Palazzo Medici Riccardi è un edificio storico del centro di Firenze, situato in via Cavour 3. Già primo palazzo posseduto dai Medici a Firenze, dove abitarono personaggi come Cosimo il Vecchio e Lorenzo il Magnifico, fu ceduto alla famiglia Riccardi nel 1659, che lo ingrandì e abitò per circa 150 anni. Dopo varie vicissitudini è divenuto sede della Prefettura e del Consiglio metropolitano.

Storia Palazzo di Cosimo il Vecchio

Il palazzo è un'opera del Michelozzo, commissionata dal patriarca delle fortune dei Medici, Cosimo il Vecchio. In un primo momento Cosimo aveva chiesto un progetto a Brunelleschi, ma, essendo un fine uomo politico, lo scartò per la sua troppa magnificenza che avrebbe senz'altro scatenato le invidie dei concittadini (riporta il Vasari che il progetto era troppo suntuoso e magnifico, anche se le affermazioni del Vasari non hanno trovato altri riscontri sull'effettiva esistenza del progetto di Brunelleschi). I suoi scrupoli d'altronde non erano infondati, dato che appena dieci anni prima, a causa dell'accusa di tirannia da parte dei suoi avversari politici, aveva subito la carcerazione in Palazzo Vecchio e l'esilio in Veneto, dal quale però era stato richiamato a Firenze con tanto di soddisfazione per l'acclamazione popolare.

Incaricò così Michelozzo, un architetto altrettanto valido ma più discreto, il quale realizzò un palazzo cubico dall'aspetto esterno imponente, ma sobrio ed austero (1444-1452 o 1460), intorno ad un cortile centrale quadrato con colonne corinzie, ispirandosi in parte al recupero di elementi classici operato da Leon Battista Alberti nella quasi contemporanea realizzazione di Palazzo Rucellai. Fu però proprio il Palazzo Medici a fissare uno dei modelli dell'architettura civile del Rinascimento a Firenze e non solo. Un esempio di derivazione è Palazzo Strozzi.

L'epoca aurea di Lorenzo il Magnifico

Sul finire del Quattrocento le grandiose raccolte artistiche medicee erano conservate nel palazzo, come il David di Donatello, che era esposto nel cortile, o come i tre dipinti di Paolo Uccello della Battaglia di San Romano, che adornavano la camera da letto del Magnifico, senza trascurare le opere di Botticelli, Verrocchio, il Pollaiolo, Domenico Ghirlandaio, le collezioni di gemme, cammei e vasi in pietre dure ed in cristallo di rocca, ecc. Nel grande parco sul lato nord del Palazzo, il cosiddetto Orto di San Marco, comprato dalla moglie di Lorenzo, Clarice Orsini, furono collocate le sculture classiche comprate in larga parte a Roma, e sotto la direzione dello scultore Bertoldo, fu creata l'antesignana di quella che era una vera e propria Accademia di Belle Arti per la prima volta in Europa, dove i giovani artisti potevano copiare e studiare i modelli classici e apprendere le tecniche artistiche. Il più importante di questi fu Michelangelo Buonarroti. Spesso i giovani artisti venivano anche ospitati nel palazzo da Lorenzo, come successe per esempio a Michelangelo che visse l'adolescenza a palazzo. Inoltre grande spessore culturale era dato dalla frequente presenza del circolo neoplatonico degli umanisti fiorentini, fra i quali il filosofo Pico della Mirandola e il poeta Agnolo Poliziano. Si venne così a creare nel palazzo un ambiente di ampio respiro culturale, che favorì lo sviluppo del pensiero e dell'arte del Rinascimento.

Cinquecento

Con la morte di Lorenzo nel 1492 si concluse un'epoca per tutta la città. I fiorentini, aizzati dalle prediche del Savonarola, che tuonava contro i costumi lascivi, ostentatamente sfarzosi e neopagani della città, furono istigati alla sommossa e saccheggiarono il palazzo nel 1494, confiscando in nome della Repubblica fiorentina il tesoro mediceo, fatto di ori, gioielli ed inestimabili opere d'arte. L'occasione era nata dal vile comportamento del figlio di Lorenzo, Piero, in occasione del passaggio dell'esercito del Re francese Carlo VIII, al quale aveva spalancato le porte dei territori fiorentini e, secondo i cronisti più ostili ai Medici, aveva addirittura baciato le pantofole in segno di sottomissione. È a seguito della cosiddetta seconda cacciata dei Medici (dopo il primo ostracismo di Cosimo il Vecchio) che la scultura bronzea della Giuditta e Oloferne di Donatello, fino allora ornamento di una fontana del giardino del palazzo, fu ricollocata in Piazza della Signoria, a simboleggiare la sconfitta della tirannia da parte del popolo. Analoga sorte toccò al David, sempre di Donatello, che finì a Palazzo Vecchio (oggi conservato presso il museo del Bargello).

Una sorte peggiore toccò ad altri beni che furono messi all'incanto in Orsanmichele; comunque in larga parte il tesoro rimase fortunatamente a Firenze e fu per lo più ricomposto dai successori della casata. Tre anni dopo infatti, grazie all'aiuto delle truppe spagnole, rientravano a Firenze il Cardinale Giovanni (poi papa Leone X), anch'egli figlio di Lorenzo il Magnifico, e il Cardinale Giulio (poi papa Clemente VII), figlio del fratello di Lorenzo, quel Giuliano assassinato durante la Congiura dei Pazzi.

Fra i rinnovamenti al palazzo di questo periodo si contano le grandi finestre al pian terreno, quando fu eliminata l'originaria loggia a ridosso della strada, guadagnando sia in spazio che in sicurezza della dimora. Dotate di timpano triangolare e di un ripiano d'appoggio posto su mensole molto accentuate, per cui, a causa della loro forma sono chiamate inginocchiate e sono attribuite a Michelangelo (1517) e rappresentano il prototipo per tantissime altre realizzazioni. Nel cortile fu posta la scultura dellOrfeo di Baccio Bandinelli che vi si ammira ancora oggi.

La notizia del sacco di Roma, che aveva messo in difficoltà la figura allora predominante dei Medici, Papa Clemente VII (Giulio de' Medici) portò all'ultima cacciata della casata dalla città e ad un nuovo saccheggio del palazzo (1527). Seguì la ripresa della città con il famoso Assedio di Firenze del 1530, al termine del quale gli ultimi discendenti del ramo principale della famiglia fecero ritorno nel palazzo. Ma l'assassinio incrociato del duca Alessandro de' Medici e del cugino Lorenzino (detto Lorenzaccio), portarono al potere un ramo fino ad allora secondario della famiglia quello dei cosiddetti popolani, con la salita al titolo Ducale di Cosimo I, il quale si trasferì con la moglie Eleonora di Toledo a Palazzo Vecchio (1540), abbandonando il Palazzo Medici di Via Larga, ormai privo di qualsiasi funzione di rappresentanza, a discendenti cadetti della famiglia.

I Riccardi

Dopo vari passaggi di proprietà all'interno dei componenti della famiglia dei Medici, a metà del Seicento il Palazzo tornò al granduca Ferdinando II, il quale ormai residente nello sfarzoso Palazzo Pitti, decise di vendere il desueto e vetusto palazzo di famiglia ad una ricca famiglia di banchieri, i Riccardi, i quali avevano reso importanti servizi politici al Granduca e, per questo, erano stati da lui fregiati del titolo di marchesi. Il fedele Marchese Gabriello Riccardi acquistò così per la somma di quarantamila scudi il palazzo che da allora cambiò nome (1659).

Nel 1669 avvenne la prima assoluta di Il ritorno di Ulisse di Jacopo Melani e nel 1670 di Enea in Italia di Melani.

Fino a tutto il Settecento, i Riccardi compirono numerose trasformazioni, conservando però esternamente la morfologia e lo stile quattrocenteschi, come forma di rispetto verso il progetto di Michelozzo, nonché verso gli autorevoli ex proprietari. Il palazzo fu raddoppiato in dimensione, perdendo l'originaria forma cubica e, sulla nuova facciata di Via Larga, fu mantenuto lo stile della parte antica.

Partendo dal pian terreno, si entra nel loggiato che venne decorato dall'Andreozzi, con putti in stucco, un materiale che in questi anni a Firenze era molto in voga e che caratterizzò il Barocco fiorentino.

La Galleria al primo piano fu realizzata nel 1685, la quale, pur nelle dimensioni non eccezionali, è uno dei risultati più significativi ed attraenti del Barocco fiorentino. Decorata da stucchi dorati e da specchiere dipinte e provvista di ampie e luminose finestre al lato sud, è famosa soprattutto per la grande volta dipinta, eseguita da Luca Giordano. Il pittore napoletano, soprannominato Luca fa presto per la sua rapidità di esecuzione si trovava in città per gli affreschi della Cappella Corsini in Santa Maria del Carmine e ricevette presto la nuova commissione.

Nella volta della galleria è rappresentata l'''Apoteosi della famiglia Medici, protettori e benefattori dei Riccardi. Lo spettatore, in questo caso, è colpito dai giochi di prospettiva e dalle raffinate sfumature di luminosità, coerenti con il punto di vista e con la luce della galleria in pieno giorno, che danno straordinari effetti illusionistici.

Nella Galleria terrena dello stesso palazzo sono visibili dei racemi che vennero ripresi dalle volte del Cortona in Palazzo Pitti nella Sala dei Pianeti e del Volterrano per la Camera di Violante della Rovere; in questi racemi Foggini inserì conchiglie e fogliami, che poi si ritroveranno nella Biblioteca attigua, nel Camerino di Violante a Pitti e nella Cappella Feroni nella basilica della Santissima Annunziata.

Fu inoltre creata la Biblioteca Riccardiana, come sede delle preziose raccolte librarie della famiglia nell'ala nuova, anche questa affrescata sul soffitto della sala principale da Luca Giordano. Furono inoltre riorganizzati gli ambienti interni, rialzando i soffitti e decorando le stanze. Fu creato lo scalone di rappresentanza (su progetto di Giovan Battista Foggini), che dal cortile originario michelozziano porta alla Cappella dei Magi (scantonata nell'occasione, pur di salvarla dalla demolizione) ed alle abitazioni private del primo piano.

Una parte della collezione di antichità dei Riccardi (statue, busti, rilievi e frammenti di iscrizioni in pietra), furono posti in estrose cornici barocche nel cortile. Nel giardino, addossata alla parete di fondo, si nota, incorniciata da un grande arco, una fontana costituita da una statua marmorea, che sovrasta una vasca semicircolare. A tale antica scultura acefala - forse Ercole - durante i lavori di rinnovamento del palazzo, venne innestata la testa del marchese Francesco Riccardi, lasciandone così ai posteri le sembianze immortalate in quelle assai più imponenti del famoso eroe della mitologia greca.

Molto interessante è la Stanza oggi chiamata del Prefetto (chiusa al pubblico), che fu l'ultima ad essere decorata a fine Settecento con vedute di capricci architettonici e affreschi a grottesche.

La famiglia dei Riccardi visse nel palazzo per circa due secoli, rinomata per essere una delle famiglie più ricche ed influenti della Firenze dell'epoca. Una curiosità del palazzo è la piccola stanza segreta del XVII secolo, posta nel mezzanino fra il primo e secondo piano, non accessibile al pubblico, rimessa in luce solo nel corso della campagna per i rilievi metrici del palazzo realizzata nel 1988/1989 e interamente affrescata con elementi architettonici in trompe d'oeil. Si trova nella parte vecchia e fu creata sopra all'unico soffitto non rialzato delle sale di rappresentanza del primo piano e, per ragioni ignote, fu dimenticata per almeno 170 anni, da quando cioè il palazzo fu venduto dai Riccardi.

XIX e XX secolo: l'amministrazione pubblica

Nel 1810 i discendenti della famiglia Riccardi erano gravati da dissesti economici sempre maggiori e, essendo il palazzo ormai troppo grande per le loro esigenze e costoso, fu venduto al governo granducale. I Lorena vi adibirono alcuni uffici amministrativi e la sede della Guardia urbana. Passò in seguito al demanio statale con l'unificazione nazionale.