa avventurosa ma sorvegliata di planetary romances spesso ambientate su un Marte affine a quello burroughsiano. All'interno di questo periodo si collocano i tre romanzi brevi del ciclo di Eric John Stark apparsi su Planet Stories: Il segreto di Sinharat (The Secret of Sinharat; originariamente Queen of the Martian Catacombs, estate 1949), Il popolo del Talismano (People of the Talisman; originariamente Black Amazon of Mars, marzo 1951) ed Enchantress of Venus (autunno 1949).

In parallelo, la rivista Startling Stories ospitò testi chiave: nell'agosto 1952 Gli amanti di Siddo (The Lovers) di Philip José Farmer e nel settembre 1952 L'odissea di Glystra (Big Planet) di Jack Vance. Gli amanti di Siddo, poi ampliato in volume nel 1961, rese celebre Farmer per il trattamento congiunto di tematiche sessuali e xenobiologiche e gli valse l'Hugo 1953 come "autore emergente più promettente". L'odissea di Glystra (Big Planet) fornì un modello fantascientifico di lungo corso per il planetary romance, imperniato su un mondo vasto ma povero di metalli che favorisce società a basso tenore tecnologico. Buona parte delle successive opere fantascientifiche di Vance rientra nel filone: il seguito de L'odissea di Glystra, Il mondo degli showboat (Showboat World, 1975), le trilogie dell'Ammasso di Alastor, di Durdane e delle Cronache di Cadwal, la quadrilogia del ciclo di Tschai (1968-1970), la maggior parte delle storie di Magnus Ridolph, la pentalogia dei Principi Demoni e vari romanzi unici come Maske: Thaery (1976) e racconti come Il Faleno lunare (The Moon Moth, 1961). Nel caso di Farmer, oltre a Gli amanti di Siddo, si possono citare Pianeta in via di sviluppo (The Green Odissey, 1957) e il monumentale ciclo del Mondo del Fiume (Riverworld, 1971-1984).

Tra gli autori attivi negli anni trenta-cinquanta si colloca anche Murray Leinster, il cui Il pianeta dimenticato (The Forgotten Planet) fu raccolto in volume come fix-up nel 1954 a partire da storie uscite tra il 1920 e il 1953. Nel medesimo arco temporale si colloca la "trilogia dello spazio" di C. S. Lewis, composta da Lontano dal pianeta silenzioso (Out of the Silent Planet, 1938), Perelandra (Perelandra, 1943) e Quell'orribile forza (That Hideous Strength, 1945).

Gli esiliati di Ragnarok (The Survivors, 1958) di Tom Godwin è un'epopea di quattromila coloni terrestri abbandonati a morire su un pianeta freddo e ostile. Il pianeta dimenticato (The Forgotten Planet, 1954) di Murray Leinster, i cui primi due capitoli furono pubblicati come racconti nel 1920 e 1921, narra le vicende di uno sparuto gruppo di umani regrediti in un pianeta solo parzialmente terraformato.

Dagli anni sessanta