Considerato da alcuni esperti il più grande calciatore italiano di tutti i tempi nonché tra i migliori in assoluto, occupa la 37ª posizione nella classifica dei migliori calciatori del XX secolo stilata dalla rivista specializzata World Soccer e la 21ª posizione nell'omonima lista stilata dall'IFFHS. Ha legato la sua carriera all', dove ha giocato per un totale di 14 stagioni di cui 9 da capitano, vincendo tre scudetti e una Coppa Italia, oltre ad essersi laureato per tre volte capocannoniere sia del campionato italiano (1929-1930, 1935-1936 e 1937-1938) sia della Coppa dell'Europa Centrale (record condiviso con György Sárosi). È il miglior marcatore nella storia nerazzurra con 284 gol in 408 partite, nonché il più giovane di sempre ad aver raggiunto le 100 reti segnate in Serie A, all'età di 23 anni e 32 giorni.

Con la nazionale italiana si laureò campione del mondo per due edizioni consecutive, ossia quella casalinga nel 1934 e la successiva di , rimanendo tuttora il secondo miglior marcatore in maglia azzurra con 33 reti in 53 incontri, dietro soltanto a Gigi Riva.

Ritiratosi dal calcio giocato, divenne giornalista e allenatore. Alcuni mesi dopo la sua morte, il 2 marzo 1980 gli venne intitolato lo stadio San Siro di Milano.

Biografia Fu uno dei primi calciatori a godere di grande popolarità anche al di fuori del terreno di gioco...

Morì due giorni prima di compiere 69 anni a Lissone, in seguito a un tumore del pancreas (organo che gli era già stato parzialmente asportato chirurgicamente), aggravato da problemi cardiocircolatori. La notizia fu diramata per sua volontà a funerali avvenuti, e ciò causò non pochi fraintendimenti su luogo e data di morte.. Meazza venne inizialmente tumulato al Cimitero monumentale di Milano; nell'autunno 2004 la salma venne traslata nella cripta del famedio del medesimo cimitero.

Caratteristiche tecniche

Eccellente tiratore,. rapido nei movimenti e avvezzo a giocate acrobatiche, era dotato di notevoli qualità tecniche, che sfociavano in una spiccata propensione a eludere il diretto avversario con delle finte: a detta di Giovanni Arpino, i virtuosismi di Meazza mettevano in tale difficoltà i difensori che questi ultimi, ritenendo di avere poche chance di fermarlo, tendevano a contrastarlo senza convinzione. Sicuro dei propri mezzi, era solito iniziare il match in sordina, per poi alzare all'improvviso i ritmi di gioco. Andava frequentemente in gol saltando il portiere, una rete denominata «alla Meazza» o «a invito»; era inoltre piuttosto abile nel gioco aereo, a dispetto di una statura relativamente ridotta. Non di rado si incaricava della battuta dei calci di rigore – riuscendo spesso a spiazzare l'estremo difensore avversario –, e delle punizioni, sia per concludere a rete che per servire i compagni di squadra. Nel corso della sua carriera ha ricoperto i ruoli di centravanti e mezzala.

Carriera Giocatore Club Inizi Nato nel popolare quartiere di Porta Vittoria, iniziò a giocare a sei anni sui campi di Greco Milanese e Porta Romana in un gruppo di bambini, che lui definì i Maestri campionesi, inseguendo una palla fatta di stracci. Ottenuto finalmente il consenso della mamma (il padre era morto nel 1917 nella Grande Guerra), all'età di dodici anni iniziò a giocare sui campi regolari con i ragazzi uliciani del Gloria F.C. e un ammiratore gli regalò quelle scarpette che tanto desiderava (e che lui non poteva comprare) e che il "Brigatti" vendeva in corso Venezia all'equivalente di circa tre stipendi.Storia del "Balilla", intervista a lui e alla madre firmata da Leone Boccali e pubblicata il 30 maggio 1930 dal giornale Il Littoriale (Pavia, Biblioteca Universitaria).

L'affermazione nell'Ambrosiana-Inter

Scartato dal a causa del fisico mingherlino, a quattordici anni compiuti entrò a far parte dell', disputando il campionato ragazzi. Fu Fulvio Bernardini a scoprirlo e a insistere presso l'allenatore nerazzurro, Árpád Weisz, affinché lo inserisse in prima squadra: Bernardini – il quale sarebbe diventato in seguito un importante allenatore e avrebbe scoperto numerosi altri giocatori, tra cui un altro che diventerà poi egli stesso centravanti dell'Inter, Alessandro Altobelli – si fermava sempre più spesso, al termine degli allenamenti, a osservare estasiato, tra i ragazzi delle giovanili, quel ragazzino che con il pallone tra i piedi faceva meraviglie. Bernardini, si narra, fu tanto insistente e convincente che alla fine Weisz volle visionarlo personalmente. Weisz si rese conto che Bernardini non aveva esagerato: a sedici anni il ragazzo fu aggregato in prima squadra e un anno dopo Meazza esordiva nell'Inter nella Coppa Volta.

Fu in quell'occasione che gli fu dato il soprannome di "Balilla". Quando l'allenatore Weisz lesse nello spogliatoio la formazione, annunciando la presenza in squadra di Meazza fin dal primo minuto, un anziano giocatore dell'Inter, Leopoldo Conti, esclamò sarcastico: «Adesso facciamo giocare anche i balilla!»; l'Opera Nazionale Balilla, che raccoglieva tutti i bambini dagli 8 ai 14 anni, era stata costituita nel 1926 e così allo scherzoso "Poldo" venne naturale apostrofare in quel modo il giovane esordiente. Ma si sarebbe ricreduto presto: Meazza, in quella partita giocata contro la , segnò tre gol, assicurando all'Inter la vittoria e facendo capire a tutti che era nata una stella.. "Peppìn", come veniva chiamato in dialetto meneghino, seguitò a giocare nel ruolo di centravanti nell' – com'era stata ribattezzata l'Inter dal 1928, in piena epoca fascista, dopo la fusione forzata con la Milanese –; iniziò subito a farsi notare a suon di gol, nonché per la sua classe sopraffina, tanto che, non ancora ventenne, guidò la sua squadra alla vittoria del neonato campionato di Serie A nell'annata 1929-1930, facendo suo anche il titolo di capocannoniere con 31 reti, tutte su azione.

Nel 1935-1936 si laureò nuovamente capocannoniere, stavolta con 25 reti, impresa che ripeté anche nel 1937-1938, guidando per la seconda volta l'Ambrosiana-Inter alla conquista dello scudetto.

Milano, Juventus e gli ultimi anni

L'annata 1938-1939 segnò l'inizio del declino di Meazza, a causa di un infortunio – il famoso "piede gelato", un'occlusione dei vasi sanguigni al piede sinistro – che lo tenne poi lontano dai terreni di gioco per oltre un anno. Nell'autunno 1940 tornò al calcio giocato, stavolta con la maglia del – nome allora adottato dalla squadra rossonera per questioni politiche –, ma non si trattava più del campione di un tempo, minato dall'infortunio occorsogli.

Dopo due stagioni in rossonero passò quindi per un'annata alla , con cui tornò un'ultima volta su buoni livelli realizzativi, chiudendo il campionato 1942-1943 in doppia cifra (10 reti in 27 partite) e formando, assieme a Riza Lushta e Sentimenti III, il più prolifico reparto d'attacco del torneo. Seguì poi il cosiddetto campionato di guerra 1943-1944, disputato tra le file del (7 gol in 20 partite) e una breve permanenza all' nel 1945-1946, anno in cui ricoprì per un breve periodo anche il ruolo di allenatore, prima di un'ultima stagione giocata con la maglia della sua carriera, quella dell'Inter, segnando la sua ultima marcatura nell'incontro casalingo contro la del 13 aprile 1947.

Nazionale

Esordì in nazionale non ancora ventenne, il 9 febbraio 1930 a Roma, in un'amichevole con la vinta per 4-2, parziale a cui contribuì con una doppietta. Tre mesi più tardi, l'11 maggio dello stesso anno, alla sua quarta presenza in maglia azzurra, Meazza mise il sigillo su una delle giornate più gloriose del calcio italiano: con una tripletta spianò la strada alla nazionale guidata da Vittorio Pozzo verso il primo grande trionfo della sua storia, quando superò l' a Budapest con un netto 5-0, nell'incontro decisivo per l'assegnazione della prima Coppa Internazionale. Era quella anche la prima vittoria italiana in casa dei maestri danubiani, trasferta che, fino ad allora, aveva restituito solo rovesci agli azzurri. L'eco dell'impresa, in Italia, fu enorme: la partita, seguita alla radio da tutta la nazione, rappresentò un momento di svolta per il calcio italiano, non più vassallo delle scuole mitteleuropee, e, da quel giorno, l'ancora giovane Meazza irruppe nel novero delle grandi stelle del football continentale.

La sua carriera in azzurro fu di assoluto rilievo. Fu tra i protagonisti della squadra che conquistò il suo primo mondiale, nell'edizione casalinga del 1934, realizzando 4 reti, di cui 2 nel preliminare contro la , una agli negli ottavi di finale e quella fondamentale nella ripetizione contro la dei quarti di finale; quest'ultima partita venne rigiocata poiché il giorno prima si era conclusa in parità dopo i tempi supplementari (allora non erano previsti i tiri di rigore): Meazza si dice fu "sbloccato" dopo che il tecnico spagnolo, inspiegabilmente, non schierò il suo spauracchio, il celebre portiere Ricardo Zamora, considerato all'epoca tra i migliori al mondo nel suo ruolo. Nel corso della competizione Meazza ricoprì, come sempre più spesso gli accadeva, il ruolo di interno, in luogo di quello di centravanti che ne aveva contraddistinto gli inizi di carriera.

La prima partita dopo il titolo mondiale fu la celebre battaglia di Highbury, così denominata perché si disputò nell'omonimo stadio londinese, in casa dei maestri dell': l'incontro era di per sé molto sentito, poiché questi ultimi, arrogandosi il titolo di "inventori del calcio" e una conseguente, supposta superiorità tecnica, avevano snobbato il confronto con le altre nazionali nella neonata Coppa Rimet. La gara di Londra cominciò molto male per l'Italia, che subì 3 reti nei primi dodici minuti e perse per infortunio il centromediano Luis Monti (allora non erano contemplate le sostituzioni), ma nella ripresa fu proprio Meazza a risollevare parzialmente le sorti italiane con una doppietta che valse il 3-2 finale: nonostante il punteggio, la sconfitta di misura e in inferiorità numerica contro gli inglesi, in una gara molto dura e maschia come non mai, è tuttora ricordata in maniera positiva.

Il 9 dicembre 1934, in una partita contro l'Ungheria, segnò il gol numero 25 (in 29 partite) in azzurro, appaiando Adolfo Baloncieri in vetta alla classifica marcatori della nazionale. Nella partita seguente contro la , il 17 febbraio 1935, realizzò altre 2 reti, che gli consentirono di balzare al comando della classifica in solitario.

Nel 1938, agendo in posizione di centrocampista, guidò da capitano gli azzurri al mondiale disputatosi in Francia: il secondo, prestigioso successo che portò l'Italia ai vertici del calcio mondiale e che permette di ricordare quella squadra come una delle più forti di tutti i tempi. Il 16 giugno a Marsiglia, nella semifinale del torneo iridato, mise a segno al , su calcio di rigore, il suo gol numero 33, decisivo per l'accesso in finale nonché l'ultimo della sua carriera in nazionale – ulteriormente passato alla storia poiché, a causa della rottura dell'elastico dei pantaloncini, tirò il penalty tenendoli con una mano –; in seguito giocherà altre 7 partite in maglia azzurra, senza più andare in gol. Il suo record sottoporta sarà raggiunto dal solo Gigi Riva il 9 giugno 1973, per coincidenza sempre contro i brasiliani, in un'amichevole, e quindi superato il 29 settembre dello stesso anno contro la . Da bomber azzurro, Meazza vanta la seconda permanenza più lunga al primo posto: 38 anni, 3 mesi e 23 giorni.

In totale Meazza ai mondiali disputò 9 incontri, segnando 3 gol.

Allenatore

Dopo le esperienze da giocatore-allenatore maturate a Bergamo e Milano nell'immediato secondo dopoguerra, da tecnico guidò la e ancora l' in varie circostanze. Nel biennio 1952-1953 fece parte della commissione tecnica della nazionale maggiore, affiancando, in qualità di preparatore atletico, l'allenatore Piercarlo Beretta; fu inoltre il selezionatore della nazionale olimpica al torneo di , dove venne sconfitto agli ottavi di finale dalla squadra d'oro ungherese.