Rocca San Casciano (La Ròca o Roca San Casiân in romagnolo) è un comune italiano di abitanti della provincia di Forlì-Cesena in Emilia-Romagna. Fino al 1923 fece parte della provincia di Firenze e fu capoluogo dell'omonimo circondario.
Il centro abitato si sviluppa attorno all’antica fortificazione da cui deriva il nome del paese, in un’area storicamente rilevante per il controllo dei collegamenti tra Romagna e Toscana. Tra gli edifici di maggiore interesse si segnalano il Castellaccio, oggi in parte inglobato nel tessuto urbano, e la chiesa di Santa Maria delle Lacrime, ricostruita dopo i danni del terremoto del 1661.
Geografia fisica
Si trova nella Valle del Montone, nell'Appennino forlivese. È situato a 31 km da Forlì e a 27 km dal confine con la Toscana.
Storia Un documento del 1197 cita per la prima volta "Rocca Sancti Cassiani in Casatico", il che fa ritenere che all'epoca esistesse un castello. Nel 1230 il vescovo di Forlimpopoli raccomanda alcuni castelli di sua giurisdizione, tra i quali anche la rocca di San Casciano, al comune di Faenza. Nel 1315 il castello di Rocca San Casciano è soggetto ad Alighiero de' Calboli. Nel 1382 Francesco de' Calboli lascia il castello di Rocca San Casciano in eredità a Firenze. Nel 1412 si dota di propri statuti, nel 1424 viene conquistata dai Visconti che la affidano nel 1435 agli Ordelaffi. Riconquistata dai fiorentini nel 1436, nei secoli successivi Rocca San Casciano continuò a far parte dei domini di Firenze. Quando nel 1923 Mussolini trasferì una serie di comuni dalla Toscana alla Romagna Rocca San Casciano fu aggregata con tutto il suo circondario alla provincia di Forlì.Regio Decreto 4 marzo 1923, n. 544
Simboli
Lo stemma con la rocca compare in uno stemmario toscano del 1693 e rappresenta l'antica fortezza del XIII secolo. Il gonfalone è un drappo partito di bianco e di rosso.
Monumenti e luoghi d'interesse
Piazza Garibaldi, al centro del paese, di forma triangolare e circondata da bassi e caratteristici portici, è dominata dalla Torre Civica o dell'Orologio, risalente alla fine del 1600. Nella nicchia ricavata sul fronte della Torre civica è custodita una statua settecentesca in terracotta della Vergine Addolorata.
Su via Cairoli si affaccia la chiesa di Santa Maria delle Lacrime, parrocchiale del paese, costruita sul finire del XVIII secolo.
Il castello di Rocca San Casciano, chiamato "Castellaccio", si erge in posizione dominante rispetto all'abitato. Gli attuali ruderi è quanto resta dell'antica rocca munita di mura, dopo i crolli avvenuti per il terremoto del 22 marzo 1661. Nel 2019 sono state rinvenute altre mura.
A circa quattro chilometri dall'abitato di Rocca San Casciano, si trova l'abbazia di San Donnino in Soglio, eretta in epoca alto-medievale e documentata sin dal 1214.
Società Evoluzione demografica
Tradizioni e folclore Ad aprile si celebra la Festa del Falò. Le sue origini non sono documentate in modo univoco; alcune interpretazioni la collegano a pratiche rituali di epoca precristiana, mentre altre fonti riportano che a Rocca San Casciano, già dal XII secolo, venissero accesi falò lungo le rive del fiume Montone con finalità legate alla prevenzione delle piene.Nel 1991 l'Amministrazione comunale ha promosso la pubblicazione del volumetto "La festa dei falò di Rocca San Casciano- Storia e tradizioni di una comunità tosco- romagnola" (Forlì, pp. 127) a cura della studiosa Simonetta Tassinari, originaria della località.
A partire dal XVIII secolo, alla pratica dei falò si è associata la ricorrenza religiosa di San Giuseppe (19 marzo), che per un periodo ha costituito l’unica data di svolgimento della festa. In passato, i falò venivano accesi nei cortili delle diverse contrade, con momenti di aggregazione che includevano consumo di cibo e attività ricreative.
Nel corso del tempo, l’accensione dei falò è stata nuovamente collocata lungo le rive del fiume. Nel XX secolo si è sviluppata una competizione tra i rioni cittadini, originariamente quattro: Borgo di Sopra, Borgo di Sant’Antonio, Buginello e Mercato. Attualmente partecipano alla manifestazione i rioni Borgo di Sopra e Mercato.Lo stendardo del Borgo di Sopra presenta nella parte superiore la figura di un montone, accompagnata da una scritta in romagnolo (“Fat en là”, traducibile come “Fatti in là”).
La festa si svolge attraverso la costruzione, sulle due rive del fiume Montone, di strutture combustibili realizzate principalmente con ginestre e aghi di pino. Le due strutture presentano forme differenti: una a profilo arrotondato e una conica. I rioni si distinguono anche per i colori identificativi.
Le attività iniziano il sabato pomeriggio con la preparazione delle strutture e culminano in serata con la loro accensione simultanea, accompagnata dal suono delle campane. Sebbene non sia previsto un riconoscimento ufficiale, l’esito dell’accensione è oggetto di valutazione informale tra i partecipanti.
Durante la combustione dei falò si svolgono spettacoli pirotecnici differenziati per ciascun rione. Successivamente, nella piazza principale del paese, hanno luogo sfilate di carri allegorici organizzate dai rioni, ciascuna basata su un tema variabile di anno in anno. I carri, accompagnati da figuranti e gruppi a piedi, sono realizzati attraverso attività preparatorie che si sviluppano nei mesi precedenti.
Le sfilate si protraggono fino a tarda notte e vengono riproposte nel pomeriggio della domenica successiva.
L’associazione tra la festa e la ricorrenza di San Giuseppe è stata ricondotta, in alcune interpretazioni, alla presenza in loco dei Frati Minori Conventuali nel XVIII secolo.
Cultura
Musei Esposizione permanente sulle tradizioni rurali e venatorie.
Eventi
Festa del falò La Festa del Falò è una manifestazione tradizionale che si tiene annualmente ad aprile e prevede una competizione tra i rioni Borgo e Mercato. L’evento si svolge lungo le rive del fiume Montone e comprende l’accensione di grandi falò realizzati principalmente con ginestre, l’utilizzo di fuochi pirotecnici (localmente denominati “botti”), accompagnamenti musicali e sfilate di carri allegorici.
Letteratura Giuseppe Mengozzi (1841-1920), poeta originario di Rocca, scrisse un'opera in versi latini, Thuscae Romandiolae Ceres. Carmen Georgicum, ambientandola nella sua zona di origine. L'autore, emulo di Virgilio, illustrò l'agricoltura della collina e della montagna romagnola, fondata su vino, gelso, bachicoltura, più in alto sulla pastorizia migrante, e illustrò le fiere, per i bozzoli, i suini, gli agnelliAntonio Saltini, Messi e armenti di Romagna nei versi dell'ultimo emulo di Virgilio, in «Romagna arte e storia» n. 59/2000..Il poema fu pubblicato a Rocca San Casciano nel 1888 da Federico Cappelli, padre di Licinio Cappelli con la traduzione italiana a fronte, con il titolo La Cerere della Romagna toscana.
Amministrazione Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.
Gemellaggi
Sport A Rocca San Casciano esiste la società di calcio US Rocchigiana Calcio.
Note
Bibliografia
Voci correlate Romagna toscana Cappelli (editore) Valle del Montone Carlo Alberto Cappelli
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