Laviano è un comune italiano di abitanti della provincia di Salerno, in Campania.

Le origini del centro sono tradizionalmente ricondotte alle popolazioni sabine, ma dalla fine del XIX secolo l'emigrazione ha inciso in modo significativo sulla storia del paese. Gravemente colpito dal terremoto dell'Irpinia del 1980, nel quale perse circa un quinto degli abitanti e subì la distruzione o il danneggiamento di oltre mille unità edilizie, Laviano fu in seguito ricostruito in gran parte nell'area del vecchio abitato.

L'economia locale è legata soprattutto all'agricoltura, alla silvicoltura e all'allevamento. Le attività industriali sono prevalentemente connesse alla trasformazione dei prodotti rurali, in particolare prodotti caseari e olio extravergine d'oliva Colline Salernitane DOP. Situato nell'alta valle del Sele, il territorio comunale presenta risorse naturalistiche valorizzate da una rete di sentieri e itinerari turistici. Tra le principali attrazioni figurano il castello medievale e il ponte tibetano.

Geografia fisica Territorio Laviano è un piccolo paese dell'entroterra salernitano incuneato tra Lucania e Irpinia, situato a 475 m s.l.m., nella parte occidentale e più alta della Valle del fiume Sele, alle pendici nord-occidentali del monte Eremita (1.579 m s.l.m.). Il territorio comunale, caratterizzato da forti oscillazioni altimetriche, appartiene all’Appennino meridionale e rientra nel gruppo montuoso Marzano – Eremita, delimitato ad ovest dalla medio-alta valle del Sele, a nord dal fiume Temete e dalla strada statale n. 381 (tratto Laviano – Muro Lucano), ad est dalla fiumara di Muro e dai fiumi Platano e Bianco, a sud dai piani di Palomonte – Buccino e San Gregorio Magno – Ricigliano (vecchi bacini lacustri da poco interrati).

Il territorio comunale, di 56 km², comprende un'area prevalentemente montuosa la cui altitudine è compresa tra 261 e 1.579 m s.l.m. e ricade nel bacino idrografico del fiume Sele, situata sull'Appennino Lucano e nell'alta valle del Sele, al confine con la Basilicata caratterizzata da modesti valloni e fossi di scolo a regime stagionale. Principale tributario del Sele è il Temete, che si riversa nelle sue acque in località Temete. Parte di queste acque sono state captate nell’acquedotto Lucano, riducendone la portata. Valle delle Conche (12 km) viene alimentato prevalentemente dalla sorgente Valle Porcaro; in passato era possibile la balneazione, ma con il terremoto le acque si sono infiltrate nel suolo per poi sfociare nel Sele.

Sismologia Il territorio del Comune, che dal 1400 al 2000 ha subito 22 eventi sismici, è situato nella Zona 1 che, secondo la Classificazione sismica contenuta nell’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3274 del 20 marzo 2003, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 105 dell’8 maggio 2003, “è la zona più pericolosa con alta probabilità che capiti un forte terremoto”.

Clima

Nella Valle del Sele, le temperature medie annue si aggirano tra gli 8 e i 12 °C, per scendere intorno ai 4-5 °C sugli altorilievi. Le precipitazioni hanno valori medi annui di circa 1.000 mm nel fondovalle, ma superano i 1.700 mm alle alte quote, con massimi a novembre-dicembre ed è frequente la neve. I venti prevalenti spirano da OvestMonti Marzano Eremita Carta dei sentieri scala 1:25000 - Club Alpino Italiano, Provincia di Salerno, Comunità Montana Alto e Medio Sele, Comune di Salerno S.E.L.C.A. 2005 Firenze.

La stazione meteorologica più vicina è quella di Stazione meteorologica di Andretta (AV). In base alla media trentennale di riferimento 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a +3,2 °C; quella del mese più caldo, agosto, è di +21,9 °C. Altri dati storici provengono dalla stazione di Buccino (SA): per i periodi di osservazione che vanno dal 2008 al 2012, si registra una temperatura media annua intorno ai 15 °C, la piovosità annua è pari a 939 mm, quasi assenti le precipitazioni ad agosto.

Il Comune è ubicato nella Zona E, 2127 GG, della Classificazione climatica dei comuni italiani introdotta dal Decreto del Presidente della Repubblica n. 412 del 26 agosto 1993 che regolamenta la progettazione, l'installazione, l'esercizio e la manutenzione degli impianti termici. In questa Zona l’accensione degli impianti di riscaldamento è consentita per dodici ore giornaliere dal 1º novembre al 15 aprile.

Origini del nome

L'attuale toponimo, attestato nel Catalogus Baronum (1150-1168), trarrebbe origine dal nome latino Abellio. Secondo altri, Lavianum sarebbe un termine sabino, forse feudo rustico della Gens LaviaRegistro di epoca normanna conservato nella curia di Palermo che consiste in un elenco dettagliato del servizio militare dovuto dai feudatari della parte continentale del regno normanno..

Storia

Dalle origini ai giorni nostri

Il più antico insediamento fu, secondo Nicola Corcia (archeologo originario di Laviano vissuto tra il 1802 e il 1892), l'ultimo villaggio degli Ursentini, gente di stirpe lucana. Ritrovamenti archeologici nell’area testimoniano inoltre la presenza di popolazioni sannitiche già dal V secolo a.C. Il processo di romanizzazione si concretizzò intorno alla fine del III secolo a.C. In quel periodo, le foreste d’alto fusto dell'Alta Valle del Sele fornivano legname pregiato destinato alla carpenteria e alla cantieristica navale ed il Sele ed il Temete erano utilizzati per la fluitazione dei tronchi verso il mare.

All'inizio del V secolo d.C. i Longobardi si insediarono nell'Italia meridionale e realizzarono una linea di avvistamento con postazioni lungo le valli del Temete e del Sele, anche nelle vicinanze di Laviano. Dal periodo longobardo, Laviano è appartenuto al Gastaldato di Conza (Compsa). Ruggero II di Sicilia, conosciuto anche come Ruggero il normanno (prima metà del XII secolo) creò la contea di Laviano (dalla quale dipendevano, a livello militare ed amministrativo, vari paesi circostanti), assegnata al conte Guglielmo che prese, così, il cognome "de Laviano" e poi "Laviano". A lui si fanno risalire le origini del Castello. Con gli Svevi, subentrarono esponenti della famiglia Oddone. Manfredi (1232 – 1266, figlio naturale di Federico II di Svevia e di Bianca Lancia d'Agliano) scelse quali feudatari per Laviano, prima Pietro di San Severo e poi lo zio Galvano Lancia.

Con l’insediamento al trono di Napoli di Carlo d'Angiò (intorno al 1270), arrivò a Laviano la famiglia D'Alemagna che conservò la contea di Laviano per due secoli circa, come testimoniato dalla presenza, nel 1428, del conte Giorgio D'Alemagna e poi del figlio Pirro (1467-1468). Laviano passò quindi ai Carafa: dapprima ad Antonio, poi ad Anna (Principessa di Stigliano) e, infine, a Nicolò Carafa Gusman. Alla morte di questi (1660), i suoi beni (inclusa la baronia di Laviano) passarono al Regio Fisco. Don Antonio Castellano testimonia in La Cronista Conzana che, intorno al 1689-1691, Laviano contava 693 abitanti e il suo Castello mostrava già segni di declino. Nel 1697 la Regia Corte assegnò i predetti possedimenti a Francesco D’Anna, la cui famiglia li detenne per circa due secoli; Ernesto D’Anna fu l’ultimo Duca di Laviano.

Nel 1806 il re di Napoli Giuseppe Bonaparte promulgò le leggi eversive della feudalità, con le quali la feudalità venne abolita e i terreni del feudo furono assegnati al demanio comunale, la cui amministrazione doveva gestire la quotizzazione e l’assegnazione ai contadini. Il proposito era creare una piccola proprietà contadina. Gioacchino Murat, succeduto a Giuseppe Bonaparte nel 1808, diede applicazione a queste leggi. Risolte le questioni e le liti pendenti ed aboliti tutti i diritti giurisdizionali, proibitivi e personali, per poter procedere alle quotizzazioni delle terre demaniali, fu approntata un’accurata cartografia. Nella Pianta generale dell’intero agro lavianese del 1813 è riportata l’estensione della montagna e delle varie località: Cerreta, Cianciuoli, Correia, Coste di Casieri, Coste di Parise.

Dal 1811 al 1860 è stato capoluogo dell'omonimo circondario appartenente al distretto di Campagna del regno delle Due Sicilie. Dal 1860 al 1927, durante il Regno d'Italia, è stato capoluogo dell'omonimo mandamento appartenente al circondario di Campagna.

Il terremoto Il terremoto dell'Irpinia del 1980 avvenne alle ore 19:35 del 23 novembre 1980, durò 90 secondi e colpì una vasta area dell’Appennino meridionale, con effetti devastanti soprattutto in Irpinia e nelle zone adiacenti delle province di Salerno e di Potenza. Si scatenò a 30 km di profondità, tra la Sella di Conza della Campania (in provincia di Avellino), Castelnuovo di Conza e Laviano, cavalcando una faglia lunga circa 60 km e larga 15: la stessa che in passato aveva generato terremoti simili.

Nel paese di Laviano la percentuale delle distruzioni fu altissima: l’edificazione su un ripido pendio determinò molti crolli dovuti a trascinamento, sia per il cedimento di edifici sottostanti, che crollando coinvolsero quelli costruiti sopra, sia per il crollo di edifici sovrastanti su quelli costruiti più in basso. Crollò quasi completamente la cattedrale di Santa Maria Assunta; danni molto gravi furono rilevati anche nella chiesa di Santa Maria del Rosario. In tutto il territorio comunale le unità edilizie distrutte o crollate parzialmente furono 1.078; morirono 303 persone (un quinto della popolazione) e 235 rimasero ferite; 2.580 i senzatetto (pressoché tutta la popolazione residente).

Onorificenze Laviano fu insignito della medaglia d'oro al merito civile per l'opera di ricostruzione edilizia e sociale approntata. Data del conferimento:

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose

La Chiesa di Santa Maria della Libera, chiusa al pubblico dopo il sisma, è in cattivo stato di conservazione. L’ingresso è costituito da un portale in pietra con una semplice scanalatura, mentre il portone è lavorato con bassorilievi di Angelo Albanese. All'interno, un'unica navata con un altare barocco risalente al 1738. A seguito del terremoto, è venuto alla luce un trittico affrescato di pregevole fattura raffigurante il busto di una Madonna con bambino, con San Francesco di Assisi e Sant’Antonio di Padova.

Anche nella Cappella di Santa Maria Assunta, ancora in via di restauro, in seguito al sisma sono apparsi notevoli affreschi.

Architetture civili

Il Ponte tibetano aperto al pubblico nel 2015, nelle vicinanze del Complesso fortificato sulla Rupe dell’Olivella, è una passerella pedonale escursionistica con larghezza di 0,72 m., tenuta sospesa da funi di acciaio, che scavalca il sottostante Vallone delle Conche a circa 90 metri dal fondo, per una lunghezza complessiva di 88 m. Si tratta di una struttura metallica leggera ed a basso impatto visivo, composta da un piano di calpestio in grigliato antiscivolo e parapetto. È raggiungibile grazie a due sentieri che partono dal centro del paese.

Tra i pochi monumenti sopravvissuti al sisma, ha conservato il suo posto al centro della piazza della Repubblica la Fontana del Tritone, di fattura ottocentesca, forse ispirata alla omonima fontana di gusto barocco del Bernini o a quella dell'Aquila del Maderno, a Roma dai primi anni del 1600.

Architetture militari