Làscari (, "soldato"Renato Traini, Dizionario Arabo-Italiano, Roma, Istituto per l'Oriente, 1966 e succ. rist.) era un militare eritreo dell'Africa Orientale Italiana, inquadrato come componente regolare nei Regi Corpi Truppe Coloniali, le forze coloniali italiane in Africa. Fu quindi utilizzato anche per indicare i militari reclutati nelle altre colonie africane italiane, tra i somali, gli etiopi e i berberi. Storia Il corpo militare trae origine da un folto gruppo di mercenari, l'Armata Hassan più nota col nome turco di Basci Buzuk ("teste matte"). Questa banda armata era stata fondata in Eritrea da Sangiak Hassan, un avventuriero albanese che intendeva mettersi al servizio dei signorotti locali.
Nel 1885 il colonnello Tancredi Saletta, capo del primo Corpo di spedizione italiana in Africa Orientale, comprò i Basci Buzuk, armi, mogli e figli compresi. Il 30 aprile 1885 venne dato incarico all'albanese Osman, comandante dei basci-buzuk, di reclutare 100 irregolari per il servizio con il Corpo Speciale per l'Africa.
Vennero poi inquadrati come regolari nel 1887 dal generale Antonio Baldissera, alle dipendenze del ministero delle colonie. Gli indigeni componevano la sola bassa forza, i quadri erano italiani. Nel 1889, con la costituzione dei primi 4 battaglioni eritrei, i basci-buzuk furono ribattezzati con l'appellativo di "ascari".
Gli ascari erano reclutati all'origine in Eritrea e Arabia del sud. Poi vennero reclutati in tutte le colonie africane italiane, tra i somali, gli etiopi e i berberi. Per essere arruolati bisognava superare una prova di marcia di circa 60 km. La loro disciplina era molto rigida, specie se impartita dai propri graduati detti Sciumbasci i quali largheggiavano nell'uso del "curbasc", uno scudiscio in pelle d'ippopotamo usato per le punizioni corporaliVolterra, op. cit. pag. 151.. Pur essendo truppe regolari, per tradizione potevano portare le loro famiglie al seguito, che convivevano con le truppe negli accampamenti.
Erano organizzati "battaglioni indigeni", inizialmente su quattro compagnie; ogni compagnia era divisa in due mezze-compagnie (ognuna agli ordini di uno sciumbasci; la mezza compagnia poteva avere da uno a quattro buluc (agli ordini di un bulucbasci). Quando venne ufficialmente costituita, nel 1908, la colonia della Somalia italiana con il proprio RCTC, per distinguere i "battaglioni indigeni" dei due corpi, essi assumevano rispettivamente la denominazione di "Battaglione indigeni eritrei" (o "Battaglione eritreo") e di "Battaglione arabo-somalo". Quando infine, dopo la conquista dell'Etiopia, venne proclamato l'Impero, tutti i battaglioni assunsero la denominazione di "Battaglione coloniale". In Libia a partire dal 1937, anno dell'annessione della colonia al territorio metropolitano italiano e della relativa estensione della cittadinanza a tutti i libici, la denominazione usata per i reparti di fanteria diventò "Battaglione fanteria libico".
Dapprima fanteria leggera, dal 1922 ebbero unità con autoblindo e reparti cammellati, i meharisti. Anche in Libia furono costituiti reparti di ascari che però, durante la repressione della rivolta senussita (1923-1931), furono sciolti a causa dei frequenti episodi di ribellione.
Il soldo degli ascari all'epoca della Battaglia di Adua (1896) era pari ad una lira e mezza al giorno. L'Eritrea fornì il più elevato numero di ascari, che finirono col diventare il maggiore "prodotto" della colonia: nel 1935 era impegnato militarmente il 40% della popolazione maschile maggiorenne.
Il 1º luglio 2004, sotto l'alto patronato del Ministro degli Affari Esteri Franco Frattini e del Ministero degli Affari Esteri dello Stato dell'Eritrea Alì Said Abdalla, l'Ambasciatore d'Italia Emanuele Pignatelli e l'onorevole Luigi Ramponi, presidente del "Centro Studi Difesa e Sicurezza", hanno inaugurato alla Casa degli Italiani di Asmara una mostra dedicata agli Ascari eritrei.
Battaglie
Protagonisti di quasi tutte le battaglie legate alla conquista dell'Eritrea ed in particolare della battaglia di Coatit, gli ascari parteciparono a tutti gli scontri della guerra di Abissinia; il Quarto battaglione, comandato dal maggiore Pietro Toselli, fu interamente annientato all'Amba Alagi; truppe ascari furono poi largamente impiegate nell'assedio di Macallè e quindi nella battaglia di Adua. Ad Adua gli ascari erano in tutto poco più di 4.000 e ne morirono un migliaio, mentre altri mille furono feriti e 800 fatti prigionieri. Di questi, solo gli ascari di provenienza tigrina vennero mutilati della mano destra e del piede sinistro. A volere questa punizione, , fu la "sanguinaria" imperatrice Taitù, secondo altri l'abuna Matteos X, che impose l'applicazione della legge del Fetha Nagast. Vennero invece risparmiati gli ascari sudanesi, somali, dancali e musulmani della costa: gli abissini considerarono i tigrini disertori e li punirono. Ai 406 mutilati che tornarono in Eritrea vennero conferite 1 000 lire come pensione vitalizia.
A partire dal 1932 furono impiegati in Libia per mantenere l'ordine nella nuova colonia. Furono nel 1935 protagonisti della guerra in Etiopia dove furono impegnati 60.000 ascari eritrei (anche con due divisioni la 1ª Divisione eritrea e la 2ª Divisione eritrea) e dal 1940 contro i britannici.
Ascari in genere era riferito solo alle truppe di fanteria, ma fu una definizione estesa, soprattutto dai giornalisti, anche agli spahisDal persiano Sepāh, "soldato", per cui si veda il lemma «Sipāhī» (C. E. Bosworth et alii), su: The Encyclopaedia of Islam., truppe coloniali di cavalleria.
Il loro comportamento nell'assedio dell'Amba Alagi del 1941 merita di essere ricordato. Quando infatti il Duca d'Aosta, Viceré d'Etiopia, autorizzò la loro smobilitazione e il loro ritorno a casa per evitare una dura detenzione da parte britannica e la minaccia britannica di rappresaglia contro le loro famiglie, vista l'imminenza del totale esaurimento delle munizioni, quasi tutti gli ascari - salvo sporadici casi - preferirono rimanere accanto ai loro ufficiali, combattendo strenuamente fino alla inevitabile resa finale. Presero parte alla guerriglia italiana in Africa Orientale che fu attuata contro le truppe britanniche da circa 7000 militari italiani ed ascari che rifiutarono la resa dopo la caduta di Gondar nel novembre 1941. Questa durò fino all'inizio dell'autunno del 1943.
Nel 1940 nel Regio Esercito erano presenti 256.000 ascari nell'Africa Orientale Italiana, di questi 182.000 erano stati reclutati nell'Africa Orientale Italiana e 74.000 in Libia. In generale nei combattimenti della seconda guerra mondiale gli ascari eritrei erano poco propensi ad arrendersi anche quando isolati e messi alle strette, combattendo con coraggio e determinazione spesso fino all'esaurimento delle munizioni.
Uniformi L'uniforme degli ascari eritrei, dalla fondazione agli anni venti, era composta dal tarbush in feltro con fiocco e fregio a seconda della specialità e ripetizione dei gradi; da un camicione bianco lungo fino al ginocchio; da un giubbetto a mezzavita in tela; pantaloni ("senafilò") stretti, al ginocchio; gambali in tela grezza chiusi lateralmente da 9 bottoncini; fascia distintiva ("etagà") di lana colorata, lunga 2,5 metri e larga 40 cm. Il colore della fascia, ripreso anche sul fiocco del tarbusc, identificava i reparti: era rossa nel I Battaglione, azzurra nel II, cremisi nel III, nera nel IV, scozzese per il V, verde per il VI, bianco per il VII e giallo per l'VIII Battaglione. Con l'aumento dei reparti aumentarono le combinazioni di colori, a strisce verticali, orizzontali e, per gli squadroni cavalleria indigeni, scozzesi; per questi ultimi la fascia decorava anche il tarbusc, insieme ad una penna di falco. Gli stessi colori erano ripresi sulla filettatura delle controspalline degli ufficiali nazionali che guidavano i reparti.
Dagli anni venti l'uniforme subì un'evoluzione simile a quella coloniale di nazionali, in tela bianca o cachi, fermo restando il sistema delle fasce distintive. Le fasce mollettiere o i gambali erano spesso indossati sui piedi nudi: infatti, nel rispetto della tradizione, le calzature erano facoltative. Quando presenti potevano essere costituite sia da sandali che da scarponi o stivali d'ordinanza.
Mentre per gli ascari dell'Africa Orientale (Eritrea, Somalia ed AOI) il copricapo d'ordinanza era il tarbusc o, per i battaglioni musulmani (invece che copti), il turbante con una fascetta del colore di battaglione, gli ascari libici indossavano il fez (o meglio "tachia") di feltro rosso granata con fiocco azzurro e "sotto-tachia" bianca.
I gradi ed i distintivi erano portati su un triangolo di panno nero sulla spalla e sul tarbusc (tarbush). Solo il personale nazionale indossava le stellette, in quanto segno distintivo della condizione militare del cittadino italiano. Dal 1939, poiché la colonia libica era diventata a tutti gli effetti territorio nazionale (come provincia di Tripoli e di Bengasi) gli ascari libici si fregiarono anch'essi delle stellette.
Equipaggiamento Da regolamento giberne e bandoliere erano del tipo regolamentare del Regio Esercito, in cuoio naturale. L'armamento individuale per la truppa era costituito dai fucili e moschetti con relative baionette dei modelli Vetterli Mod. 1870 e Vetterli-Vitali Mod. 1870/87, mai del tutto sostituiti dai Carcano Mod. 91. Gli sciumbasci, equiparati ai sottufficiali, erano armati anche di revolver Chamelot-Delvigne Mod. 1874 o Bodeo Mod. 1889 (oltre che del detto "curbasc"). Gli squadroni di cavalleria erano armati anche di sciabola da cavalleria Mod. 71 e di lancia da cavalleria Mod. 1860 con l'asta in frassino sostituita dal bambù. Alle armi bianche d'ordinanza si affiancavano pugnali e spade tradizionali, come i billao e gli shotelSanna, op. cit., pag. 16..
Specialità, armi e servizi La denominazione ascari era estesa a tutto il personale coloniale non solo del Regio Esercito, ma anche della Regia Marina, della Regia Guardia di Finanza, della Regia Aeronautica, della Polizia dell'Africa Italiana e della Milizia Forestale.
Regio Esercito
Fanteria coloniale
Costituiva la grande maggioranza delle forze coloniali dei Battaglioni indigeni. I battaglioni si distinguevano per le combinazioni di colori ed il motivo, a strisce verticali o orizzontali, della fascia distintiva e per il colore del fiocco del tarbusc.
Cavalleria coloniale: le "Penne di falco"
In Africa Orientale gli ascari formarono il 1º e 2º Squadrone cavalleria eritrea prima ed i Gruppi squadroni cavalleria indigeni poi. Le fasce distintive erano colorate con motivo a strisce alternate di colore unito - diverse per ciascun Gruppo Squadroni - e scozzese, riportato anche intorno al tarbusc o al turbante, e per la penna di falco sul tarbush stesso, da cui il soprannome. Il fregio era quello metallico dei lancieri. In Libia la cavalleria regolare non era formata da ascari ma dai savari.
Artiglieria coloniale
Le prime Batterie artiglieria da montagna furono create nel 1890 ed armate con il 7 BR Ret. Mont. e poi con il 70/15. Avevano la fascia gialla, il fiocco del tarbusc giallo ed il fregio dell'artiglieria da montagna.
Dopo il 1913 l'artiglieria coloniale di Africa orientale e settentrionale fu riorganizzata in: gruppi someggiati o cammellati: armate con pezzi da cannoni da montagna 65/17 e 75/13; avevano la fascia gialla, fiocco giallo ed il fregio dell'artiglieria da montagna. compagnie cannonieri e compagnie da posizione: armate di cannoni campali, pesanti e obici; avevano la fascia gialla, fiocco giallo ed il fregio dell'artiglieria da campagna. Genio coloniale
Il personale indigeno delle Compagnie miste genio coloniale, costituite fin dal 1892. I reparti della Colonia Eritrea e della Somalia avevano la fascia cremisi, il fiocco nero ed il fregio costituito da due asce incrociate sormontate da una granata con fiamma dritta.