Le relazioni bilaterali tra Italia e Russia fanno riferimento ai rapporti diplomatici ed economici tra la Repubblica Italiana e la Federazione Russa.

L'Italia ha un'ambasciata a Mosca, due Consolati Generali a Mosca e a San Pietroburgo, un consolato generale onorario a Krasnodar, consolati onorari a Ekaterinburg e Lipetsk, nonché corrispondenti consolari a Samara e a Volgograd. La Russia ha un'ambasciata a Roma, cinque consolati generali a Genova, Milano, Palermo, Bari e Ancona e due consolati onorari a Pisa e Firenze. Entrambi i Paesi sono membri del Consiglio d'Europa e dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE).

L'Italia è un importante partner commerciale russo ed è operativa una Camera di commercio italo-russa che raggruppa le principali aziende italiane che operano in Russia e viceversa.

Il particolare calore dei rapporti russo-italiani è stato determinato non solo dagli interessi commerciali, ma anche dai ricchi scambi culturali e umani tra i due paesi. Molti turisti russi visitano l'Italia ogni anno e tanti studenti russi vi si recano per studiare l'arte e la musica italiana. A loro volta, gli italiani hanno sempre mostrato simpatia verso la Russia e il suo popolo.

Storia delle relazioni

Monaci, viaggiatori e mercanti La prima descrizione scritta della Russia risale al 1247 per opera di Giovanni da Pian del Carpine un frate francescano inviato dal Papa Innocenzo IV presso il gran khan dei mongoli; questi tra il 1235 e il 1241 avevano condotto la grande incursione in Europa giungendo fino alle coste dell'Adriatico ed al Friuli, ed erano quindi ritenuti una minaccia per l'Europa.Historia Mongalorum Egli partì da Lione nel 1245, attraversò la Polonia e la Russia per arrivare in Manciuria nel 1246, passando per Kiev sia all'andata che al ritorno. Pian del Carpine descrive la città e le devastazioni dovute all'invasione mongola della Rus' di Kiev. Alla corte del gran khan a Karakorum egli incontra Jaroslav II di Vladimir, il padre di Aleksandr Nevskij, e racconta della sua morte per avvelenamento. La sua descrizione della Russia e della Mongolia precede la descrizione della Cina di Marco Polo di circa cinquanta anni.

Nel XIII secolo molti mercanti italiani, soprattutto genovesi e veneziani, commerciavano nel Mar Nero risalendo anche i fiumi fino alle città russe dell'interno. I prodotti scambiati erano: pelli e pellicce (zibellini, ermellini e altre pelli pregiate), grano, miele, allume, zafferano, pesce e Caviale. Con i mongoli si sviluppò anche il commerci degli schiavi. Nella prima metà del '200, grazie alla preminenza conquistata a Costantinopoli con la Quarta crociata, primeggiavano i veneziani che avevano la loro base a Soldaia, l'attuale Sudak in Crimea. A Soldaia commerciava, tra gli altri, anche la famiglia Polo. Nel 1260 è da lì che Niccolò Polo e Matteo Polo, zio e padre del celebre Marco Polo, partirono per il loro primo viaggio in Cina. Poco dopo il rapporto tra veneziani e genovesi si capovolse grazie al Trattato di Ninfeo (1261) tra la Repubblica di Genova e l'Impero di Nicea e furono i genovesi ad avere l'egemonia del commercio nel Mar Nero, con al centro la loro colonia di Caffa (Crimea), dove risiedeva un Console. Al tempo anche la Crimea era inglobata nel Khanato dell'Orda d'Oro e, per potersi insediare, i genovesi dovettero negoziare una concessione dai Tataro-mongoli. La Repubblica di Genova ebbe diversi possedimenti in tutto il Mar Nero. In Crimea e nel Mare di Azov il loro insieme veniva chiamato Gazaria, una colonia che godeva di autonomia giuridica: il principale testo di legge ivi vigente erano gli Statuta officii Gazariae del 1341, rivisti nel 1441. I principali insediamenti in Crimea erano: Caffa (l'odierna Feodosia, il porto principale e centro amministrativo della colonia), Cherson (l'odierna Sebastopoli), Cembalo (l'odierna Balaklava), Soldaia (presa e ripresa nel tempo dai veneziani), Caulita (l'odierna Jalta), Vosporo (l'odierna Kerč). Nel Mare di Azov: Matrega (l'odierna Taman', di fronte a Kerč') e Tana (a lungo condivisa con i veneziani). Nel Caucaso: Bata (l'odierna Novorossijsk), Casto (l'odierna Chosta, parte di Soči), Lo Bati (oggi Batumi). Nel 1308 i Mongoli dell'Orda d'Oro, comandati dal khan Toqtai, assediarono ed espugnarono Caffa. Cinque anni dopo, Genova inviò gli ambasciatori Antonio Grillo e Nicolò di Pagana che riuscirono a riottenere la concessione di insediamento della loro colonia dal nuovo khan Uzbek, interessato a ristabilire le relazioni commerciali.

Alla morte di Uzbek nel 1341, gli successe il figlio Ganī Bek e si riaccesero le tensioni, anche per questioni religiose visto che i Tatari si erano da poco convertiti all'Islam. Nel 1343, un nobile mongolo fu ucciso durante un alterco con un mercante veneziano, Andreolo Civrano, nella città di Tana. Per rappresaglia, i mongoli attaccarono la città e Ganī Bek ne approfittò per prendere il controllo di tutte le stazioni commerciali italiane. Un primo assedio fallì perché Caffa, governata allora dal console Carlotto Grimaldi, aveva costruito delle possenti mura difensive e riusciva a ricevere aiuti dall'Italia via mare. Ganī Bek assediò nuovamente la città nel 1345, ma non riuscì a conquistarla sia per le difese che per la Peste nera che aveva contagiato e decimato suoi uomini. Nel 1347, prima di levare l’assedio fece quindi lanciare dei cadaveri appestati entro le mura. I difensori sopravvissuti all'assedio, fuggirono a loro volta verso l'Europa per salvarsi dalla pandemia, ma la imbarcarono inconsapevolmente sulle navi tramite i ratti neri infestati da pulci. Così il contagio giunse a Costantinopoli, Messina, Genova e Marsiglia, da dove la peste si diffuse in tutta Europa, raggiungendo anche Mosca nel 1352. Ganī Bek è conosciuto in Occidente soprattutto per la peste nell'assedio di Caffa, ma in Russia è celebre la sua chiamata a Saraj, capitale dell'Orda d'Oro, nel 1357 del Metropolita ortodosso Alessio per curare la madre del gran khan dalla cecità.

Nella prima metà del XV, secolo Caffa tornò ad essere il principale centro commerciale del Mar Nero. Il porto poteva ospitare più di duecento navi e la città contava circa 70 000 abitanti, di cui l'80% genovesi. Nel 1453, la presa di Costantinopoli da parte dei turchi isolò di fatto Caffa dai commerci con l'Italia ed iniziò una fase di declino. Conquistata la Crimea, gli ottomani attaccarono la città nel 1475, ponendo irrimediabilmente fine agli insediamenti italiani nel Mar Nero. Nei venti anni precedenti la caduta di Caffa, avendo preclusa la via del Bosforo, alcuni mercanti genovesi iniziarono a commerciare più assiduamente con il Principato di Moscovia. Gli annali russi ricordano in particolare alcuni mercanti di alto rango come Gianni Guasco (in russo: Иван Гваско, Ivan Gvasko) ed Emmanuele Grimaldi (Мануил Гримальди).

La Tana ed i primi racconti veneziani di Mosca

Nel XIV secolo, l'egemonia genovese nel Mar Nero e la schiacciante concorrenza di Caffa indussero i veneziani a spostare la loro colonia principale da Soldaia alla nuova colonia della Tana fondata sul delta del fiume Don, nell'area dove era situata l'antica città greca di Tanais (in greco antico Τάναϊς?, Tánaïs il nome anche del fiume Don). Le vestigia di Tana si trovano a 30 chilometri dall'odierna Rostov sul Don ed è in effetti il porto più ad Est in cui operavano i mercanti italiani. Un punto di contatto privilegiato sia per il commercio con l'Orda d'Oro e la Via della seta, allora favorito dalla Pax mongolica, sia con le regioni russe del Nord ed il Principato di Moscovia. Probabilmente perché era l'insediamento levantino più lontano, veneziani e genovesi vi convissero più che altrove nonostante le numerose guerre di quel periodo tra il sistema coloniale genovese e lo Stato da Mar veneziano. Nel 1332 l'ambasciatore Andrea Zeno si recò in missione dal gran khan Uzbek da cui riuscì a ottenere un editto (Jarlig, scritto anche yarlyk dal russo: ярлы́к) con la concessione di un terreno dove insediarsi stabilmente in cambio dell'obbligo di costruirvi delle case e versare un dazio del 3%. Nel tempo la Tana si sviluppò con i quartieri veneziano e genovese fortificati, un quartiere tataro-mongolo, una contrada greca ed una ebraica. Fulcro della parte veneziana era la residenza del console con la loggia dove rogava il notaio. Il primo console veneziano fu Giovanni Loredan. Erano presenti più chiese, due delle quali francescane.

Risalgono a questo periodo, attorno al 1330, le prime notizie di italiani attivi a Mosca. Si tratta di tale Matteo Frjazin (in russo: Матвей Фрязин) che ottenne da Ivan I di Russia il permesso di cacciare pellicce nei territori del Nord. Trent'anni dopo, il nipote Principe Demetrio di Russia (venerato come santo dalla Chiesa ortodossa) confermò ufficialmente la concessione a beneficio del nipote di Matteo, Andrea Frjazin (Андрей Фрязин). Si trattava probabilmente di veneziani che esportavano pellicce in Europa tramite la Tana. Le cronache russe riferiscono poi di un Adamo (Frjazin), forse genovese di Caffa, che contribuì alla difesa di Mosca dall'attacco dei tartari. Nel 1343, dopo l'incidente sopra ricordato, Tana fu attaccata dai mongoli e gli italiani si ritirarono su Caffa, più facilmente difendibile. Con i successivi conflitti tra Genova e Venezia, in particolare la guerra degli Stretti con la chiusura genovese dello stretto di Kerč', la convivenza divenne quasi impossibile, ma riprese nella seconda metà del secolo. Nel 1395 le orde di Tamerlano rasero al suolo la città sterminando gli abitanti e vendendo come schiavi i sopravvissuti. Tra questi anche il console veneziano Andrea Giustiniani, che riuscì a liberarsi pagando un riscatto. Seguì un periodo di generale decadimento delle rotte carovaniere verso il Mar Nero. Tamerlano deviò il commercio della Via della seta verso le rotte dirette verso la Siria ed anche dal lato cinese la caduta della dinastia Yuan in Cina, nel 1368, portò ad una contrazione degli scambi. La Tana restò abbandonata per anni e la ricostruzione, nel XV secolo, fu molto lenta e basata su di un commercio ormai prevalentemente regionale. Tra i protagonisti di questa fase spicca Giosafat Barbaro che vi abitò per sedici anni a partire dal 1436. Barbaro tornò a Venezia via nave nel 1452, passando per Costantinopoli ormai quasi completamente accerchiata dai Turchi, portando con sé molte ricchezze: pelli di zibellino, volpe ed ermellino, pesce salato e caviale, miele, seta grezza persiana e rabarbaro.

Nel 1472 Barbaro fu scelto dal Senato della Serenissima come ambasciatore da mandare in Persia per negoziare un'alleanza nella guerra contro i turchi. La sua delegazione trasportava cannoni ed armi da fuoco destinate ai persiani e fu scelta una rotta che da Cipro dove attraversare il Medio Oriente. Dopo varie peripezie riuscì a giungere a Tabriz, allora capitale persiana, solo nel 1474. Nel frattempo, nell'incertezza che Barbaro non riuscisse a completare il suo itinerario, il Senato veneziano nominò un secondo ambasciatore per la Persia, Ambrogio Contarini. Questi prese la via del Nord verso la Germania, la Polonia e Kiev per poi scendere nel Caucaso e raggiungere Tabriz.