Rocca Massima è un comune italiano di abitanti della provincia di Latina nel Lazio. È il paese più alto della provincia di Latina con i suoi 735 Nel suo territorio più a valle sono comprese alcune contrade(Boschetto, Tinello, Mazzabarile, Colle Gorgone, Colle Santa Oliva, Colle Rosso, Mazzocchia), dove risiedono circa 650 abitanti, praticamente la maggior parte della popolazione.

Geografia fisica

Territorio Rocca Massima è posizionata sull'altura del Monte Massimo, appartenente alla catena dei Monti Lepini. Sono presenti anche le cime Colle Illirio e il Monte Pratiglio.

Clima Classificazione climatica: zona E, 2426 GR/G

Storia

Antonio Nibby identifica in Rocca Massima, sulla base di alcuni passi di Livio, l'antica Arx Carventana, una rocca forte romana occupata nell'anno 247 di Roma dai Volsci durante le guerre latine, riconquistata sotto il consolato di Manio Emilio Mamercino e Gaio Valerio Potito Voluso, successivamente fu ripresa dagli Equi dopo un inutile tentativo di assedio da parte dei romani:

Non è certo se l'attuale borgo sia da identificarsi o no con l'Arx Carventana citata da Livio, tuttavia resti di mura in opera poligonale e svariati reperti archeologici in località "Lubro", "La Selva" e "Monte S.angelo", sembrerebbero attestare la presenza di un insediamento romano. Il 5 dicembre, 1202 Innocenzo III concede con il Breve “Quia per tuae” a Pietro Annibaldi i territori sul Monte Massimo (territorio facente parte di Giuliano in quell'epoca) “sororio et senescalco suo montem Maximum cum pertinentiis suis” con l'obbligo però di giuramento di fedeltà perpetuo alla Chiesa romana, inoltre, Innocenzo III autorizza Annibaldi a costruirvi una rocca fortificata "munitionem et castrum" data l’importanza strategica del luogo posto a cavallo tra la Valle del Sacco e la Pianura Pontina. Il castello costruito da Annibaldi sul punto più alto del monte, il palazzo, nonostante le varie manomissioni presenta ancora sulla facciata la tecnica edilizia fatta con piccoli parallelepipedi uniti da malta caratteristica dei piccoli centri medievali del Lazio meridionale; al XIII secolo risale la chiesa di S. Michele arcangelo. È quindi con la concessione a Pietro Annibaldi che si attesta la fondazione della Rocca che prende il nome dal monte Massimo su cui si erge. Durante la prima metà del XII sec, a causa dei contrasti tra papato e impero, le proprietà passarono prima ai Malabranca e successivamente ai Perlconi fino al 1260 quando fu venduto dalla vedova di Guido Pierleoni (una tale Donna Oddolina) a Giovanni Conti, la vendita comprendeva il castello di Giuliano, diritti e beni del castello di Montefortino (attuale Artena) e del castello di S.Silvestro; da questo momento Rocca Massima forma un unico feudo con Giuliano sotto la famiglia Conti. Alla fine del XV sec, con il frazionamento delle proprietà della famiglia Conti, Rocca Massima divenne una comunità autonoma con un’organizzazione interna di tipo comunale amministrata da un articolato consiglio con ai vertici il Governatore e due Contestabili nominati dal Duca e da 24 consiglieri scelti tra i capifamiglia. Le spese del territorio erano in parte sostenute da alcune attività a “gestione comunale” come l'osteria, la macelleria e due forni e in parte dalla riscossione delle imposte. Nel XVI sec il feudo di Rocca Massima passò ad Andrea Conti e successivamente a sua figlia Massima dopo la morte; il feudo di Giuliano passò a Giovan Battista Conti, cugino di Andrea, a cui dopo la morte succedette sua figlia Costanza. Nel 1557 durante la guerra tra Filippo II e Papa Paolo IV fu occupata dalle truppe Asburgiche, non vi furono saccheggi o eccidi come invece successe a Segni e Montefortino. Il 5 febbraio 1588 Massima Conti nomina erede del castello di Rocca Massima e di Colleferro il cardinale Antonio Maria Salviati, figlio di Costanza Conti signora di Giuliano. Il testamento, scritto dal notaio Giovanni Fuschi di Rocca Massima, prevedeva il ritorno della proprietà ai figli di Federico Conti, Camillo ed Orazio, una volta morto il Cardinale Salviati, tuttavia i Salviati, dietro un pagamento di scudi, riscattarono la proprietà, inoltre il cardinal Salviati essendo figlio di Costanza ereditò anche il Castello di Giuliano anche se le due proprietà non si unificarono e mantennero divisi gli ordinamenti amministrativi. Nel 1784 oltre a vari lavori di manutenzione fu ridotta l'altezza della torre perché pericolante, su consiglio dell’architetto dei Salviati, Francesco Rauz. La fine del XVI secolo segna la fine della signoria di Conti mentre inizia quella dei Salviati che si protrarrà per tutto il XVIII sec, fino a quando il cardinale Gregorio Salviati nomina erede sua nipote Anna Maria moglie di Marcantonio Borghese. A questi succede il loro figlio Camillo Borghese che nel 1808 vendette ai Doria Pamphili Rocca Massima e i suoi beni. Con il decreto imperiale del 2 agosto 1809 Rocca Massima diventa comune sotto il cantone di Cori in provincia di Velletri. Con la caduta di Napoleone e con la conseguente riabilitazione del governo papalino Rocca Massima resta comune e ebbe come frazione Giuliano. Fu aggregata il 1 febbraio 1832 da Gregorio XVI alla provincia di Velletri da lui creata, perdendo però la frazione di Giuliano che passò a Montefortino. Dopo l'unità d'Italia passò alla provincia di Roma e successivamente con Regio Decreto del 18 dicembre 1932 fu annessa alla provincia di Littoria (Latina).

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Chiesa di San Michele Arcangelo: La chiesa di S. Michele Arcangelo, costruita verso la fine del XV secolo, insiste su una precedente risalente al XIII secolo costruita durante l’edificazione della rocca. La struttura presenta un'unica navata con soffitto a botte e termina in un'abside orientata verso nord-est dove campeggiano quattro figure di santi protettori: Santa Barbara, S. Biagio, Santa Lucia, S. Sebastiano, affreschi eseguiti dal pittore Mariani di Velletri, risalenti agli inizi del XX sec. La Pala che campeggia l’altare maggiore raffigurante San Michele Arcangelo è una copia dell’originale di Guido Reni, considerata una delle più belle e fedeli copie dell'originale, fu realizzata nel 1869 da un pittore la cui firma posta in basso a sinistra è poco leggibile; oltre alle opere citati sono presenti all’interno della chiesa la tela del Mariani raffigurante S. Isidoro agricoltore, patrono di Madrid e protettore di Rocca Massima e quella del Sacro Cuore di Gesù del 1911. L'abside, secondo studi condotti dalla Dott. Arch. Fabiola Salvaggio nel 2002 ricalca una delle torri, quella più imponente che controllava la via di accesso da Velletri-Giuliano, che costituivano il sistema difensivo e di avvistamento della rocca-forte (inizi del XIII sec.). Nel 1786, durante i lavori di ristrutturazione, grazie al concorso della comunità e alla generosità del Cardinale Gregorio Salviati, vi vennero aperte due finestre ai lati per dare più luce all'interno della chiesa. Dalla fine del XVIII sec. ai nostri giorni seguirono diversi restauri della chiesa. Nel 1960 l’allora parroco Don Angelo Lopes, veliterno ottenne dal Signor Giuseppe Cherubini una generosa offerta per il rifacimento del pavimento e dell’altare maggiore e per il riposizionamento della balaustra. La dedica, dettata da Mons. Lopes, è visibile sotto il gradino della balaustra. Nel 1990 Mons. G. Centra commissiona i lavori di rifacimento del tetto e il restauro della casa canonica con il sostegno del Senatore Nicola Mancino, allora Ministro degli Interni. Nel 1999 si registrano una serie di importanti restauri: restauro delle pitture e degli intonaci interni, promossi dalla Pro Loco, affidati all'Architetto e pittore Wladimiro Di Folco che restaurò l’abside, la volta, le tele di San Michele Arcangelo e di S. Isidoro e la Cappella della Madonna della Pietà; realizzazione della “Bussola” in radica di noce della porta d’ingresso si deve alla Cooperativa di falegnami L’Alveare di Sora, che insieme alle vetrate dell’abside e a quella della finestra sulla facciata principale furono finanziate dal cittadino Renato Tomei. Nello stesso anno fu installato al di sopra della bussola d'entrata un superbo Organo meccanico costruito dalla Ditta organaria Inzoli Cav. Pacifico dei F.lli Bonizzi di Crema, fu inaugurato il 24 ottobre dello stesso anno con un concerto del maestro J.E. Goettsche, organista titolare della Basilica Vaticana in Roma. Da allora questo strumento è divenuto protagonista di una Rassegna organistica internazionale. Musicisti da tutta Europa e dagli Stati Uniti si sono avvicendati in concerto tutti lodando le caratteristiche tecniche dello strumento. Tra i tanti organisti si ricordano: J.E. Goettsche, J. Paradell Solè, G. Kaunzinger, J.E. Ayarra Jarne, A. Corti, A. Macinanti, S. Celeghin, G. Di Rosa, P. Laurenti, M. Ricci, M. Nosetti, G. Parodi, C. Brizi, A. Sutton, I. Kalinovska. Nel 2004 la chiesa è stata arricchita di una monumentale Via Crucis, opera marmorea dello scultore M. Toffetti è composta da più elementi atti a ricalcare le varie “stazioni”, è disposta sui entrambi i lati lunghi della chiesa; fu benedetta il 3 aprile di quell'anno dal Cardinale Sergio Sebastiani. All’interno della chiesa è presente un crocifisso ligneo del XVIII secolo che faceva coppia con altro del XVII sec. scomparso per incuria circa 30 anni fa quando, prestato ad un comitato di feste patronali di Artena, non fu mai restituito né si poté dimostrarne la proprietà per mancanza di documenti. La piazzetta antistante la chiesa parrocchiale è intitolata a Mons. Angelo Fabiani (1868-1938), sacerdote, scienziato e musicista a cui la Pro Loco, dedicò la targa di bronzo che decora la facciata della chiesa (1998). La gradinata della piazzetta fu realizzata nel 2000 dalla Pro Loco in onore del Presidente del Senato Nicola Mancino, allo stesso tempo Rocca Massima gli conferì la cittadinanza onoraria grazie alla sua quarantennale frequentazione del paese nella casa antistante la chiesa parrocchiale.

Chiesetta del Carmine (Secolo XVII) la chiesa, di piccole dimensioni, viene edificata intorno al 1606, poco fuori le mura urbiche, la struttura presenta una sola navata, con un solo altare e una cantoria rialzata in corrispondenza dell'abside. La cura della chiesa era affidata alla confraternita del Carmine. Nella parte destra era murata un'urna cineraria romana usata come fonte battesimale, se ne perse traccia dopo i restauri del 1991. Attualmente la chiesa viene usata sporadicamente; a pochi passi dell'edificio è stata impiantata la nota attrazione turistica Flying in The Sky.