La chiesa dei Santi Pietro e Paolo è un edificio religioso cattolico situato nel comune italiano di Brinzio, in provincia di Varese e diocesi di Como.
La chiesa
Le prime testimonianze dell'esistenza di una chiesa a Brinzio, dedicata pare solo a San Pietro, risalgono al 1197. Essa si trovava più o meno nella stessa posizione dell'attuale, ma rispetto a questa era spostata un po' più a nord, in corrispondenza dell'odierna Grotta di Lourdes. Aveva una sola navata, tre altari posti uno a fianco all'altro, un piccolo campanile ed era circondata esternamente da un cimitero (con altre tombe al suo interno). Contigui alla chiesa vi erano degli edifici (le cosiddette case colorate) che tra XV e XVI secolo ospitarono una comunità monastica, per poi finire chiusi e abbandonati dopo che essa si sciolse.
Più volte i vescovi, nelle loro visite pastorali successive al 1540, consigliarono di trasformare siffatti edifici nella sacrestia e/o nella canonica: entrambe erano infatti assenti, anche in virtù del fatto che fino al XVI secolo Brinzio non fu insignito della dignità pievana, non potendo la comunità mantenere un sacerdote residente. Per poter costruire una vera casa parrocchiale si dovettero bensì attendere i primi anni 1930, a opera del sacerdote Annibale Colombo..
Lo stato della primitiva chiesa era assai fatiscente, come annotato dal vescovo di Como monsignor Feliciano Ninguarda nel resoconto della visita pastorale da lui condotta nel 1592:
Ribadisce nel 1643 il vescovo monsignor Lazzaro Carafino:
La situazione rimane tale sino al finire del Settecento, quando il viceparrocoBrinzio era al tempo una viceparrocchia alle dipendenze della prepositura di Cuvio. don Modesto Pozzi, uomo energico ed intraprendente, riesce a racimolare le risorse necessarie per avviare i lavori di edificazione di un nuovo tempioArchivio di Stato di Milano, culto, parte antica, cart. 664..
Pertanto nel febbraio 1769 la comunità di Brinzio segnala alle competenti autorità che la chiesa ha urgente bisogno di restauri, specie al soffitto. Il 29 settembre dello stesso anno, previa presentazione delle spese da sostenere (2.400 lire) e di una perizia, firmata Jo Pietro Piccinelli, che chiede di poter effettuare una riattazione (si noti bene) della chiesa, arriva l'autorizzazione. Pertanto, a partire dal 1769, si provvede a ricostruire il tetto, allargare la chiesa e innalzarne i muri; di fatto quella che avviene è una riedificazione, ma si era preferito non utilizzare tale termine al fine di evitare attese burocratiche ed abbattere i costi collegati..
Il progetto, definito dalle fonti in stile barocco "non troppo carico" (ossia privo di particolare sfarzo), viene affidato al capomastro Francesco Perischetti di Ghirla, e costa in totale 2.800 lire, ricavate dalla vendita di terreni del patrimonio ecclesiale. Tutta la comunità brinziese partecipa attivamente all'edificazione della chiesa, che risulta ultimata nel 1774. Non mancano i problemi (l'ingresso deve essere arretrato in corso d'opera di circa 8 metri per non rimpicciolire troppo la piazza), ma già il 20 giugno 1779 si celebra la consacrazione ufficiale, officiata dal vescovo di Como mons. Giambattista MuggiascaArchivio Storico della Diocesi di Como, cart CLXVI Mugiasca, 1779.; l'anniversario si celebra la terza domenica di giugno di ogni anno.
Nel 1787 si provvede a ricostruire il tetto, che a quanto pare era già stato edificato erroneamente nel 1774 e non garantiva un'adeguata impermeabilità; nel 1804 all'interno del tempio viene installata una Via Crucis (poi sostituita nel 1870 e ancora nel 1920). Il 3 novembre 1813, previa autorizzazione del governo della Repubblica Cisalpina, vengono appese nella chiesa, ai lati dell'altare, due tele di grandi dimensioni appartenenti all'Accademia di belle arti di Brera: sulla sinistra una Madonna in gloria coi santi Pietro, Paolo, Prosdocimo e Giustina di Filippo Bellini (pittore della scuola di Federico Barocci, detto Fiori, al quale talora il quadro viene impropriamente attribuito), sulla destra una Natività della Vergine di Camillo Procaccini. Nello stesso periodo si installa sulla parete sinistra della navata un pulpito ligneo intarsiato, opera dell'intagliatore Gioberti di Varese.
Nel 1805 nella chiesa viene installato un primo organo a canne, a opera di un fabbricante sconosciutoOrgano - parrocchiabrinzio.altervista.org.
Entro gli anni 1820 si dismette il cimitero nelle pertinenze del tempio: nel 1822 le sepolture vennero trasferite su un terreno distante circa una ventina di metri dall'abside, poi nel 1824 anche questo sito viene chiuso e nei decenni successivi il cimitero è definitivamente allontanato dalla chiesa.
Nel 1825 l'organo viene rimaneggiato dall'organaro Giovanni Virginio De Cartis, errabondo artigiano di Maccagno (del quale nessun lavoro è sopravvissuto), che nel primo sessantennio del XIX secolo si occupò di diversi strumenti nell’alto Varesotto, dimostrando in molti casi una certa imperizia. Infatti pochi mesi dopo il viceparroco don Luigi Giacometti, giudicando lo strumento particolarmente malridotto, chiama un altro organaro, Gaspare Chiesa, per smontarlo; la decisione però scontenta i parrocchiani, i quali pretendono l'immediato ripristino dell'organo, che nel 1856 è nuovamente oggetto di un intervento del De Cartis, anche in questo caso con modesti esiti.
Tra il 1876 e il 1879 la bottega di Eugenio Maroni Biroldi viene quindi incaricata di costruire e installare un nuovo strumento, eliminando completamente le vestigia del precedente. Il nuovo organo è inizialmente inserito in una voluminosa cantoria lignea costruita nell'abside, che lo rialza rispetto al pavimento della chiesa: l'accesso avviene mediante un ballatoio sopraelevato, sviluppato lungo le mura presbiteriali. Nel 1947, al fine di permettere la realizzazione di un nuovo ciclo di affreschi nella zona del coro, tale struttura viene smantellata e l'organo ricollocato in una nicchia a piano chiesa, ricavata sfondando la parte centrale dell'abside L’organo di Brinzio ha bisogno di cure: la comunità si mobilita - VareseNews, 2 lug 2020; tale vano successivamente viene in parte chiuso con l'apposizione di una tavola pittorica, in origine posta sopra l'entrata principale, poi rimossa nel 2021. Nell'occasione l'organo subisce il rifacimento dei condotti del vento, lo spostamento dei mantici, il rifacimento della consolle, l'inserimento della trasmissione pneumatica per il comando dei registri e la modifica della disposizione delle canne di facciata: nel complesso, viene parecchio allontanato da quelle che erano le sue caratteristiche originarie.
L'assenza di manutenzione e la pratica di interventi riparativi inadeguati (diverse componenti guaste furono rimosse anziché essere sanate, oppure vennero sostituite con materiali impropri) ha cooperato col tempo a limitare ulteriormente le potenzialità dello strumentoBRINZIO (VA) Sono iniziati i lavori di restauro dell'organo Eugenio Maroni Biroldi... - facebook.com/mascioniorgans, 10 giu 2022.
Nel 1903 viene riedificato ed innalzato il campanile, ereditato dalla precedente chiesa. Nel 1920, a scioglimento di un voto fatto dalla popolazione, il pittore Annibale Ticinese dipinge un ampio ciclo di affreschi all'interno del tempio. Lo stesso Ticinese ritornerà nel 1947 per affrescare la zona absidale. Contestualmente viene effettuato un restauro ed abbellimento generale di tutto l'edificio. Nel 1944 vengono installati confessionale e battistero, mentre nel 1947-1948 viene elettrificato l'impianto di illuminazione, ripavimentato l'altare con un nuovo disegno a mosaico e riparati i banchi della zona presbiteriale/corale.. Nei primi anni 1990 si rinnova l'impianto di riscaldamento, sostituendo i radiatori elettrici in uso fino a quel momento con un diffusore unico, posto al di sopra del portale; le nuove tubature di alimentazione dell'impianto vengono poste sulla parete ovest e coperte con una struttura in legno, dipinta a somiglianza dei colori dei muri della chiesa.
Sul finire del 2016 si avvia una nuova campagna di restauro conservativo dell'esterno dell'intero complesso, comprendente il totale rifacimento del tetto della chiesa e un'opera di consolidamento e ridipintura dei muri esterni; l'intervento si conclude nel giugno 2017.
Nel 2020 è stato avviato l'iter per il restauro filologico dell'organo, affidato alla casa organara Mascioni di Azzio: il 16 maggio 2022 lo strumento è stato smontato e trasferito allo stabilimento per l'esecuzione dei lavori finalizzati a riavvicinarlo alle caratteristiche originarie, compatibilmente con le condizioni ambientali contemporaneeAl via i lavori di restauro dell’antico organo del Brinzio - VareseNews, 17 mag 2022; i lavori si sono conclusi nella seconda metà del 2023.
Struttura La chiesa presenta una pianta a croce latina rovesciata (il presbiterio è più lungo del braccio che dà sul sagrato, per la già citata esigenza di non rimpicciolire troppo la piazza esterna), la singola navata, con due cappelle simmetriche che vanno a costituire il transetto (sul lato nord vi è quella dedicata alla Madonna del Rosario, a sud quella di Sant'Antonio da Padova). Dispone di tre altari (il maggiore e quelli delle due cappelle transettali) realizzati in marmi policromi, separati dalla navata con balaustre egualmente marmoree chiuse da cancelletti centrali in ferro battuto. L'altare maggiore è stato realizzato appositamente per questa chiesa, gli altri due, al fine di risparmiare, vennero acquistati da due chiese sconsacrate nel milanese. Il pavimento è in pietra bianca e nera a motivi geometrici trapezoidali.
Dettaglio decorazione interno Pareti Di seguito la pianta di massima della chiesa, con evidenziata la dislocazione delle opere d'arte e degli arredi che ne ornano le pareti:
A: Portale. B: Altare maggiore. C: Altare della Beata Vergine Maria del Rosario (ornato con relativa statua). D: Altare di Sant'Antonio da Padova (ornato con relativa statua). P: Pulpito ligneo intarsiato, opera della bottega Gioberti di Varese (anni 1810). 1: Federico Gariboldi, San Paolo di Tarso, olio su tela. 2: Federico Gariboldi, San Pietro apostolo, olio su tela. 3: Confessionale ligneo (1944), sovrastato dall'affresco a olio Cristo buon pastore, di Annibale Ticinese (1918-1920). 4: Fonte battesimale ligneo (1944), sovrastato dall'affresco a olio Battesimo di Cristo, di Annibale Ticinese (1918-1920). 5: Annibale Ticinese, Sant'Anna insegna a leggere a Maria, affresco ad olio, 1918-1920. 6: Annibale Ticinese, Sant'Agnese, affresco ad olio, 1918-1920. 7: Annibale Ticinese, San Luigi Gonzaga, affresco ad olio, 1918-1920. 8: Annibale Ticinese, San Giuseppe lavoratore col bambin Gesù, affresco ad olio, 1918-1920. 9: La porta d'accesso alla Grotta di Lourdes è sovrastata dalla statua lignea di San Paolo di Tarso, opera di Luigi Pogliani di Brenta (2009). 10: La porta d'accesso alla sacrestia è sovrastata dalla statua lignea di San Pietro, opera della bottega di Giuseppe Stuflesser di Ortisei (1947). 11: Filippo Bellini, Madonna in gloria coi santi Pietro, Paolo, Prosdocimo e Giustina,Alessandro Nesi, Note baroccesche tra Marche e Toscana: Filippo Bellini, Giovanbattista Mossi, Jacopo Benettini e Francesco Cungi, in "Notizie da Palazzo Albani, Rivista di storia e teoria delle arti", XXXVI-XXXVII, 2007-2008, pagg. 91 - 92. olio su tela, proveniente dalla chiesa di San Domenico a Cagli e qui pervenuto dopo le spolizioni napoleoniche.G. Cicetti, in L’arte conquistata. Spoliazioni napoleoniche delle chiese della legazione di Urbino e Pesaro, a cura di B. Cleri e C. Giardini, Modena 2003, p. 214. 12: Camillo Procaccini, Natività della Vergine, olio su tela 13: Annibale Ticinese, Natività, affresco ad olio, 1947.