Un teleindicatore a palette è un dispositivo elettro-meccanico per l'informazione al pubblico a visualizzazione di caratteri alfanumerici, e un dato set di grafica pre-impostata.
I teleindicatori a palette hanno avuto grande diffusione presso stazioni ferroviarie e marittime, aeroporti, veicoli di trasporto pubblico e, più in generale, presso aree pubbliche e private nelle quali si rese necessario veicolare un'informazione dinamica.
Storia
Gli anni '50 I primi teleindicatori di binario a palette, fanno capolino a metà degli anni '50 in alcune Stazioni delle Ferrovie dello Stato tra cui Genova Piazza Principe, su invenzione e brevetto della ditta Solari di Udine e differivano ancora molto da quelli che si conoscono tutt'oggi. Questo modello antesignano di teleindicatore era composto da delle palette serigrafate su entrambi i lati montate su un rullo e debitamente azionate dal centro di comando. I caratteri erano neri su sfondo bianco e la rotazione del modulo avveniva per tutte le tipologie salvo quelle molto lunghe, ancora con asse di rotazione verticale, analogamente agli orologi "Cifra" dello stesso produttore che trovarono ampio seguito sempre nello stesso periodo.
A differenza della loro evoluzione, i primi teleindicatori a palette potevano fornire soltanto poche indicazioni in quanto all'epoca la destinazione era scritta interamente su un unico modulo e non prodotta tramite il sistema alfanumerico attuale dove la stessa viene composta con tanti sottomoduli quante sono le lettere che la compongono. Il comando centralizzato avviene tramite un banco molto grande, tutto composto da dei commutatori a leva e pulsanti per consentire all'operatore l'istradamento dell'informazione sul Teleindicatore desiderato.
L'associazione commutatore-paletta viene riportata in un manuale ove erano indicate le corrispondenze in modo da consentire la corretta visualizzazione al pubblico delle informazioni trasmesse (es. Genova=1, Livorno=2, Roma=3 etc etc. dove 1, 2 e 3 sono le posizioni assunte dal commutatore "Destinazione" sul cruscotto dell'operatore) che, non esistendo all'epoca un analogo del moderno PC, venivano riportate anche su un tabellone di controllo presente sul banco stesso dell'addetto.
Gli anni '60 A fronte della morte di uno dei due fratelli fondatori della ditta, Remigio Solari, la stessa chiamò a collaborare un Architetto, Gino Valle, che modificò significativamente l'aspetto del Teleindicatore, portandolo sempre più verso lo standard attuale che tutti conoscono. Il colore dei caratteri viene invertito e diventa bianco su fondo nero, così come il font che viene standardizzato in Helvetica e la rotazione che diventa per tutte le tipologie di moduli, di tipo orizzontale. Infine l'informazione passa dall'essere contenuta in un'unica paletta, ad essere formata da un numero prefissato di palette per modulo (40) e da tanti moduli quanto è il numero massimo di lettere dell'informazione che si vuole mostrare. Questo ingrandisce a dismisura le capacità del sistema, portandolo a poter mostrare virtualmente qualsiasi tipo di informazione senza doverla necessariamente caricare prima e riducendo quindi, gli interventi manutentivi, specialmente in stazioni e aeroporti dove il numero di collegamenti rendeva sempre meno possibile la continua aggiunta/rimozione di palette qualora venisse istituito un collegamento non contenuto nel set di palette installate. Immutato invece rimane il comando centralizzato non essendo, all'epoca, ancora disponibile l'informatica.
Gli anni '80 Negli anni 80 il teleindicatore a palette riceve un'ulteriore modifica, questa volta però di solo stampo tecnologico. Vengono abbandonate definitivamente (pur sopravvivendo in impianti non rinnovati) le logiche a commutatore e pulsante per la trasmissione delle informazioni e vengono utilizzate le nuove potenzialità che l'elettronica ha da offrire. Ecco quindi che viene creata una apparecchiatura di comando che memorizza tutti gli stati dei vari teleindicatori, scompare il vecchio cruscotto di comando in favore di un rack informatico dotato di integrati appositamente progettati e viene inserito un nuovo protocollo per la comunicazione interna sia tra rack e apparecchiatura di comando, che tra apparecchiatura di comando e teleindicatore che poi provvede mediante una scheda elettronica a gestire i singoli moduli alfanumerici o grafici per mostrare l'informazione desiderata. A fronte di questa semplificazione fioriscono nelle stazioni ferroviarie anche minori le installazioni di sistemi di teleindicatori di binario, spesso anche solo parziali. Infine, scade il brevetto depositato negli anni 50 e altre aziende (Mischiatti) si interessano alla tecnologia a palette, sviluppando sistemi propri che, seppur identici all'osservatore, differiscono completamente nell'architettura, rendendo di fatto impossibile la sostituzione di un guasto con un modulo qualsiasi.
Gli anni '90 La tecnologia ormai cinquantennale comincia a sentire il peso degli anni e, sempre più incalzata dall'elettronica, vede negli ultimi anni 90 il suo canto del cigno con le ultime installazioni nelle stazioni ferroviarie che prevedono ancora teleindicatori a palette per i binari (dato l'esiguo numero di moduli in gioco) ma più moderni Tabelloni VFD per quelli riepilogo Arrivi/Partenze. Per quanto riguarda le Ferrovie dello Stato, infatti, l'ultima installazione proprio di quest'ultimo tipo, sarà effettuata nella stazione di Santhià e a tutt'oggi, seppur ancora per poco, in vigore. La tecnologia di trasmissione dei dati evolve ulteriormente e vede un computer vero e proprio sostituire il rack di comando e il protocollo di trasmissione delle informazioni passare da telefonico a seriale via interfaccia seriale ethernet.
Gli anni 2000 Con il potere incontrastato dell'elettronica, anche i teleindicatori a palette iniziano a lasciare il passo ai più performanti display a matrice di LED o ancor più configurabili display TFT, più versatili e che richiedono meno manutenzione rispetto alla tecnologia elettro-meccanica precedente. Sono molte le stazioni ferroviarie e aeroporti che nel giro di pochi anni hanno visto la demolizione del vecchio sistema in favore del nuovo, spesso installato dalla stessa Solari ma anche da altre aziende. Il display a matrice di LED è stato poi standardizzato per quanto riguarda le Ferrovie dello Stato, in modo da evitare gli inconvenienti occorsi con i vecchi sistemi incompatibili. Curiosamente, nelle biglietterie delle stazioni di Torino Porta Susa e di Milano Centrale, ma anche in alcuni ospedali (es. Bergamo) sono stati installati dei sistemi di gestione delle file di attesa che riproducono sui monitor TFT dove appaiono i numeri serviti al momento il rumore del vecchio sistema a palette. In pratica, quando viene chiamato il cliente successivo, i monitor scorrono i numeri simulando lo scorrimento delle palette, analogamente ai colleghi non digitali.
Il sistema Il cuore fondamentale del sistema è costituito dal cosiddetto "Gruppo di Informazione" che consiste in un un'incastellatura di alluminio dotata di aggancio con all'interno un rullo a 40 o 60 fori (40 per l'alfabeto standard, 60 per le applicazioni internazionali o gli aeroporti) sul quale sono montate delle palette in materiale plastico con un singolo carattere serigrafato. Il lato posteriore e quello anteriore hanno dei caratteri stampati, che vengono mostrati in combinazione. Attraverso un sistema di ritenuta, vengono mostrati entrambi i lati delle palette. Il rullo viene fatto ruotare (ora orizzontalmente, nelle prime versioni verticalmente) a seconda dei modelli, da un motore in corrente alternata a 48V e comandato tramite opportune circuitazioni elettroniche a 12V in corrente continua o da un motore passo-passo e la paletta superiore rimane trattenuta in alto, mostrando il carattere corrispondente ottenuto dalla composizione della paletta superiore e di quella inferiore.
Nelle versioni più vecchie, il sistema funzionava, analogamente ai circuiti telefonici, ad impulsi dove ogni impulso corrispondeva allo spostamento di una paletta, mentre in quelle più moderne, la gestione è fatta tutta attraverso un protocollo seriale. Sono presenti vari moduli a seconda delle informazioni da mostrare, ma tutti di larghezza predefinita. Tutti i moduli sono disponibili da 35 mm, da 60 mm e da 100 mm, dimensione che corrisponde all'altezza delle singole lettere, a seconda della distanza di visibilità richiesta, che varia tra 1 e 18 metri per la versione da 35 mm, tra 3 e 30 metri per la versione da 60 mm e tra 5 e 65 metri per la versione da 100 mm.
Gruppi di informazione (GdI)
GdI alfanumerico da 40 o 60 palette È il GdI di tipo più comune e permette l'invio di virtualmente qualsiasi tipo di informazione per una lunghezza, relativamente ai teleindicatori ferroviari, di 12 GdI. Tanto per i Teleindicatori ferroviari quanto per quelli aeroportuali, questo tipo di GdI è generalmente utilizzato per informare sulle partenze o sugli arrivi unitamente a 2 righe composte da più di 100 caratteri ai piedi del tabellone che vengono generalmente lasciate libere per poter inserire informazioni di servizio (scioperi, informazioni, obblighi, istruzioni ecc.) Per il GdI alfanumerico da 40 palette, attualmente installato e in via di sostituzione nelle stazioni ferroviarie italiane, sono presenti 39 palette serigrafate comprendenti i caratteri dalla A alla Z, i numeri dallo 0 al 9, il punto (.), il trattino (-) e l'apostrofo ('). La quarantesima paletta è priva di carattere e serve a non mostrare informazioni quando il sistema si trova a riposo.
GdI "grafico" da 40 o 60 palette È un GdI su cui vengono serigrafati dei piccoli loghi colorati o in bianco e nero che generalmente servono per catturare l'occhio del pubblico relativamente ad un certo tipo di servizio. Nelle stazioni ferroviarie sono quindi utilizzati per mostrare il logo del servizio effettuato (Regionale, Diretto, Intercity, Eurostar etc...), la composizione del treno (tramite pittogrammi appositamente realizzati) mentre negli Aeroporti servono anche per portare il logo della compagnia aerea che svolge il servizio. È uno dei motivi fondamentali, unitamente all'onerosa manutenzione, che ne hanno decretato l'abbandono a livello ferroviario in quanto, con la liberalizzazione e conseguente entrata nel mercato di altri vettori, risultava impossibile sostituire o aggiornare costantemente i rulli in funzione delle nuove aziende entranti o di quelle vecchie uscenti. Degni di nota sono stati, sempre in campo ferroviario, i teleindicatori a palette realizzati per il passante ferroviario di Milano che, in luogo della categoria del treno, riportavano la denominazione del servizio Suburbano espletato (S1, S2, S3 etc). In questo caso il numero di palette effettivamente utilizzate varia a seconda della tipologia di servizi disponibili. Le rimanenti palette sono tutte prive di indicazioni.
GdI ore da 40 palette È un GdI su cui sono serigrafati i numeri da 0 a 23 per indicare le ore. Le rimanenti palette sono tutte prive di indicazioni.
GdI minuti da 40 palette È un GdI (ne vengono montati due affiancati) esattamente identico ad un GdI alfanumerico, infatti, in caso di guasto, non è infrequente trovare moduli bloccati con lettere al posto dei numeri.
GdI personalizzato da 40 o 60 palette È un GdI molto largo che viene personalizzato serigrafandoci sopra le informazioni sussidiarie o aggiuntive. In campo ferroviario è utilizzato per aggiungere informazioni a quelle già mostrate (es. Carrozze per Taranto) o specificare meglio l'Itinerario del treno (es. "via Udine"), mentre in campo aeroportuale è semplicemente un'aggiunta rispetto a quanto già scritto.
GdI ritardi da 40 o 60 palette