Biografia Nacque a Santu Lussurgiu il 1º novembre 1895, figlio di Antonio e Maria Paola Motzo. Nella prima guerra mondiale, come tenente di fanteria del Regio esercito, perse il braccio destro e fu fatto prigioniero degli austriaci. Dopo uno scambio di prigionieri, prestò servizio in Libia. Smobilitato il 31 agosto del 1921 quale mutilato di guerra, si iscrisse quell'anno al Partito Nazionale Fascista, all'interno del quale ottenne diversi incarichi, tra cui quello di Presidente del Fascio della Sardegna.

Dall'ottobre 1935 partecipò alle operazioni militari in Africa Orientale durante la guerra d'Etiopia come capitano del Regio Corpo Truppe Coloniali, e nel dicembre 1936 fu comandante del III battaglione Dubat. Durante il conflitto perse un occhio, a seguito delle ferite ricevute il 3 marzo 1937, in un'azione di rastrellamento. Tornato in patria fu insignito della medaglia d'oro al valor militare. Si dedicò poi al giornalismo soprattutto su questioni coloniali. Nel 1941-42 fu segretario federale del PNF di Bengasi (Cirenaica), dove ottenne una medaglia d'argento al V.M. e successivamente di Catanzaro.

Dopo l'armistizio di Cassibile, seguì Benito Mussolini e partecipò alla fondazione della Repubblica Sociale Italiana (RSI), contribuendo a convincere il maresciallo Rodolfo Graziani ad assumere il ministero della Difesa Nazionale. Nominato Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, ebbe notevole ruolo sul trasferimento al nord dei funzionari dei ministeri e nell'organizzazione dell'amministrazione repubblicana. Tentò, ma senza successo, di annettere la Sardegna al governo di Salò, poi costituì una formazione di militi sardi nota come Battaglione volontari di Sardegna «Giovanni Maria Angioy».

Durante la prima riunione del neonato Partito Fascista Repubblicano attaccò duramente il segretario Alessandro Pavolini e il ministro Guido Buffarini-Guidi, supplicando invano Mussolini di prenderne il posto. Accusato da Giovanni Preziosi d'esser massone, negli ultimi mesi di guerra si schierò con la corrente estremista e chiese che Milano non venisse abbandonata, nel tentativo di farne l'«Alcazar del fascismo».

Dopo la celebre riunione alla sede arcivescovile del cardinale Schuster (cui partecipò), il 25 aprile 1945 seguì Mussolini nella sua fuga verso il lago di Como, ma fu preso prigioniero insieme ad altri gerarchi a Dongo dai partigiani, che tre giorni dopo lo fucilarono alle spalle. Prima dell'esecuzione, Barracu chiese inutilmente «Sono una medaglia d'oro, ho diritto ad essere fucilato al petto». Aveva 49 anni.

Onorificenze Francesco Barracu: capitano in s.p.e III battaglione arabo - somalo V rag. bande

Nella cultura di massa Filmografia Nel film del 1974 Mussolini ultimo atto, diretto da Carlo Lizzani, Barracu è interpretato da Andrea Aureli. Note

Voci correlate Repubblica Sociale Italiana Piazzale Loreto Battaglione Angioy Giovanni Mercati (militare) Domenico Raimondo

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