Annoverato tra i più grandi centravanti della storia del calcio italiano, ha legato la sua carriera principalmente a tre maglie, quelle di , e . Detiene diversi primati nei massimi campionati nazionali: pur avendo saltato una stagione a causa della seconda guerra mondiale, ne è il miglior marcatore con 290 reti (274 in Serie A e 16 in Divisione Nazionale 1945-1946)., ed è il miglior cannoniere in categoria di due diverse squadre (Pro Vercelli e Novara); detiene inoltre dal 1933 il record di marcature in una singola gara del massimo campionato italiano (6), eguagliato da Omar Sívori nel 1961. Le fonti tendono a precisare che Sívori eguagliò il record in condizioni particolari, in una gara (Juventus-Inter 9-1 del 10 giugno 1961) in cui gli ospiti erano scesi in campo schierando la loro squadra giovanile, in segno di protesta contro una decisione della FIGC; a differenza di Piola, Sívori trasformò anche un calcio di rigore..
Ottenne inoltre risultati di prestigio con la nazionale italiana, essendo stato tra i protagonisti della vittoria al Mondiale di ; è tuttora il terzo miglior marcatore degli azzurri, dopo Gigi Riva e Giuseppe Meazza, con 30 reti. Riva, Meazza e Piola sono tutt'oggi gli unici calciatori ad essere andati a segno almeno trenta volte nella storia della nazionale italiana.
Nel 2011 ottenne un riconoscimento alla memoria nella Hall of Fame del calcio italiano.
Biografia Nacque da Giuseppe Piola ed Emilia Cavanna, commercianti di tessuti, in un periodo in cui la famiglia si era trasferita temporaneamente da Vercelli in Lomellina per ragioni di lavoro; la famiglia rientrò a Vercelli nel 1914Mario Pennacchia, Piola: il gol. 2: Capitano Coraggioso (a otto anni), da Corriere dello Sport, 65 (IL), 16 marzo 1968, p. 12. All'anagrafe fu iscritto come "Italo Gioacchino Piola", e soltanto in seguito alla chiamata di leva venne aggiunto ufficialmente il nome di "Silvio", con il quale tutti già lo chiamavano.. Aveva un fratello maggiore, Serafino (1909-2001), che rinunciò alla carriera sportiva per un difetto della vista che lo obbligava a portare gli occhiali e divenne ragioniereMorto a 92 anni l'ex segretario Serafino Piola, da La Stampa di Vercelli, 8 marzo 2001, p. 38; la madre era sorella del portiere della Pro Vercelli Giuseppe Cavanna, che ebbe un ruolo rilevante nella crescita agonistica del nipote. Anche il cugino Paolino fu calciatore ad alti livelliMario Pennacchia, Piola: il Gol. 13: la radio comunica: è vivo!, da Corriere dello Sport, 80 (IL), 3 aprile 1968, p. 3.
Studiò alla scuola elementare Galileo Ferraris e poi all'Istituto Tecnico CavourEnrico De Maria, Quando Piola scese in campo in quella leggendaria Pro, da La Stampa di Vercelli, 30 settembre 1983, p. 23; a otto anni divenne mezzala e capitano della squadra di calcio dell'istituto, nella quale giocava col coetaneo Teobaldo Depetrini e con Pietro Ferraris.
Emerse molto giovane nella Pro Vercelli e nel 1934 passò alla Lazio, voluto «fortissimamente» dai gerarchi fascisti Marinelli e Vaccaro; vi militò per nove stagioni e maturò diventando «il bomber capace di conquistare Francia e Mondiale 4 anni dopo». A Roma visse al Flaminio, in viale del Vignola, e poi alla Città Giardino di Monte SacroMario Pennacchia, Piola: il Gol. 9: Si presenta ai romani: 3 partite, 11 gol, da Corriere dello Sport, 73 (IL), 26 marzo 1968, p. 2.
L'11 gennaio 1945 si diffuse nel Sud, lanciata da Eugenio Danese, la notizia della morte del calciatore, vittima di un bombardamento su Milano; per circa quattro mesi si tennero messe in suffragio e si susseguirono conferme e smentite, fino a quando la notizia non fu smentita ufficialmente da Nuovo Sport, il 20 maggio; lo stesso Piola era solito scherzare sull'episodioGianpaolo Ormezzano, Piola, il guerriero silenzioso, da La Stampa, 5 ottobre 1996, p. 23. Il calciatore era in realtà tornato in Piemonte, dove continuò a giocare in Serie A fino ad oltre quarant'anni.
Secondo lo storico John Foot, «il suo stile di vita tranquillo lo aiutò a restare sul campo più a lungo rispetto a quasi tutti i suoi contemporanei».: Piola «condusse sempre una vita tranquilla, quasi ritirata».. Appassionato cinofilo, amante della caccia e della pesca, quando fu tesserato dalla Pro Vercelli ebbe in regalo dal padre un fucile; con i primi guadagni acquistò un cane di razza pointer inglese, cui diede il nome FremMario Pennacchia, Piola: il Gol. 7: Cadetto azzurro: sei sberle ai viola, record dei record, da Corriere dello Sport, 70 (IL), 22 marzo 1968, p. 3. «Rappresentava l'antidivo. Non beveva, non fumava, non andava a donne, non amava comparire nelle pubblicità».
Sposatosi nel luglio 1948 con Alda, la coppia ebbe due figli, Dario (1949-2011), stopper della Pro VercelliMario Pennacchia, Piola: il Gol. 14: Torna azzurro a 39 anni, da Corriere dello Sport, 81 (IL), 4 aprile 1968, p. 10, poi avvocato e assessore provinciale del Vercellese, e Paola (1952), psicologa. Un pronipote, Alonso (nato nel 1979), di nazionalità brasiliana, ha giocato come centravanti in campionati minori italiani, svizzeri e sudamericani.
Dopo il ritiro da calciatore, avvenuto nel 1954, tentò la carriera di allenatore, per poi entrare nei ranghi della FIGC per un decennio e tornare infine a Vercelli. Già Cavaliere, nel 1993 fu nominato Grande ufficiale al merito della Repubblica italiana. Morì in una casa di cura di Gattinara il 4 ottobre 1996Enrico De Maria, Piola, c'è tutto il calcio per l'addio al campione, da La Stampa, 7 ottobre 1996, p. 29 dopo essere stato colpito dalla malattia di Alzheimer.; aveva 83 anni. L'Italia giocò col lutto al braccio la gara contro la Moldavia del giorno seguenteMarco Ansaldo, Un maestro, pareva irraggiungibile, da La Stampa, 5 ottobre 1996, p. 23 e nel corso del 1997 gli furono intitolati gli stadi comunali di Novara e di VercelliEnrico De Maria, Lo stadio diventa «Silvio Piola», da La Stampa di Vercelli, 17 ottobre 1997, p. 37. Nel 2013 è stato omaggiato dalla FIGC, in occasione del centenario della sua nascita, e nel 2015 è stato tra i primi cento atleti selezionati dal CONI per far parte della Walk of Fame dello sport italiano; . Nel 2018 gli è stato dedicato il brano Il cacciatore di gol, scritto e interpretato dal cantautore Toni Malco.
Piola riposa nella cappella di famiglia nel cimitero monumentale di Billiemme, a Vercelli.
Caratteristiche tecniche
Dotato fisicamente, con le lunghe gambe che gli consentivano sia di «divorare, a grandi falcate da due metri l'una, il terreno»Gabriel Hanot, Piola, da Il Calcio Illustrato, 29 (VIII), 13 luglio 1938, p. 9, sia di «torreggiare»., era secondo Carlo F. Chiesa «il classico ariete da area di rigore, ma la completezza tecnica gli consentiva di partecipare alla manovra, la classe gli apriva le porte di ogni tipo di conclusione a rete: formidabile il tiro dalla distanza, spettacolare la rovesciata».. Con la maturità «il suo fisico si irrobustì [...] compensando con potenza ciò che perdeva in agilità pura. Fu a quel punto che emerse la qualità dei piedi, capaci di "tagli" raffinati, di dai e vai in corsa con l'esterno, completandone il ritratto di fuoriclasse».
Raccontò Piola: «Disponevo di un buon trattamento di palla e un discreto passaggio, non avevo paura, dote importante per quei tempi, ed in più avevo fiuto e furbizia [...]. Sono stato fortunato perché in tanti anni di attività ho patito due soli incidenti: una clavicola fratturata e un colpo al ginocchio». Teneva costantemente la schiena girata al portiere avversario, e questo rivoluzionò il gioco tradizionale della punta: «Così vedevo meglio il gioco ed il suo andamento, e l'avversario non poteva intuire in anticipo le mie mosse»Francesco Leale, Rovesciata da varietà, e la Germania capitolò, da La Stampa di Vercelli e Biella, 23 settembre 1993, p. 45. Una puntuale descrizione del calciatore venne data nel 1938 dal giornalista francese Gabriel Hanot: «Piola si fa notare per la sua abilità a trovarsi, al momento buono, nella zona d'azione [...]. Non ha niente del giocatore passivo o neutro: egli non si contenta di smarcarsi; marca lui stesso, in ogni occasione; affronta i terzini; li obbliga a intervenire subito e a liberare in fretta, ed è sempre pronto a sfruttarne gli errori [...]. Quando Piola, tanto nel giuoco a terra come in quello alto, si trova alla stessa distanza dal pallone che l'avversario, state sicuri che, nove volte su dieci, sarà lui che ci arriverà per primo. Piola affetta una noncuranza e un ritardo che la sua statura e la sua taglia giustificherebbero [...]. Ha l'istantaneità del movimento e lo scatto del corpo, della testa, delle gambe comprensibili in un atleta di piccola taglia ma sorprendenti in un atleta di quel peso. Non conosco nel passato che un solo caso analogo a quello di Piola: quello del belga Six, dell'Olympique Lillois, che morì in guerra».
Molti critici si sono espressi in modo estremamente lusinghiero su Piola, sottolineandone la molteplicità di soluzioni sottoporta. Vittorio Pozzo, suo commissario tecnico, scrisse di lui: «Non so ancora se il Silvio calcia meglio col destro o col sinistro, tanto è bravo. Di testa è molto forte nella scelta di tempo. Ma non ho visto nessuno come lui in rovesciata, in spaccata»Bruno Perucca, Tutte le qualità degli attaccanti migliori, da La Stampa, 5 ottobre 1996, p. 23. Ha scritto John Foot che era «una macchina da gol, forse l'unico giocatore di quel tipo e qualità che sia mai stato prodotto dal calcio italiano. Mentre Meazza privilegiava le azioni personali e Paolo Rossi traeva il massimo dai cross, Piola segnava in tutte le maniere: da vicino, da lontano, di destro, di sinistro, di testa, in acrobazia»; ancora Hanot: «piede destro, piede sinistro, testa, tutto per lui è buono, come gli sono indifferenti gli angoli di tiro e gli sforzi in equilibrio instabile». Per Bruno Perucca «mostrava tutte le qualità che si attribuiscono, una ciascuno però, ai grandi attaccanti: la potenza a Nordahl, il colpo di testa a Charles, il tiro a Riva, l'astuzia a Boniperti, l'acrobazia a Gabetto».
All'inizio della sua carriera, alcuni critici, in particolare Ettore Berra, ne caldeggiavano l'arretramento in mediana, ritenendolo più adatto per quel ruolo per via del fisico possente, diverso da quello dell'agile e minuto Felice BorelMario Pennacchia, Piola: il Gol. 6: Cadetto azzurro: stermina la Svizzera, espugna Praga, da Corriere dello Sport, 69 (IL), 21 marzo 1968, p. 3. Hanot rilevava «una sola incrinatura» nel gioco di Piola: «una certa tendenza alla simulazione».
Carriera Giocatore Club La "Veloces" e il debutto con la Pro Vercelli Nel 1925 Piola, come Depetrini e Pietro Ferraris, raccolse l'invito del proprietario di un negozio di articoli sportivi, Bernasconi, intenzionato a fondare una squadra giovanile, la Veloces. Il neonato club ottenne in breve tempo risultati sorprendenti, superando i più quotati allievi della Pro Vercelli e raggiungendo al debutto la finale nazionale "Boys", disputata a Marina di Pisa e persa per 1-3 contro i pari età della Roma, vincendo poi il campionato italiano ragazzi a Genova, contro la Nazionale Liguria. Per il campionato del 1928, la Veloces fu inglobata dal settore giovanile della Pro Vercelli, e Piola vinse il campionato Allievi al fianco di Depetrini, Ferraris, Ermes Borsetti e Luigi Caligaris.