Il cimitero monumentale della Certosa di Bologna (detto comunemente Certosa di Bologna) si trova appena fuori dal cerchio delle mura della città, vicino allo stadio Renato Dall'Ara, ai piedi del colle della Guardia dove si trova il santuario della Madonna di San Luca.
La Certosa di Bologna conserva la più ricca raccolta di arte neoclassica italiana. Su un'area di trenta ettari, le sale, le gallerie e i chiostri del cimitero della Certosa ospitano almeno 6.000 manufatti di interesse storico e artistico, opera di oltre 200 artisti e, così come per il cimitero monumentale di Milano, il Verano di Roma, il monumentale di Staglieno e numerosi altri, è anch'esso un vero e proprio "museo a cielo aperto", tra i più artisticamente e storicamente importanti d'Europa per l'altissimo valore artistico di sculture, tombe e monumenti, sempre oggetto di una costante opera di valorizzazione e recupero e meta turistica e culturale.
I portici della Certosa, insieme ad altri portici di Bologna, sono annoverati fra i patrimoni dell'Umanità dall'UNESCO.
Struttura del cimitero
Il fascino che contraddistingue la parte monumentale della Certosa di Bologna deriva dalla complessa articolazione degli spazi, frutto degli adattamenti e delle stratificazioni ottocentesche e della prima metà del Novecento. Durante la prima fase di ristrutturazione venneno prese in conto le idee dell'igienismo illuminista, come testimoniano i disegni di Angelo Venturoli. Dell'epoca monastica si conservano quasi integri alcuni chiostri, la sala capitolare (Sala della Madonna dell'Asse), il Chiostro del Capitolo (Chiostro delle Madonne o dell'Ossario), il Refettorio (trasformato in Sala della Pietà), il Recinto delle Monache e dei Sacerdoti, il Chiostro I o d'ingresso. Il rinascimentale Chiostro Grande venne smembrato nel Chiostro III e in parte nel Chiostro del 1500, demolito e ricostruito.
L'espansione del cimitero, sebbene non organica, tenne conto delle costruzioni preesistenti, «ordinata e orientata lungo un asse di riferimento ovvero l'asse mediano del chiostro rinascimentale: si operano adattamenti degli spazi esistenti e il cimitero nasce dalla crescita di elementi, dalle architetture differenti ma coerenti tra loro, che arrivano ad occupare anche le aree libere degli orti», assumendo progressivamente ampiezza e monumentalità.
Pertanto la decisione dell'utilizzo dell’area della Certosa come cimitero pubblico evitò che l'antico monastero venisse venduto in forma parcellizzata e lo sottrasse ad uno smembramento che ne avrebbe cancellato la sua forma originaria.
Storia La Certosa di Bologna è uno dei cimiteri monumentali più antichi d'Italia. Sorge in un'area già utilizzata come necropoli dagli Etruschi e in seguito adibita a monastero. Venne istituito nel 1801 come unico cimitero della città dopo la conquista di Bologna da parte delle truppe napoleoniche e la soppressione della Certosa di San Girolamo di Casara.
La parte monumentale del cimitero occupa gli antichi edifici del monastero e include al suo interno la chiesa di San Girolamo, con le sue preziose opere pittoriche del Seicento. A partire dagli anni trenta dell'Ottocento il cimitero si è arricchito di nuovi spazi e chiostri, presentandosi come un vero e proprio museo all'aperto, in cui sono conservati monumenti funebri di pregio. Il cimitero era tappa del Grand Tour settecentesco e meta del turismo ottocentesco internazionale.
La necropoli etrusca
L'area del cimitero monumentale era occupata già dalla fine del VI secolo a.C. da una necropoli etrusca, sorta fuori dall'abitato lungo una antica strada poi abbandonata in epoca romana.. La necropoli fu utilizzata fino agli inizi del IV secolo a.C. e riscoperta nel 1869 durante i lavori di ampliamento del cimitero da Antonio Zannoni, ingegnere dell'Ufficio Tecnico del Comune di Bologna, che intuì dal ritrovamento di una tomba a cista di trovarsi di fronte alla cosiddetta necropoli della Certosa.. Il sepolcreto di fase felsinea è il più estensivamente esplorato della città, nonché quello che ha restituito il maggior numero di tombe: 417, collocate principalmente tra il Chiostro III e il Chiostro VII, e tra il Chiostro VI e il Campo Carducci.All'epoca degli scavi gli spazi in Certosa avevano nomi diversi: il Campo degli Spedali corrisponde alla zona del Campo Carducci e del Chiostro VI; il Campo dei Cholerosi è il Chiostro VII; il Chiostro degli Angeli è il Chiostro III. Cfr. la planimetria attuale con la planimentria in Antonio Zannoni, Gli scavi della Certosa di Bologna, Bologna, 1876-1884. I reperti scoperti durante gli scavi archeologici coordinati dallo stesso Zannoni tra il 1869 e il 1873 sono custoditi nel Museo civico archeologico della città; tra essi spicca la situla della Certosa, un vaso bronzeo con decorazioni a fasce usato come urna cineraria considerato come la regina delle situle.Edoardo Brizio, Scavi della Certosa presso Bologna, estratto del Bullettino dell'Istituto di corrispondenza archeologica anno 1872 , Roma, Tipi del Salviucci, 1872 I ritrovamenti nella Certosa parteciparono allo slancio della stagione di scavi archeologici in città e nel bolognese, come quelli di Giovanni Gozzadini a Marzabotto, l'antica Kainua, stagione che si giovò anche del supporto metodologico dell'archeologo Edoardo Brizio, professore di archeologia presso l'Università di Bologna e direttore del nascente Museo civico che promuoveva il contatto diretto con i monumenti.
La tomba dello Zannoni nella Galleria degli Angeli e una lapide per il Congresso internazionale di archeologia e antropologia preistorica del 1871 nel cortile della chiesa, commemorano gli scavi archeologici che ebbero a suo tempo rinomanza internazionale e vennero anche commentati dal medico e antropologo tedesco Rudolf Virchow: «… niuna città ha fatto cosa più sorprendente di Bologna cogli scavi di Certosa, […] non si vide mai nulla di più bello dal punto di vista preistorico».
Le origini dalla vecchia Certosa
Alle origini della Certosa di San Girolamo di Casara ci fu una donazione avvenuta agli inizi del XIV secolo, ai monaci certosini da parte del giureconsulto Giovanni d'Andrea, dei terreni per la costruzione di un nuovo monastero.
Dalla posa della prima pietra, nell'aprile 1334, si procedette con la costruzione grazie alle numerose offerte e donazioni dei fedeli. Il monastero poteva dirsi quasi concluso già nel 1350, e presentava un «chiostro con alloggi dei monaci, cappelle monacali, il Capitolo con il proprio chiostro, refettorio, foresteria, cucina».
La Chiesa di San Girolamo alla Certosa, consacrata nel 1359,Angelo Raule, p. 184 ebbe il suo grande campanile nel 1508, all'epoca in cui la Certosa poteva vantare di essere diventata «uno dei più celebri monasteri» della sua epoca, grazie soprattutto all'interessamento a metà del XV secolo del pontefice Nicolò V, che era stato allievo del Beato Niccolò Albergati di Bologna e voleva rendere la Certosa degna delle aspirazioni del Beato, dando l'impulso per l'ampliamento il complesso.. Questa potenza monastica è testimoniata dalla grande ricchezza artistica dell'interno della chiesa.
La creazione del cimitero, dall'epoca napoleonica alla Restaurazione
La costruzione del cimitero si inserì in un contesto di rinnovamento urbanistico della città, avviato proprio in età napoleonica.
Il cimitero comunale fu istituito nel 1801, con proclama del 3 marzo della Commissione di sanità del Dipartimento del Reno,. convertendo le preesistenti strutture della Certosa di San Girolamo, soppressa nel 1797 da Napoleone a seguito della conquista giacobina della città fino ad allora sotto il governo pontificio.
L'idea di cimitero cittadino risaliva agli ultimi decenni del secolo precedente: nel 1784 il Senato bolognese esaminò i progetti di quattro cimiteri suburbani, uno per ogni quartiereIl progetto si rivelò inattuabile per la mancanza di fondi sufficienti e la difficoltà di individuare le zone di costruzione idonee. Cfr. ma fu nell'anno delle soppressioni napoleonicheLe soppressioni napoleoniche furono un provvedimento che prevedeva la soppressione degli ordini religiosi e la confisca dei loro beni. che Mauro Gandolfi, pittore e professore all'Accademia di Belle Arti, formulò invece l'ipotesi di un unico, grande camposanto nei pressi del Meloncello.
Tra le varie aree analizzate per un camposanto, l'unica che soddisfaceva tutte le esigenze era l'ex Certosa di Bologna, tenacemente promossa da Luigi Pistorini, presidente della Commissione del dipartimento di sanità del Reno, come la più economica e di immediata realizzazione.
Il 13 aprile 1801 Pistorini sottoscrisse un'importante decisione per Bologna: per ragioni di salute pubblica era bandita l'usanza di seppellire i morti nelle chiese e nelle fosse comuni degli Ospedali della Vita e della Morte, fu proibito sotterrare i morti «qualunque siano in qualunquesiasi luogo» della città e si doveva utilizzare il cimitero fuori dall'abitato. Il giorno seguente, 24 germinale dell'anno IX repubblicano secondo l'allora vigente calendario repubblicano, il nuovo camposanto accolse le prime salme. L'apertura del cimitero monumentale e il proclama di Pistorini precorrevano i tempi: nel 1804 venne infatti promulgato l'Editto napoleonico di Saint-Cloud, che vietava l'inumazioni all'interno dei centri abitati, editto che fu poi esteso due anni dopo a tutte le zone della penisola sotto il controllo napoleonico., tratto da Secondo il principio giacobino dell'uguaglianza, le inumazioni di massa non dovevano differenziarsi se non per sesso ed età.
Nei primi due decenni dell'Ottocento si adattarono le strutture del monastero sotto la supervisione degli architetti Ercole Gasparini e Angelo Venturoli, sfruttandone l'estetica a vantaggio del decoro delle tombe e cercando di eliminarne il ricordo monastico.. cit. in A questo scopo, vennero demolite tutte le strutture di servizio, dalla spezieria ai magazzini, e dei quartieri monacali eccezion fatta per i muri perimetrali, e svuotati gli alloggi e le cappelle. Si conservarono la chiesa e i chiostri rinascimentali e quelli minori. A metà del braccio sud del chiostro rinascimentale detto Chiostro Grande, Gasparini progettò la Cappella dei Suffragi, aperta verso il campo centrale, andata distrutta salvo per il portico a cassettoni e il frontone neoclassico.
Furono due gli interventi più significativi di quegli anni: il Nuovo ingresso e la Sala della Pietà.
Nel 1809 si attuò il progetto di Ercole Gasparini (del 1802) di un Nuovo ingresso monumentale, da cui far passare le salme e le processioni, con quattro pilastri sormontati dalle statue di due geni funerari e delle due Piangenti di Giovanni Putti. «Occorreva creare un ingresso imponente, quasi monumentale, che soddisfacesse la classe senatoria e che la potesse persuadere ad accettare il luogo di sepoltura comune alla plebe», secondo la vigente politica giacobina.
Nel 1816 l'architetto Angelo Venturoli allestì in gusto neoclassico la Sala della Pietà nella ex sala del refettorio, valorizzandone la forma ovale e realizzando una scala di raccordo tra il piano terreno e il sotterraneo. Inoltre, per dare comodo accesso al cimitero, a partire dal 1811 venne costruito, a cura del Gasparini, un lungo portico di collegamento tra il Meloncello e la Certosa, in continuità con quello di San Luca, completato nel 1831 da Luigi Marchesini,Il portico di San Luca era stato progettato da Saccenti e Monti e concluso da Bendini e Dotti nel 1721. con un grande arco (l'Arco Guidi) a scavalcare la strada per Casalecchio..
Con Luigi Marchesini alla direzione dei lavori negli ultimi anni di governo napoleonico, si completarono i progetti del Venturoli e si realizzò il loggiato sul Canale di Reno a sud del complesso e la Sala delle Tombe nel 1816 assieme a Giuseppe Tubertini.