Sant'Olcése (Sant'Orçeise in ligureIl toponimo dialettale è citato nel libro-dizionario del ) è un comune italiano sparso di abitanti della città metropolitana di Genova in Liguria. La sede comunale è situata nella frazione di Piccarello, in posizione centrale rispetto alle altre frazioni.
Geografia fisica
Il comune di Sant'Olcese è situato in alta val Polcevera, lungo il torrente Sardorella, a nord di Genova, formato da diverse frazioni e numerosi piccoli nuclei di case sparse.
Il territorio santolcesino comprende la valle del torrente Sardorella, dove si trovano le principali località, e quella del rio Comago (con l'omonima frazione e il parco di villa Serra), ma si estende anche su parte della valle del rio Pernecco, affluente del torrente Secca (dov'è il villaggio di Busalletta e dove si snoda il percorso naturalistico di Ciaè) e nella val Bisagno, dove si trova la frazione di Trensasco.
Il corso d'acqua principale è il torrente Sardorella, subaffluente del Polcevera, che nasce dal monte Carossino, sullo spartiacque appenninico tra la val Polcevera e l'alta valle Scrivia e confluisce nel Secca presso Manesseno, a poca distanza dalla confluenza di questo nel Polcevera.
Tra le vette del territorio il monte Carossino (839 m), La Sella (812 m), il monte Carmo (810 m), il monte Alpe (799 m), il monte di San Michele (650 m), il monte Mezzano (637 m), il monte Butegna (566 m), il bric di Carrè (552 m), il monte Rostegasso (549 m), il monte Cassinassa (510 m), il monte Bastia (444 m), il monte Trensasco (414 m), il monte Corona (340 m).
Le frazioni più popolate sono situate nella bassa valle del rio Sardorella; in particolare Manesseno, per la sua vicinanza a Genova (quartiere di Bolzaneto), nel XX secolo ha visto un notevole sviluppo urbanistico (sia di tipo residenziale sia insediamenti commerciali e industriali). Nel fondovalle, a monte di Manesseno si trovano Arvigo e Piccarello (sede comunale) e, risalendo la valle, Sant'Olcese e Vigomorasso sul versante destro, Torrazza, Campi e San Lorenzo di Casanova sul versante sinistro.
Storia
Probabilmente, in epoca romana, il suo antico toponimo era Valle Ombrosa che fu poi cambiato in "Sant'Olcese" come omaggio al vescovo Olcese che, nel V secolo, a causa delle invasioni barbariche nella Gallia, fuggì in queste zone. Le sue reliquie, ritrovate nel 1155, sono oggi conservate nella chiesa parrocchiale del paese, a lui dedicata.
Le prime notizie storiche del piccolo paese risalgono però al 1146 e riguardano la chiesa parrocchiale. Il territorio santolcesino seguì quindi le vicende storiche di Borzoli, oggi quartiere di Genova, entrando a far parte nelle proprietà dei marchesi di Savona e, dal 1216, in quella del vescovo di Albenga Oberto II che cedette successivamente i possedimenti alla Santa Sede.
Il paese nel gennaio del 1367 fu coinvolto nelle lotte fra le fazioni politiche che si contendevano il potere nella Repubblica di Genova; durante questi scontri, gli uomini della fazione che faceva capo alla famiglia Fieschi incendiarono la chiesa, poi ricostruita nel 1387. Dal 1385 fu quindi possedimento della famiglia Adorno, all'interno del comune di Genova, che qui costruì un castello nell'odierna frazione di Vicomorasso; quest'ultimo andò completamente distrutto nel 1395 nel corso di nuovi scontri tra le famiglie Guarchi, Montaldo e gli stessi Adorno.
Nel 1656 la popolazione di Sant'Olcese venne decimata dall'epidemia di peste che colpì la repubblica genovese.
Negli anni 1746-1747, quando la Repubblica di Genova fu coinvolta nella guerra di successione austriaca, tutta la val Polcevera fu invasa dalle truppe austriache guidate dal generale Antoniotto Botta Adorno, e anche Sant'Olcese subì le conseguenze di quella dura occupazione. Molti abitanti si rifugiarono a Genova, mentre la chiesa fu saccheggiata e molte case, fienili e vigneti distrutti.
Nel 1797 con la nuova dominazione francese di Napoleone Bonaparte rientrò dal 2 dicembre nel dipartimento della Polcevera, con capoluogo Rivarolo, all'interno della Repubblica Ligure. Dal 28 aprile del 1798 con i nuovi ordinamenti francesi, Sant'Olcese divenne capoluogo del XIII cantone della giurisdizione del Polcevera e dal 1803 centro principale del II cantone della Polcevera nella giurisdizione del Centro. Nel 1804 la municipalità di Sant'Olcese aggrega gli ex comuni di Casanova, Comago, Manesseno e Orero; nel 1806 cede la frazione di Casanova al comune di Bolzaneto. Annesso al Primo Impero francese dal 13 giugno 1805 al 1814 venne inserito nel dipartimento di Genova.
Nel 1815 fu inglobato nel Regno di Sardegna, così come stabilì il congresso di Vienna del 1814, e successivamente nel Regno d'Italia dal 1861. Dal 1859 al 1926 il territorio fu compreso nel III mandamento di Rivarolo del circondario di Genova dell'allora provincia di Genova. Gli ultimi interventi sui confini comunali vengono attuati tra il 1877 e il 1878 con la cessione di Orero al comune di Serra Riccò e il riassorbimento di Casanova dal comune di Bolzaneto.
Prima della Seconda Guerra Mondiale le alture della zona (soprattutto nel settore prossimo a S.Olcese-Chiesa) videro l'edificazione di varie postazioni contraeree poi guardate nel periodo bellico successivo dal Regio Esercito.
Il 14 aprile 1945 il sovrastante (all'abitato di S.Olcese e Busalletta) Monte Sella vide un cruento scontro fra partigiani della Brigata 'Balilla' e reparti nazifascisti poi messi in rotta dopo la perdita di circa 30 morti e vari dispersi, contro la perdita dei due partigiani Zamperini e Faggioni poi decorati alla memoria.
Dal 1973 al 31 dicembre 2008 ha fatto parte della Comunità montana Alta Val Polcevera e, con le nuove disposizioni della legge regionale n. 24 del 4 luglio 2008, fino al 2011 della Comunità montana Valli Genovesi Scrivia e Polcevera.
Fra gli anni '60 e '80 del 900 la zona, in particolare il centro di S.Olcese-Chiesa, vide un prospero e felice periodo di crescita demografica, vita sociale assai attiva e ricca di villeggianti provenienti dalle aree urbane e anche da fuori regione. Con la globale crisi economica, i sopraggiunti anni duemila e la definitiva scomparsa della civiltà contadina, le campagne furono abbandonate e moltissime attività commerciali e ricreative cessarono; i luoghi sono in oggi trasformati in una sorta di periferia della metropoli genovese e solamente luogo di dimora per una decresciuta popolazione.
Simboli
Stemma
Gonfalone
Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con il decreto del presidente della Repubblica n. 2371 dell'8 luglio 1980.
Nello stemma vengono rappresentati i principali simboli del Comune: il torrione del castello costruito dagli Adorno nell'attuale frazione di Vicomorasso, la scala a pioli simboleggiante la famiglia Cambiaso, originaria di Cremeno, una spina di botte a rappresentanza degli Spinola e l'orso che, secondo la tradizione, fu reso mansueto da sant'Olcese.
Monumenti e luoghi d'interesse
Architetture religiose Chiesa parrocchiale di Sant'Olcese nella frazione che dà il nome al comune. Citata per la prima volta in un documento storico del 1143, probabilmente la costruzione della prima chiesa risale forse all'opera dei monaci colombaniani. Ricostruita nel 1387 a tre navate fu solennemente consacrata nel 1635. Conserva i resti mortali del santo omonimo, in un'urna di legno dorato, dal 1823. Oratorio di San Giovanni Battista nella frazione di Sant'Olcese, del XVII secolo. Chiesa parrocchiale di Santa Margherita nella frazione di Casanova, dell'XI secolo. Oratorio di San Lorenzo nella frazione di Casanova, del XVII secolo. Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta nella frazione di Comago. Una prima cappella sembrerebbe risalente al 407, secondo una lapide presso la chiesa di Sant'Olcese, la prima citazione dell'edificio risale al 19 febbraio del 1191. Gli ultimi restauri risalgono al 1890. Chiesa parrocchiale di San Martino nella frazione di Manesseno. Citata in un atto notarile del 1º febbraio del 1188 e suffraganea della comunità di Sant'Olcese, fu dal 1411 unita alla parrocchia di Comago e quindi autonoma dall'aprile del 1639. La struttura è composta da tre navate a croce latina. Conserva opere di Anton Maria Maragliano, Achille de Lorenzi e Luigi Gainotti. Chiesa del Santissimo Nome di Maria nella frazione di Manesseno. La nuova chiesa fu voluta da don Schiaffino nel 1962 per l'accrescere della popolazione frazionaria su un terreno privato acquistato, due anni prima, da don Paggi. Tuttavia, per mancanza di fondi, l'edificio non è stato concluso come da progetto originale. Cappella del Sacro Cuore di Gesù nella frazione di Manesseno, realizzata negli anni sessanta del Novecento. Chiesa parrocchiale di Nostra Signora del Rosario e San Bernardo nella frazione di Torrazza, edificata nel XX secolo. Oratorio di San Bernardo nella frazione di Torrazza, risalente al XVII secolo. Chiesa parrocchiale dei Santi Rocco e Sebastiano nella frazione di Trensasco. Nella frazione di Trensasco si ha notizia dal 1581 di una cappella intitolata ai santi Sebastiano e Rocco, succursale della parrocchia di Santa Margherita di Casanova. La chiesa attuale fu costruita nel 1870 nei pressi della primitiva cappella ed eretta in parrocchia nel 1951.
Architetture civili Villa Serra. Nei pressi della frazione di Comago, a poca distanza dal torrente Secca, si trova la settecentesca villa Serra-Pinelli, affiancata dalla palazzina neogotica fatta costruire nel 1851 dal marchese Orso Serra. Il complesso architettonico è circondato da un grande parco all'inglese, anch'esso realizzato alla metà del XIX secolo, quando il marchese Orso Serra decise di operare una radicale trasformazione delle proprietà acquistate dalla famiglia Pinelli. Dopo i primi lavori di restauro durati un decennio, il parco è stato riaperto al pubblico nel 1992. I lavori di restauro sono stati completati nel 2004. Villa Lagorio nella frazione di Manesseno, del XVIII secolo. Villa Santa Rosa, già villa Rocca - Rosazza - Vitale, nella frazione di Manesseno. Risalente al XVIII secolo, oggi è una casa di riposo. Palazzo Grillo nella frazione di Sant'Olcese, del XVII secolo. Villa Cambiaso nella frazione di Sant'Olcese, del XVII secolo.
Architetture militari Forte Diamante
Nel territorio del comune di Sant'Olcese si trova il forte Diamante, che domina il versante sinistro della valle del Sardorella dalla vetta del monte omonimo (667 m s.l.m.), ed è la più arretrata delle strutture difensive che circondavano la città di Genova. Fu costruito nella seconda metà del Settecento e poi completato e trasformato nei primi decenni dell'Ottocento. Il monte, in posizione dominante tra la val Polcevera e la val Bisagno costituiva un ottimo posto di osservazione e pare che già nel XIV secolo vi sorgesse una fortificazione, successivamente distrutta. Durante la guerra di successione austriaca, nel 1747, vi si trovavano postazioni militari provvisorie e la zona fu teatro di scontri tra i difensori di Genova e gli austriaci.
Subito dopo questa guerra fu decisa la costruzione dell'attuale forte (poi ampliato e modificato dopo il 1815, quando la Liguria entrò a far parte del regno sabaudo). Il 30 aprile 1800, durante il blocco di Genova da parte di austriaci e inglesi (mentre la città era occupata dalle truppe napoleoniche), nella zona del forte avvenne una violenta battaglia tra le truppe austriache di Hohenzollern e quelle francesi del generale Andrea Massena; queste ultime ebbero la meglio grazie anche ai rinforzi mandati in soccorso dagli occupanti del forte comandati dal capitano Bertrand. Definitivamente dismesso dal demanio militare nel 1914, il forte andò incontro a un progressivo degrado, fino al recente, ma modestissimo e parziale restauro, a cura del comune santolcesino.