Introdacqua (Ndrədàcquə in dialetto locale) è un comune italiano di abitanti della provincia dell'Aquila, in Abruzzo. Situato nella Valle Peligna, sorge su un colle posto sulla confluenza di due valli che lo racchiudono, quelle di Contra e di Sant'Antonio.
Geografia fisica Territorio Il paese è situato nella Valle Peligna, al di sotto della vetta del Rognone (), a , quest'ultimo facente parte del monte Genzana. È posto sulla confluenza di due valli, quella di Contra e di Sant'Antonio, le quali sono racchiuse a loro volta dal monte Plaja () e dal monte Cerrone. Il territorio è situato in una zona ad elevato rischio sismico, a breve distanza dalla faglia del Morrone.
Origini del nome Introdacqua è anticamente denominata Interaquas o Interaquis, cioè "paese costruito tra le acque", inter aquarum cursus, data anche, soprattutto in passato, l'immensa quantità d'acqua.
Storia Le origini Il documento più antico nel quale per la prima volta si parla di Introdacqua reca la data 983. Esso riguarda un Judicatum de Intredaque, cioè una sentenza emessa nei confronti di un Anso, figlio di Teuderamo, e di un Ferualdo, figlio di Oderisio, usurpatori di terre di proprietà del monastero di San Clemente a Casauria. Altro documento di poco più recente è quello che reca la data del 1024, contenente un altro Judicatum de Intredaque, nel quale compaiono, questa volta, dieci usurpatori di terre del monastero.
Il primo centro urbano, di età preromana, era collocato presso la cima del monte Plaja, luogo che fu nominato da Antonio De Nino "Piano della Civitella". Con la venuta dell'età medievale, la popolazione del luogo si stabilì presso l'attuale locazione. Con lo scorrere del tempo infine, con l'ingentilimento delle terre introdacquesi da parte dei monaci dell'abbazia di San Clemente a Casauria, l'allora pago, o villa, crebbe fino a divenire un borgo fortificato.
Dunque l'origine di Introdacqua, nell'attuale locazione, non va oltre il IX secolo.
I Di Sangro (1173-1239), primi feudatari
Introdacqua subì le invasioni di Longobardi, Franchi, Saraceni e Normanni, e fu proprio con l'occupazione dei Normanni, nel 1173, che il paese fu affidato ai Conti Di Sangro. Durante la signoria Di Sangro Introdacqua era popolata da 48 fuochi (famiglie), e calcolando una media di 5 persone per famiglia, il numero degli abitanti si aggirava sui 240. Scarso era lo sviluppo demografico, ma al contrario lo era lo sviluppo nella via della civiltà e del progresso, visto l'elevato numero di chiese esistenti entro e fuori dall'abitato.
Il dominio dei Di Sangro durò oltre mezzo secolo (1173-1239), tra i fatti di notevole importanza durante questo periodo vi sono le numerose chiese costruite, molte delle quali sono andate distrutte, ma soprattutto è stata molto importante la costruzione del Castello, la cui torre centrale svetta tuttora sulla sommità del paese, la costruzione del Palazzo marchesale, dei due bastioni e del torrione, ancora esistente e ben conservato prospiciente la piazza Cavour.
I d'Aquino (1318-1548) Dopo i Conti Di Sangro, si sono susseguiti una serie di feudatari minori, fino ai Conti d'Aquino, i quali hanno avuto grande importanza per Introdacqua. Un episodio importante si verificò durante la loro signoria: nel 1310 un loro Vicario, Francesco de Insula, mosse da Introdacqua con 700 fanti e 40 cavalieri alla volta di Bugnara al fine di devastarne le campagne sradicando alberi, rubando masserizie e animali. Consapevole di ciò, il Giustiziere d'Abruzzo Guglielmo di Tre Salici si recò di persona ad Introdacqua. Ma quando vi giunse, le truppe del Vicario si erano dileguate. Soltanto 25 di esse si barricarono nel castello.
Dopo il terremoto del 1349, il feudo passò a Tommaso d'Aquino, e successivamente a Francesco, personaggio di grande importanza durante la guerra tra Angioini e Aragonesi. Egli ospitò Giovanni Quatrario, Maestro razionale, umanista e poeta insigne di Sulmona, cresciuto nella scuola di Marco Barbato, familiare di Petrarca. Quando, intorno al 1379, a Sulmona scoppiarono tumulti tra le nobili famiglie dei Merlini e dei Quatrario, Giovanni si diede alla fuga cercando rifugio nel Castello di Introdacqua presso Francesco D'Aquino. E il poeta da Roma esprime la sua riconoscenza nei confronti del Conte Francesco dedicandogli un carme:
It: «Là dove vive, io ritorno, strappato via dalla cupa morte, dopo che, squarciati, vomitarono fuori il veleno del traditore. Con il tuo amore, non so quali cose potrei meditare che siano degne del tuo dono.»
I D'Aquino non vessarono i loro sudditi con le tasse e i balzelli che adottarono gli altri feudatari, particolarmente i Trasmondi. Tuttavia, per mezzo di speciali riscuotitori riscossero le sole decime, cioè la decima parte di ciascun prodotto agrario, industriale e zootecnico. Tutto ciò sta a dimostrare che ci fu una profonda trasformazione, da una parte si formò una nuova classe di feudatari, dall'altra ci fu più ampio respiro per la nascente borghesia.
In quest'epoca vissero due importanti personaggi a Introdacqua, ossia Odorisio Di Naldo e Giovanni Severini.
L'invasione degli Aragonesi (1443-1516)
S'ignora la serie dei feudatari che in questo periodo ebbero il dominio di Introdacqua, si sa soltanto che furono parecchi e che il loro dominio fu una concessione fatta dal Re con l'obbligo di un censo, oppure un passaggio dall'uno all'altro o per eredità o per acquisto. A causa di ciò le condizioni della popolazione erano peggiorate per i molti tributi e le molte prestazioni dovute al feudatario. Il periodo degli Aragonesi fu anche dannoso allo sviluppo e al progresso delle industrie e del commercio della popolazione, costretta ad alloggiare e mantenere a proprie spese le milizie straniere di passaggio, le quali non erano che compagnie di ventura, bande di malfattori e ladri, dedite soltanto al saccheggio e alla distruzione dei paesi e delle campagne. Tra gli avventurieri che riuscirono ad avere il dominio di Introdacqua va ricordato il Capitano di ventura Conte Jacopo Piccinino.
Dopo l'avvento degli Aragonesi, esattamente nel 1494, Carlo VIII Re di Francia scendeva in Italia per conquistare il Regno di Napoli. Fedeli a questo Re, per le molte promesse ricevute, gli Aquilani senza opporre resistenza gli aprirono le porte. Consapevole e sorpreso di ciò Ferrante II Viceré di Napoli esortò i sulmonesi a serbarglisi fedeli, ma ebbe un netto rifiuto. Nel settembre 1495 francesi ed aquilani, con a capo Claudio di Lenoncourt, Viceré di Carlo VIII, marciarono su Goriano Sicoli, Castelvecchio Subequo, Castel di Ieri, Raiano e Prezza, quindi mossero su Introdacqua nel tentativo di invaderla per assoggettarla al partito di Carlo VIII. Sconfitti però dai balestrieri di Fabrizio Colonna, Connestabile del Regno di Napoli, i quali si stanziarono a Introdacqua per Ferrante, furono costretti a ripiegare lasciando sul terreno numerosi feriti e 15 prigionieri. È di questo periodo la costruzione o ricostruzione o ampliamento della Parrocchia, detta della SS. Annunziata o di S. Maria Matrice tra il 1474 e il 1510, e la costruzione di un Corritore delle Caselle che, annesso alla Parrocchia e adibito prima a vari usi, divenne in seguito il Quartiere della XII Compagnia della Guardia Nazionale Mobile di stanza ad Introdacqua, successivamente Municipio, Carcere mandamentale e Sala per i concerti musicali, per essere trasformato nel XX secolo in Palazzo comunale. Cade pure in questo periodo uno dei più dannosi terremoti che vede l'Abruzzo come vittima: quello del 4-5 dicembre 1456, che decimò notevolmente la popolazione. A causa di quel terremoto tutti i paesi della Valle Peligna, specialmente quelli in località montane, rimasero fortemente danneggiati. Forse a causa di questo terremoto dovette cadere la sommità del castello di Introdacqua, la quale rimase quella visibile attualmente, forse per le difficoltà dei lavori di restauro, forse anche perché non più necessario il castello per le operazioni di difesa del paese.
La dominazione spagnola (1516-1700) Al periodo della dominazione spagnola si riferiscono le scorrerie del bandito Marco Sciarra, il quale con 600 banditi evasi dalle prigioni degli Stati della Chiesa invase la Terra di Lavoro e dopo aver saccheggiato parecchi centri, invase l'Abruzzo. Qui vi pose il suo quartier generale, assumendo il titolo di Re della Campagna, e ne terrorizzò le popolazioni approfittando del disordine che allora funestava il Regno di Napoli conteso da spagnoli e austriaci. Il consigliere di Chieti Carlo Gambarotta scacciò Sciarra dall'Abruzzo catturando molti banditi, ma Sciarra insieme ai non catturati tornò in Abruzzo invadendo il circondario di Sulmona dove, tra il 1587 e il 1588, saccheggiò e dette alle fiamme Introdacqua, Bugnara e Vittorito, e nel 1589 più volte anche Scanno. E da questi avvenimenti si diresse nelle Puglie.
I d'Avalos (1548-1649) e il ritorno dei Di Sangro (1598-1607) Esattamente nel 1548 Carlo V conferì a Maria d'Aragona, Marchesa del Vasto, e a suo figlio Francesco Ferdinando d'Avalos, Conte di Loreto, cinque Castelli detti della Montagna, i quali furono: Scanno, Introdacqua, Opi, Castrovalva e Pescasseroli. Per ciò che riguarda Introdacqua, è storicamente accertato che Francesco Ferdinando d'Avalos ne ebbe il dominio senza che i naturali del luogo avessero a soffrirne soprusi o violenze di sorta. La concessione era il riconoscimento dei meriti suoi personali, del padre Alfonso e del nonno Innico.
Non molti anni dopo il dominio dei d'Avalos fu interrotto dal ritorno dei Di Sangro. Nel 1598 Lavinia della Rovere, balia e tutrice della Marchesa di Pescara Isabella d'Avalos, vendette Introdacqua ed altri feudi ad un Giovan Giacomo Di Sangro. Nel 1607 quest'ultimo morì, e lo successe il fratello Ottavio, che dopo due anni fu a sua volta sostituito dalla sorella Andreana, morta nel 1631 senza lasciare eredi. Per tale motivo Introdacqua tornò al Fisco, fu messa in vendita, e poté essere riacquistata per 21.000 ducati da Ferdinando Francesco d'Avalos, Marchese del Vasto. Ma data la frequente assenza nel feudo per impegni militari, il 20 settembre 1649, con rogito del Notaio Medea di Napoli, Ferdinando Francesco effettuava la vendita del suo Feudo di Introdacqua (allora numerato per 329 fuochi) al Barone Trasmondo Trasmondi di Sulmona per 20.000 ducati.
Fatto di rilievo del periodo fu la costruzione del Campanile, iniziata e terminata nel 1600, la costruzione della Porta della Terra rivolta a nord, e la Via Piana, consistente in un vasto caseggiato, poi trasformato in diversi palazzi, detto Corritore seu forno con granaio.
L'invasione dei Borbone (1708-1798) e dei Bonaparte (1798-1799 e 1806-1815) Quando Napoleone fu spedito in Italia, fondò la Repubblica Cisalpina. Nella certezza di essere assalito e confidando dell'aiuto dell'Austria e della Russia, Ferdinando IV scese per primo in campo contro i Francesi (1798), ma il Generale Championnet piombò sui napoletani e li disperse. Ferdinando fuggì in Sicilia, mentre Championnet entrò a Napoli instaurandovi la Repubblica Partenopea (1799). Poco dopo, avendo gli eserciti alleati sconfitto ripetutamente i francesi, Ferdinando tornava a Napoli, e fu allora che, auspice il Cardinale Ruffo, furono istituiti i Visitatori generali delle Province con il compito apparente di ristabilire l'ordine, ma con l'intenzione segreta di colpire duramente coloro che avevano fatto buon viso ai francesi.
Questo in generale è un periodo di importanza per Introdacqua: qui si fece notare Giuseppe Pronio, che da capomassa divenne Generale Comandante dei Tre Abruzzi, e Paolo Pronio, suo figlio e anch'esso generale.