La chiesa di San Matteo al Cassaro è un edificio di culto situato nel centro storico di Palermo. Il monumento si affaccia sulla strada del Cassaro (odierno Via Vittorio Emanuele), nel mandamento Castellammare o Loggia..Abate Francesco Sacco, "Dizionario geografico del Regno di Sicilia", , Palermo, Reale Stamperia, 1800, p. 104.

Storia Epoca normanna 1088, Primitivi chiesa e monastero basiliano documentati da Tommaso Fazello e Rocco Pirri in epoca normanna sotto il Gran Conte Ruggero.. 1148 - 1151, Trasferimento dell'Ordine basiliano presso il Monastero del Santissimo Salvatore.

Epoca sveva 1227, È documentato l'arrivo a Palermo dei Padri dell'Ordine Domenicano. Dopo un breve soggiorno presso il monastero della chiesa della Santissima Trinità del Cancelliere detta la «Magione» dell'Ordine Teutonico sono assegnati loro i due edifici che occupano fino al 1300. 1300c., Fino all'inizio del XIV secolo il monastero è occupato dalle religiose dell'Ordine Domenicano per trasferirsi in seguito nella nuova chiesa di Santa Caterina d'Alessandria d'Egitto e adiacente monastero.

Epoca spagnola 1559 15 aprile, Fondazione dell'Opera dei Miseremini presso la chiesa normanna. 1603, Fondazione della Confraternita dei Miseremini.. I lavori di costruzione della chiesa iniziano nel 1633 su iniziativa della confraternita dei Miseremini guidata dal frate francescano Leonardo Galici. Il luogo scelto per l'ubicazione della struttura fu quello occupato da un palazzo appartenente al celebre giureconsulto Mario Muta. e da questi donato ai religiosi. Scopo della confraternita era quello di donare misericordia alle anime del Purgatorio attraverso la recita, dall'alba al tramonto, di messe di suffragio. Il progetto architettonico fu probabilmente realizzato dall'architetto senatoriale Mariano Smiriglio. 1633 2 giugno, Benedizione della prima pietra da parte dell'arcivescovo Giannettino Doria. L'edificio è consacrato il 12 marzo 1647 dall'arcivescovo di Palermo Fernando Andrade Castro, ma è completato solo nel 1664 per opera degli architetti Gaspare Guercio e Carlo D'Aprile.

Successivamente, in particolare nel Settecento, l'interno della chiesa è arricchito da innumerevoli opere d'arte.

Epoca borbonica 1775, Riconsacrazione. La Confraternita dei Miserenimi grazie a laute offerte e lasciti dei ricchi fedeli, chiama i più grandi artisti locali ad abbellire la sua Chiesa per svariati decenni del '700.

Nella chiesa nascosta da un genuflessorio, si trova una botola che, secondo la leggenda, sarebbe il passaggio per un sotterraneo utilizzato dai Beati Paoli. Proprio a San Matteo essi furono scoperti e costretti a spostarsi altrove, nella zona del fiume Kemonia. Il sottosuolo della chiesa rivela un'altra peculiarità, la cripta, ampia con tanto di loculi ornati di maioliche e poggiateste. In essa sono sepolti, a partire dal 1714, i membri della confraternita dei Miseremini..

Epoca contemporanea {sezione in aggiornamento}

Come massimo esempio di luogo di culto barocco sull'importante arteria cittadina, gran parte dei capolavori custoditi nell'interno versano in uno stato di generale trascuratezza e urgono di opere di restauro.

Prospetto La facciata dell'edificio, caratterizzata dallo stile tipicamente barocco, è realizzata con marmo bigio ricavato dal Monte Billiemi. Nei tre ordini del prospetto principale completato nel 1662 e riccamente decorato, sono ricavate tre nicchie che ospitano le statue di La Vergine al centro, San Matteo Apostolo ed Evangelista a sinistra e San Mattia Apostolo a destra.

Al primo ordine sei paraste, le quattro interne più avanzate, racchiudono due finestre laterali che delimitano l'ingresso principale. Il portale è costituito da colonne doriche sormontate da timpano a doppio arco spezzato sovrapposto con nicchia intermedia ospitante la statua della Vergine. Al secondo ordine un articolato cornicione separa i due livelli. Quattro paraste racchiudono le due nicchie laterali con timpano ad arco che delimitano un grande oculo sormontato da iscrizione e decorato con volute laterali e mensole con vasi. Ai lati esterni grandi volute a spirale di raccordo. Nel terzo ordine un articolato cornicione separa i due livelli. Due paraste racchiudono tre finestre ad arco con balaustre. Ai lati grandissime volute a spirale di raccordo.

Gli architetti nonché scultori che la realizzano, unitamente alle statue ornamentali, sono Carlo D'Aprile e Gaspare Guercio figlio d'arte di Vincenzo Guercio..

Interno Tempio di stile cinquecentesco, lungo 35 metri e largo 18, a croce latina con ampio transetto e abside squadrata, l'interno diviso in tre navate da due serie di sette colonne di stile dorico. in pietra grigia di Billiemi collocate nel 1640, reggono arcate centriche oltre le quali si aprono le navate laterali e le dieci cappelle. L'interno, tra le tante apprezzabili opere d'arte, offre mirabili affreschi di Vito D'Anna e pregiati stucchi di Giacomo Serpotta e Bartolomeo Sanseverino.

Dieci cappelle laterali, le cui volte sono affrescate da Gaspare Giottino e Crispino Reggio nel 1760c. Le pareti arricchite da rivestimenti in marmo policromo, la tecnica, molto diffusa nel seicento, ha una particolare diffusione in Sicilia, consiste nel comporre assieme marmi mischi di diverso colore creando particolari cromie e accostamenti dai toni intensi e variegati. All'interno di ogni cappella è addossato alla parete di fondo un altare con paliotto settecentesco, anch'esso in marmo policromo.

Le colonne reggono archi a tutto sesto, archi rivestiti di marmi policromi con pennacchi adorni da medaglioni in stucco dorato con mezze figure dei dodici Apostoli attribuiti a Bartolomeo Sanseverino allievo di Giacomo Serpotta. Ad ogni arco corrisponde nelle navate laterali una cappella anch'essa rivestita di marmo policromo, adoperato con maggiore ricchezza decorativa.

All'ingresso, davanti alle prime due colonne sono collocate due acquasantiere La Grassa, poste nel 1992 in sostituzione delle settecentesche rubate nell'agosto del 1990. Tra gli artisti impegnati nella realizzazione delle tele della chiesa si segnalano Pietro Novelli, Leonardo Balzano, Filippo Randazzo, Antonio Manno e Giuseppe Testa.

Cupola Quattro pilastri sostengono l'elegante cupola poggiata su un tamburo ottagonale illuminato da otto grandi finestre. La superficie concava è ricoperta dal Trionfo del nome di Maria, affresco autografo di Vito D'Anna allievo di Olivio Sozzi di cui divenne genero. Addossate ai pilastri a sostegno allegorico della cupola le quattro virtù teologali della Fede, della Giustizia opere di Giacomo Serpotta su disegno di Francesco Ferrigno, della Speranza, della Carità di Bartolomeo Sanseverino.

Navata e affreschi

La cupola e le volte della chiesa sono affrescate nel 1754 da Vito D'Anna e allievi di bottega, sono raffigurate L'apoteosi dei Santi Matteo e Mattia e La liberazione delle Anime del Purgatorio nella navata centrale, la Gloria di San Gregorio nella volta del transetto sinistro, la Cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso Terrestre e il Cristo riparatore in quella di destra. Nella cupola è rappresentato il Trionfo del nome di Maria.

Posti sull'arco trionfale vi sono tre Angeli che reggono un grande cartiglio, pregevole opera in stucco di Giacomo Serpotta del 1728. Il gruppo scultoreo serpottiano sul frontone adorna l'altare maggiore con due figure muliebri che rappresentano la Fede e la Preghiera. Nella lunetta due serafini affiancano l'Agnus Dei giacente sul Libro Sacro che reca i sette sigilli dell'Apocalisse. Nella controfacciata è presente lo stupendo rilievo del Serpotta del 1729 Cristo e le anime purganti.

Le singole figure femminili allegoriche incorniciate da ghirlande in stucco sono affreschi di Francesco Sozzi figlio del grande Olivio Sozzi e cognato dello stesso Vito D'Anna.

Navata destra Prima campata: Cappella dell'Immacolata Concezione. L'altare presenta il dipinto raffigurante l'Immacolata Concezione con i santi gesuiti Ignazio di Loyola e Francesco Saverio, una monaca domenicana in riferimento alle monache del vicino monastero di Santa Caterina, e una bella figura di giovane con il teschio ai piedi identificabile con Santa Rosalia. Chiaro riferimento alla consacrazione del tempio nel 1647, avvenuta ventitré anni dopo il ritrovamento delle reliquie della santa proclamata patrona della città. Opera di Rosalia Novelli. Seconda campata: Cappella di San Francesco di Paola. L'altare presenta un dipinto che raffigura il titolare della cappella San Francesco di Paola, confidenzialmente chiamato «û santu Patri», inserito in una cornice marmorea sormontata da cherubino. Non si conosce l'autore, ma appartiene ad un artista palermitano del XVIII secolo. Terza campata: Cappella dell'Annunciazione. L'altare ospita il dipinto Annunciazione attribuibile a Pietro Novelli o alla sua scuola, inserito in una croce di marmo e sormontato da una conchiglia. Quarta campata: Cappella di San Bonaventura. Sopra l'altare, inserito in una cornice di marmo sormontata da un cherubino, è collocato il dipinto raffigurante la Presentazione di Gesù Bambino al Tempio celebre opera di Pietro Novelli, il più importante esponente della pittura siciliana del Seicento. Dinanzi alla cappella è posta il simulacro dellAddolorata condotto in processione il Venerdì Santo. Sulla mensa dell'altare è collocato un mezzo busto raffigurante lEcce Homo. Quinta campata: Cappella della Vergine del Rosario. L'altare presenta un dipinto raffigurante la Vergine del Rosario del 1676, data emersa dopo i recenti restauri che confuta le passate attribuzioni ora al Filippo Paladini, ora a Filippo Randazzo.

Navata sinistra Prima campata: Cappella dell'Angelo Custode. Sopra l'altare è collocato un dipinto raffigurante un Angelo di artista ignoto. A lato è collocato il monumento del cappellano maggiore canonico Rosario Gregorio, insigne storico siciliano. L'opera, addossata alla parete del contraltare, è di stile tardo settecentesco, eseguita entro il primo ventennio del XIV secolo da ignoto scultore locale. Ancora nel lato destro della Cappella si ammira un altro monumento funebre, dedicato a Giuseppe Vella con un interessante medaglione con figura allegorica, di evidente impronta neoclassica.. Seconda campata: Cappella della Sacra Famiglia. L'altare custodisce il dipinto raffigurante Gesù, Maria e Giuseppe. Ai piedi dell'altare, secondo quanto riporta l'iscrizione, il primitivo sepolcro di Fra Leonardo Galici, oggi trasferiti in un altro posto. Sotto la mensa dell'altare è collocata l'urna del Cristo Morto della Confraternita degli Invalidi condotta in processione il Venerdì Santo. È presente una Sacra Famiglia del 1796, dipinto attribuito a Giuseppe Testa e un San Michele Arcangelo. Terza campata: Cappella di Maria Santissima di Trapani. Sull'altare è presente la statua di marmo di Madonna con in braccio il Bambino di scuola gaginesca. Sul piedistallo risaltano i rilievi raffiguranti le Anime purganti e San Michele Arcangelo. Ai lati dell'altare sono presenti piccole statuine devozionali di Santa Rita e di Sant'Antonio di Padova. Nelle pareti sono incastonate due lapidi commemorative: a sinistra quella dedicata a Bernardino Serio del 1640, a destra quella di Marco Gezio del 1649. Quarta campata: Cappella di Sant'Anna. Sull'altare è collocato il celebre dipinto di Pietro Novelli raffigurante Lo sposalizio della Vergine e Sant'Anna del 1647. L'opera commissionata da Francesco Crispaldi nel 1642, come risulta dall'iscrizione posta sotto il dipinto.