Odolo (Òdol in dialetto bresciano) è un comune italiano di abitanti della provincia di Brescia in Lombardia. Il comune appartiene alla Comunità Montana della Valle Sabbia.

Geografia fisica Territorio Il Comune di Odolo è situato al centro della Valle Sabbia, nella zona denominata Conca d'Oro, anche definita valle del Vrenda, dal nome del fiume che la attraversa.

Il tessuto urbano è caratterizzato dal centro di Botteghe e dall'insieme dei nuclei delle antiche e piccole frazioni (Brete, Cadella, Cagnatico, Casa d'Odolo, Cereto, Cete, Colombaio, Forno, Gnavla, Vico e Pamparane).

Il suo territorio, fra i più piccoli della Val Sabbia, è prevalentemente montagnoso. Il territorio del comune è compreso tra i 306 e i 726 m s.l.m. Complessivamente l'escursione altimetrica risulta essere pari a 420 metri.

Sismologia Secondo la Classificazione sismica il comune appartiene alla zona 2 (zona con pericolosità sismica media dove possono verificarsi terremoti abbastanza forti).

Clima Il clima a Odolo è caldo e temperato, con piovosità significativa durante tutto l'anno.

La temperatura media annuale è pari a 12.2 °C.; luglio è il mese che fa registrare le temperature più alte (25,8 °C) e gennaio il mese con le temperature più basse (-0,6 °C).

La piovosità media annuale è di 1354 mm. In particolare le piogge sono più scarse nel mese di gennaio (58 mm) e più abbondanti nel mese di novembre (144 mm).

Odolo appartiene alla zona climatica E..

Storia Il toponimo Odolo con ogni probabilità prende origine dal termine germanico audo che significherebbe ricchezza, possedimento. Effettivamente nell'inventario dei possedimenti del monastero di Santa Giulia di Brescia viene citata una corte di Audalvico, nel periodo compreso tra l'879 ed il 906. Nell'inventario delle chiese appartenenti alla giurisdizione del Capitolo della Cattedrale di Brescia intorno al 1148 viene citata anche la cappella di San Zenone di Odolo. Le origini del paese sono comunque certamente più antiche, come testimoniato da alcuni rinvenimenti archeologici. Lo storico Theodor Mommsen cita infatti il rinvenimento di una pietra denominata basis magna Oduli. Si tratta di un reperto risalente al periodo romano, ora custodito presso il monastero di S. Giulia. Nel 1969 in località Castello venne invece rinvenuta un'ara funeraria, ora visibile presso il museo di Gavardo. Anche lungo la strada che collega Odolo con il vicino comune di Sabbio Chiese furono rinvenute alcune tombe romane. Per certo il reperto romanico di maggior valore che sia stato rinvenuto è lapide di Marco Ulpio Recepto, con ogni probabilità un veterano della XXX legione romana, lasciato dall'imperatore Augusto a presidio delle tribù sottomesse che avevano occupato la Valle SabbiaAlberto Albertini, Il monumento di un veterano della XXX legio Ulpia Victrix (Odolo), Annali del Museo di Gavardo n° 7, Brescia, Geroldi Editore, 1969.Albertini Alberto. Brixiana, note di storia ed epigrafia, Brescia, 1973, pp. 51–61.. Marco Ulpio Recepto una volta congedato era stato lasciato in loco, forse in qualità di magistrato o colono, conservando il titolo onorifico derivante dall'aver militato e dall'essere uscito vincitore nelle guerre sostenute durante il primo periodo dell'impero. Anche tale reperto è attualmente conservato presso il museo di GavardoSusini Giancarlo, Postilla ad un'iscrizione romana ad Odolo, in Annali del Museo di Gavardo n. 7, Geroldi Editore, Brescia, 1969.. Odolo nell'alto Medioevo probabilmente dipendeva dalla Pieve di Bione (in quegli anni la Chiesa, dopo aver ottenuto il contado e l'amministrazione civile grazie a privilegi regi e imperiali, esercitava la giurisdizione attraverso le pievi, i monasteri e l'autorità del Vescovo). Proprio sul colle di San Zeno, luogo ove attualmente è ubicata la chiesa parrocchiale del paese, le carte militari segnalano l'esistenze di un'antica rocca, detta Rocca di Santa Maria, andata completamente distrutta. Tale rocca in passato doveva avere una rilevante importanza strategica permettendo di controllare l'intera "Conca d'Oro", ovvero le terre di Odolo, Preseglie, Agnosine e Bione. A parere dello storico bresciano Antonio Fappani questa rocca risaliva al periodo longobardo e divenne successivamente proprietà di una nota famiglia del palese, i BelegniAntonio Fappani, Enciclopedia bresciana, Opera San Francesco di Sales, 2007, ISBN 8861460038.. Nella tradizione orale locale si narra che il signore della Rocca di Santa Maria venne un giorno attaccato dal vicino signore della Rocca di Bernardo che riuscì a distruggerne la dimora senza però riuscire a sopprimere il rivale. Quest'ultimo a breve distanza di tempo riunì alcuni audaci con il quale pose l'assedio al castello del rivale riuscendo ad espugnarlo ed a raderlo al suoloLucia Pasini, Emilia Perri, Arguzie e arcani. Leggende di fate e streghe, santi, diavoli e furbi contadini, vicende, uomini e cose della Valle Sabbia, Brescia, FdP editore, 2011, ISBN 978-88-902714-4-1.. Nel XIV secolo Odolo viene inglobato nel dominio dei Visconti di Milano (1337-1426) e con il nome di Othulo entra a far parte della Quadra di Valle SabbiaAtti della Giornata di studi malatestiani a Sansepolcro. Bruno Ghigi Editore. Rimini. 1990.. Per la posizione geografica che lo rende la località più vicina al valico di S. Eusebio e la fondamentale posizione strategica nel controllo della strada che porta a Brescia nel 1401 è conferito in feudo dal re di Germania, Roberto di Baviera. In quegli anni il paese segue il destino dell'intera Valle Sabbia e diviene teatro di continui scontri e lotte fra Milano e Venezia, periodicamente saccheggiato a causa del continuo passaggio dei diversi eserciti. Nel 1427 Odolo e la Valle Sabbia entrano stabilmente fra i possedimenti della Repubblica di Venezia, che ne individua la posizione strategica per lo sbocco dei propri commerci verso il Trentino ed oltralpe. Con maggiore liberalità rispetto al precedente dominio dei Visconti, e con l'intento di assicurarsi la fedeltà dei nuovi territori, la Serenissima concede riduzioni di imposte e vantaggi per l'industria ed il commercio. Si trattava di un collaudato "do ut des" che garantiva a Venezia la tranquilla fedeltà dei sudditi, e agli odolesi e valsabbini l'attaccamento di chi permetteva loro un consistente risparmio sulle imposteM. Zane, "Poco parlanti ma spesso arguti". Il carattere dei valsabbini nella storia, AVIS Zona di Gavardo, XXXV di Fondazione, 1997. Nel 1440 il territorio del comune (unitamente a quelli di Preseglie, Agnosine, e Abbione (Bione)), a seguito di atto del doge di Venezia Foscari, passa in feudo a Galvano da Nozza, distintosi in battaglia per conto della SerenissimaGiovanni Pietro Comparoni e Giacomo Comparoni, Storia delle valli Trompia e Sabbia, Stamperia Righetti, Salò, 1805.. Fra periodi di benessere e prosperità economica, alternati con momenti di miseria e carestia, Odolo si accompagna al dominio veneto fino al 1630, anno in cui qui come in molti altri paesi della Valle Sabbia esplode l'emergenza della epidemia di peste. Anche a Odolo l'infezione unita alle precarie condizioni di vita provoca centinaia di morti. Secondo la tradizione i cadaveri, al fine di impedire un'ulteriore propagarsi dell'epidemia, vengono gettati in località Vergomàs, a nord della chiesa di San Zeno. Giunge il 1796 e le truppe francesi scendono in Italia. Napoleone Bonaparte in persona le guida e, stando a quanto affermato dal Riccobelli, il 15 agosto scortato da 400 dragoni di cavalleria, pernotta ad Odolo presso l'osteria Cà de OdolP. Riccobelli, Memorie storiche della Provincia di Brescia e particolarmente delle Valli Trompia e Sabbia, Brescia, 1847. L'indomani riparte tornando a risalire la Valle Sabbia. I valsabbini e gli odolesi sono piuttosto freddi nei confronti degli occupanti, preferendo parteggiare per Venezia contro le scelte dei cittadini bresciani (filo francesi), probabilmente nel disperato tentativo di difendere i propri privilegi fiscali. Nei primi mesi del 1797 in Valle Sabbia la guida della resistenza alle truppe di Bonaparte viene assunta da un combattivo don Andrea Filippi di Barghe. A maggio dello stesso anno l'esercito francese al comando del generale Landrieux risale la Val Sabbia. Il 3 e 4 maggio gli abitati valsabbini vengono devastati e saccheggiati. La casa del Filippi viene totalmente demolita dai francesi; il 4 maggio Odolo, unitamente a Preseglie, depone le armi presentandosi agli ufficiali con bandiera bianca e nastro tricolore: evitano così i saccheggi, le vendette e gli incendi che invece si abbattono sugli altri paesi viciniUgo Da Como, La Repubblica Bresciana, Bologna, Zanichelli, 1926.Giuseppe Nicolini. Ragionamento sulla storia di Brescia dal 1516 al 1848. In Opere edite ed inedite: prose. Firenze. Felice Le Monnier. 1861.. L'organizzazione amministrativa napoleonica inserisce Odolo nel Distretto XV delle Fucine, con capoluogo a Nozza, Dipartimento del MellaA. Sabatti, Quadro statistico del Dipartimento del Mella, Brescia, 1807. La successiva organizzazione austriaca vede invece Odolo inserito nel Distretto XVI di Preseglie.

Simboli

Lo scudo è sormontato dalla corona muraria d'argento, utilizzata nell'araldica civica italiana per simboleggiare un Comune. La corona è un attributo iconografico dell'Italia (nella scultura e nella pittura) ed è una personificazione simbolica della Nazione. In basso, posti in decusse, due ramoscelli verdi di lauro a destra e di quercia a sinistra uniti al centro da un fiocco con il tricolore italiano, racchiudono lo scudo sui lati.

Lo stemma, di recente creazione, si ispira alla secolare industria della lavorazione del ferro e in particolare all'attività delle fucine che già dall'antichità producevano ad Odolo ogni sorta di attrezzi agricoli.

Lo storico Ugo Vaglia riporta nel 1961 per il comune di Odolo uno stemma differente: troncato d’argento e di rosso, all'orso levato di nero.Ugo Vaglia, Araldica bresciana, stemmario della Valle Sabbia, in Rivista araldica, 1961.

Il gonfalone è un drappo di azzurro.

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose

Chiesa parrocchiale di San Zenone. Fu eretta nel 1667 sullo stesso luogo dove preesisteva una costruzione risalente al XIV secolo e dotata di cinque altariAA.VV. Valle Sabbia. L'ambiente, le vicende storiche, i segni dell'arte e del lavoro dei venticinque comuni della Valle. Ramperto Editore. (1989) ISBN 88-7717-017-4. La venerazione del santo è probabilmente da attribuirsi all'influenza dell'antico monastero benedettino di San Zeno di Verona e al fatto che il personaggio assicurava con la sua benevolenza una protezione contro le insidie e i pericoli delle acque, in particolare del Vrenda (secondo il Guerrini la denominazione del torrente deriva dal latino Verenda, cioè “temibile” per i disastri e le rovine che compie ingrossandosiPaolo Guerrini. Note varie sui paesi della provincia di Brescia, Edizioni del Moretto, 1986.). Una bolla papale datata 1148 conferma sul colle odolese la presenza di una cappella dedicata a San Zenone, con ogni probabilità quella della rocca di Santa Maria, appartenente al Capitolo della Cattedrale di BresciaE. Spada, La chiesa parrocchiale di Odolo (1667-1967), Brescia, Ghignatti Editore, 1967.. Tuttavia è solo nel 1410 che la chiesa assume l'attuale denominazione e nel 1532 diviene parrocchia. Nel 1632 la comunità odolese riceve le reliquie di S. Zenone, elargite dal padre cappuccino Bernardino Faino da Odolo. L'edificio, da poco restaurato esternamente, conserva al suo interno il presbiterio, riccamente decorato a stucchi e pitture, una statua lignea della Madonna col Bambino del 1641, raccolta in una seicentesca cornice dorata e un pregevole affresco del Paglia in sacrestia raffigurante San Zenone col demonio, oltre che un crocifisso ligneo seicentescoP. Guerrini, La Parrocchia di S. Zenone di Odolo, in Memorie Storiche della Diocesi di Brescia, Brescia, 1959..