La lingua corsa (nome nativo: corsu o lingua còrsa) è una lingua appartenente alla famiglia indoeuropea ed è costituita dall'insieme dei dialetti italo-romanzi parlati in Corsica e nella Sardegna settentrionale, nelle varianti galluresi, castellanesi e turritane.

Le sue varietà settentrionali (cismontane) sono il frutto di un'intensa toscanizzazione medievale, mentre quelle meridionali (oltramontane) conservano tratti di uno strato più antico, condiviso con il sardo e con echi nei dialetti italiani meridionali estremi. Sul piano dello statuto, a partire dagli anni settanta il corso è comunemente trattato come lingua autonoma per elaborazione, la «lingua polinomica» definita da Jean-Baptiste Marcellesi (1983), emersa «come lingua propria e non più come un dialetto dell'italiano» dopo la fine della diglossia con il toscano. Il corso era la parlata autoctona anche dell'isola di Capraia fino al XX secolo.

Classificazione del còrso

Sul piano genealogico il corso appartiene al gruppo italo-romanzo. Nato dalla latinizzazione dell'isola, condivisa con la Sardegna fino alla separazione funzionale delle due parlate insulari attorno al III secolo d.C., conobbe in origine una fase di relativa unità con il sardo, prima di entrare dall'alto Medioevo nell'orbita della Toscana, la cui influenza segnò fortemente le varietà dell'isola, specie quelle settentrionali; la toscanizzazione si innestò tuttavia su una base romanza insulare preesistente, cosicché le parlate còrse non rappresentano una semplice diramazione del toscano. La tradizione romanistica lo ha perciò descritto come strettamente imparentato al toscano; gli studi, tuttavia, hanno rilevato la continuità col sardo nell'area meridionale, al punto da ricondurre corso, sardo e parlate del Mezzogiorno a una comune «area intertirrenica». Concordanze in tal senso erano già emerse nella storia degli studi: Diez (1874) e Meyer-Lübke (1941) collocavano il corso nel gruppo italiano centrale (centro-meridionale, in opposizione al settentrionale), e Clemente Merlo, nello studio «Concordanze corse-italiane-centromeridionali» (1925), vi rilevò tratti fonetici e morfosintattici comuni alle parlate «dalle Marche meridionali e dall'Umbria alle Puglie, alla Calabria, alla Sicilia». La dialettologia contemporanea, a partire dagli studi di Marie José Dalbera-Stefanaggi (1991, 2002), riconosce al suo interno cinque aree dialettali, oltre al sassarese. A partire dagli anni ottanta, infine, il baricentro degli studi corsi si è spostato dalla filiazione strutturale allo statuto del corso come lingua definita dal riconoscimento della sua comunità di parlanti.Definizione di «lingua polinomica» di Jean-Baptiste Marcellesi (1983), in J. Chiorboli (a cura di), Les langues polynomiques, PULA nn. 3/4, Università di Corsica, Corti, 1990.

Quanto al corso meridionale, l'idioma più vicino a questo non è affatto, a dispetto della prossimità geografica, il sardo, che si configura piuttosto come una lingua distinta e non reciprocamente comprensibile, bensì il complesso dei dialetti italiani meridionali estremi, appartenenti al ceppo linguistico siciliano e in particolar modo il calabrese centro-meridionale e il siciliano della Sicilia.. Jacques Fusina e Fernand Ettori riportano che «a sud, può sembrare sorprendente constatare che la parentela linguistica più vicina non sia col sardo, nonostante la vicinanza geografica, ma coi dialetti dell'Italia meridionale, specialmente il calabrese. Un corso del sud che parli il corso in Toscana sarà identificato come calabrese; un corso del nord che parli il corso nell'interno della Sardegna sarà identificato come italiano; un sardo che parla il sardo nella penisola [italiana] non sarà capito»«Au sud, on sera peut-être surpris de constater que la plus proche parenté n'est pas avec le sarde, pourtant si proche dans l'espace, mais avec les dialectes de l'Italie méridionale, notamment le calabrais. Un Corse du Sud parlant corse en toscane sera identifié comme calabrais; un corse du nord parlant corse en Sardaigne centrale sera identifié comme italien; quant à un sarde parlant sarde dans la péninsule, il ne sera pas compris.» Solo in origine si ritiene che in Corsica, prima della sua toscanizzazione, si parlassero varietà riferibili al dominio linguistico sardoromanzo o comunque affini a tale lingua romanza insulare.«Evidence from early manuscripts suggests that the language spoken throughout Sardinia, and indeed Corsica, at the end of the Dark Ages was fairly uniform and not very different from the dialects spoken today in the central (Nuorese) areas.» «Originariamente le varietà corse presentavano numerose affinità col sardo, ma hanno subito l'influenza toscana nel corso dei secoli a causa della forte penetrazione pisana soprattutto nel centro-nord dell'isola.» «Malgrado la maggior durata della dominazione ligure, prolungatasi fino al XVIII secolo, le varietà romanze locali (specie quelle settentrionali) sono state influenzate soprattutto dalle parlate toscane, a tal punto che i dialetti còrsi, originariamente non dissimili dal sardo, costituiscono oggi il gruppo romanzo linguisticamente più affine al sistema dei dialetti toscani.» Daniele Baglioni, L'italiano fuori d'Italia: dal Medioevo all'Unità, in Sergio Lubello (a cura di), Manuale di linguistica italiana, Berlino/Boston, De Gruyter, 2016, p. 141«In earlier times Sardinian probably was spoken in Corsica, where Corsican (Corsu), a Tuscan dialect of Italian, is now used (although French has been Corsica’s official language for two centuries).» Rebecca Posner et al.,

La corrispondenza tra corso moderno e i vernacoli toscani antichi, infatti, concerne ogni aspetto della lingua, dalla fonologia alla morfologia, lessico e sintassi. L'affinità fra italiano e còrso è maggiore rispetto a quella presente fra l'italiano e quelle lingue d'Italia non riconosciute e tradizionalmente chiamate "dialetti"; l'italiano e il còrso sono infatti così simili che generalmente chi conosce l'uno dovrebbe riuscire a capire anche l'altro pur non avendolo mai studiato. Tale parentela linguistica ha origini storiche, stanti i profondi legami intessuti tra "l'Isola della Bellezza" e la penisola italiana dall'epoca medievale al XIX secolo.

Diversamente dalla Sardegna,«Il rapporto di diglossia che si instaura tra corso e toscano, soprattutto a partire dal Cinquecento, non pare sostanzialmente diverso da quello che normalmente prevale nelle altre regioni italiane e che vede nella vicina Sardegna il livello alto occupato piuttosto dal catalano o dal castigliano.» Toso, Fiorenzo. "." Linguistica (Ljubljana) letnik 43. številka 1 (2003), p. 79 in Corsica si osservò infatti per secoli una situazione di diglossia tra l'italiano (in posizione di ufficialità e prestigio) e la lingua locale tanto profonda da indurre gli isolani a considerare quest'ultima un "diverso livello sociolinguistico della medesima lingua".«Pendant des siècles, toscan et corse ont formé un couple perçu par les locuteurs comme deux niveaux de la même langue.» «C’est une province de langue italienne qui rejoint l’ensemble français en 1768. De langue italienne aux deux sens du mot langue: langue véhiculaire - officielle - et langue vernaculaire. Le lien génétique qui unit les deux systèmes linguistiques est en effet très étroit si bien que les deux variétés peuvent fonctionner comme les deux niveaux d’une même langue. Encore convient-il de regarder de plus près en quoi consiste l’italianité dialectale de la Corse: plus complexe, mais sans doute aussi plus fondamentale et plus ancienne que l’italianité " officielle ", c’est elle qui inscrit véritablement notre île au cœur de l’espace italo-roman.» Il corso e l'italiano agivano sulla struttura sociolinguistica dell'isola come un gradiente, la cui linea di demarcazione era talmente sfumata che occorreva poco più di un mutamento di registro perché gli isolani si rivolgessero in contesti ufficiali alle élite italofone; "toscanizzare" il corso o, come si soleva dire in ambiente urbano, "parlà in crusca" dava luogo a pratiche non già di commutazione di codice, bensì di mistilinguismo tuttora piuttosto comuni nei vari "dialetti" italiani continentali.Arrighi, Jean-Marie (2002). Histoire de la Corse, Edition Jean-Paul Gisserot, Paris, p.51 Particolarmente citato è uno scambio tra Pasquale Paoli, allora in esilio a Londra, e Samuel Johnson; alle domande di quest'ultimo su una "lingua rustica, particolarmente diversa dall'italiano", Paoli ribatté che questa si trovava solo in Sardegna, essendo piuttosto l'italiano la lingua ufficiale della Corsica e il corso un suo vernacolo.

Anche dopo l'acquisizione dell'isola da parte di Luigi XV di Francia, l'italiano avrebbe continuato a ricoprire per qualche tempo ancora il ruolo di lingua d'istruzione, letteratura, religione e locale amministrazione. La benestante gioventù corsa continuò a recarsi in Italia per i propri studi (si stima che la presenza corsa a Pisa, nel biennio 1829-1830, ammontasse a un quarto della popolazione studentesca nell'Università) e i registri civili continuarono a essere redatti in italiano fino al 1855; il 9 maggio 1859 è la data in cui quest'ultimo sarebbe stato infine rimpiazzato dalla lingua francese in via ufficiale, anche se questa cominciò a radicarsi saldamente presso la popolazione corsa a partire dal 1882, anno in cui furono promulgate le leggi di Jules Ferry per incentivare l'alfabetizzazione in tutte le province francesi. Una letteratura corsa autoctona piuttosto che italiana faticò a prendere piede e, inizialmente, non recava comunque istanze culturali autonome.«A differenza che in altre regioni d'Italia non nasce quindi in Corsica, se non tardivamente, una letteratura dialettale riflessa secondo la nota categorizzazione crociana, ne tanto meno una letteratura regionale portatrice di autonome istanze ideologiche e culturali, come avviene invece in Liguria o in Sardegna.» Toso, Fiorenzo. "." Linguistica (Ljubljana) letnik 43. številka 1 (2003), p. 79 I più rinomati scrittori corsi, quali il magistrato di Bastia Salvatore Viale, provavano orgoglio per la loro affiliazione alla sfera italiana, reputando anzi il loro idioma «uno dei meno impuri dialetti d'Italia».«Dalla lettura di queste canzoni si vedrà che i Corsi non hanno, né certo finora aver possono, altra poesia o letteratura, fuorchè l'italiana. [...] E la lingua corsa è pure italiana; ed è stata anzi finora uno dei meno impuri dialetti d'Italia.»

La situazione cambiò radicalmente col fascismo italiano, le cui aggressive pretese territoriali sull'isola, seguite poi da un'invasione e un periodo di occupazione, provocarono una diffusa reazione di rigetto nei confronti della lingua e cultura italiana, rinsaldando al contrario i legami con la Francia continentale e accelerando ancor di più il passaggio degli isolani alla lingua nazionale francese. Al momento della Liberazione francese dall'occupante nazifascista, ogni legame preesistente tra le varianti linguistiche corse e l'italiano era ormai stato reciso; attività mirate alla promozione del corso, elemento precedentemente politicizzato dai collaboratori col regime fascista, incontravano l'indifferenza popolare, quando non diffidenza e finanche sospetto di simpatie irredentiste. Fu a partire da allora che il corso, smarcandosi definitivamente dall'italiano, cercò di elevarsi al rango di lingua autonoma; in tale direzione procedette, a partire dagli anni Settanta, il movimento politico nazionalista e soprattutto quello culturale del riacquistu, orientato alla progressiva riappropriazione della cultura regionale. Come riporta Fiorenzo Toso, «l'ipotesi di perseguire l'italianità culturale dell'isola appare oggi come oggi, all'assoluta maggioranza dei corsi, dotata di una limitata attrattiva».