È stata deputata alla Camera dal 2 luglio 1987 al 27 aprile 2006 per il Partito Comunista Italiano, Partito Democratico della Sinistra e Democratici di Sinistra, senatrice della Repubblica dal 28 aprile 2006 al 22 marzo 2018 per il Partito Democratico, ricoprendo diversi incarichi parlamentari, ministro per le pari opportunità dal 18 maggio 1996 al 21 ottobre 1998 nel primo governo Prodi e ministro per i rapporti con il Parlamento 12 dicembre 2016 al 1º giugno 2018 nel governo Gentiloni.
Biografia Nata a Modica (Ragusa), ma residente a Catania, conseguita la laurea in giurisprudenza all'Università degli Studi di Catania nel 1978, nel 1981 diventa funzionaria della Banca d'Italia nella filiale di Savona. Pretore a Leonforte (Enna) dal 1982 al 1985, è stata sostituta procuratrice nel tribunale di Catania fino al 1987.
È sposata con Melchiorre Fidelbo.
Attività politica
Elezione a deputata Alle elezioni politiche del 1987 si candida alla Camera dei deputati, tra le liste del Partito Comunista Italiano (PCI) nella circoscrizione Catania-Messina-Siracusa-Ragusa-Enna, risultando eletta deputata come la seconda più votata con 42.829 preferenze. Nel corso della X legislatura ha fatto parte della 2ª Commissione Giustizia, della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle stragi, del Comitato parlamentare per i procedimenti di accusa, della Giunta per le autorizzazioni a procedere in giudizio e della Commissione parlamentare per il parere al governo sulle norme delegate relative al nuovo codice di procedura penale, dove in quest'ultima ha ricoprire l'incarico di vicepresidente.
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Vice-capogruppo del PDS alla Camera Nel 1991 aderisce alla svolta della Bolognina di Achille Occhetto, che porta allo scioglimento del PCI e la sua confluenza nel post-comunista Partito Democratico della Sinistra (PDS), con cui alle politiche del 1992 si ricandida alla Camera, tra le sue liste nella medesima circoscrizione, venendo rieletta a Montecitorio coma la più votata con 22.292 preferenze. Nella XI legislatura della Repubblica è stata segretaria della Giunta per le autorizzazioni a procedere in giudizio, vice-capogruppo del gruppo parlamentare PDS alla Camera e membro della 2ª Commissione Giustizia, del Comitato parlamentare per i procedimenti di accusa, della Commissione parlamentare per il parere al governo sulle norme delegate relative al nuovo codice di procedura penale e delle Commissioni speciali per le politiche comunitarie e per l'esame, in sede referente, dei progetti di legge concernenti la riforma dell'immunità parlamentare.
Alle amministrative del 1993 si ricandida al consiglio comunale di Catania, per la lista (a cui aderiva il Partito Democratico della Sinistra) a sostegno del candidato sindaco di centro-sinistra Enzo Bianco, venendo rieletta consigliera comunale e rimanendo in carica fino al 1995.
Rielezione alla Camera Alle elezioni politiche del 1994 viene candidata alla Camera sia nel collegio elettorale di Catania - Cardinale, sostenuta dalla coalizione di centro-sinistra Alleanza dei Progressisti, che tra le liste proporzionali del PDS nella circoscrizione Sicilia 2, risultando confermata deputata nel secondo, mentre nel primo raccoglie il 23,84% dei voti ma venne superata dal candidato del Polo del Buon Governo Benito Paolone (48,72%). Nel corso della XII legislatura ha fatto parte della 2ª Commissione Giustizia, del Comitato parlamentare per i procedimenti di accusa, della Giunta per le autorizzazioni a procedere in giudizio e della Commissione speciale competente in materia di infanzia.
Ministra per le pari opportunità
Alle politiche del 1996 viene ricandidata alla Camera sia nel collegio elettorale di Catania - Picanello, sostenuta dalla coalizione di centro-sinistra L'Ulivo, che tra le liste proporzionali del Partito Democratico della Sinistra nella medesima circoscrizione, venendo riconfermata a Montecitorio nel secondo, mentre nel primo raccoglie il 37,94% dei voti ma venne superata dal candidato del Polo per le Libertà Giuseppe Palumbo (62,06%); nel 1998 aderisce alla svolta di Massimo D'Alema dal PDS ai Democratici di Sinistra (DS).
Dopo la vittoria de L'Ulivo di Romano Prodi alle politiche e il successivo incarico di formare un esecutivo presieduto da Prodi stesso, Finocchiaro viene proposta da Prodi come ministra per le pari opportunità. Il giorno successivo, il 18 maggio 1996, giura nelle mani del Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro come ministra per le pari opportunità nel primo governo Prodi.
Come ministro ha proposto nel 1997 un provvedimento intitolato “Misure alternative alla detenzione a tutela del rapporto tra detenute e figli minori” 40/2001 (poi modificato il 3 aprile 2007). Esso si propone l'obiettivo di evitare alle donne incinte e alle madri con figli minori di 10 anni la pena detentiva all'interno delle prigioni, e a consentire loro di scontare presso il proprio domicilio o, nel caso ne fossero sprovviste, in case-famiglia la loro condanna. Le condizioni per accedere a queste pene alternative sono quelle di aver scontato un terzo della pena oppure i 15 anni nei casi di ergastolo, o ancora quella di dover scontare un residuo pena di quattro anni o meno. Il giudice inoltre può, ove ragionevoli motivi a tutela dello sviluppo psicofisico del minore lo rendano raccomandabile, estendere l'applicazione della norma anche alla madre di prole con età superiore ai dieci anni.
Presidente della Commissione Giustizia Cessato l'incarico di ministra nel governo Prodi I, ricopre poi il ruolo di presidente della 2ª Commissione Giustizia, lasciato vacante da Giuliano Pisapia, fino alla fine della XIII legislatura.
Alle elezione politiche del 2001 si candida ancora alla Camera, tra le liste dei DS nella circoscrizione Sicilia 2, venendo eletta per la quinta volta deputata.
Elezione a senatrice
Alle elezioni politiche del 2006 si candida al Senato e ottiene un nuovo mandato parlamentare risultando eletta nella circoscrizione Sicilia per la lista de L'Ulivo. Nella XV Legislatura viene nominata capogruppo a Palazzo Madama del gruppo parlamentare de L'Ulivo. È stata membro della segreteria nazionale dei DS, di cui è anche stata responsabile del settore giustizia.
Nel 2007 aderisce allo scioglimento dei DS, sancito dal congresso di quell'anno, e la sua confluenza nel Partito Democratico (PD), di cui è stata una dei 45 membri del Comitato nazionale che ha riunito i leader delle componenti prima dell'avvio della sua fase costituente, e con cui alle elezioni politiche del 2008 venne rieletta senatrice, come capolista nella circoscrizione Emilia-Romagna; il 7 novembre, a seguito della costituzione del gruppo parlamentare del PD, ha ricevuto l'incarico di capogruppo al Senato della Repubblica.
Candidatura alla presidenza della Regione Siciliana
In vista delle elezioni regionali del 2008, Finocchiaro si candida alla presidenza della Regione Siciliana, venendo sostenuta da una coalizione di centro-sinistra composta da PD, La Sinistra l'Arcobaleno, Italia dei Valori e la lista civica "Per la Sicilia - Anna Finocchiaro Presidente", dove alla tornata elettorale raccoglie il 30,38% dei voti ma venendo superata dal candidato di centro-destra Raffaele Lombardo (65,35%). Viene comunque eletta deputata all'Assemblea Regionale Siciliana, in quanto candidata seconda classificata, carica che rinuncia per mantenere il seggio al Senato.
Durante la campagna elettorale Finocchiaro è stata oggetto di diverse critiche: in un'intervista rilasciata a Repubblica TV ha dichiarato che la redazione del suo programma è affidata ad una squadra di consulenti a capo della quale è il giurista Salvo Andò. Andò era accusato di voto di scambio riferito al 1989, da cui anni dopo venne assolto, e per una vicenda di tangenti relative alla costruzione del Centro fieristico le Ciminiere di Catania, per cui, dopo la condanna in primo grado, nel 2004 la Cassazione ne dichiarò la prescrizione.
Finocchiaro replicherà difendendo il suo collaboratore, da lei definito "una persona di grande livello culturale, un cultore del diritto pubblico".
Capogruppo del PD al Senato
Il 29 aprile 2008 è riconfermata capogruppo al Senato del PD per la XVI Legislatura. Nominata ministro per i rapporti con il Parlamento nel Governo ombra del Partito Democratico dal 9 maggio 2008 al 21 febbraio 2009, svolge tale funzione in quanto Capogruppo al Senato, in collaborazione con il suo omologo alla Camera Antonello Soro.
Nel dicembre 2012 si candida alle primarie per i candidati al Parlamento del PD nella provincia di Taranto, ottenendo con 5.151 preferenze il primo posto tra i candidati. La direzione nazionale del PD candida Finocchiaro al Senato della Repubblica Italiana come capolista della lista PD nella regione Puglia. Anna Finocchiaro è eletta senatrice, ma, a sorpresa, in Puglia il Centrosinistra (con il 28,4% dei voti) è sopravanzato dal Centrodestra (34,4%) e non ottiene il premio di maggioranza al Senato per la regione.
A marzo, in seguito alle elezioni, insieme a molti altri colleghi del Parlamento, aderisce al progetto "Riparte il futuro" firmando la petizione che ha lo scopo di revisionare la legge anti-corruzione modificando la norma sullo scambio elettorale politico-mafioso (416 ter) entro i primi cento giorni di attività parlamentare.parlamento italiano riparteilfuturo.it All'elezione del Presidente della Repubblica del 2013 la senatrice fu proposta come possibile candidata al Quirinale, su cui però non si trovò un accordo. Ha fatto parte della direzione nazionale del PD fino al 17 dicembre 2013.
Presidente della Commissione Affari Costituzionali
Il 7 maggio 2013 viene eletta presidente della 1ª Commissione Affari costituzionali, ruolo a cui viene confermata il 21 gennaio 2016 coi voti di PD, NCD e ALA. Durante la sua presidenza la commissione ha lavorato più di tre mesi sul disegno di legge costituzionale che prevede l'abolizione del bicameralismo perfetto e la modifica della struttura e delle funzioni della "Camera Alta", diventando anche Relatrice di maggioranza della legge insieme al collega Roberto Calderoli. Il testo è stato approvato dall'aula del Senato l'8 agosto 2014 e quindi è stato inviato alla Camera. Nella seduta del 21 luglio 2014 durante la discussione sul disegno di legge la ministra per le Riforme Costituzionali Maria Elena Boschi ha ringraziato pubblicamente a nome del governo la presidente Finocchiaro per il modo con cui ha condotto i lavori in commissione.
Lavora in Parlamento per realizzare la riforma costituzionale e nel 2016 prende posizione a favore del sì al referendum costituzionale dichiarando: "Si supera il bicameralismo perfetto, realizzando un'esigenza sentita già dai Costituenti."
Ministro per i rapporti con il Parlamento A seguito delle dimissioni di Matteo Renzi da Presidente del Consiglio, per la bocciatura della riforma costituzionale Renzi-Boschi e dell'esito fallimentare del referendum costituzionale del 2016, il 12 dicembre 2016 è stato designata dal Presidente del Consiglio incaricato Paolo Gentiloni come ministra per i rapporti con il Parlamento, giurando il giorno stesso come ministra nel governo Gentiloni davanti al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, succedendo a Maria Elena Boschi e ritornando ministra 20 anni dopo il primo incarico ministeriale.
Alle primarie del PD del 2017 sostiene la mozione di Andrea Orlando, ministro della giustizia nei governi Renzi e Gentiloni ed esponente dell’area socialdemocratica del PD, ma che tuttavia arriverà secondo con il 19,96% dei voti rispetto al 69,17% del segretario uscente Renzi.
Dopo il Parlamento In vista delle elezioni politiche anticipate del 2018, dopo 31 anni trascorsi ininterrottamente al Parlamento tra Camera e Senato, non viene ricandidata più. In seguito alle elezioni, viene assunta come consulente giuridico dal ministro per la Giustizia Andrea Orlando. Il successivo ministro Alfonso Bonafede decide però di non avvalersi ulteriormente della sua consulenza.