La storia delle province galliche dell'impero romano è quella che diverrà in seguito la storia della Francia, dalla crisi del III secolo, che segna l'inizio della dissoluzione del dominio romano in Gallia, all'unificazione dei territori gallici sotto il re dei Franchi Clodoveo I, della dinastia merovingia, e i suoi immediati successori, nella prima metà dell'VI secolo.

La crisi del III secolo

Dopo tre secoli di pace e prosperità sotto il governo imperiale romano, la crisi economica e sociale del III secolo si rifletté anche sulla Gallia, che venne scossa da sporadiche incursioni di barbari, giunte fino alla Spagna e all'Italia settentrionale, in particolare nel 242, nel 258 e nel 276 da parte di Franchi e Alamanni, mentre i Sassoni attaccarono la Bretagna. Numerose città si circondano di mura difensive e il clima insicuro è testimoniato dal ritrovamento di numerosi tesoretti monetali di quest'epoca, nascosti dai proprietari per sfuggire ai saccheggi.

Approfittando della debolezza dell'autorità centrale, il generale Postumo si proclamò imperatore, ribellandosi a Gallieno e uccidendone il figlio Salonino. Dalla ribellione, che coinvolse, oltre alla Gallia, le province di Hispania e Britannia, nacque l'effimero Impero delle Gallie, con capitale ad Augusta Treverorum (Treviri), che rimase indipendente, sotto vari imperatori, tra il 260 e il 274, e venne infine riconquistato dall'imperatore Aureliano.

Dopo le riforme di Diocleziano la diocesi della Gallia (appartenente con la Britannia e l'Hispania alla prefettura delle Gallie, con capitale a Treviri) fu suddivisa nelle 17 province di: Viennensis Lugdunensis I, II, III e IV (quest'ultima anche Lugdunensis Senonia), Germania I e II, Belgica I e II, Alpes Maritimae Alpes Poeninae et Graiae Maxima Sequanorum, Aquitania I e II, Novem populi Narbonensis I e II.

La restaurazione dell'impero nel IV secolo nelle province galliche

Nella Notitia Dignitatum è citato un vicarius per la diocesi gallica, denominata "delle Sette Province" (Septem Provinciarium), mentre l'amministrazione militare era affidata ad un comes rei militaris (Tractus Argentoratensis) e a quattro duces (Sequanicae, Tractus Armoricani et Neruicani, Belgicae secundae e Germania primae). Delle 17 province galliche, sei erano governate da consulares (Viennensis, Lugdunensis I , Germania I e II e Belgica I e II), mentre le altre erano governate da praesides.

Il IV secolo fu un periodo di prosperità e sviluppo in particolare per le aristocrazie locali, sempre più legate ai propri estesi possedimenti terrieri e che rivestivano un ruolo sempre più importante di mediazione e protezione per le masse della popolazione, impoverite dalla pressione fiscale.

Le invasioni del IV secolo

All'inizio del regno di Valentiniano I, nel 365, gli Alemanni invasero di nuovo la Gallia, infliggendo una pesante sconfitta ai Romani in una battaglia campale. Valentiniano, informato della sconfitta il 1º novembre dello stesso anno mentre si trovava a Parigi, e ricevute dalle città della Gallia minacciate dagli Alemanni numerose richieste di aiuto, affidò la guerra contro gli invasori al generale Giovino. Questi riuscì a ottenere numerose vittorie sugli Alemanni nel corso del 366, pacificando la Gallia e venendo premiato con il consolato nell'anno 367.Ammiano Marcellino, XXVII,2. Tuttavia gli Alemanni continuavano a rimanere una minaccia e Mogontiacum (Magonza) fu da essi espugnata nel 368, anche se l'Imperatore riuscì a sconfiggerli nel corso dello stesso anno a Solicinium, nel loro territorio.Ammiano Marcellino, XXVII,10. Valentiniano I investì numerose risorse per la difesa della Gallia, come testimoniato tra l'altro anche dal fatto che per gran parte del suo regno la sua residenza imperiale fu ad Augusta Treverorum (Treviri), a poca distanza dal Reno. Costruì numerose fortezze lungo tutto il corso del Reno, dall'Oceano fino alla Rezia, costruendo fortezze anche in territorio nemico, provocando in questo modo alcuni incidenti diplomatici con i popoli confinanti, come gli Alemanni.Ammiano Marcellino, XXVIII,2. Nel 370 un'invasione di Sassoni fu respinta dalle armate romane.Ammiano Marcellino, XXVIII,5.

Valentiniano non riuscì però a catturare il re alemanno Macriano, né la sua tattica di mettere i Burgundi contro gli Alemanni ebbe particolare successo; nel 374, per intervenire in soccorso dell'Illirico devastato dai Quadi senza dover temere un attacco da parte degli Alemanni di re Macriano, che rimanevano una temibile minaccia, Valentiniano I firmò un trattato di alleanza con Macriano.Ammiano Marcellino, XXX,3. Valentiniano perì l'anno successivo a Brigetio per un attacco apoplettico. Gli succedettero in Occidente i figli Graziano e Valentiniano II (quest'ultimo ancora minorenne, e quindi imperatore soltanto nominalmente). Graziano continuò a difendere la Gallia dalle incursioni degli Alemanni fino al 383, anno in cui fu ucciso per opera di Andragazio, generale dell'usurpatore Magno Massimo.

L'usurpazione di Magno Massimo Nel 383, mentre l'imperatore Graziano era impegnato in una guerra con gli Alemanni, le truppe britanniche insorsero proclamando imperatore Magno Massimo, un generale che era stato inviato in Britannia ai tempi dell'imperatore Valentiniano I; Massimo sbarcò in Gallia con le truppe sotto il suo comando con la mira di detronizzare il figlio di Valentiniano, Graziano, e impadronirsi del trono.Sozomeno, VII,13.Orosio, VII,34. Secondo Zosimo, l'imperatore Graziano avrebbe provocato malcontento nel proprio esercito accogliendo nelle proprie armate mercenari alani e pagandoli meglio delle altre truppe: i mercenari alani erano ricompensati per i loro servigi con sontuosi doni, mentre gli altri soldati non ricevevano le medesime attenzioni e privilegi.Zosimo, IV,35. Zosimo aggiunge che Massimo, originario dalla Spagna, fosse stato commilitone dell'imperatore Teodosio in Britannia e invidiava Teodosio perché, a differenza sua, era diventato imperatore: per tali motivi, potrebbe essersi deciso ad usurpare il trono.

Zosimo narra che Massimo, una volta sbarcato in Gallia, ottenne il sostegno delle truppe di stanza nella Germania (evidentemente le province di Germania Superiore e Germania Inferiore), che decisero di defezionare da Graziano. La battaglia decisiva tra Graziano e Massimo, combattuta nei pressi di Parigi e durata cinque giorni, si risolse in favore dell'usurpatore in seguito alla defezione delle truppe mauritane che militavano nell'esercito di Graziano. Graziano, disperando per la propria salvezza, tentò la fuga verso l'Italia, scortato da trecento cavalieri, ma fu inseguito, raggiunto, catturato e ucciso dal magister equitum di Massimo, Andragazio, nei pressi di Lugdunum (Lione) il 25 agosto 383. Secondo Girolamo, nel corso della fuga, le città incontrate lungo il tragitto gli negarono l'ingresso. Gli storici ecclesiastici greci Socrate Scolastico e Sozomeno confermano che Graziano fu ucciso a Lione, e narrano che il generale di Massimo, Andragazio, riuscì ad uccidere Graziano con un tranello: Andragazio prese possesso della carrozza imperiale, e inviò suoi complici a comunicare all'imperatore che la sua consorte stesse viaggiando verso il suo accampamento; Graziano, a tale notizia, si diresse verso la carrozza imperiale finendo nella trappola di Andragazio; catturato, fu ucciso poco tempo dopo. Secondo Ambrogio, invece, Graziano, dopo la cattura, fu ucciso proditoriamente nel corso di un banchetto; successivamente Massimo scrisse allo stesso Ambrogio sostenendo che non avesse dato a Andragazio l'ordine di uccidere Graziano.

Sempre secondo Zosimo, Massimo, dopo essersi insignorito della Gallia, inviò il proprio preposito del sacro cubiculo come ambasciatore presso Teodosio per chiedere il riconoscimento ad imperatore e un'alleanza militare.Zosimo, IV,37. Teodosio per il momento acconsentì a riconoscere Massimo come imperatore, ma in realtà già stava provvedendo ad allestire le proprie armate per prepararsi a detronizzarlo, almeno secondo Zosimo. Nel frattempo Massimo condusse trattative anche con la corte di Valentiniano II. Quando il vescovo di Milano, Ambrogio, fu inviato come ambasciatore presso l'usurpatore, Massimo richiese la consegna di Valentiniano II, richiesta inaccettabile per Ambrogio e per la corte imperiale. Nel frattempo il magister militum di Valentiniano II, Bautone, aveva provveduto a fortificare i passi alpini per prevenire una possibile invasione dell'Italia per mano di Massimo. Infine, nel 384, Massimo fu riconosciuto almeno temporaneamente come imperatore legittimo in cambio della promessa che non avrebbe invaso l'Italia e deposto Valentiniano II. Durante il suo governo, Magno Massimo istituì in Gallia le nuove province di Lugdunensis III e di Lugdunensis Senonia, e diede il suo nome alla provincia di Maxima Sequania.

Nel frattempo Massimo radunò tutte le armate a sua disposizione per marciare in Italia: il pretesto con cui intendeva invadere l'Italia era impedire ogni introduzione di innovazioni in materia religiosa. La reggente di Valentiniano II, Giustina, essendo ariana, stava favorendo l'arianesimo, provocando le proteste dei niceni, primo tra tutti il vescovo di Milano Ambrogio. Massimo, in una lettera conservatasi scritta a Valentiniano, prese le difese dei niceni, presumibilmente sperando di ottenerne il sostegno contro Valentiniano e Giustina. Massimo indugiava ad intraprendere questa spedizione a causa della barriera protettiva delle Alpi, che rendeva difficoltosa un'invasione dell'Italia, e decise dunque di attendere un momento più opportuno.Zosimo, IV,42. Il momento opportuno si presentò nel 387, allorché l'imperatore Valentiniano II da Aquileia inviò presso Massimo l'ambasciatore Donnino, originario della Siria, chiedendo una pace più stabile; Massimo, trattato con molta cortesia l'ambasciatore, si offrì di spedire in Italia alcune truppe affinché assistessero l'imperatore Valentiniano II nel respingere le incursioni dei Barbari in Pannonia. In realtà tutto ciò era un inganno di Massimo che, con la sua armata, seguì di nascosto l'ambasciatore seguendo la sua stessa via, riuscendo così ad attraversare le Alpi senza difficoltà e invadendo l'Italia. Valentiniano II, che era stato costretto dalle esigenze dei tempi a riconoscerlo, almeno temporaneamente, come imperatore, di fronte all'avanzata dell'usurpatore, fuggì con sua madre Giustina e il prefetto del pretorio d'Italia Probo a Tessalonica.Zosimo, IV,43.