La diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro () è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Firenze appartenente alla regione ecclesiastica Toscana. Nel 2023 contava battezzati su abitanti. È retta dal vescovo Andrea Migliavacca.

Sono patroni della diocesi San Giovanni Apostolo ed Evangelista, il secondo vescovo d'Arezzo San Donato, Santa Margherita da Cortona e la Madonna del Conforto.

Territorio La diocesi si estende su due province della Toscana ed è costituita per la maggior parte da comuni della provincia di Arezzo e, in misura minore, da comuni in provincia di Siena; un piccolo lembo del suo territorio si estende nelle Marche, in provincia di Pesaro e Urbino. In provincia di Arezzo, la diocesi comprende l'intero territorio dei comuni di Anghiari, Arezzo, Badia Tedalda, Bibbiena, Bucine, Capolona, Caprese Michelangelo, Castel Focognano, Castiglion Fibocchi, Castiglion Fiorentino, Chitignano, Chiusi della Verna, Civitella in Val di Chiana, Cortona, Foiano della Chiana, Laterina, Loro Ciuffenna, Lucignano, Marciano della Chiana, Monte San Savino, Monterchi,Ortignano Raggiolo, Pergine Valdarno, Pieve Santo Stefano, Sansepolcro, Sestino, Subbiano, Talla e Terranuova Bracciolini. Per altri comuni invece, solo parte del loro territorio appartiene alla diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro: si tratta di MontevarchiAppartengono ad Arezzo-Cortona-Sansepolcro le parrocchie di Santa Croce, in località La Ginestra, e dei Santi Andrea e Lucia, nella frazione di Levanella; tutte le altre appartengono alla diocesi di Fiesole., PoppiLa maggior parte del territorio comunale appartiene alla diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro; fanno eccezione le parrocchie di Santa Maria a Porrena, Santa Margherita a Quorle e San Lorenzo a Sala, che appartengono alla diocesi di Fiesole. e San Giovanni ValdarnoTutte le parrocchie del territorio comunale appartengono alla diocesi di Fiesole tranne la parrocchia di Santa Teresa d'Avila in San Giovanni Valdarno.. In provincia di Siena, appartiene alla diocesi l'intero territorio comunale di Rapolano Terme, e in parte quelli di Gaiole in ChiantiAppartiene ad Arezzo la sola parrocchia dei Santi Pietro e Paolo nella frazione di Castagnoli; il resto del territorio fa parte della diocesi di Fiesole., SinalungaSolo le parrocchie delle frazioni di Farnetella e Rigomagno; il resto del territorio comunale appartiene alla diocesi di Montepulciano-Chiusi-Pienza. e Castelnuovo BerardengaFanno parte della diocesi le parrocchie dei Santi Iacopo e Cristoforo in località Badia Monastero, e dei Santi Clemente e Giusto a Castelnuovo Berardenga; il resto delle parrocchie del territorio comunale appartengono all'arcidiocesi di Siena-Colle di Val d'Elsa-Montalcino.. In provincia di Pesaro e Urbino: la parrocchia di Sestino estende il proprio territorio anche sull'abitato di Dese, frazione del comune di Borgo Pace in provincia di Pesaro e Urbino.

Sede vescovile è la città di Arezzo, dove si trova la cattedrale dei Santi Pietro e Donato. Sono concattedrali della diocesi la chiesa di Santa Maria Assunta nella città di Cortona e la basilica di San Giovanni Evangelista nella città di Sansepolcro, i cui nomi concorrono a formare l'unico titolo vescovile.

Nel territorio sorgono sei basiliche minori: Concattedrale di San Giovanni Evangelista in Sansepolcro; San Domenico in Arezzo; San Francesco in Arezzo; Santa Margherita in Cortona; Santa Maria Assunta alla Verna; Santa Maria del Sasso in Bibbiena.

Fanno parte della diocesi numerosi santuari, tra cui: il santuario della Verna l'eremo di Camaldoli il santuario delle Vertighe il santuario di Santa Maria del Sasso il santuario della Madonna delle Grazie in Sansepolcro il santuario della Madonna dei Lumi in Pieve Santo Stefano il santuario della Madonna delle Grazie in Fresciano (frazione di Badia Tedalda) il santuario della Madonna della Selva presso Caprese Michelangelo.

Il territorio, che si estende per , è suddiviso in 247 parrocchie.

Storia L'odierna diocesi nasce nel 1986 dalla piena unione di tre antiche sedi episcopali: Arezzo, attestata dal IV secolo, Cortona, eretta nel 1325, e Sansepolcro, istituita nel 1515.

Diocesi di Arezzo Antichissima è la diocesi di Arezzo. La tradizione indica in Romolo di Fiesole, discepolo di Paolo di Tarso e successivamente leggendario vescovo di Fiesole, il primo evangelizzatore di Arezzo.

Nell'archivio capitolare esiste una pergamena dell'XI secolo sul retro della quale vi è un catalogo di vescovi aretini dal IV secolo fino a Teodaldo nel 1036: si tratta di una serie ininterrotta di vescovi copiati dai dittici antichi, ossia dalle tavolette di legno che, fino al X secolo, servivano a ricordare nella liturgia il nome dei defunti per cui pregare.

Questo lungo elenco, dopo il XVI secolo, è stato manipolato con la modifica dell'ordine originario dei nomi, con l'interpolazione di nomi di vescovi inventati o con l'omissione di nomi di altri vescovi. Il catalogo così modificato, con l'aggiunta di datazioni più o meno fantasiose, è stato accettato da Ferdinando Ughelli nella sua Italia sacra, da Giuseppe Cappelletti nell'opera Le Chiese d'Italia dalla loro origine sino ai nostri giorni, e da Pius Bonifacius Gams nelle Series episcoporum Ecclesiae Catholicae. Agli inizi del Novecento lo studioso Ubaldo Pasqui ha pubblicato il catalogo originario, con testo critico, nei Documenti per la storia della città di Arezzo nel medioevo, restituendo in questo modo l'ordine esatto dei vescovi aretini.

Il primo vescovo del catalogo è Satiro, che secondo la Passio Donati sarebbe morto durante il pontificato di papa Giulio I (337-352). Il successore, Donato, è il patrono della città e della diocesi; è ricordato nel martirologio geronimiano alla data del 7 agosto e di lui parla papa Gregorio I nei suoi Dialoghi. Le fonti agiografiche attestano l'esistenza di Gaudenzio, Decenzio e Lorenzo; questi ultimi due sono menzionati nella vita di san Florido, vescovo di Città di Castello sul finire del VI secolo, e assieme a san Donato, sono gli unici vescovi aretini, dei primi sei secoli, recensiti da Pietri nella sua Prosopographie de l'Italie chrétienne.

I primi vescovi aretini attestati da fonti storiche e documentarie risalgono solo al VII secolo. Si tratta di Servando, documentato da un diploma datato al 650 circa;Pasqui, Documenti per la storia della città di Arezzo, I, p. 2, nº 1. e Cipriano, che prese parte al sinodo romano del 680, indetto da papa Agatone contro l'eresia monotelita.

Il documento del 650 rappresenta la prima testimonianza della lunga vertenza, che si protrasse fino al XII secolo, tra i vescovi di Siena e di Arezzo, su una serie di chiese e di pievi, che i vescovi aretini avrebbero occupato all'inizio dell'invasione longobarda in concomitanza con una momentanea soppressione del vescovado senese. Un primo accordo fu raggiunto nel 714-715 all'epoca dei vescovi Adeodato di Siena e Luperziano di Arezzo, ma la questione fu ripresa, con alterne vicende, ancora nei secoli successivi.

Tra i vescovi del primo millennio si devono ricordare in particolare Pietro I, che istituì nell'840 il collegio canonicale presso la cattedrale; e Giovanni (872-900), scrittore ecclesiastico, fondatore del monastero vescovile delle sante Flora e Lucilla.

Tra X e XI secolo, la diocesi vide il fiorire di numerosi altri monasteri benedettini, tra cui Santa Maria a Badia Prataglia, Santa Trinità in Alpe, San Gennaro a Capolona, San Salvatore della Berardenga, San Salvatore in Silvamunda. Il più noto fu l'eremo di Camaldoli, fondato poco prima del 1027 da san Romualdo, su un terreno donato dal vescovo aretino Teodaldo; nei pressi dell'eremo sorse qualche anno dopo il monastero di Camaldoli, che fu a capo di una importante congregazione benedettina, diffusa in tutta l'Italia centrale.

Il potere comitale e politico dei vescovi aretini sulla città di Arezzo e il suo territorio, iniziato con i benefici e le immunità concesse a partire dall'epoca carolingia, ebbe termine nel corso del XII secolo per l'affermarsi del potere e dell'autonomia comunale; l'ultimo vescovo a sottoscriversi come episcopus et comes di Arezzo fu Girolamo nel 1164, benché il titolo di comes fosse già in disuso dal 1130.

A partire dall'epoca longobarda, la cattedrale diocesana si trovava fuori dalle mura cittadine, sul colle del Pionta, nei pressi della tomba del patrono san Donato. Questo luogo divenne il centro ecclesiastico e culturale di Arezzo, ulteriormente arricchito da altri edifici ecclesiastici e fortificato all'epoca dei vescovi Adalberto e Teodaldo nella prima metà dell'XI secolo. Nel 1203, il vescovo Amedeo trasferì la cattedrale entro le mura cittadine; dapprima la cattedra vescovile fu posta nella chiesa benedettina di San Pietro Maggiore, e poi, a partire dal 1278, fu iniziata la costruzione della nuova cattedrale con il vescovo Guglielmino degli Ubertini, portata a termine nel 1511. Nella cattedrale di Arezzo, oltre a san Donato, è sepolto papa Gregorio X; nello stesso edificio sacro si tenne il conclave che elesse nel 1276 il suo successore, Innocenzo V. Fu il primo conclave in cui i cardinali si riunirono in clausura per eleggere il papa, come stabilito dalla Ubi Periculum del 1274. Il borgo ecclesiastico della Pionta fu raso al suolo nel XVI secolo.

La plurisecolare lotta fra l'arcidiocesi di Siena e la sede aretina per la giurisdizione su diciannove pievi, in territorio senese ma sotto l'autorità ecclesiastica dei vescovi di Arezzo, si concluse nel XII secolo, quando papa Onorio II dette ragione ad Arezzo, a cui quelle pievi appartenevano a tempore Romanorum.

L'ampia diocesi aretina, che fin dall'inizio fu immediatamente soggetta alla Santa Sede, subì diversi smembramenti a partire dal XIV secolo per l'erezione di altre diocesi toscane: Cortona nel 1325, Pienza e Montalcino nel 1462, Sansepolcro nel 1520Limitatamente a una piccola porzione di territorio nella zona di Montauto, perché in questo caso la pieve della città di Sansepolcro e tutte le altre pievi assegnate alla nuova diocesi furono scorporate da quella di Città di Castello., Montepulciano nel 1561 e l'abbazia territoriale di Monte Oliveto Maggiore nel 1765.

Nel periodo post-tridentino si distinsero in particolare i vescovi Stefano Bonucci (1574-1589), già superiore generale dei Serviti, che tuttavia fu più un dotto che un uomo di governo; Pietro Usimbardi (1589-1612), che impose una disciplina ecclesiastica più rigorosa e l'obbligo dell'insegnamento della dottrina cristiana; e Tommaso Salviati (1638-1671), che, sulla scia del milanese Carlo Borromeo, introdusse le riforme conciliari in diocesi e fondò nel 1641 il seminario vescovile, che riuscì a mantenere imponendo la tassazione dei benefici parrocchiali.

Durante l'episcopato del cardinale Giovanni Antonio Guadagni (XVIII secolo), papa Clemente XII concesse in perpetuo ai vescovi di Arezzo le insegne arcivescovili, il pallio e la croce astileDa Catholic Encyclopedia.. L'ultimo vescovo ad usufruire delle insegne arcivescovili del pallio e della croce astile fu Giovanni Telesforo Cioli; nel 1986 il privilegio fu revocato. I vescovi di Arezzo si fregiavano anche dei titoli di Principe del Sacro Romano Impero in Toscana e di Conte di Cesa.